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LibriCK Edizioni Open  COME FUNZIONA

  • Uno sfarzoso lampadario, dal quale si spande una fioca luce violacea, illumina la stanza in cui, ordinatamente in fila indiana, sei uomini si apprestano ad incontrare il destino.
    La regina dei vampiri attende, […]

  • Un leggero bussare distolse il Professor Giuli dall’esamina dei documenti posati sopra la scrivania.
    Anna, la sua segretaria, aprì la porta sporgendo il capo per attrarre la sua attenzione. – Il Professor Mart […]

    • Complimenti Micol. La trama è originale, carina. L’atmosfera è particolare, ben delineata, affatto banale; ottime anche le descrizioni e le pennellate dei tratti caratteriali. La vicenda, di per sé drammatica, è narrata con grande leggerezza, fino al gradevole finale. Brava!

      • Micol Fusca ha risposto 3 mesi fa

        Grazie, volevo far nascere un sorriso e sono felice di esserci riuscita.

    • racconto strano, particolare, bello; Mi ha un po’ annoiato
      il lungo colloquio iniziale, forse avrei preferito meno spazio all’inizio e
      più nell’incontro tra mamma e medico, ma se ce l’hai evitato almeno ti è
      grato il cielo; bravo.

      • Micol Fusca ha risposto 3 mesi fa

        Ti chiedo scusa, ma non ho ben capito cosa intendi per “incontro tra mamma e medico”. La figura della madre di Giuli è solo accennata per dare voce al desiderio (della madre) di normalità. Lucia è una paziente di cui è innamorato il medico (lo psichiatra). “Brava”, sono una gattara quasi cinquantenne (- 2 al grande evento: si festeggia, spero, in Giappone).

    • Ciao Micol. Racconto scritto molto bene e idea sviluppata egregiamente! Questi temi poi mi affascinano parecchio! Complimenti!

      • Ciao Giuseppe, sei sempre gentilissimo. Anch’io sono affascinata dal “sonno”: sarà per questo che dormo come un tasso. Partecipi a questa edizione? Spero di leggerti presto.

    • In un racconto breve, sei riuscita a tracciare molti personaggi interessanti. La cosa è difficile, e non da tutti. Molto brava. Un saluto.

    • Ottimo racconto. Idea originale ben sviluppata, anche grazie a una sottile ironia che trapela qui e là.

  • Enea aveva chiuso con forza il baule, che puntualmente si riapriva. Quello della nonna, su in soffitta, con le cerniere arrugginite e l’odore di stantio che si propagava dal fondo. Eppure gli era sembrata una g […]

    • A 2 persone piace questo
    • Molto….Molto inquietante…
      La scena finale del rossetto poi…
      Brava!

    • Devo ammettere che, per la prima parte, ho pensato a un racconto horror dal sapore vintage. Poi “quella cosa”, per così com’è descritta, mi ha rimesso sulla giusta strada. La metafora finale conclude in tragedia quella che tragedia non dovrebbe mai essere. E’ davvero originale, mi è piaciuto molto.

  • Seguirlo non fu facile, l’albergo rincorreva le montagne alte, vette spregiudicate di vento gelido e tagliente, mentre lui si stringeva nel suo lungo cappotto ed io avevo ancora il suo odore in corpo.Si accese u […]

    • A 1 persona piace questo
    • Sono rimasta veramente colpita da quello che descrivi e da come lo fai. Mi ha fatto riflettere sulla violenza, di tutti i tipi.

      “…con lui vivo non avrei mai avuto la forza di proiettarmi nuovamente in una vita normale…”

      “…la sua espressione vuota e incombente scaraventata dentro ogni mio incubo…”

      Sono due passaggi che mi hanno toccato nel profondo, facendomi capire per un attimo quanto deve essere terribile sentirsi legati proprio malgrado a qualcuno che entra con violenza nella nostra esistenza, lasciandola indelebilmente segnata. Bravissima

      • Ciao Isabella!
        Effettivamente voleva essere un racconto sulla violenza ambivalente e coerente con tutto quello che la violenza può essere in ogni persona, vicenda o contesto.
        Oltre i fatti narrati, decisamente forti e portati al limite, volevo che il racconto rappresentasse anche le dinamiche interne, il contagio che un atto brutale può avere su una persona e far vacillare anche quella più “sana”.
        Personalmente credo che anche senza arrivare alla violenza subito dalla protagonista, tutti noi possiamo essere sfiorati dall’idea o dall’impulso di uccidere qualcuno, senza arrivare a farlo per forza, penso che sia un meccanismo che parte dalla privazione di un qualcosa di nostro che immancabilmente ci viene inflitto nella vita e che genera questa sofferenza che crea solo altra violenza. Grazie per avermi nuovamente letta!

    • Bellissimo! Anche tu hai trattato un tema affatto facile. Ma sei stata chirurgica al punto giusto. Brava!

      • Grazie mille Cristina, volevo riportare la tragedia esterna per arrivare a quella interna, a volte arriviamo allo stremo che ci porta all’estremo delle vicissitudini. Grazie per avermi letta!

