Aedes e Lucanus

Serie: Fuga da Dim-Hora

Aedes – Illustrazione di Stefania Franchi

Aedes aveva fame, molta fame. Un appetito antico e invincibile che lo spingeva ogni notte a uscire in cerca di sangue umano.

Non era fiero della sua condizione, sapeva quanto gli Umani odiassero la sua specie e quante energie spendessero per combatterli e distruggerli, ma non poteva fare altrimenti: era un cacciatore, la sua stessa natura lo rendeva schiavo di un’eterna ricerca. La notte era calda e afosa, decisamente piacevole, nemmeno un alito di vento disturbava il suo volo mentre cercava una casa in cui poter entrare e finalmente calmare la sua voracità.

Ci volle molto più tempo del previsto per trovare un obiettivo, nonostante l’ora tarda molte luci nelle case erano ancora accese, da quando gli Umani erano diventati capaci di produrre luce avevano spostato l’ora del sonno molto più in là, specialmente d’estate.

Anche se molti suoi fratelli non si facevano scrupoli ad attaccare prede sveglie, Aedes preferiva vittime addormentate, più facile e più veloce: un morso ed era fatta. Gli umani svegli avevano la pessima abitudine di reagire violentemente alla sua vista e raramente si mostravano accondiscendenti.

Sorvolò il piccolo paese di campagna fino a che non individuò una casetta completamente al buio. Proprio quello che cercava, amava il buio, il buio era il suo elemento.

Lo sciocco Umano aveva lasciato le finestre aperte, forse per difendersi dalla calura estiva, ignaro di aver firmato la sua condanna.

Aedes si fermò sul davanzale in attesa, già pregustava il lauto pasto e il gusto metallico e dolce del sangue. Il soggetto era giovane, indizio di un sapore sopraffino e fresco. Molti elogiavano il carattere forte e corposo di un sangue ben invecchiato, il retrogusto affumicato di un fumatore accanito, il tono sapido e denso del colesterolo alto, ma lui non aveva dubbi in proposito, niente batteva il bouquet fruttato e giovane di un buon novello.

La smania si impadronì di lui ma la ricacciò indietro, doveva essere prudente. Sapeva di essere molto difficile da uccidere ma non era raro che le vittime più scaltre usassero impregnare le camere con afrori per lui insopportabili, che l’avrebbero costretto a una rapida ritirata rovinandogli l’agognata cena.

Annusò l’aria odorosa di erba e campagna, nessuna traccia di odori molesti.

Entrò.

L’Umano era sdraiato sul letto in maniera scomposta, indossava solamente dei boxer larghi e consumati, il lenzuolo giaceva ai piedi del letto, scalciato nel sonno. Aveva visto bene, era giovane, la pelle del collo era liscia e tesa, lucida alla luce lunare.

Dette un ultimo sguardo alla stanza addormentata quindi ruppe gli indugi e si avvicinò al collo dalla preda, scelse di morderlo nel suo punto preferito : appena sotto l’orecchio, dove la carne era più morbida e succosa.

Forse fu la fame o la troppa familiarità data dalla grande esperienza ma Aedes commise un errore, si rese conto di aver compiuto un’imprudenza degna di un poppante nell’esatto momento in cui sorvolò l’orecchio dell’Umano.

Zzzzzzzzzzzzzzzz….

Un’ombra smisurata e minacciosa invase il campo visivo oscurando i raggi lunari, un’enorme sagoma compatta e letale, provvista di cinque gigantesche appendici vibrò stancamente nell’aria.

Aedes la schivò con facilità ma lo spostamento d’aria lo scaraventò contro la parete, l’impatto fu violento, batté la testa contro la bianca superficie su cui tanti fratelli avevano perso la vita. Per un attimo il mondo fu buio, temette di perdere i sensi ma resistette. Se voleva sopravvivere doveva rimanere vigile, tra poco la luce arcana avrebbe cacciato il buio e lui avrebbe dovuto trovare un nascondiglio.

