17 Settembre 2017



Reparto medicina. Corridoio giallo. Stanza Margherita. Letto numero 11. Ore 00.15. Era una nottata come tante, ma tutto cambiò in un solo secondo e per la prima volta provai il sentimento della perdita. In quell’ospedale, dopo tanti giorni di agonia, la mia cara nonna si è spenta per sempre. In quel momento tutti gli attimi vissuti con lei mi passavano davanti… Sorrisi, chiacchierate, i gelati mangiati insieme e le piccole discussioni, tutto così bello ma anche così triste. Ero consapevole che niente di tutto ciò sarebbe successo ancora ed ero pervasa da un profondo senso di smarrimento, di solitudine. Lei era un pezzo fondamentale della mia vita, nonna è stata la colonna portante di me e di mio fratello, ci ha accudito e ci ha cresciuti anno dopo anno. La mia vita, fino ad allora, era distante anni luce dal pensiero della morte, per la prima volta, dovevo confrontarmi con questa realtà, così difficile da accettare. Capì, che la morte è il momento finale della vita di ognuno di noi e non possiamo essere estranei a questo avvenimento. Purtroppo dobbiamo imparare ad accettarla, ad elaborare la sofferenza per andare avanti consapevoli che il vuoto lasciato dalle persone care non sarà mai colmabile se non attraverso i ricordi… I giorni successivi erano un insieme di emozioni tristi e dolorose, le persone venivano a farmi le condoglianze, a dirti che passerà ma come fa a passare una cosa del genere? Dimenticherò quasi tutto di lei, la sua voce, la sua risata… Rimarrà solo la sua immagine impressa nella mia mente. In quei giorni non riuscivo ancora a pensare che fosse successo davvero, credevo fosse uno scherzo, che mia nonna, la mia roccia, non se ne fosse andata via per sempre. Solo dopo il funerale, nel momento di calma dopo la grande confusione, riuscì a capire cosa stesse succedendo davvero. L’insieme di quelle emozioni triste si fece sempre più chiaro, dovevo abituarmi alla sua assenza, era ora di rassegnarsi. Pensai a tutte quelle volte in cui i telegiornali parlavano di persone scomparse, decedute o uccise, in cui i parenti piangevano disperatamente… Ecco per la prima volta anche io mi sentivo nella loro stessa situazione. Adesso dopo 3 mesi da questa terribile data, riesco a comprendere che pensare alla morte è un impresa complessa, sia per la difficoltà del tema, sia per le diverse fasi in cui si vive il lutto. Il primo momento si basa sul venire a conoscenza della morte di una persona a noi cara che avviene sia dall’essere presente al momento del decesso, come è avvenuto a me, sia da una telefonata improvvisa. Successivamente si impone la seconda fase, quella della della negazione in cui si presenta il rifiuto  e si pensa “perché è successo proprio a me?”, in cui ognuno di noi si chiede il motivo di questo avvenimento che viene visto quasi come una punizione. Nella terza fase si ha la rabbia, in cui si cerca di trovare il colpevole, nella quale si inizia a domandarsi cosa si poteva fare ulteriormente per salvare la persona cara. Infine l’accettazione che comprende un periodo lungo e difficile. Questa fase, è quella in cui mi trovo io. Ora ho accettato che nonna non c’è più, che non potrò più parlare con lei ma sono riuscita a capire che è giusto così, che il ciclo della vita deve girare e noi non possiamo farci niente anche se per me nonna esiste ancora. Nonna è qui con me, lei vive nel mio cuore e in quello di tutte le persone che le hanno voluto bene. Lei sopravvive nei miei ricordi, per sempre. Proprio come dice JOVANOTTI, nella sua canzone Fango, composta in occasione della scomparsa di suo fratello… “io non sono sono neanche quando sono solo”. 



Pubblicato in LibriCK

Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Mi riconosco molto in queste riflessioni. Aggiungerei che prendere atto della scomparsa di una persona vicina oltre a farci toccare con mano un dolore che prima poteva essere solo immaginato, scoperchia anche la più atroce delle verità: tutte le vite hanno una fine, inclusa la nostra.