    • Bel racconto. Il tema è difficile e toccante. La resa della sofferenza di lei è ottima. Che poi è lo specchio della brutalità di lui. Ho gradito particolarmente il finale, inaspettato e altrettanto realista e giusto nell’economia della storia. Brava! Come sempre del resto 😉

      • Marta Borroni ha risposto 3 mesi fa

        Ciao Massimo 😀
        Grazie, sì tocca un tema forte che ne coinvolge altri altrettanto dolorosi, sono contenta che tu sia riuscita a vedere un parallelo tra entrambi i protagonisti, anche se poi le scelte finali sono differenti, e appunto per questo ho voluto che la conclusione fosse da una parte inaspettata e dall’altra coerente con la psicologia di lei e il tempismo della vita, soddisfatta se sono riuscita a trasmetterti questo! A presto 😉

    • Micol Fusca ha risposto 3 mesi fa

      Sì, la risposta che hai dato a Isabella racchiude tutto. Nessuno sa quando, e se, il tenue filo che ci lega alla lucidità si spezzerà. La verità è che tutti siamo dei potenziali assassini: spesso, uccidiamo per prima la nostra anima.

      • Marta Borroni ha risposto 3 mesi fa

        Ciao Micol, intanto grazie per avermi letta 😀
        Sì, potenzialmente tutti possiamo uccidere, paradossalmente il togliere la vita, fa parte della vita stessa. Però esistono i confini, ed era questo che volevo delineare nel racconto, quando i confini si uniscono, dove tracciamo i nostri limiti? Difficile da capire quando si è dentro la storia, e non in senso letterario.
        Ti ringrazio per avermi apprezzato, alla prossima lettura!

    • Ciao Marta. Al di là del tema – difficile e delicato, ma che hai saputo affrontare molto bene –, ciò che ha maggiormente catturato la mia attenzione è stata la struttura impiegata: una narrazione che ti entra nel cuore grazie ai pensieri, alle emozioni espresse della protagonista. Un turbinio di sentimenti che da una parte affascina il lettore, ancorandolo e tuffandolo in quei toccanti e truci ricordi, e dall’altra lo invoglia ad andare oltre per scoprire e comprendere il finale. Sinceri complimenti!

      • Marta Borroni ha risposto 3 mesi fa

        Ciao caro Giuseppe!
        Mi colpisci a fondo, nel bene, perchè a mio avviso è soprattutto il modo di scrivere che costruisce la scrittura e delinea lo scrittore, per cui grazie mille!
        In questo racconto c’è tantissimo del mio modo di scrivere abituale, cioè di come mi viene meglio descrivere la storia, che in questo seppur breve voleva condensare tanti passaggi del proprio animo attraverso il corpo, sono felice che sono riuscita ad affascinarti e a tenerti con me fino al finale, una grande vittoria personale, GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

    • Blaise O ha risposto 3 mesi fa

      Ciao.In bilico al limite, in una linea di confine, esplori il profondo con un’introspezione sottile che rivela un sentimento di scissione e di forte carica emotiva. Sul punto di…agire e di oltrepassare l’attesa, riesci a catturare l’attenzione del lettore, coinvolgendolo nel momento risolutore della storia. Narrazione fluida ed elegante che consente altresì una riflessione consapevole sul dramma della violenza e sulle ripercussioni che ne possono derivare fino alla decisione estrema. Intenso e denso di verità. I miei più sinceri apprezzamenti.

      • Marta Borroni ha risposto 3 mesi fa

        Ciao a te 😀
        Sono molto contenta che sul punto di agire riesco a coinvolgere e a spingere il lettore proprio in quel omento, essendo la svolta era importante che si vivesse il dubbio e l’incertezza della protagonista fino al finale, insieme alla determinazione di voler porre fine ad un incubo che ha preso forma nella realtà.
        La scrittura voleva enfatizzare l’analisi, fino al punto che il racconto diventa riflessione di vita, che oltre la storia, può rappresentare purtoppo molti di noi, da entrambe le parti, grazie per aver compreso questo e avermi letta!

    • Mi sono piaciute le similitudini che hai utilizzato per esprimere il dolore di lei. Giù, fino nel profondo, ad analizzare la sua condizione di vittima. Un bel racconto. Ti faccio i miei complimenti. Ciao.

      • Ti ringrazio Cristina, volevo proprio analizzare con profondità tutto quello che la protagonista poteva sentire una volta subita una tale violenza.
        A presto 😀

    • Esistono due tipi di storie: quelle che si lasciano semplicemente leggere e quelle ti colpiscono nel profondo. Questa storia appartiene alla seconda categoria. I sentimenti e le emozioni che descrivi urlano, fanno un rumore quasi assordante!
      Brava! Per me questo è uno dei tuoi migliori racconti.

      • Ciao Dario 😀
        Wow che complimentone, grazieee!
        Non è da me apprezzarmi, però concordo con te sul fatto che sia uno dei miei racconti migliori, prima ancora che come contenuto, come modo di scrivere, quindi sono contenta che questo mia soddisfazione possa arrivare anche al lettore.
        Quanto ai sentimenti e alla sensazioni, effettivamente volevo ci fosse lo stordimento, la percezione estrema del dolore e dell’insicurezza che questo crea nel definirci persone.
        Grazie davvero per avermi letta!

    • Una storia molto forte, ben scritta, con un pathos crescente e un finale a sorpresa.

    • “Lo stupro è un omicidio muto…” credo possa essere la sintesi perfetta di un racconto che toglie il fiato e arrivi a leggere quasi in apnea. Brava Marta!

  • Non aver paura di chiudere gli occhi. No. Non averne. Adagiati sul letto, bambino adorato, e lascia che il tepore delle coperte e le carezze di tua madre ti cullino. Fuori, nella notte, non v’è nulla per te, ta […]

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