A sud-ovest di Kētos

Serie: Levii-Hatan

Le disarmonie dell’Isola di Levii-Hatan erano evidenti sin dal primo sguardo. Sembrava il capriccio di un Dio che si fosse divertito a tirarla e allungarla all’inverosimile. Oltre ad essere una delle poche Isole conosciute in quell’oceano sconfinato d’acqua, era anche la più grande: un unico dorso che beccheggiava nel mare in rivolta con al centro la città di Kētos. Il guardiano di porci, che aveva sempre vissuto nelle sue campagne periferiche, l’aveva così definita nelle sue importabili memorie: “ ‘nammasso di punte storte (come quelle del forcone), che manco i miei occhi vedono la fine”.

Il nostro poeta dal cuore in perenne palpitare, la conosceva bene e l’aveva descritta “come un’enorme bocca spalancata nell’eterno sbadiglio; sotto i denti ritorti, le vie s’aggrovigliano tra sublimi edifici e perenne miseria”.

Le arcate spezzate che sovrastavano la città da parte a parte, venivano chiamate Punte, Ordinate, Artigli o Costole a seconda degli innumerevoli quartieri. Turi il guardiano di porci e Dion il poeta erano finiti sotto le Punte all’estremo lato Sud-Ovest di Levii-Hatan.

                                                                                   ***

≪Ho finito la carta≫.

≪Allora Dio esiste!≫ Dion si stiracchiò felice di non sentire più quel raschiare osceno che il suo compagno chiamava scrittura. Senza badare troppo all’aria truce con cui lo stava osservando Turi, appoggiò l’orecchio alla porta senza udire niente di niente.

≪‘Un torna più quella voce te lo dico io, c’ha lasciato in questo tugurio che manco li porci ci starebbero abbene!≫ Turi si grattò la barba ≪ma ‘zomma l’hai capito come ci siamo arrivati qui?≫.

Dion lo guardò infastidito ≪te lo ripeto, non ne ho idea! E finché…≫ la porta gracidò e aprendosi di botto andò a sbattere contro il petto del poeta. Un uomo con un collo da toro li osservava cupo.

≪Allora è vero, Alveo è morto, pace al suo pensiero, e chi ci ha scaricato qua? Lo conoscevate, vi ha scelti lui?≫ chiese muovendo lo sguardo dall’uno all’atro.

Dion si ricompose, lisciando inesistenti pieghe sul gilet di velluto ≪il piacere è tutto mio. Mai sentito nominare il vostro Alveo e ora, di grazia, volete dirci come e dove diamine siamo finiti?≫. L’omone lo ignorò voltandosi verso Turi ≪e tu che dici, lo conoscevi?≫

Turi tirò su col naso ≪se ti fa contento ti posso anche dire di si, e se mi fai uscire io e quell’Alveo s’era come fratelli≫ concluse.

Il poeta sbuffò ≪quale signore con un po’ di senno avrebbe scelto lui?≫ disse additando Turi, che s’adombrò avanzando fin quando gli fu di fronte.

≪E sarai bellino tu fazzolettino!≫ rispose agitando la mano sul fazzoletto che si chiudeva in maniera perfetta sotto il mento di Dion. Il poeta si ritrasse oltraggiato e stava già per controbattere quando una voce femminile risvegliò il suo perenne ardore.

≪Sono loro dunque…≫ la donna entrò alle spalle dell’uomo taurino e Dion ebbe un sussulto; la sua mente già vergava immaginari versi per una simile bellezza. “occhi di giada che fanno invidia alla luna, e quella pelle che riluce del candore degli astri del mattino…” avrebbe voluto recitarli, ma venne interrotto ancora dalla voce tonate del loro carceriere ≪non so se Alveo ci ha voluto tirare un ultimo scherzo, ma questi dei Camminatori non hanno che i piedi!≫

Turi s’intromise ≪no no, il tuo amico Alveo mica scherzava per niente, l’ho visto io che ramazzate gli tirava a quei due bagnati!≫

≪Due! Maledetti tracanna-onde! Sono riusciti a fuggire?≫ chiese l’omone evidentemente alterato.

≪Fuggire mica tanto, han fatto con calma ma poi io mi son distratto mentre entravano nell’acqua con Coda Fina porcu ‘nfingardo≫ rispose Turi ribollendo ancora al ricordo del suino che gli aveva causato tanti problemi.

≪Coda Fina? Bah! Lasciamo perdere Zaira, qua non arriviamo a niente e non credo proprio che Alveo sia stata tanto sprovveduto da lasciare il sapere a loro≫ disse tirando una manata in aria ≪bendiamoli e rispediamoli da dove sono venuti o meglio ancora facciamogli baciare la terra≫ a queste parole il poeta si voltò sfoggiando un sorriso ammaliatore.

≪Non la terra ma la Luna, con labbra di petalo e occhi del colore degli Atolli d’Agata. Baciare e morire solo questo chiedo.≫ ammiccò alla donna che a sua volta accennò un sorriso malizioso. Zaira avanzò ancheggiando con gli occhi fissi in quelli di lui ≪un canta-verbo, un maestro delle parole. Il tuo desiderio non può essere ignorato≫ . Si spostò una ciocca di capelli neri come la notte lasciando scoperte le spalle bianche e perfette. Dion mantenne ferma la presa sul suo sguardo, scivolando pian piano sulla bocca che si schiudeva protesa verso la sua. Stava già pregustando il bacio della conquista, quando Zaira sfilò da chissà dove uno stiletto affilato come il suo sorriso, e mentre lo premeva sulla gola del poeta, Dion si trovò a boccheggiare. Fu in quel momento che il poeta si innamorò di lei. Tra labbra rosse e lame scintillanti scordò la sua Maddalena, per far spazio all’ardore brutale di Zaira. La donna vedendo il suo sguardo da triglia, si ritrasse scoppiando in una risata seguita a ruota dal ragliare di Turi.

