Amore mediterraneo

Messina, 1571.

Il sole era alto quando Maria si ritrovò travestita da soldato spagnolo sulle rive del mare, pronta ad imbarcarsi in una delle Galere alla volta del Mediterraneo, per affrontare a fil di spada il nemico Ottomano. Ma in realtà, la sua speranza era un’altra. Aveva ingannato, sfruttando la propria bellezza, un vero soldato spagnolo pur di ottenere la sua armatura e camuffarsi, e tutto ciò per amore, un sentimento provato nei confronti di un moro conosciuto anni prima. Dai suoi occhi traspariva tutta la sua tristezza, ma anche una determinazione mai posseduta. Era davvero pronta a tutto, pur di rivederlo. Persino accogliere la morte, se fosse stato necessario. E mentre era giunta l’ora di salpare, con la brezza che le sfiorava appena i lembi scoperti del volto imprigionato nel suo elmo, i suoi ricordi vagarono tra le braccia del suo Jossef. Il loro incontro, certo, non fu ordinario, visto che i rapporti tra Mori e Cristiani non erano tra i più semplici.

***

Ed infatti, cinque anni prima, fu solo grazie all’azione di alcuni pirati islamici sulle coste siciliane che, dopo una bella baraonda nel bel mezzo della notte, le permisero di conoscerlo. Maria finì vittima di uno dei soliti saccheggi, e venne imbarcata come qualsiasi merce sulla nave dei corsari, e tra quei pirati, vi era proprio Jossef. Era incatenata nella stiva quando l’uomo la vide per la prima volta. Lei era stranita e disorientata, appena sradicata dalla sua terra natale, ma il corsaro, con grande tranquillità, le si avvicinò, porgendole un bicchiere d’acqua. Poi la fissò accennando un sorriso, mirandola da capo a piedi.

“Prendi un po’ d’acqua. Avrai sete, e forse, anche timore. Ma non temere, non ti faremo del male.

Nonostante le catene, Maria riuscì comunque a bere. Ne aveva bisogno. Quell’esperienza, nuova quanto terrorizzante, le aveva persino seccato la gola. Gli odori forti e nauseanti di quel sudicio luogo le aveva intasato le narici, avvertendo una sensazione opprimente al petto che la soffocava. Tremava di paura, più che dal freddo, visto che il mare conveniva affrontarlo d’estate, soprattutto il Mediterraneo, e i pirati Mori, questo mare in particolare coi suoi capricci, lo conoscevano bene.

“Cos… Cosa ne… far… farete d… di me?

L’uomo cambiò espressione, fissandola seriamente.

“Tu sei una schiava adesso. Quelli come te finiscono nei nostri cortili comuni, a condividere poco spazio con gente lurida, tra la sporcizia e il rischio di epidemie. Quelli come te lavoreranno senza sosta servendo la dura mano dei padroni…

“No… vi… vi prego…

Le lacrime piene di tristezza bagnarono le luride catene che la imprigionavano, e Maria abbassò lo sguardo facendo cadere i suoi lunghi capelli biondi, come una cascata d’oro scivolata in una buia terra nel cuore della notte. Ma l’uomo sembrava implacabile.

“Mi spiace. Sarai di certo ceduta ad un ricco commerciante, o magari, bella come sei, potresti colpire il cuore di un Pascià… Sarebbe una bella fortuna per te… Comunque, eccoti anche del cibo, e non pensare al tuo destino… nemmeno io so quello che ti accadrà quando giungeremo ad Algeri…

“No… vi prego… non… lasciatemi da sola…

Maria, con le lacrime ancora negli occhi, lo supplicò tra i singhiozzi.

“Non posso…

“Ve ne pr… prego… qual è il vos… vostro nome?

Da quel momento, Jossef e Maria si conobbero sempre di più, nonostante gli impegni da marinaio dell’uomo, e il carattere distaccato del corsaro venne alleviato dalla dolcezza e dalla fragilità della donna. Giunti ad Algeri, Jossef fece di tutto per convincere il proprio comandante, il kapudan Tarik, a lasciar libera Maria. Ma non ci riuscì. La donna finì tra le grinfie di un vecchio e grasso mercante islamico, un certo Khalid, costringendola a duri lavori domestici e persino a prostituirsi. In quei mesi di vessazioni, Maria aveva cercato in tutti i modi la fuga, e persino tentato la via della morte, ma fu solo un raid notturno del suo Jossef, assieme ad alcuni amici, a donarle la libertà. Khalid non solo perse la sua schiava prediletta, ma anche tutte le sue ricchezze e la sua splendida residenza, data in pasto alle fiamme prodotte dalla rabbia del corsaro.

***

L’inverno era ormai alle spalle, e una nuova stagione di razzie ed incursioni stava giungendo. Jossef doveva riprendere il mare, ma la sua amata Maria non poteva salpare con lui. Poco prima di riprendere la via del Mediterraneo, i due innamorati si scambiarono un bacio appassionante ed infuocato, come se non ci fosse un domani. I loro sguardi, languidi e sudanti, si scambiarono lacrime intrise di gioia e dolore, colorate dal rosso-passione delle guance e dal verde-speranza del vestitino di Maria. Ma la notte portò ancora la sventura nel cuore della donna. Il nido d’amore venne violato da alcuni uomini incappucciati, trascinando Maria su di una nave dove, ad attenderla, vi era una sua vecchia conoscenza, il vecchio Khalid.

