Un ragazzo alla porta

Serie: Al riparo dai sogni

PARTE PRIMA

Quando Francesca chiuse la libreria, si stupì di quel ragazzo esile e biondo che l’attendeva davanti alla porta. Avrà avuto tredici o quattordici anni. Inglobato dalla felpa oversize, portava jeans strappati e un cappellino rosso. 

“Sei tu Francesca Orsini?” le chiese. La ragazza annuì. “Pensavo di arrivare tardi, per via della scuola” continuò, quasi la conoscesse. Francesca serrò il lucchetto, notando invece che il tempismo era perfetto.

Da quando l’anziana madre del suo capo, il libraio Capponi, si era ammalata, toccava a lei gestire il negozio. Anche se lo faceva con piacere, dato che aveva sempre avuto la passione per i libri. 

Nei suoi ventisei anni di vita, ne aveva divorati a migliaia. Quando arrivava un nuovo romanzo, lei lo leggeva e scriveva una recensione, che poi appendeva al bancone e lasciava a disposizione dei clienti. Una figura interessante, quella della commessa-recensore, nata grazie al passaparola e a cui Capponi non poteva rinunciare. 

Sono Livio Giacchetti” si presentò, il suo interlocutore. E le tese una mano calda e asciutta. 

“Dimmi pure, Livio Giacchetti. Cosa c’è?” cercò di metterlo a suo agio Francesca. 

“Parlano tutti di te. Tu sei quella che racconta i libri. Ho pensato che forse potresti fare qualcosa per mio nonno.” Quindi il ragazzino si decise ad entrare nel vivo della questione. “Ecco, vedi, mio nonno da giovane ha scritto una storia. Però erano altri tempi e pubblicare era difficile. In famiglia vorremmo che lui potesse realizzare questo sogno.” 

“Non sono un editore. Sono una libraia” si affrettò a precisare Francesca, pensando che lui avesse preso un abbaglio, dato la sua giovane età. 

“Lo so” rispose Livio. L’imbarazzo, se possibile, crebbe. “Nonno è malato di Alzheimer. Non distingue più la realtà dalla finzione. Basterebbe andare in copisteria e fare stampare il suo libro. Per poi metterne alcune copie qui, in vetrina. Lui penserebbe di avercela fatta! E tu potresti scrivere una bella recensione. Ti pagheremmo bene, sai?” 

Francesca fu pervasa da un moto di tenerezza, nei confronti di quel ragazzino strampalato. Sulle spalle reggeva uno zainetto che dava l’idea di essere troppo pesante, eppure resisteva dritto davanti a lei, stoico.

“Lo farei volentieri, ma non posso. La libreria mica è mia!” obiettò. 

Livio la guardò sconsolato. In un gesto meccanico, si tolse anche il berretto. 

“Ti tengo d’occhio da un po’ e so che il proprietario viene di rado. Si potrebbe fare quando il negozio è chiuso. Sarebbe un bel regalo.” La giovane gli ribadì che avrebbe rischiato il posto. “Peccato, l’Ammiraglio Orioli avrebbe gradito tanto” disse Livio, mentre mesto si allontanava. 

“Cos’hai detto?” lo richiamò indietro lei. “È l’Ammiraglio Orioli tuo nonno?” Il ragazzino annuì, specificando che era il nonno da parte di madre. Lo stesso Ammiraglio Orioli che, prima di ammalarsi, veniva in libreria tutti i giorni e sosteneva le recensioni di Francesca, leggendole a voce alta. Entusiasmandosi per le sue capacità di scrittura. Lo stesso Orioli che si presentava con caffè e pasticcini. Un uomo innamorato della letteratura, che recitava a memoria i classici e amava la poesia. E che quando poi era sparito, le era mancato. 

Lei aveva cercato di avere sue notizie. Aveva temuto anche il peggio, dato che aveva passato abbondantemente l’ottantina. Per cui un guizzo nel petto le fece pronunciare una frase, tutta d’un fiato. 

“Per l’Ammiraglio Orioli, sì! Lo faccio gratis.” 

Livio s’illuminò. Goffamente le andò vicino e la cinse con le braccia, nella felpa informe. “Grazie!” disse con entusiasmo, il cappellino che gli era finito di lato. 

