356 giorni a Natale 

Suona la sveglia. Apri gli occhi. È di nuovo Natale. Lo senti nell’aria. Vorresti che non lo fosse. Desidereresti ardentemente di svegliarti a Santo Stefano. Invece no. Invece è proprio il 25 dicembre. Prima di tutto questo amavi le feste. Erano quei giorni di riposo, in cui non ti dovevi fare la barba, non dovevi vestirti in fretta per correre a lavoro, dovevi solo metterti il maglione di lana grigio con la renna, sistemarti bene i capelli, i pantaloni di cotone, le scarpe buone e poi via a pranzo. Invece tiri su la schiena, ti avventi sulla bottiglia d’acqua sempre a portata di letto, e mandi giù tutti gli acidi del tuo reflusso gastrico. Il cappone della sera prima ti è rimasto indigesto. Un po’ come la partita a machiavelli con gli zii.

Stavolta ti alzi con il piede sinistro. Tanto per cambiare.

È il 365esimo giorno.

Zia Laura sta bussando alla porta.

Tu l’anticipi aprendo.

-Sono sveglio. – le dici.

-Ti ho portato un panettone, a te… – non la fai finire.

-A me fa cagare il panettone zia.

Ti guarda attonita. Non si aspettava un simile linguaggio da te. Prova a riprendersi.

-È quello senza i canditi!

Tu le mostri il dito medio, impallidendola. La scavalchi lasciandola di sasso.

-Oh no! – arriva un grido dalla cucina.

Tu ti affacci al corridoio.

-Hai di nuovo bruciato le lasagne? – dici.

-Di nuovo? – ti guarda tua mamma.

-Mangeremo gli avanzi di ieri sera.

-Sai che stavo per dirlo?

-Lo so benissimo.

Con una flemma vecchia di 365 giorni vai in bagno. Ti guardi allo specchio. In questo anno trascorso sembra che nemmeno ti sia cresciuto di un filo la barba. Odi vedere il tuo viso senza. Qualcuno inciampa nello scatolone dei regali scartati e picchia contro la porta del bagno. È Zio Filippo. Deve ancora recuperare la sbornia di vino della vigilia.

Stavolta non vuoi nemmeno vestirti del tuo migliore sorriso. Apri la porta e gettando lo sguardo all’incrocio della parete col soffitto, cali l’avambraccio verso il beone. Lo aiuti a rialzarsi. Sta per darti una pacca sulla spalla ma la scansi. Hai imparato bene a farlo.

-A tavola!

Tutti si precipitano nel salone, tu blocchi tua cugina Alessia nel corridoio. Ti guarda con aria interrogativa. Chiudi gli occhi senza dire niente. Due minuti dopo, un grandissimo tizzone, proveniente dal camino acceso male da tuo padre, si scaglia con violenza e quasi come per magia verso il posto a sedere di Alessia. A quel punto le lasci il braccio. Lei ti guarda, ma te ne fotti. Prendi la paletta di ferro e sposti i ciocchi carbonizzati.

Ancora cappone. Ancora ti guarda dal piatto. Lo addenti in malo modo, prendi giusto qualche lenticchia per mitigare il sapore di quello schifo riscaldato al microonde. Fai una carrellata di sguardi. Sono tutti felici, tutti tranne i tuoi occhi, pieni di odio verso lo scintillìo della fila di luci messa storta sull’abete.

Tuo cugino Brando addenta un boccone di torta di verdure e si mette a disquisire di attualità, di politica e di guerre sante. Sai a menadito che il terrorista della strage di Berlino è stato ucciso ieri, quasi come se iddio avesse voluto fare un regalo di natale a tutti quanti. Parole di Brando.

Lo zio Nicolas ti da una gomitata, la eviti in modo che si sbilanci dalla tavola e cada come un cretino.

-Parliamo di cose allegre! – dici.

-Sai che lo volevo dire io? – dice Nicolas.

-Lo so. E so anche che tua moglie Laura, anche se nessuno l’ha ancora notato, sta indossando le pantofole che le hai regalato ieri! – due nanosecondi di pausa scenica – Ridete tutti! – aggiungi.

E tutti ridono. Tua Sorella fra un boccone di baccalà ed un altro piange dalle risate.

-Sei un coglione! – ti dice.

-Non ci pensare! – le sorridi. Menomale che hai lei, che non doveva esserci, ma poi per un problema di sicurezza aeroportuale non è più partita. Si sarebbe dovuta trasferire a Bruxelles con Marceline, la sua ragazza. Ti alzi dalla sedia mentre tutti ancora ridono e la abbracci forte. Ti sarebbe mancata molto.

Come al solito i pranzi di Natale a casa tua durano fino alle 19, momento topico del dolce di tua nonna. Lo stesso, gigante biscotto di pan di zenzero del giorno prima. Noncurante dello schifo che ti fa quel dolce, te lo mangi, stando caramellato sul divano, quasi appiccicato a tua sorella.

-Ti ricordi quando ieri sera hai detto che vorresti che Natale fosse tutti i giorni?

-Ahimé.

Sì, vorresti averlo dimenticato.

-Ecco, io vorrei che non esistesse.

-Lo so, e mi dispiace che Natale sarà per sempre l’ultimo giorno che passeremo insieme.

-Brexelless non è lontana.

-Lo so, ma lascia perdere. Oggi stiamocene in silenzio.

Ti scappa una lacrima.

Nonostante tutto quella è davvero l’unica parte che ancora ti piace del Natale. I parenti sono tutti andati via e tu ti metti a guardare in sequenza “Mamma ho perso l’aereo, Mamma ho perso l’aereo e mi sono smarrito a New york, ed il Grinch” spalmato sulla chaise-longe con tua sorella. La guardi addormentarsi e ti sposti nel letto.

Sta per scoccare la mezzanotte. Le hai provate tutte in questi 365 giorni. Hai provato a stare sveglio, hai provato ad addormentarti prima, hai provato a mandare a fare in culo tutti, hai provato ad addormentarti sotto un ponte, magari anche sperando nei momenti peggiori di svegliarti congelato, o di non svegliarti proprio. Ma niente è servito. Infatti suona la sveglia. Apri gli occhi. È di nuovo Natale. Lo senti nell’aria. Vorresti che non lo fosse. Desidereresti ardentemente di svegliarti a Santo Stefano. Invece no. Invece è proprio il 25 dicembre, come lo era ieri, e ieri l’altro. Adesso è il tuo 366esimo Natale consecutivo.

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Commenti

  1. Marta Borroni

    Caotico, famigliare, esiliante e a tratti agghiacciante, a chi non è capitato di dire che si vorrebbe il Natale tutti i giorni?
    La visione cinematografica Americana ci insegna che bisogna stare attenti a ciò che si desidera, sviluppi sempre una struttura dinamica, bravo.