2 Agosto 1980

Serie: La divina bellezza


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ho trascorso la notte in albergo, a Bologna. Ho preso in mano un libro, poi il cellulare mi ha distolto dalla lettura, riconnettendomi con il mio mondo di parenti, amici e conoscenti.

Ho riposto in valigia le poche cose che avevo lasciato in bagno, sopra la scrivania e sulla sedia della camera: il beauty case, una t-shirt da lavare e l’intimo di seta rosa già lavato e asciugato in una notte.

Ho lasciato l’albergo per andare all’aeroporto Guglielmo Marconi, con l’autobus. Prima di arrivare alla fermata, dopo un breve tratto di strada a piedi, incontro un corteo, lungo e poco chiassoso. Molti sul petto hanno un fiore bianco. Mi pare sia una gerbera. Un’ondata di commozione mi assale, ancor prima di capire il motivo di questa manifestazione.

Il 2 agosto 1980, alla stazione centrale di Bologna, c’è stata una delle stragi più efferate della nostra storia repubblicana, per mano dell’estrema destra. I feriti furono più di duecento, le vittime ottantacinque. I loro famigliari sono qui, oggi, per ricordare a tutti la bestialità di quell’attentato e il loro dolore, covato per decenni e mai svanito. I colpevoli, solo in parte, sono stati condannati.

Tutte le volte che sono venuta a Bologna, per i corsi di marketing, ho avuto i brividi, entrando nella sala d’aspetto sventrata dalla bomba, e vedendo la breccia lasciata sul muro, in ricordo delle vittime.

Se penso che fra meno di due mesi ci saranno le elezioni politiche, mi assale la paura di un cambiamento drastico. Tremo al pensiero che l’ordine costituzionale possa essere sovvertito. La nostra non è una democrazia perfetta. I nostri governi democratici troppe volte hanno fatto gli interessi di una minoranza, la stessa minoranza che comanda politicamente o economicamente, e detta legge. Abbiamo avuto di peggio, però; non solo negli anni di piombo, ma anche nel ventennio controllato dai gerarchi del regime fascista.

“Corsi e ricorsi della storia”, spero sia solo una frase fatta, che non debba essere confermata dal risultato elettorale delle prossime elezioni. Qualcuno sui social dice che la memoria degli Italiani, per certi fatti storici, si sta rimpicciolendo come quella di un pesce rosso. La generazione che ha conosciuto  il periodo della seconda guerra mondiale, del dopoguerra, della dittatura, delle leggi razziali; ormai è quasi completamente estinta, o impedita nell’azione di voto dai problemi che affliggono la vecchiaia. Gli eredi di questi grandi vecchi, molto spesso sembrano interessati a combattere (a parole o con i fatti), contro il migrante e il “diverso”. Le leggi  razziali furono abrogate nel 1944, ma nella Repubblica Sociale Italiana continuarono a essere applicate fino al 1945.

La mentalità xenofoba o semplicemente troppo individualista, o cinica o del movimento di massa MNF (Movimento del Me Ne Frego), non morirà mai del tutto. Forse fa parte della natura umana: in qualcuno è più sviluppata, in altri meno. La solidarietà esiste ed è  diffusa, dal nord Italia fino a Lampedusa. La vera carità cristiana di una nazione che si dichiara tale, la generosità e l’impegno civico, hanno salvato  milioni di vite umane, in fuga da morte certa, per le bombe, le torture o gli stenti. La guerra in Ucraina ha provocato un forte peggioramento della crisi economica anche in Italia. Si corre il rischio che i cittadini votanti, per paura, per convenienza, per la confusione che regna sovrana, o per ottusità mentale, si lascino incantare dalle solite promesse dei mille euro al mese, del nuovo miracolo italiano e della tanto agognata caccia al migrante.

Ho paura non solo per me stessa, per i miei piccoli interessi di bottega, che possono passare in secondo piano. La mia piccola rivendita di libri e giornali, in un chiosco al centro di Piazza Gramsci, tra via Matteotti e via Fratelli Rosselli, annaspa già abbastanza. Ha i giorni contati. Temo soprattutto le censure, le chiusure obbligate di certe testate giornalistiche, l’oscuramento di tutti gli oppositori non allineati agli interessi di una nuova maggioranza di governo. Rabbrividisco all’idea che qualcuno, con i potenti mezzi degli enormi capitali di qualche socio, possa ottenere il monopolio sul mercato  e il controllo totale delle masse. Posso fare a meno di vendere libri e giornali, posso fare a meno di fare viaggi e vacanze. Non posso fare a meno della libertà di pensiero, attraverso la parola scritta o a voce.

Guardo il corteo ordinato e poco rumoroso. I bagagli pesano, fa molto caldo e rischio di perdere l’aereo, ma non mi  importa. Mi metto in coda anch’io e spero che le immagini in TV, di questa commemorazione, possano risvegliare il ricordo terribile di 42 anni fa, per mano dell’estrema destra. 

