Abilità

Serie: Levii-Hatan


Una canzone stonata riempiva la sala del comando «sotto il mare, sotto il mare c’è li Sauri, i mostri d’acqua e anche noi pirippí-po-po! Sotto il mare, sotto il mare noi si viaggia senza remi e neanche vela pirippí-po-po!» Improvvisava Turi a pieni polmoni, dandosi il ritmo mentre sudato, correva da destra a sinistra con un grande tubo tra le mani. Dion alle sue spalle pompava acqua, con il ciuffo che gli ballonzolava sulla fronte.

Il giorno prima una giuntura in alto si era rotta, fischiando vapore salato in sbuffi assordanti e Saraje era intervenuta. Si erano fermati tutti ad osservarla arrampicarsi con l’abilità di un acrobata nel groviglio di tubi, tendendo le braccia e tirandosi su con capriole rapidissime. A testa in giù, abbarbicata con le sole gambe ad una tubatura salmastra aveva stretto e avvitato e in un attimo il problema era stato eluso. Mentre scendeva con un balzo, Turi si domandò che fine aveva fatto sua madre, non l’avevano più vista da giorni. In verità non avevano visto nessun altro all’infuori di Saraje.

La ragazza era taciturna, e una volta stabilita la rotta girellava tra i meccanismi osservando i movimenti degli accoliti, annuendo o correggendo.

Quella mattina però fu diverso. Chiese a tutti di rallentare il ritmo, spiegando che si trovavano in tratto di mare particolarmente insidioso per via delle correnti contrarie.

«Non è una buona idea aggirare l’andamento del mare, meglio seguire e deviare un poco, si?» Turi alle sue parole aveva annuito con energia e comprensione, memore delle lezioni di Vöolis, di cui dopo tutto gli era grato. La nave sottomarina aveva virato a destra come strattonata da una corda proseguendo la sua corsa assecondata dal respiro del mare.

D’un tratto, mentre ogni uno era distratto dai propri pensieri, un tonfo ovattato aveva sconquassato Subhïssa facendo rotolare tutti a terra in uno sferragliare di catene. Solo Saraje era rimasta in piedi con i pugni stretti, ingrugnita «Sauri Bianchi. Sentono il calore di Subhïssa e credono che siamo una preda» disse ancor prima che qualcuno potesse chiedere.

Dion con gli occhi spalancati si tirò su «la sua preda mia Signora? Siete sicura di non aver sbagliato parola? Forse intendevi scoglio?» Domandò speranzoso sotto lo sguardo divertito di Saraje.

«Preda è la parola giusta» rispose lei «ma Suhïssa e forte e Saraje ha dipinto occhi rossi ai suoi lati, e anche se i Sauri sono quasi ciechi, quando vedono gli occhi se ne vanno. E poi Saraje sa combattere i Sauri» e si sfilò le sciabole dai fianchi alzandole, in modo che tutti potessero vedere bene «i denti di una femmina» disse con orgoglio «uccisa da Saraje. Vieni qui» comandò a Dion, che con gli occhi ancora puntati sulle sciabole si avvicinò a lei.

«Vuoi aiutare Saraje, si?» chiese lei molto meno dura, come sempre quando si rivolgeva a lui. Anche Dion aveva notato questa sua propensione e mentre impugnava il timone disse «se non sono inopportuno dovresti dire: “vuoi aiutarmi?” Non importa ripetere ogni volta il tuo nome» e sorrise sperando di non essersi spinto oltre.

Ma Saraje ricambiò il suo sorriso «Saraje è sempre stata sola e poteva parlare solo con se stessa, si faceva compagnia» disse, e Dion sembrò una bambina.

«Ma ora ci siamo noi!» Rispose lui con allegria sentendo lo sguardo di fuoco di Meloria, dritto sulla nuca. Saraje parve rattristarsi e non rispose.

Dion assecondò ancora un po’ il suo silenzio poi proseguì «c’è solo tua madre sulla nave?» Dallo scatto con cui si girò la ragazza capí di aver toccato un tasto dolente e lesse sospetto. Dopo uno sguardo indagatore Saraje prese un respiro «si solo la madre» e quando Dion credeva che avesse concluso lei riprese «Subhïssa aveva l’equipaggio di quello che in terra chiamate castello, tanti uomini la guidavano. Ma poi…» e si interruppe ancora voltandosi a guardarsi le spalle. Immediatamente Meloria abbassò lo sguardo mostrandosi indifferente e Turi ritirò il collo che aveva allungato all’inverosimile per origliare.

«Ma poi…» proseguí lei con la voce che era un sussurro «hanno scoperto quello che avevano già capito, che Saraje… che IO sono una mezzo sangue. E della specie peggiore… figlia di un Camminatore e di una Natante. Abominio hanno urlato a Saraje e la madre ha detto che avrebbero affondato Subhïssa. Ma lei dopo giorni e giorni li ha convinti con il giuramento dell’acqua. E la nave è salva, loro sono andati via proprio dove abbiamo trovato voi.» La sua voce si spense e lei si scostò un po’ da lui come a rompere quell’eccessiva intimità che si era creata.

