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SERIE e LibriCK Scelti per Voi

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  • La pioggia scendeva sincera e generosa. Mille piccole mani, inconsuete e giovani, a stropicciarle minuti e fretta. Mai sazie, sinuose, sollecitavano steli incantati inerpicati tra i suoi pensieri.
    Giù per Margate […]

    • Ciao Meab, ho trovato molto affascinante questa storia ma confesso di essermi un po’ perso…è molto criptica e molte frasi non credo di averle comprese fino in fondo. Te la senti di spiegarci (se ti va) il senso di quest’opera e dello stile narrativo che hai scelto? Grazie! 🙂

    • Ciao Maeb, ho trovato molto affascinante questa storia ma confesso di essermi un po’ perso…è molto criptica e molte frasi non credo di averle comprese fino in fondo. Te la senti di spiegarci (se ti va) il senso di quest’opera e dello stile narrativo che hai scelto? Grazie! 🙂

  • Vi presentiamo il Booktrailer di Anima Rōnin, il LibriCK di Massimo Tivoli vincitore del concorso letterario #123LibriCK

    Anima Ronin su Vimeo

    Leggi il racconto: clicca qui
    Booktrailer: Tiziano P […]

  • Stavolta bisognava andare a Fondo. Perdonate lo stupido gioco di parole. Fondo è l’ultimo paese della Valchiusella, una valle del Canavese. Eravamo già stati in Valchiusella, in due diverse tranche, alle Guje di […]

  • Io non ho avuto, per i diversi anni della mia relazione, un rapporto facile con quella che era allora mia suocera.
    Il nostro rapporto non ha avuto, in nessuna occasione, un modo di svilupparsi sano.
    Penso a […]

    • Una storia in cui chi ha vissuto una situazione simile non stenta ad identificarsi. Sempre efficace il dialogo prof-alunni, evocativo di alcuni film entrati nella storia (vedi l’attimo fuggente) e della nostra storia personale (siamo stati tutti alunni e siamo stati tutti curiosi di sbirciare nella vita privata del nostro o della nostra prof). Mi è piaciuta molto l’espressione: “…alzo il volume dei pensieri” restituisce un’immagine cinematografica. Il titolo “La famiglia che ci definisce” lascia spazio a diverse interpretazioni. La famiglia che ci definisce può essere la scuola oppure le persone con cui dividi casa o il tuo animaletto domestico. E’ un concetto fluido e relativo; e, ahimè, mutevole nel tempo.

      • Ci sono tanti modi di identificarsi, come figli e alunni, come adulti e professori, veri o ipotetici che siano, proprio perchè ad ognuno di noi può essere capitato di stare da una delle due parti, spesso perfino troppo facilmente da entrambe. La struttura del testo nasce come pensieri puri che volevano essere espressioni, ho pensato che alcuni di questi fosse necessario renderli dialoghi. A quel punto era importante dare uno svolgimento di luogo, il testo teatrale era l’ideale per un dialogo e un interscambio, ma per renderlo racconto l’idea della scuola era forse la più banale ma anche la mia immediata, narrativa parlando. Come dici tu, le immagini arrivano subito.
        Ti ringrazio, spesso si sottolinea come si vogliono spegnere i pensieri oppure abbassarli e far prevalere le voci “reali”, io credo che invece a volte abbiamo proprio bisogno di dar loro un tono più alto di tutto il resto che ci circonda.
        Assai mutevole nel tempo, vero, perchè qualsiasi siano i soggetti di tale famiglia, sono elementi desinatati a crescere, modificarsi, lasciarsi e ritrovarsi più volte lungo l’esistenza.
        Questi processi emotivi arrivano poi a definirci come persone e come singoli, anche se tutto questo accade proprio perchè non siamo mai abbastanza soli o in compagnia quanto vorremmo.
        I tuoi commenti sempre così introspettivi appagano chi, come me, cerca di donare contenuti attraverso le parole, e tu oltre a interpretarli, li fai anche tuoi ed è molto bello, grazie!

    • Racconto implicitamente introspettivo. Fa riflettere e contiene riflessioni interessanti fruite sapientemente tramite la struttura del dialogo insegnante-alunni. Il concetto della famiglia che ci definisce è intrigante. Significativa quell’ultima raccomandazione dell’insegnante che invita a riflettere su chi siamo e da dove veniamo, e su chi vorremmo essere. E sì, bisogna farci caso, bisogna prestarci attenzione. Oppure, essere così saldi o liberi o forse un po’ egoisti, da tagliare tutti fuori. Bel racconto. Come detto, invita a riflettere.

