Animale Libero

Serie: Solar Punk


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver svolto la prima prova, Reyno si prepara per affrontare la seconda, che si chiama "Animale Libero"

Ieri è iniziata la settimana dell’Animale Libero, una festa basata sin dai tempi antichi su una corsa dove si è inseguiti da una mandria di bestie rabbiose, modificate da alcune spezie dell’isola che per qualche oscura ragione li rendono demoniaci.

“Animale libero” è una prova che s’identifica in una corsa sfrenata, di ottocento metri, che parte dal santuario di Chang-Chano e termina in un vecchio anfiteatro, detta arena Whitman. La sola e unica variabile è che si è inseguiti da una mandria di tori assassini e misantropi.

La sfida esprime il senso di autodeterminazione nella solitudine: si è sempre soli quando la morte e le sue sorelle ci prendono di mira. L’unica soluzione è buttare il corpo in avanti, nel tentativo di ritardare l’inevitabile scopo della vita.

Il percorso della prova si snoda a Nord Ovest dell’isola, a circa una ventina di chilometri dal mio hotel, ed è riservata solamente a uomini di fede musulmana.

Secondo il piano, avrei dovuto smettere gli abiti del viaggiatore europeo e inserirmi tra i musulmani, gli unici e soli ammessi a questa prova. Nelle premesse contavo di farlo da solo, ma ora mi rendo conto ho bisogno della mia nuova guida: Al-Banna, un uomo che sulle prime mi è sembrato un tipo sia di bosco che di riviera, ma che risulta fondamentale per farmi mimetizzare tra i suoi simili.

Zaino in spalla, mi avvio verso di lui, circolando tra una fumana di monaci, mercanti, sacerdoti e mendicanti che ogni volta che mi fermo chiedono una pressante elemosina. Ma io sono uscito senza soldi, li ho finiti tutti ieri sera al Club India. Il portafogli nemmeno l’ho preso, sono qui solo per un sopralluogo.

I bacini d’acqua creano un ambiente più ventilato. Sento le onde del mare mosso in lontananza, come una voce femminile eterea che mi rimbomba dentro, un ripetuto suono naturale che abbraccia come un requeim del muezzim la cosiddetta Spiaggia della Tartarughe. Vedo fiumi e rivoli di persone che si addentrano con moto rotatorio nella fitta seta di ragno della festa. La raffica di una brezza mi costringe a rimanere sul posto. Dei magrebini stanno giocando a pallone, usando due pali totemici come porta. Il portiere lo riconosco subito, con i suoi capelli neri e arruffati. Grido: “Al-Banna, hey! My friend!”

Al-Banna si distrae e prende un gol in mezzo alle gambe.

Ieri sera abbiamo condiviso la stessa bottiglia di Yokoy al Club India, mentre ora gli chiedo informazioni riguardo alla prova.

“Il mio intento è quello di correre”, lo informo. “C’è una piccola necropoli dietro il mercato: e lì che risiede l’arena Walt Whitman, dove avverrà il confronto finale con i tori.”

Al-Banna guarda verso l’arena, di gusto arabo e danneggiata nel tempo da vari sismi. Si tocca il pelo sul petto, mentre io proseguo con il mio fare entusiasta e su di tono:

“Magari, potrei partecipare anche domani. Che ne pensi, puoi aiutarmi?”

Serie: Solar Punk


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Discussioni

  1. Le atmosfere mi riportano a P.Dick, persino le spezie per i tori . Questo capitolo in particolare mi piace molto e trovo la descrizione” I bacini d’acqua creano un ambiente più ventilato. Sento le onde del mare mosso in lontananza, come una voce femminile eterea che mi rimbomba dentro, un ripetuto suono naturale che abbraccia come un requeim del muezzim la cosiddetta Spiaggia della Tartarughe.” di un poetico incredibile. Mi hai trascinata nella tua visione. I tuoi racconti alternano la piccola prosa delle ‘formiche’ come direbbe Dick, a squarci di poesia e questo , a mio avviso, da un ritmo elettrico e non scontato; non è facile gestire un lessico simile.

    1. Ciao A., ti ringrazio molto. Sono un fan di K.Dick, non solo dei suoi libri ma proprio della sua persona, descritta molto bene nella biografia “Io sono vivo, vi siete morti”… Dick era californiano, altissimo, e amava cazzeggiare, cercando di trarre un divertimento all’interno di un genere superserio come la fantascienza. E’ l’altra faccia del cyberpunk, comparato al più serio Gibson. Mi ha colpito questa info che mi hai dato, sulla prosa delle formiche, c’è sempre da imparare ed è grandioso essere capiti, quindi grazie.

    2. Il l coraggio di ridere con ogni cosa e soprattutto di se stessi. Ridendo, si guarda oltre le prime impressioni sulle cose e sulle persone. Se considerassimo un genere troppo serio per essere usato nel cazzeggio, ne faremmo un dogma e, allora, che diavolo andremmo a fare nella letteratura, se non un triste propaganda di noi stessi? Un carissimo saluto.

  2. I tori indemoniati non me li perdo per nulla al mondo. In un certo senso questa prova e “sacra e giusta”, per una volta è l’umano a doversi parare le chiappe e non il toro (come nella Corrida)

    1. Svelerò il combattimento tra i tori nel prossimo episodio, dal titolo La via di Heming… thanx 4 supporting me M

    1. Grazie K, come dico sempre ai miei figli: se c’è anche solo una persona che apprezzi il mio intrattenimento, in qualche modo ho vinto

  3. Di nuovo esprimo il mio apprezzamento per uno scritto di David Di Guida. Evidentemente il suo scrivere mi è affine o, per essere meno formali e un pò più cittadino della mia tormentata Roma, mi “acchiappa”.
    Sono nuovo qui, cerco di comprendere il senso delle “serie” in senso narrativo, ed è una bella sorpresa scoprire come questi “flash”, anche a sé stanti, abbiano tutto ciò che serve per essere indipendenti. In effetti si reggono da soli.
    Non solo belle le immagini e il brillante spunto di fantasia, ma anche, direi soprattutto, alcune incursioni di “proiettili” poetici che, nella mia immaginaria corsa nella lettura, mi hanno fatto sentire uno “stomp” e solo dopo qualche secondo di ritardo hanno prodotto i loro effetti: un rallentamento disorientato, il respiro lento e affannoso, la mia mano tinta di rosso. Colpito.

    1. Grazie Roberto, non dovrei dirtelo ma il tuo commento verrà inserito nella mia agenda personale di romanziere. Serve a farmi capire che ho un valore nella scrittura, quando la metto in dubbio. E’ oro per me, grazie ancora