L’ultima volta che partecipai a una manifestazione fuori dalla mia isola fu nel 96, con mia zia Lucia e un gruppo di compagni della sezione Antonio Gramsci. Ricordo bene il viaggio sul traghetto. La segretaria del circolo aveva preparato dei panini deliziosi, con frittata di piselli, per tutti. Avevamo cenato con poco cibo e tanto gusto, stando insieme, uniti, pronti a protestare pacificamente, contro il futuro Papi.

All’epoca avevo appena iniziato a leggere i quaderni dal carcere: un’opera enciclopedica in quattro tomi, pubblicata da Einaudi. Una lettura impegnativa, che ho ripreso nei tempi morti della mia attività commerciale. Una lettura mai conclusa. Uno zibaldone di concetti che spaziano dalla mera filosofia, alla letteratura, alla politica, alla sociologia… Gramsci iniziò a scriverli nel 1929 fino al 1935, poco tempo prima della sua morte. Considerava queste annotazioni di alto livello intellettuale, semplici esercizi per evitare l’inaridimento della vita carceraria.

In una delle sue lettere dal carcere, scrisse a sua madre:

“Carissima mamma, sarò condannato. […] Tu devi capire che non c’entra per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza: è un fatto che si chiama politica…”

Un’altra frase di Antonio Gramsci che mi aveva colpito e avevo memorizzato, scrivendola sul mio diario di tanti anni fa:  “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a  comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”.

***

Siamo arrivati al piazzale della stazione centrale di Bologna. L’orologio è fermo: segna le 10 e 25, la stessa ora esatta di quel giorno terribile, in cui vennero sacrificate, sull’altare dell’esaltazione “politica” estrema, le vite di ottantacinque persone, senza considerare tutti gli invalidi sopravvissuti. Qualcuno di loro partecipa in silenzio, seduto sulla sedia a rotelle. In prima fila immagino ci siano molte vedove, sorelle, fratelli e madri che ancora non riescono a darsi pace, per la perdita dei loro affetti più cari. Un assembramento composto. Dopo i saluti del sindaco parla Bolognesi, il presidente dell’associazione delle vittime. Il suo discorso emoziona soprattutto i diretti interessati. Sento una nuova ondata di commozione che urta il mio petto e sgorga sul viso, in una lacrima. E poi solo applausi, niente schiamazzi, nel rispetto delle vittime e dei loro famigliari presenti.

Leggo sul cellulare il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolto ai parenti delle vittime. “La loro tenacia ha sostenuto l’opera dei magistrati e dei servitori dello Stato, che sono riusciti a fare luce su autori, disegni criminali, ignobili complicità. La matrice neofascista della strage è stata accertata in sede giudiziaria e passi ulteriori sono stati compiuti per svelare coperture  e mandanti per ottemperare alla inderogabile ricerca di quella verità completa che La Repubblica riconosce come proprio dovere.”

Mi verrebbe da dire: lunga vita al Presidente Mattarella e lunga vita alla coscienza di cittadini liberi e democratici.

Serie: La divina bellezza


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Discussioni

    1. Spero di aver esagerato sui timori di Lisa; magari col prossimo/a papi ci saranno sorprese favolose per tutti. Per i pensionati, oltre l’ aumento consistente dell’ assegno mensile, (ben oltre il 2% per l’inflazione), anche un viaggio una tantum in omaggio, nello spazio, organizzato da Elon Musk.
      Grazie del tuo commento.

  1. Toccante il ricordo della strage di Bologna e anche le descrizioni sono state molto efficaci. Non condivido il pessimismo di Lisa sul futuro politico, non perché abbia fiducia nella nostra classe politica, ma perché ho fiducia nelle nostre Istituzioni della Repubblica, dal Presidente della Repubblica alla costituzione alla corte costituzionale che già nel recente passato è intervenuta per leggi di dubbia moralità. Dall’8 settembre 1943 stiamo dimostrando di avere gli anticorpi per affrontare gli odii provenienti da ogni parte, penso che la nostra democrazia sia immune ormai a certi rigurgiti del passato

    1. Conosci l’ espressione “Bucca tua santa”? Anch’ io spero vivamente che le paure di Lisa siano esagerate. Forse assisteremo soltanto a una delle solite ammucchiate politiche poco produttive. Forse dovremo subire soltanto un’ ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e sociali, già abbastanza precarie per tanta gente. Assisteremo probabilmente a una maggiore insofferenza e a un ulteriore regresso nei rapporti umani, soprattutto verso i piu` disperati in fuga dalla loro terra. Fasciarsi la testa prima di rompersela, magari non ha senso; oppure serve a limtare i danni in caso di caduta.