L’omone roteò gli occhi impotente ≪oh andiamo bene! Portiamoli da Kmor, vedrai che gli passerà la voglia di ridere e baciare…≫ afferrò Turi e Dion per le braccia, trascinandoli fuori come due discoli disobbedienti. Zaira li seguì in silenzio per un lungo corridoio terroso e umido, rischiarato dallo sfarfallio di qualche torcia. Turi provò a protestare che “manco li porci si trattano così” e Dion lo seguì di buon grado, ancora rapito dal fascino di Zaira.

Turi conosceva bene la terra, e quel posto gli diceva che erano sotto di parecchi metri, dove la luce del sole non aveva mai fatto il suo ingresso. Camminarono e svoltarono, scesero ancora tra le sporgenze argentee di grosse radici che s’insinuavano nel muro come serpenti. 

L’uomo taurino ignorò con il silenzio le proteste e le domande, fermandosi infine di fronte ad un grande portone in ferro ≪ora fate silenzio, Kmor non è gentile come me≫ spinse i battenti, e inaspettatamente una luce vivida li investì. Turi e Dion furono spinti dentro dove si bloccarono guardandosi intorno attoniti. La sala non aveva niente a che vedere con l’angusto corridoio basso e umido di poco prima. Era immensa. 

Sembrava scavata in una pietra bianco osseo che ricordava le arcate di Kētos, e una vetrata enorme correva lungo la parete di fronte a loro. Al di là dei vetri ondulati, il mare grigio si muoveva in spume bianche, sconfinato. La visione di Turi e Dion fu interrotta dalle mani di Sailo che li strattonavano verso il basso costringendoli ad un inchino forzato. Sotto la vetrata, un ampio tavolo intagliato raffigurava una montagna capovolta il cui piano era la base ribaltata. Un uomo con un’ ampia cappa color tabacco volgeva loro le spalle guardando verso il mare. Si voltò di scatto rivelando un volto scuro e arido come la terra, con capelli lunghi e ammazzettati in ciocche ordinate. Un unico ciuffo bianco spiccava tra i capelli neri.

≪Sailo portali qui≫ disse in tono perentorio all’uomo taurino che senza sforzo li tirò su trascinandoli a peso morto verso l’altro. Dion si ritirò facendosi mite come un agnellino, poi si schiarì la voce

≪È un onore Signore, sono un canta-verbo, un poeta delle parole…e lui… un guardiano di porci≫ trovò il coraggio di dire sfoggiando un inchino teatrale.

≪Non mi interessa chi siete e cosa facevate prima di arrivare qui. Voglio solo sapere cos’ha fatto l’uomo che è morto. Ha detto delle parole dentro al cerchio?≫ chiese senza gentilezza, mentre gli occhi neri e infossati fissavano i due con sguardo duro. Dion ebbe un brivido e per una volta nessuna poesia nacque da quell’incontro. Entrambe annuirono con vigore come ipnotizzati dal loro interlocutore.

≪Un porcaro e un poeta… che il Dio Tartaros ci assista, siamo proprio nella merda!≫

Serie: Levii-Hatan
  • Episodio 1: Porci e poesie 
  • Episodio 2: A sud-ovest di Kētos
  • Episodio 3: I Magistri
  • Episodio 4: Aquaria 
  • Episodio 5: Radici
  • Episodio 6: Portanza
  • Episodio 7: Neracciaio
  • Episodio 8: Fuga
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    Responses

    1. Ciao Virginia, ancora una volta la dicotomia fra i due protagonisti impera. Le nuove ambientazioni e personaggi regalano la promessa di avventure epiche e mi chiedo cosa accadrà ai due sprovveduti giunti al lago per caso. Il tratto dello scritto è come sempre raffinato, si legge che è un piacere.

      1. Grazie ancora per la tua attenzione. Prometto grandi avventure, anche se dovrò contenere le parole… chissà se Turi riuscirà a fare lo stesso 🙂

    2. Mi accodo all’entusiasmo dei commenti, la storia è bella e intrigante, le ambientazioni molto interessanti, ma sopratutto spadroneggia la dicotomia dei due protagonisti, che ricordano un gli archetipi clowneschi del bianco e dell’augusto.
      Questa è una delle serie è diventata già una delle mie preferite.

      1. Ciao Alessandro, ti ringrazio per il commento positivo, giustissimo il richiamo al Bianco e l’Augusto che mi ha fatto sorridere. Grazie per essere passato!

    3. Ahahhaah rido per il finale… Comunque, Turi e anche Zaira mi piacciono tanto, e belle anche le descrizioni. Nel primo episodio c’è stato più mistero, ma sono certo che non mancherà più in là, quindi, alla prossima!

      1. Grazie caro! Si vedrai che ci sarà mistero e anche altre risate, spero! Alla prossima

      1. Anche tu a Levii-hatan saresti stato un canta-verbo, un mago delle parole, il tuo commento ha quindi per me un peso diverso. Questo è il secondo episodio di quella che diventerà una serie. Grazie mille e a presto

    4. Che incipit da brividi! Con le parole hai dipinto un quadro fantastico! Poi la frase “Non la terra ma la Luna, con labbra di petalo e occhi del colore degli Atolli d’Agata. Baciare e morire solo questo chiedo” è sublime!
      E che dire del finale? Un porcaro e un poeta… Geniale! Davvero brava, una delle più belle “penne” di Edizioni Open. 🙂