Si alzò in volo barcollante ma presente in cerca di un rifugio, scese in picchiata verso l’ampia pianura infilandosi nell’intricata giungla che nasceva nelle vicinanze, si posò tra grossi tronchi privi di fronte e di color viola riprendendo fiato. Poi il mondo esplose.

La terribile luce arcana degli Umani invase la stanza schiacciando il buio negli angoli più remoti della pianura.

La voce dell’umano rimbombò come il tuono che segue un lampo accecante: “Maledetta Zanzara”.

“Cavolo c’è mancato poco” sbuffò Aedes appoggiandosi alle pareti della struttura sotto cui aveva trovato rifugio, era una specie di montagna di legno dalla forma cubica, retta da quattro costruzioni cilindriche che lo sollevavano dal terreno creando una spelonca ampia e bassa.

Aedes attese qualche minuto, col respiro sospeso, fino a che la luce svanì e il mondo piombò nuovamente nelle tenebre.

“E’ il momento di battere in ritirata”.

Aedes spiegò le ali e uscì dal nascondiglio, volò vicino al suolo fino a che non fu vicino alla finestra, quindi puntò deciso verso l’alto. La brezza estiva lo chiamava col suo sapore di libertà e lui si gettò tra le sue braccia.

Purtroppo la voglia di libertà si infranse su una fitta rete metallica, che lo rispedì indietro. Guardò perplesso la barriera resistente ed elastica che impediva la fuga, si domandò quando fosse apparsa, sicuramente era frutto di un potente incantesimo degli Umani.Si guardò intorno alla ricerca di un’altra via di uscita. Non trovò niente, era in trappola.

“Quel portale è stato sigillato”.

La voce bassa e gorgogliante che lo fece sussultare veniva dal basso, Aedes si voltò mettendosi in guardia, il suo stiletto fedele e letale pronto a finalmente a bere il sangue promesso. Se doveva morire sarebbe morto combattendo.

“Abbassa l’arma straniero. Vengo in pace”.

Il proprietario della voce si spostò in una zona illuminata così che Aedes potesse vederlo, ne rimase terrorizzato nonostante le parole pacifiche.

Perfino a vederlo dall’alto il nuovo arrivato gli pareva enorme e minaccioso, era completamente avvolto in una corazza impenetrabile e sul capo portava un elmo da guerra provvisto di corna puntute e letali, si ergeva su due robuste gambe settoriali sfiorando i 9 cm di altezza!

Le quattro zampe superiori erano vigorose e sembravano in grado di poterlo spezzare in due senza il minimo sforzo, impugna due spade lucenti e affilate.

Aedes ricordò le leggende che suo nonno gli aveva raccontato tanti anni prima ,quando si divertiva a spaventarlo prima che spuntasse l’alba, una delle sue preferite narrava le imprese di formidabili guerrieri, abilissimi con la spada e implacabili nel combattimento corpo a corpo, dotati di una forza inarrestabile e coraggio da leone.

Aveva sempre creduto fossero solamente vecchie favole ma adesso che se ne trovava una davanti doveva ricredersi.

“Sei uno dei Coleotteri, i mitici guerrieri?”.

“Oh molto di più ragazzo. Provengo da una stirpe nobile e antica, la più potente tra i coleotteri. Sono Lucanus, del clan dei Cervi Volanti, per servirti”.

Lucanus ripose le lame nei foderi che portava sulla schiena e si esibì in un goffo inchino.

“Molto piacere io sono Aedes, e sto cercando di uscire di qua. Scusa se non ho tempo per le presentazioni”.

“Oh non serve che ti presenti, so benissimo cosa sei, sei un succhiasangue, vili creature che colpiscono di notte e si nutrono degli Umani. Si sussurra che siate immortali o almeno molto difficili da far fuori. In altre situazioni avrei volentieri testato la veridicità della tua fama, ma come vedi siamo entrambi prigionieri in questa landa desolata, inutile battersi, dobbiamo collaborare se vogliamo uscire”.

“Ma che stai dicendo? Io non sono certo prigioniero. Devo solo trovare un altro Portale e uscire da… come si chiama qua?”

