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Serie: Il Branco

Donna  « Allora, sei stato al Cavelli ieri sera? Era buona la pasta? »

Uomo « Non quanto mi aspettavo. Preferisco la lasagna del Montini, a mio parere è uno dei migliori ristoranti italiani di Manhattan. Mia moglie si era fissata con il Cavelli, glielo ha raccomandato un’amica, così l’ho accontentata. »

Odore di formaldeide. Il suo corpo iniziava a recuperare sensibilità, stretto dai cavi d’acciaio che lo legavano al lettino.

Uomo. « Hai già archiviato il file video 7409? Ieri non ero di turno, non mi dispiacerebbe darci un’occhiata. »

Donna. Sospiro. « Nulla di nuovo. C’era parecchio da pulire, abbiamo introdotto nella gabbia ventisette “spillini” senza somministrare al soggetto il Kurpix. Il bimbo si è comportato come da routine, li ha eliminati in 293 secondi. Le statistiche dei suoi movimenti inconsci sono in netto miglioramento. »

Uomo « Ha mangiato? »

Donna. « No. » fruscio di carta « Durban gli inietterà mezza dose non appena finito di registrare la prova di oggi. Gli inservienti riempiranno la gabbia con una ventina di troll, dopo di che il nostro velociraptor incazzato e affamato avrà di che divertirsi. »

Fame. Sì, aveva fame. Odiava quella sensazione.

Uomo « Doveva proprio essere carnivoro? Mi mette a disagio. »

Donna « Una dieta a base esclusiva di proteine animali aumenta il grado di aggressività. Dovresti saperlo meglio di me, hai lavorato al codice genetico dei troll. Le razze sono state programmate per essere vegetariane per il motivo contrario. »

Aveva fame, aveva freddo. Le barre di titanio gli stringevano la carne fino a farla sanguinare: quella che gli attraversava il torso all’altezza delle scapole era particolarmente tesa. Conosceva il motivo.

Uomo « Si sta svegliando. Togliamo gli elettrodi, per oggi ha “studiato” abbastanza. »

Risatina.

Rimossero le ventose che gli sfioravano la testa, quelle che riempivano il suo cervello di immagini e informazioni. Lo chiamavano apprendimento subliminale. Conosceva cose di cui non aveva la minima conoscenza. Una contraddizione. Sorrise dentro di sé.

Uomo. « Ripetimi un po’, perché l’abbiamo fatto così grazioso? Gli scarti introdotti nella gabbia non hanno la possibilità di apprezzare il suo faccino d’angelo. »

Donna. « Perché è divertente. »

Divertente: piacevole, spassoso, che porta allegria.

Aprì gli occhi, del tutto sveglio. Si agitò inutilmente dando spettacolo. Anche quello, per loro, era divertente.

« Tranquillo, piccolo, fra poco è ora di cena. »

Idioti. Idiota: stupido, sciocco, stolto.

Sebbene sapesse parlare rimase in silenzio. Entro breve avrebbe avuto bisogno di tutto il fiato che aveva in corpo.

L’uomo osservò la fleboclisi inserita nelle vene del braccio destro. « Potremmo iniettare un po’ di ansiolitico. Potrebbe aiutarlo a rilassarsi senza compromettere la soglia del dolore. »

« 27 non è mai ansioso. » un brutto sorriso piegò le labbra della donna.

« Sì, lo so… » lo sguardo dell’uomo si soffermò sulla sacca « È il nostro miglior soggetto, sei certa di volerlo spingere oltre il limite? »

« Non si strapperà le vene a morsi. Vuole vivere. »

Vivere. Voleva vivere.

Si agitò ancora, premendo contro le barre d’acciaio chirurgico per poi giacere immoto. Arrendevole?

« Ecco, bravo. » la donna gli posò una mano sul capo accarezzandogli i capelli scuri.

Grazie.

« Se così non fosse, avremmo archiviato il suo protocollo già da tempo. Hai posizionato i sensori? »

L’uomo si sbrigò a posare altri elettrodi sulla pelle: nessun brivido, il corpo si apprestava a reagire. « Fatto. »

La donna sistemò il microfono auricolare sull’orecchio sinistro. « Protocollo 973127 soggetto 27 test 7410. » avviò le telecamere di osservazione puntate su di lui.

Smise di prestare orecchio al monologo della donna, concentrandosi sul braccio sinistro. L’imbragatura che lo tratteneva era stata stretta in modo da consentire ai medici di lavorare su quello. Gocce di sudore iniziarono a bagnargli la fronte ancor prima che la sega ossea toccasse la carne. Non avrebbe urlato.

La donna aveva indossato grembiule e visore anti spruzzo.

La lama era veloce, la preferiva all’accetta che intaccava lentamente i muscoli colpo dopo colpo: abbattendolo come il tronco di un albero. Non urlò, non ancora. Il peggio doveva ancora arrivare. La sega si fermò all’altezza dell’osso, stridendo. Presto avrebbe superato l’ostacolo per terminare il suo percorso.