      • Ciao Massimo 😀
        Questa storia nasce proprio così, da grandi pensieri e riflessioni che si vogliono scardinare, almeno un pò, attraverso la leva facile di quella che può essere una normale lezione e che diventa invece fonte di interscambio personale, i perchè alcune cose accadono quasi sempre smuovano le nostre paure più profonde.
        Diventiamo davvero fragili a pensare che anche le cose apparentemente più belle, come in queste caso l’amore e la famiglia, siamo anche i cardini più vulnerabili di noi, punti dove tutto nasce e tutto può finire in una centrifuga che non scegliamo nemmeno noi e quando invece decidiamo di sceglierla, spesso non siamo in grado di gestirla.
        Ho notato come si pensi che l’amore in sé per sè basti a tutto quando incontriamo qualcuno che ci “travolge” emotivamente, anche nei rapporti che possono considerarsi più profondi, si tende a non dare rilevanza anche ai contorni delle nostre persone, che sono quelli che ci hanno definiti per arrivare fino lì e non sono da sottovalutare.
        A me è capitato di non capire abbastanza quanto questi contorni posano influenzare alcuni ambiti, esattamente come una volta capito, sono diventa così salda e libera, egoista no, non penso, da tagliare tutto e tutti fuori da ciò che non me la sentivo più di condividere. Come coppia, dopo questo, o ti lasci con il mai più o rimani constante nel per sempre. Come persona singola invece, capisci davvero cosa sia l’amore, soprattutto capisci così tanto te stesso da essere felice di bastarti e diventi più maturo per intraprendere realmente il senso di famiglia.
        Grazie per avermi letta e aver preso parte a questa riflessione, sono davvero contenta se sono riuscita a farti arrivare tutto questo, per quanto diffcile sia come tematica.

  • Il terminal degli autobus si preparava al riposo – l’unico modo che conosceva per goderselo ancora caldo di smog che sembrava non finire mai – era spurgare gli ultimi pendolari – persone scure nei cappotti e giacc […]

    • Ciao Stefano, due cose su questo LibriCK, anzi, tre, se aggiungiamo che lo trovo molto bello. La prima: hai uno stile tutto tuo che ti caratterizza, con questo rincorrersi di parentesi che impongono al lettore di inseguire la trama che si snoda tra digressioni e pensieri ad alta voce. La seconda: è una storia metropolitana che entusiasma senza bisogno di effetti speciali, senza fare ricorso a mondi immaginari e fantasioni. Personalmente adoro le storie di evasioni; e le prigioni non sono fatte solo di sbarre ma anche da un lavoro o una relazione ecc.. mi ha molto colpito la frase “ – tanto incasso ma poca vita – e in bocca il sapore di quella mangiucchiata dai clienti.” Terzo punto: mi è piaciuto! 🙂

      • Ciao Tiziano sono felice che ti sia piaciuto questo LibriCk e ti ringrazio soprattutto per la tua analisi che mi incoraggia a perseverare con il mio stile narrativo.

    • Stefano il tuo LibriCK ci è piaciuto ed è stato messo in evidenza in homepage e nella sezione “scelti per voi”. Complimenti!

    • 🙂 figurati, mi piace quello che scrivi!

    • Ciao Stefano,
      di questo racconto mi piace tantissimo la struttura, sono incastri ben studiati per la trama ma che per il lettore scivolano via in un modo altamente piacevole.
      La storia procede intensa nonostante le pause, a mio avviso azzeccatissime, spargendo al suo interno metafore davvero ben scritte.
      Trovo molto evocativo il finale, con lo specchio, i capelli e quel colore… bello, bravo, mi è piaciuto molto!

    • Mi è piaciuto tanto. Lo stile, quasi una narrativa rap, e poi il personaggio che in un quotodiano sciatto fa un’immensa intima rivoluzione. Per me super bravo!

    • Notevole complimenti 🙂

    • Mi è piaciuto moltissimo. La struttura e il ritmo particolarissimo che dai alla tua narrazione richiamano molto le cadenze del pensiero all’interno della mente. Questo suo posarsi dopo ogni sensazione ne ricalca la spontaneità. Mai retorico ma intenso. Bello.

    • Di questo racconto ho apprezzato lo stile preciso nei dettagli ed in grado, con poche parole, di farci entrare nella testa della protagonista. Veramente calzante ed azzeccato. Complimenti!

  • Era stata lontana dall’ufficio per quasi un mese ed era già ridotto così? Uno strato di polvere ovunque e odore di chiuso.Nessuno era entrato nella stanza ad arieggiare un po’ il locale e la piantina di geranio g […]

  • Alcune volte ci sentiamo persi, non proviamo un senso di appartenenza nei confronti del luogo in cui ci troviamo ma bensì una sensazione di confusione, di smarrimento. Normale pensarlo quando non sei in realtà a ‘ […]

  • Siamo racconta storie, da tutta la vita.
    Non dalla mia o dalla vostra, bensì dalla vita dell’uomo. Abbiamo cominciato con le caverne, ed ora, siamo qui, in una piattaforma che ci libera dalle nostre idee, ci ca […]

    • Ti descrivi in modo diretto, spiegando quello che sei, apri le porte acerbe a questa avventura… allaccia le cinture!

