Andai a pesca

Andai a pesca e l’ombra che vidi riflessa nell’acqua non mi piacque neanche un po’. Allora cercai di analizzare da cosa potesse essere dipeso. Forse dal fatto che ero sempre stato un marito fedifrago e un padre assente? Che poi, chi non lo è? Chi non approfitta della sua posizione di potere per indurre una qualche signorina sprovveduta ad indugiare fino a tardi la sera, quando chiudono gli uffici, nella speranza di ottenere una promozione? E come si fa a non potersi permettere tutto quel che si desidera? Una bella macchina, dei vestiti firmati. Non è retorica. Per stare al mondo occorrono soldi, che si possono fare solo lavorando tanto (sui mezzi illeciti, meglio qui sorvolare). Quindi, come essere presenti alla partita di pallone di tuo figlio, o al saggio di danza della principessa di casa? Si lavora per garantire loro un futuro, logico privarli della propria presenza.

Ma forse neppure queste furono le ragioni. Ero un uomo sulla quarantina, di bell’aspetto, consapevole di essere aitante. Andavo in palestra due sere a settimana e, una terza, giocavo a tennis. Potrà mai la bellezza essere una colpa?

D’accordo, in passato mi ero appropriato di denaro non mio, soffiando un affare a un collega, ma chi non lo avrebbe fatto? E, da ragazzino, con un amico provammo a guidare l’auto di papà e investimmo una vecchietta. Finì in ospedale, quante storie. Si fece poi mica così male! La vidi circolare, viva e vegeta, per molti anni ancora. Papà ci coprì, e io gliene fui per sempre grato.

Rifiutai di avere un figlio, e di questo un poco me ne vergogno, perché la segretaria di turno non era di mio gradimento. Non volli, all’epoca, rimanere legato a vita a una che sapeva a malapena scrivere il suo nome e starnazzava quanto una gallina nel pollaio. Che voce orrenda, la sua!

E poi, va bene, feci dare una rata di sberle al tipo che si scopava mia moglie, solo qualche anno prima. So che finì su una sedia a rotelle, ma chi avrebbe fatto finta di niente? Di mezzo c’era l’onore.

Insomma, non fui uno stinco di santo, né mai pretesi di esserlo. Però restarci così male, per un’ombra riflessa… Finché capii. Lì, sul greto di quel fiume statico, con la mia canna in mano e l’esca penzoloni. L’ombra! Non era stato il sentore di un’immagine riflessa. C’era proprio un’ombra. Qualcuno si era materializzato in silenzio dietro di me e avrei potuto accorgermene subito, se non fossi stato così incentrato su me stesso. Avrei saputo voltarmi e vedere chi fosse, la persona che mi aveva seguito lungo tutto il sentiero, per poi sorprendermi alle spalle. Chi ce l’aveva con me, fino a quel punto? Invece, perso nelle mie elucubrazioni, avevo mancato il momento.

La katana discese sibilando nell’aria, colpendo non so nemmeno bene io quale vertebra. Il mio collo schioccò secco, come fanno i rami spezzati dal gelo. E la mia testa rotolò nella cuora, con un doppio guizzo, come potrebbe fare un grosso sasso che dall’alto rimbalza sul fondale, oppure un pesce che salta in cerca d’ossigeno per sfuggire all’arsura. La bocca aperta e le orbite spalancate a fagocitare alghe un tempo smeraldine. Mentre il corpo rimase sulla sponda, convulso e battente sotto gli ultimi singulti. Tutto imbrattato di sangue, il gilet da pescatore.

Il mio delitto rimase impunito: nessuno seppe mai venirne a capo. L’assassino non lasciò tracce. Oppure le lasciò, ma a qualcuno non convenne cercarle. Nella vita e nella morte, si è giusto quel che si semina. Per questo, dove sono adesso, nemmeno più mi lamento.

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Commenti

  1. Marta Borroni

    Mi piace tantissimo come giochi sul concetto i acqua specchio e riflesso e poi ombra che estendi come moralità di vita, il finale colpisce e a mio avviso è scritto davvero bene… BRAVISSIMA!!!

  2. Dario Pezzotti

    Ho sempre apprezzato gli antieroi. Le lucide riflessioni del protagonista, la sua follia nascosta. Un figlio della società moderna, che prova quasi sollievo in una miserevole fine. Bravissima, Cristina.

  3. Isabella Bignozzi

    Una giustizia muta e silenziosa ma immanente. Nelle mani di qualcuno che rimane a sua volta impunito (forse). Ma tanto si è giusto quel che si semina e almeno di fronte a ciò (meno male) siamo tutti uguali. Mi è piaciuto lo stacco piuttosto crudo tra le riflessioni e gli avvenimenti. Tagliente come l’arma del delitto.