« Le pulsazioni del soggetto sono stabili, i suoi valori vitali inalterati. La curva della soglia del dolore si è stabilizzata entro i parametri già evidenziati. Passo alla registrazione dei dati riportati dal monitor. »

L’uomo avvicinò il volto al moncone ben attento a non nasconderlo alle telecamere. « Ci siamo. »

« Di già? » la sorpresa della donna era evidente. Terminò in fretta la registrazione, quindi diede istruzioni al computer per portare al massimo lo zoom.

L’uomo annuì con un sorriso. « Non mi stancherò mai di osservare questa meraviglia. »

La donna rise. « Sembri un bambino il giorno di Natale.»

Urlò. Il processo di ricostruzione cellulare coinvolgeva tutto il suo corpo, facendolo tremare. Ossa, nervi, muscoli, carne, sangue. Ridare ordine e consistenza, creare dove prima era il vuoto. Si sentiva bruciare in un fuoco che lo lambiva facendogli digrignare i denti. Troppo dolore perché gli fosse concesso di svenire, sentiva la pelle tendersi e gli organi interni scoppiare.

Mentre le cellule del suo braccio si moltiplicavano e riordinavano secondo il codice impresso nel suo dna, chiuse gli occhi.

Uomo. « Davvero una meraviglia… » il tono suonò compiaciuto. « Non comprendo perché il protocollo di sperimentazione non si limiti a questo, ridare quanto è stato perso. »

« Siamo qui grazie alle sovvenzioni militari. » Donna. « Non dimenticarlo. Vogliono un’arma di distruzione di massa in grado di autorigenerarsi nel corso della battaglia. »

« Vogliono un mostro. » una constatazione, nel tono della voce dell’uomo non trasparì alcuna empatia.

Un mostro. Lo era?

Ricostruire.

L’attenzione dei medici era concentrata sulla ricostruzione del braccio sinistro.

Riprogrammare. Riordinare.

La coesione molecolare del braccio destro iniziò a collassare. Sciolse, divise, riunì. La mano scomparve, il polso si sollevò dalla manetta che la teneva fissata al letto. Decostruire, ignorando il dolore. Il braccio destro scomparve fino all’altezza della spalla sfuggendo all’altro legame. Il catetere della fleboclisi penzolò nel vuoto.

Costruire.

Qualcosa di differente, altra forma e consistenza. Piastre ossee contro cui la sega non poteva avere ragione facilmente. Artigli lunghi quanto falci.

« Idioti. »

Lo disse ad alta voce.

Donna e uomo non ebbero tempo di reagire.

Serie: Il Branco
  • Episodio 1: Funerale Vichingo
  • Episodio 2: No
  • Episodio 3: Drago
  • Episodio 4: Maiale mangia Maiale
  • Episodio 5: Il Signore delle Mosche
  • Episodio 6: Falco
  • Episodio 7: Redenzione
  • Episodio 8: Punto Zero
  • Episodio 9: 973127
  • Episodio 10: Joy
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    Discussioni

      1. La storia di Joy è una delle più pesanti del gruppo, l’eredità che porta sulle spalle lo rende diverso da ogni altro. Mostro fra i mostri.

    1. Questa volta devi perdonarmi se non mi dilungo in considerazioni su fatti o personaggi, ma soprattutto ti chiedo di scusarmi per la banalità che sto per dire; soprattutto perché quest’episodio meritava un commento più approfondito ed articolato.
      Questa è la puntata più bella di tutta la serie.

      1. Ciao Raffele, ho voluto sperimentare formula narrativa diversa (quella basata sui dialoghi) e mi è andata bene! Di solito sono troppo descrittiva, qui desideravo mostrare al lettore una scena “filmata”.

    2. Finalmente scopriamo qualcosa di più su Joy, un personaggio che ha tutta l’aria di essere fantastico. Un troll, che come da tradizione ha la capacità di rigenerarsi, molto azzeccato e coerente, mi piace molto.
      Avrei voluto lanciarmi subito all’ultima puntata ma me la tengo per Domani.

      1. Ciao Alessandro, la prima stagione è al termine 🙂 Mentre scrivevo il “Dio Solo” continuavo a pensare a questo “branco” così diverso, chiedendomi “chi sono?” Alla fine non ce l’ho fatta e ho dato loro spazio.

      1. Beh, direi che ho ottenuto l’effetto sorpresa! 😉 973127 è il numero di protocollo con cui è identificata la sperimentazione, Joy è il soggetto numero 27 e ha quel numero tatuato sulla clavicola.

    3. Bravissima Micol. Questo è l’episodio più bello di tutti, almeno per me. La paratassi fa subito intendere che quelle dell’uomo e della donna sono voci udite da un PdV che in quel momento non li vede, ma li sente. Bellissima la chiusa e il modo in cui il numero 27 sfrutta la sua capacità di distruggersi e rigenerarsi per liberarsi dai suoi “creatori”. Davvero galvanizzante il finale. Il tutto è un bel esempio di “mostrato” con i dialoghi che andrebbe letto anche solo per questo. Di nuovo complimenti.

      1. Ciao Massimo, grazie mille! Sono contenta di essere riuscita nel mio intento, volevo che questo fosse un episodio diverso in grado di far “visualizzare” il dramma di Joy utilizzando un impatto cinematografico.