Dion impugnò il timone con forza perché uno strattone glielo aveva fatto scivolare dalle mani «e quale promessa se posso…»

«Non puoi!» Lo interruppe lei gridando e proprio in quel momento un altro tonfo spostò la nave di netto e Dion ruzzolò ai piedi di Saraje.

«Tieni tu, c’è bisogno di Lumina o non ci lasceranno in pace» e detto ciò mollò il timone e sfrecciò via agguantando nella corsa due delle sfere luminose più grandi. Il silenzio calò di botto, perché nonostante la ragazza fosse la loro carceriera, dava a tutti, Meloria compresa, quella sicurezza che nelle profondità del mare nessun uomo normale poteva avere. Rimasero con il fiato sospeso, fin quando un baluginare in alto passò dall’unica finestra laterale stretta e lunga, rompendo il monotono nero del mare. Tutti si accalcarono li sotto, in punta di piedi strattonandosi per cercare di aver il posto migliore. Meloria di arrampicò senza troppa cortesia sulla schiena di Turi, che cercava inutilmente di allungarsi per vedere meglio.

«Che c’è, che si vede?!» Chiese accorato a Severo che arrivava a vedere attraverso il vetro senza troppa fatica.

«Diavola d’una ragazza! È là fuori!!» Rispose sorridendo per la prima volta da quando erano arrivati.

«E poi, dì, dì!» Lo incalzò Turi con le mani di Meloria aggrappate alla testa.

«Non ci posso credere!» Continuò Severo con la bocca spalancata.

«Cosa, che?!» Turi artigliò lo sbalzo della finestra cercando di inutilmente di vedere. Ma alle parole di Severo, Meloria si era irrigidita e ora stava scendendo dalle spalle di Turi.

«Chi se ne frega» disse lei facendo una smorfia e Turi fu finalmente libero di sbirciare, sulla punte dei piedi.

Anche la sua di mascella cadde verso il basso quando scorse Saraje, grande come un puntino contro l’enorme corpo coriaceo grigio fumo. Sventolava le sfere luminose davanti all’occhio sbarrato del Sauro Bianco. La pupilla nell’iride vitrea si spostò con uno scatto quasi meccanico e lei portò le luci in quella direzione. Si muoveva come un’alga nella corrente, con la grazia d’un pesce, con l’audacia incontestabile di chi danza difronte alla morte. In un paio d’occasioni Turi si mise le mani davanti agli occhi, sbirciando poi tra le dita attratto e orripilato da quello spettacolo che riteneva innaturale. Gli attimi divennero minuti e minuti si accavallarono mentre Saraje, ora sparita dalla loro visuale, non tornava. Anche dell’enorme bestia non c’era traccia.

Dion aveva lo sguardo preoccupato quanto quello di Turi e Severo; quando in fine si sentì un cigolio tutti e tre si voltarono all’unisono.

Saraje entrò grondante, con le due sfere sotto braccio e ci fu uno scroscio di applausi.

«Grande!» Gridò Turi eccitato battendo le mani come un forsennato.

«Incredibile, in vero incredibile!» Disse Dion sorridendo a tutti denti, mentre Severo batteva le manone in un clap-clap assordante. Saraje rimase lì, immobile e stupefatta e se non fosse stata completamente bagnata, Turi avrebbe giurato di vedere una lacrima scendergli su viso roseo. 

Serie: Levii-Hatan


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Saraje mi piace davvero! si capiva che aveva qualcosa fuori dal comune, anche lei – un po’ come Turi e Dion sembra “un pesce fuor d’acqua” – scusa la metafora!! :), loro perchè catapultati in un mondo al quale non sembrano appartenere del tutto, lei per essere una mezzosangue. Tengo d’occhio Meloria, il cui starsene in disparte non mi fa presagire nulla di buono. O forse sta solo prendendo le misure alla loro carceriera. Che poi, è davvero una carceriera? Mi piace il rapporto di complicità che si sta instaurando coi nostri… vedremo cosa succederà!!!

    1. Ciao Sergio, tra le due donzelle non sembra esserci empatia! Ma Dion, grande afabulatore pare averla già conquistata. Visto che mancano pochissimi episodi alla fine della terza stagione, ci saranno colpi di scena a raffica! Grazie di aver letto

  2. Cavolo che tensione, mi sembra di averli visti anche a me i Sauri Bianchi che minacciavano Saraje.
    Sei molto in gamba a gestire l’arco di trasformazione, mi piace come gestisci i personaggio che al pari delle tue descrizioni ricche sono un punto di forza di questa serie

    1. Mi sono accorta ora di non aver risposto! Che complimento mi hai fatto! Gestire l’arco di trasformazione è una cosa molto delicata ed anche quello che affezionare a i personaggi. Grazie ancora di aver letto🥰