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  • “Papà guardami, sono una rondine” – corro verso la riva con le braccia aperte.
    “E io sono un’aquila e ti mangio!” – rispondi rincorrendomi.
    “Ma papà, le aquile non mangiano le rondini! E non profumano di cioc […]

    • Meh, i racconti che cavalcano le onde emotive hanno vita breve, invecchiano rapidamente.

      Sono d’impatto, parlano di temi importanti, ma alla fine danzano sulla linea tra “io autore sto sfruttando una tragedia per farmi leggere o sto facendo qualcosa per quella tragedia?” e spesso si è dal lato sbagliato.

    • Ciao, grazie per averlo letto.
      Condivido tutto quello che hai detto, ma non sono quel tipo di autore. Ogni tema è un tema attuale. La differenza, a volte, sta nel modo di raccontarlo e, a volte, nel modo in cui vogliamo leggerlo.

    • Un racconto tenero. Ho apprezzato il tuo stile.

    • Un racconto struggente, delicatissimo da tessere in parole quando si sa essere una realtà tanto attuale. Bravo!

    • commuovente

  • Ho paura del riflesso incondizionato – amplesso di mezzogiorno la luce nelle case – amico di un tempo trascorso al sole di sabato accesi – tappati di sera – finiti chissà dove.La luce mi fa male e cade dai […]

    • Stefano il tuo “racconto interiore” se così lo posso definire, mi ha colpito molto. È struggente come la nostalgia, graffiante come il disincanto; scientifico come un vetrino osservato al microscopio. Non è facile descrivere le sensazioni dei ritorni, i luoghi che ci attendono per anni e poi si vendicano accogliendoci con l’interruttore spento, come una funzione non più cliccabile in un menù a tendina. Manca qualcosa nel luogo o manca qualcosa in noi. Ho trovato questo brano “…accecante come un torto appena subíto – lampante come la verità.” Bravissimo

    • “E la signora ottantenne che sente la messa in replica a tutto volume forse la trova quella cosa nella cantilena che la riporta chissà a quando – nelle frasi del prete un seme – su cui ripiantare un messaggio.”

      Trovo che l’essenza di questo racconto sia in questa frase, che sottolinea ancor di più l’interrogarsi del protagonista sul grande perché della vita, a cui apparteneva da bambino e che adesso improvvisamente sente mancare.
      Forse la signora ottantenne possiede la chiave, ha rimpiantato il seme, ma forse no, se questa è solo una “cantilena”, una colonna sonora per riempire il vuoto. Ecco, questo contrasto di parole le ho ammirate qui e le ho ritrovate in tutto il brano, le hai scelte tutte in modo mirato, oltre che di piacevole suono, lettura.
      Non è facile descrivere questa sensazione, questa mancanza, ma tu ci sei riuscito andando a scavare nel più piccolo dei dettagli, nelle persone forse monche o diventate monche, e lo hai fatto in così bel modo. Mi è piaciuto molto leggerti. Davvero, complimenti!

    • Un viaggio interiore davvero suggestivo che scaturisce nella mente di chi legge..molto bravo!

    • Trovo una cadenza che sfocia quasi praticamente nella poesia, una ricerca di parole raffinatezza in una sintassi che getta in apnea e poi sparge piccoli fiati qua e là, decisamente una prosa interessante racchiusa in un dentro- un’Io- molto sfaccettato. Bravo!

    • Sono tornata negli anni 80, quando da bambini giocavano dietro al palazzo e ci sbucciavamo le ginocchia cadendo sulla ghiaia. Una lacrima e un cerotto e la nonna che dalla finestra aperta al quinto piano, ci richiamava per la cena. Grazie per questi ricordi.

  • Lui era un ex galeotto, pregiudicato, mal visto, un vero e proprio scarto della società. Passava le giornate in un bar ad aspettare che il tramonto portasse via ogni nuovo giorno che nasceva, così da vederne n […]

  •                                                                  Certi regali hanno le gambe, non stanno fermi, ti portano al loro destino.

    Un figlio non può giudicare il padre finché non diventa padre. Io mi s […]

  • Nonostante la figura della donna fosse estremamente minuta, camminava ormai da qualche ora con il bambino tra le braccia senza dare alcun segno di stanchezza.“Dove stiamo andando?” chiese timidamente il bam […]

    • Il finale di questo episodio mi ha fatto rimare scioccata, mi sto avvero chiedendo come strutturerai tutta la storia. Sai già quanti episodi saranno?

      • Ti confesso che avevo valutato diverse opzioni su come concludere l’episodio per rendere al meglio quello che sarebbe successo ma alla fine ho optato per qualcosa di più irrazionale ed immediato.
        Mi rendo conto che è stato rischioso perchè potrebbe rendere la storia più interessante o farla apparire semplicemente assurda e sconclusionata.
        Ti confesso che non ho ancora definito il numero di episodi perchè potenzialmente potrei scrivere davvero un sacco attorno a questa semplice storia. Tutto è partito dall’idea di “romanzare” il concetto di combatti o scappa, il ragazzino che si trasforma in una furia assetata di sangue, ma grazie al supporto di EO ho deciso di sfruttarlo come allenamento per tessere una trama più complessa.

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