Francesca aveva bisogno di visionare quel manoscritto. Si accordarono quindi per vedersi nel pomeriggio a casa del ragazzino.

L’indirizzo che Livio le aveva fornito non era molto distante. Le restava il tempo di mettersi un po’ in ordine. Dopo avere mangiato un piatto di pasta che teneva in frigo e aveva scaldato al microonde, Francesca indossò un pullover rosa e dei jeans sbiaditi. Che combinazione erano anche il suo abbigliamento preferito. I capelli erano spettinati. Sul rossiccio, le arrivavano alle spalle. Li pettinò, senza tuttavia riuscire a domarli. 

Gli occhi erano il suo punto forte. Di un blu strano, intenso. A prima vista pareva un leggero strabismo, talmente erano particolari. Ma lei gli occhi li aveva dritti, potevano spiazzare per densità, proprio perché poco comuni. Si passò un generoso strato di rossetto. E in un lampo fu pronta ad inforcare la bici. 

Francesca trovò presto il palazzo in questione, nella zona vecchia della città. Ad attenderla c’era Livio. Che, nell’aprire l’uscio, si fece di lato come un piccolo uomo, per permettere a lei di passare.

L’appartamento dei Giacchetti era luminoso. Sulla poltrona accanto alla finestra, immerso nella consultazione di un tablet, non c’era l’Ammiraglio Orioli, come Francesca si era aspettata. Bensì un uomo sulla trentina, vestito in modo informale. Una tuta da ginnastica dava bella mostra di sé, su un fisico possente. Insieme a un paio di ciabatte orribili, di un colore amaranto decisamente non troppo giovanile. 

“Papà, lei è Francesca”, li presentò il suo nuovo amico. 

Il tizio in poltrona alzò lo sguardo. Aveva occhi piccoli, scuri; un naso importante e le labbra carnose. “Piacere, sono Alex” si limitò a dire. Alex fece accomodare Francesca sulla poltrona di fronte alla sua e iniziò a raccontare.                        

“Mio suocero ha dato segni di demenza già da qualche anno. Come fanno le persone anziane, che ricordano episodi avvenuti tanti anni prima e non le cose recenti.” Accennò a un sorriso: non era bello, forse però un tipo. “Quando mia moglie Paola, sua figlia, è morta, ha perso il contatto con la realtà.” Francesca sapeva di quanto un evento traumatico potesse nuocere a questo tipo di patologie. “Adesso lui ci riconosce a malapena. Ha ancora qualche sprazzo di lucidità, in cui ci chiede di Paola e ogni volta è uno strazio. Si rende conto che è morta e se ne dimentica subito dopo.” Un circolo vizioso senza uscita.

“L’Ammiraglio è sempre stato molto gentile con me. Veniva alla libreria Capponi, tempo fa. Mi raccontava dei suoi viaggi. Appoggiava le mie recensioni” disse Francesca, con sincera ammirazione. Fu Livio a intervenire, con fare contrito.

“Mio nonno amava la storia. Era un appassionato di Nelson, hai presente? L’Ammiraglio britannico più famoso di tutti i tempi? Per cui, gli amici gli avevano affibbiato quel soprannome. Ma non era ammiraglio.” 

Francesca li guardò impreparata a formulare qualunque tipo di giudizio. Quel vecchietto con lei era stato premuroso, aveva allietato le sue giornate. Non era capace di considerarlo un impostore. 

“Nonno era una brava persona” concluse Livio, per precisare.

E poi si mise a spiegare che le bugie del nonno lo avevano sempre incoraggiato. Quando accadeva qualcosa di brutto, tipo le malattie o i brutti voti a scuola, da qualche parte sbucava lui che, nelle vesti di Ammiraglio, cancellava la realtà. La depurava, sostituendola con una visione felice, dove tutto era possibile. Dove i sogni si realizzavano e ognuno poteva essere quello che voleva. Un tipo di esistenza “leggera”, al riparo da ogni tipo di bruttura.

“Nonno ha sempre tenuto tutti su di morale, con le sue storie. Adesso che ho trovato il suo manoscritto, vorrei fargli credere che è diventato uno scrittore famoso.”