“Sei capitato nel terribile mondo di Dim-Hor, il luogo da cui è impossibile fuggire. Certo ci sono altri portali ma sono comandati dagli Umani e non si sa quando e se si apriranno”.

“Beh questo sarà valido per te, io sono abituato a entrare e uscire quando voglio. Troverò un altro modo e lo farò adesso”.

“Commetti un grande sbaglio Succhiasangue, qui a Dim-Hora nessuno ce la fa da solo”.

La voce possente di Lacanus però risuonò a vuoto, Aedes era sparito.

“Che menagramo! Deve aver preso troppe botte in testa durante gli allenamenti” sibilò mentre si lanciava a tutta velocità verso il lato opposto della stanza, l’avrebbe battuta palmo palmo fino a trovare una via di uscita.

Il suo sguardo attento e avvezzo all’oscurità percepì un riflesso argenteo che attirò la sua attenzione, proprio nel punto dove due pareti si incontravano.

Lucanus – Stefania Franchi

Si avvicinò guardingo, qualcosa di invisibile gli solleticò il viso, che fosse una specie di incantesimo?

“Mi sono fatto suggestionare da Lucanus, non c’è niente di cui aver paura”.

Ma come a volerlo contraddire qualcosa accarezzò l’ala, poi la zampa destra, infine il flessuoso torace, parevano fili fragili e invisibili, un po’ appiccicosi.

“Forse è il caso di tornare indietro” mormorò Aedes, ma quando fece per voltarsi si scorpì irresistibilmente imprigionato.

“Aiuto, qualcuno mi liberi” gridò spaventato “Lucanus aiuto”.

Ma Lucanus non rispose, era troppo lontano, in compenso i filamenti che lo tenevano prigioniero iniziarono a vibrare.

“Ma bene bene” un sussurro nell’oscurità “Cena a domicilio.”

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
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    Commenti

    1. Andrea Bindella

      Una storia fantasy molto divertente e originale. Non ricordo di aver mai letto le avventure di una zanzara! 😄
      Il LibriCK è scritto davvero bene ed è scorrevole la lettura. Bravo.

    2. Francesca Lucidi

      Ale… adorabile. Echi kafkiani, assurdità e stile contemporaneo misto a echi fiabeschi. Io ho solo l’ossessione per la punteggiatura dei discorsi diretti… ma questo te lo dirò in privato. Mi è piaciuto tanto: vivo, lontano dalla noia… originale sul serio. L’ho letto con facilità… e come introduci gli altri personaggi è molto nel mio stile. Ti stimo, lo sai.

    3. Giuseppe Gallato

      Davvero bella l’idea alla base di questa serie, che parte con un episodio scritto egregiamente! Una zanzara come protagonista… e che zanzara! Fantastico! 🙂 Chissà dove ci condurrai nei prossimi episodi. 🙂

    4. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, un incipit che ho apprezzato molto, scorrevole e ironico, un fantasy molto vicino alla realtà ma impreziosito da te con uno stile semplice senza rinunciare a colpi linguistici ricercati, il tutto colorato dalle tinte oscure da me adorate. Un’avventura dal sapore epico nonostante le “lillipuziane” dimensioni che certamente sarà in grado di intrattenere molte menti in cerca di fantasia e, ne sono convinto, anche di scontri non convenzionali😁! Bell’esordio e benvenuto, in attesa ovviamente delle prossime disavventure di Aedes e Lucanus😃!

    5. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, finalmente una tua serie. Come sempre il tuo approccio è originale e lascia spazio all’ironia e alla fantasia. Concordo con Vanessa, mi sono immedesimata nella zanzara. Mi sa che anche nei prossimi episodi ci trasporterai in un mondo tutto tuo, alla scoperta del micro cosmo che condivide con noi Dim-Hora 😀

    6. Vanessa

      o.o Oddio, per la prima volta nella mia vita, ho tifato affinché una zanzara vivesse. Ahahahahahah entrata in scena frizzante, mi piace! Sono curiosa di leggere il seguito. Sospetto che sarà un’avventura incredibile!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Heheheeh mi fa piacere che ti sia piaciuto, l’effetto che cercavo era esattamente quello