“Tu!? Cos’altro vuoi da me? Lasciami in pace!” esclamò la donna, trattenuta da un paio di manigoldi. Nonostante le lacrime, quelle parole sembrarono veleno sputato dal più letale dei serpenti. Khalid si avvicinò e la schiaffeggiò brutalmente. Sorrise sadicamente, quasi con la bava tra le sue labbra raggrinzite.

“Tu sei la mia sgualdrina, adesso verrai con me a Tripoli, così nessuno ti ritroverà, nemmeno quello stupido pirata!

L’urlo di sofferenza della donna si mischiò con la tetra risata di Khalid. La luna stava quasi per dare il passo alle prime luci dell’alba quando, all’improvviso, alcune navi cristiane dettero l’assalto alla nave di Khalid, e i Crociati la saccheggiarono e tagliarono la testa del vecchio, che melanconicamente finì ai piedi della donna da poco violata spietatamente. Ebbe il tempo di sputargli addosso, con ira e violenza, prima di essere portata via. Tornata in Sicilia, cercò di riconquistare l’affetto dei propri cari, ma invano.

“È una di loro!

“Adesso ama Allah!

“Chissà quali malattie ha preso tra gli infedeli!

Questo dicevano, nonostante Maria negasse ogni loro illazione. Alla fine, per vivere, fu spinta a vendere il proprio corpo, senza mai dimenticare il suo Jossef. E quando conobbe Alejandro, un soldato spagnolo pronto ad imbarcarsi per una guerra contro corsari barbareschi e Turchi, nella mente di Maria scattò la folle idea. Dopo giorni di navigazione, e di non facili tentativi di celare la propria identità, Maria udì gli squilli di trombe e i rulli di tamburo, mentre i vessilli dei Cristiani vennero issati alte nel cielo. Le vele dei turchi erano ormai vicine. La battaglia era prossima.

7 ottobre 1571. Lepanto.

Maria ben presto si trovò di fronte ad un vero e proprio massacro. I boati dei cannoni delle navi furono solo l’anticamera di una cruenta battaglia, svoltasi proprio nelle imbarcazioni arrembate, e tra il fuoco di archibugieri, balestrieri e arcieri, Maria impugnò coraggiosamente l’elsa della propria lama. I ricordi degli insegnamenti di Jossef con la scimitarra le furono utili per incrociare la propria determinazione con quella dei turchi, anche se le goffe schivate rischiarono spesso di farla capitolare. Il caldo all’interno del suo corpetto corazzato si fece ben presto sentire, mentre i suoi occhi fissavano quelli degli avversari nel tentativo di scovare quelli dell’amato. L’odore acre della polvere da sparo aveva ormai intasato l’aria, ed il cielo ben presto venne coperto dal fumo delle navi infuocate, destinate a colare a picco. Maria trovò un ostico avversario, e la forza del suo cuore faticò a contrastare la foga del turco. Mentre le lame dei due schioccavano furiosamente, Maria perse il proprio equilibrio, un attimo ove il turco era pronto a mozzarle il capo con la scintillante scimitarra, ma la donna, quasi senza fiato, riprese la propria lama e contrastò il colpo mortale. Poi il sibilo di un dardo letale colpì alle spalle il turco, e Maria dette il colpo di grazia ferendolo al petto. Il sangue del nemico attraversò rapidamente la lama della sua spada, e il corpo, ormai esanime, si accasciò proprio sulla donna.

“L’ho fatto! L’ho ucciso!

Liberandosi della carcassa, l’adrenalina s’impadronì del suo cuore, gettandola ancora nella mischia per affrontare altri avversari, finché una strana sensazione avvolse il suo corpo. Sentì raggelarsi, le forze la abbandonarono senza un apparente motivo. Quando abbassò lo sguardo, vide la lama ricurva di una scimitarra penetrarle il ventre, e il suo sangue riempì velocemente la sua armatura. Il sapore del sangue inondò le sue papille, e gli occhi morenti di Maria mirarono il suo boia con le ultime forze, e fu allora che vide gli occhi profondi e penetranti del suo amato Jossef.

“A… Amor mio… sei… tu…!?

Nonostante il caos, Jossef udì la voce della donna, non con le orecchie, ma col suo cuore.

“Ma… Maria!? No! No! Non è poss…

L’uomo non disse altro. Venne trafitto alle spalle da un Cristiano. Accasciandosi con la sua amata, le tolse l’elmo, e con l’ultimo sospiro, la baciò per l’ultima volta, nel bel mezzo del frastuono provocato dalla Croce Cristiana e la Mezzaluna Musulmana.

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Commenti

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio, soprattutto per l’apprezzamento riguardante la complessità del periodo storico! Grazie ancora!!!

  1. Giuseppe Gallato

    Ciao Tony, racconto tanto bello quanto crudo: una storia che mi ha coinvolto moltissimo. Trovo degna la chiusura con la significativa frase “dalla Croce Cristiana e la Mezzaluna Musulmana.”. Sinceri complimenti! 🙂