“Lui dov’è?” chiese Francesca. Padre e figlio abbassarono lo sguardo.

“Purtroppo non abbiamo più potuto tenerlo a casa. Io lavoro in una palestra e Livio ha la scuola. L’Ammiraglio ha bisogno di cure. Si allontanava di continuo, si perdeva.”

“È a Villa Godiva” confessò Livio, dato che suo padre tergiversava. 

E Francesca pensò che se c’era un nome adatto per l’ospizio dell’Ammiraglio, di sicuro era quello. 

“Il romanzo di mio suocero è di poche pagine”, cambiò discorso Alex. “Un centinaio, appena. Così la tipografia potrà stringere i tempi.” D’un tratto girò verso di lei quel tablet che stava consultando. Era la fotografia di una bella donna mora, dal sorriso accogliente.

“Questa qui, stilizzata, sarà la copertina. È Paola.”

“Nonno ha intitolato il romanzo LA MIA PAOLA, ed è la storia di un padre che racconta tante favole alla figlia” intervenne Livio, provvidenziale.

“Certo, beh, in quel caso, mi pare una buona idea” concluse la libraia.

Alex le chiese di quante copie lei avesse bisogno e quando pensava che la finta presentazione potesse avere luogo. 

“Una ventina dovrebbero bastare” rispose Francesca. “Per quanto riguarda la data, devo vedere. Devo assicurarmi che Capponi non sia presente.”

Entrambi i Giacchetti annuirono. Poi Francesca spiazzò tutti. 

“Quando posso incontrare l’Ammiraglio?” chiese

Padre e figlio s’intesero con lo sguardo. E il più vecchio prese la parola.

“Villa Godiva è un posto libero, i parenti non hanno orari fissi. Dato che siamo tutti qui, perché non ci andiamo adesso?”

Quindi scesero a prendere la macchina, parcheggiata in strada. Quando Alex partì, a Francesca fu riservato il posto accanto al guidatore. 

Continua…


Serie: Al riparo dai sogni
  • Episodio 1: Un ragazzo alla porta
  • Episodio 2: Villa Godiva
  • Episodio 3: L’idea di te
  • Episodio 4: Ammiraglio, dove sei?
  • Episodio 5: “La mia Paola”
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    Discussioni

    1. Ciao Cristina, ma lo sai che stavo quasi per perdermi questa serie? Chissà perché ma durante la pubblicazione degli episodi tutti riportavano lo stesso titolo, così ho cancellato le notifiche, tutte uguali, ed ho tenuto l’ultima in attesa di poter leggere il librick. Adesso scopro che hai pubblicato una serie e quindi ho cominciato il primo episodio, che devo dire promette bene. Alla prossima.

      1. Ciao Ivan. Hai ragione! All’inizio avevo fatto forse un po’ di casino. Poi però ho capito come funziona per la serie. Grazie e buona lettura 😊

    2. Che bello questo inizio, la figura dell’ammiraglio, di cui per ora abbiamo solo sentito parlare, me lo sto immaginando a metà strada tra don chisciotte ed il protagonista di Big Fish. La sua figura ha qualcosa di poetico e di tenero.

    3. “Tu sei quella che racconta i libri”
      Che bella questa frase! In poche parole, apparentemente semplici, ma evidentemente ben scelte,descrivi un personaggio ed il suo amore per i nostri amici libri!

    4. Sono molto contento di aver iniziato la giornata con questa storia, mi ha riempito il cuore di dolcezza.
      Al di la del bello stile e della dolcezza dei personaggi, la storia mi ha molto colpito, seppur semplice sfiora la poesia.

      1. Non so come ringraziarti, Alessandro. Commenti come i tuoi fanno venire la voglia di continuare a scrivere. Un saluto.

      1. Ciao Dario, sono molto felice che ti sia piaciuto. L’Ammiraglio è un personaggio un po’ particolare. Credo sia il protagonista assoluto, eppure non parla mai e si delinea attraverso i racconti degli altri. Per cui, bene che ti abbia colpito! Grazie infinite, per la tua lettura e attenzione ?