      Ti cito i versi di “Sempre”, straordinaria canzone della Ferri:
      “Ognuno ha tanta storia
      tante facce nella memoria
      tanto di tutto, tanto di gnente
      le parole di tanta gente.”

  • Davanti a me il pallido volto fluttuante, attorno l’oscurità.
    “Scegli!” mi ordina.
    “No…non posso…non riesco.”
    In risposta, come partorita dalle tenebre compare una clessidra , il primo granello cade.
     
    Il vol […]

    • Trovo interessanti le storie come questa, con uno sviluppo al di fuori degli schemi, che sanno arrivare al lettore nonostante la loro struttura cosí articolata. Complimenti, molto suggestiva anche la scelta dell’immagine di copertina.

    • Ciao Emanuele, io tuo LibriCK è stato “promosso” nella sezione “Scelti per Voi” 🙂

    • Inspirante.
      Immagino che il racconto si sia nutrito di vari riferimenti pop come Twilight Zone e Until Down salutando con la manina una certo film svedese. O magari no e ho scelto di vederci esperienze personali.
      Si sviluppa senza fronzoli con inquadrature cinemtografiche vivide e allucinate.
      Ho amato molto che non ci siano preamboli, premesse e si vada subito al cuore del racconto, senza spiegoni. Sono una persona impaziente che vive di digressioni.
      Per gusto personale, all’inizio avrei tolto quel “Giusto?”. Un po’ perchè di solito chiedere conferme di questo tipo, nell’altro potrebbe confermare che non lo si sta ascoltando.
      Devo comunque ammettere che è l’espediente adatto per sottolineare come personaggio cerchi implicitamente conferma della realta di quel momento.

      • Grazie. Temo di non aver visto nessuno dei due. In realtà ho preso spunto da una nottataccia passata a rivivere in loop la situazione descritta.

      • e sì il “Giusto” è perché non ascoltava

      • Twilight Zone è una serie del 1959 e del 1985 della quale temo ne potresti diventare dipendente, in Italia è stata trasmessa col nome di “Ai confini della realtà”.
        Until Dawn (nel precedente commento ho scritto male) è un video gioco per ps4 in cui la scelta determina lo svolgimento degli eventi e quindi del finale, giocando con la teoria “dell’effetto farfalla” (The Butterfly Effect tra l’altro è un film tra i miei preferiti).
        Ho letto tutti i tuoi racconti, questo è il mio preferito. Mi piacciono molto anche gli altri.
        Le tue invenzioni mi piacciono veramente tanto, penso che tu debba nutrire e sviluppare il tuo talento e raffinarlo e ridurlo all’essenza.
        Questo racconto e “uno strano umido calore” sono comunque quelli per cui mi complimento.
        Sempre per gusto personale trovo geniale e delicato “Ero felice”, ma l’indugiare dopo averci svelato chi è e perché grazie alla sorella della la ricercatrice, mi fa preferire i primi due racconti nominati.

      • Comunque sto fatto che non posso correggere i miei continui errori nei commenti, dopo aver premuto invio, mi fa sboccare. Scusa.

      • “sbroccare” uffa…

      • @artematiko hai ragione, proprio ieri ho cominciato a studiare una soluzione informatica per consentirvi di modificare i commenti. E’ questione di giorni, nel frattempo ti prego di avere un po’ di pazienza.
        Grazie

      • @edizioniopen Prendo atto che hai fatto un lavorone con questo sito. Forse dono risultato più sbroccato del necessario.
        Non ho nessuna fretta.
        In realtà se non integri questa funzione immagino che impareremo a scrivere meglio, ma quando lo farai sarà la benvenuta.

    • Grande racconto, bastano veramente due minuti di lettura per scoprire e capire nuove cose!!

    • sono stata col fiato sospeso fino all’ultima parola… e ho avuto i brividi durante la lettura.
      Bello bello. 🙂

      • Sono contento che ti sia piaciuto. Quindi ti chiedo: cosa sceglieresti?

      • Per me servirebbe un colpo di scena geniale che salvi entrambi!
        Proprio a dire che non è necessario che muoia nessuno dei due… è troppo bello il modo in cui la ama.

        continualo dai:)

      • Mi dispiace ma uno deve morire, il quesito è proprio questo: perdere la propria vita sapendo di salvare la persona amato e al contempo rinunciado a lei, oppure rimanere vivi perdendo la persona amata ma con tutte le possibilità che la vita offre. Loro due si perderanno comunque. Quindi: scegli.

      • se la metti proprio così… ti dico che… sono dell’idea che dare, lasciare le possibilità agli altri equivalga a farle anche un po’ proprie. Nel caso del tuo racconto è estremo… ma fossi nel protagonista sceglierei di far vivere lei.

        Tu?

      • Io non ho ancora scelto.

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    Prima di […]