Analista.

Oggi ho finalmente preso coraggio e sono andato dal dottore.

«Le parole assumono un significato diverso per me.»

Mi guarda perplesso mentre gli sporgo il kindle. Evidenzia la parola e ne legge la definizione con la sua bella voce da basso naturalmente priva di inflessioni geografiche.

«A me sembra tutto a posto.»

É un uomo intelligente, lo capisco dai capelli spettinati e lunghi, dalla sua barba non troppo curata e dagli occhiali spessi. Il viso è cotto dal sole della montagna. Cammina e pensa, poi si ferma e legge, quindi cammina e legge. Credo si dedichi alla saggistica scientifica e poco alla narrativa, un po’ perché la ritiene inferiore ma anche perché l’immedesimarsi in un personaggio lo inquieta. Forse ne è consapevole e riconosce questo suo limite, sì, è un uomo intelligente e deve avere sofferto, solo non mi è ancora chiaro quando o per quale motivo.  Mi riprendo il kindle e leggo a mia volta il vocabolario alla voce mattino.

«Momento più adatto al sacrificio o alla cucina sperimentale.»

Il dottore ride di gusto e io non apprezzo. Ride ora come riderà stasera con sua moglie mentre taglierà con naturale precisione chirurgica l’ovvia frittata di erbette, lei – sempre delicata – gli dirà di essere più comprensivo e lui si limiterà ad alzare le sue sprezzanti sopracciglia; quindi parleranno d’altro ma intanto continuerà a pensare che la sua battuta faceva ridere e che il convenzionale moralismo di sua moglie è ciò che più la frena (ciò che più li frena) dall’elevarsi intellettualmente.

«Inoltre dal barbiere nessuno parlava la mia lingua ma tutti si scambiavano notizie in inglese.»

«I beg your pardon?»

Ha una brutta bocca a causa di labbra troppo rosse e sottili.

«Da adolescente immagino lei abbia sofferto per via di quelle labbrucce.»

I suoi occhi si spengono immediatamente. Colpito e affondato. Mi alzo e lascio la stanza, comportandomi come se lui non fosse mai esistito.

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