Anja

Serie: Dietro la scuola

  • Episodio 1: Anja
  • Episodio 2: Susann

La mia vita fa schifo. Fa schifo perché sono una farfalla informe, rinsecchita e con ali brutte e ritorte, senza alcuno scopo. Sono una creatura effimera, un’esistenza volatile che dovrebbe durare giusto un battito di ciglia, per poi estinguersi come un insetto arso dalle fiamme di una candela troppo luminosa.
     Sarà pure ciò che penso, ma non ho mai trovato la forza di abbandonare la vita. Le mie compagne di scuola, una in particolare, mi hanno sempre dato più e più suggerimenti su come farla finita, su come smetterla di essere così repellente. Usano sempre quella parola, però non ho mai capito cosa intendano davvero. Dovrei chiederglielo, magari domani avranno voglia di ascoltarmi, tra un pugno e uno spintone.
     Susann deve proprio avercela a morte con me. Cosa le avrò mai fatto? La diverte la mia salute cagionevole? Io suppongo le piaccia il viola, il colore ambiguo e un po’ astratto dei lividi. Ogni volta che mi maltrattano, Susann accorre il giorno dopo a controllare che il suo male sia germogliato in frastagliati fiori sulla mia pelle candida. No, mica le importa del mio stato interiore, macché; mi trascina in bagno, da sola, e mi alza la maglia, la gonna, mi spoglia e mi osserva: devo averli tutti i lividi, le ecchimosi, i graffi e i segni che lei ha tanto lavorato per lasciarmi. Quello che facciamo è morboso, da deviate, ed è colpa di entrambe. Ma mi piace. Faccio pena.
     In tutto questo, mio padre non si accorge di nulla. No, io credo che abbia scelto di essere cieco ai miei problemi. La mamma ci ha lasciati entrambi, come ciliegina sulla torta, e lui ha smesso di usare gli occhi per il nostro mondo. Ho spesso l’impressione che la veda ancora a prepararci la cena, a stendere i vestiti in giardino, a piegare la biancheria o ad aspettarlo a letto la sera dopo il lavoro. Rivive mia madre e io sono un riflesso su uno specchio sporco e incrinato: sono la sua copia mal riuscita, una storpiata visione della donna che lui ha amato e ama sino a star male.

L’autunno è meraviglioso. È la stagione ideale per me e Susann, per la nostra amicizia insalubre. Giusto una brezza, questo pomeriggio, ma è ciò che rende questo periodo piacevole: le maniche lunghe coprono sino ai polsi, i pantaloni nascondono cosce e polpacci smagriti, i piedi sono infagottati in scarpe chiuse e allacciate con nodi fittissimi. Sono una mummia. Temo che mummia non renda bene l’idea; sono un pacco regalo, ecco.
     «Agata stava esagerando,» le parole di Susann sono materne. Ho la pelle d’oca, è raccapricciante ciò che sono arrivata a fantasticare. Spero solo che l’imbarazzo non decida di darmi un colorito troppo vistoso. «Le ho chiesto di smetterla di importunarti. Va bene tutto, ma le ustioni sono tabù e lo abbiamo sempre detto.»
     «Fumi anche tu?» certo, per carità, è la domanda più pertinente, no? Quella giusta da fare. «Fumi, Susann?» insisto. Lei è sovrappensiero. D’un tratto il verde dei suoi occhi mi irradia, come una tempesta di foglie in una primavera ormai lontana. Le labbra le tremolano appena, ho paura che se parlasse adesso finirebbe per balbettare: succede spesso, di recente.
     Scivola sulla panca su cui siamo sedute nel parco dietro il plesso scolastico. «Mi fai vedere le gambe?» sussurra con un filo di voce. Non passa mai nessuno da qui, tantomeno i giardinieri e gli inservienti. I rovi potrebbero prender vita e mangiarci. Mi preoccupo sempre delle cose sbagliate, temo. Susann ha un aspetto molto più famelico di un paio di viticci lasciati crescer troppo.
     «Cosa c’è da vedere?» indietreggio. Anche questo è insolito.
     «Voglio sapere se i lividi stanno sbiadendo.»
     «Non sbiadiscono mica se ogni giorno ti impegni per farne apparire di nuovi,» la rimprovero, e lei si paralizza. Ehi, non sarà che le parti si stanno invertendo? D’accordo, è ancora lei quella che picchia, ma adesso è docile come una gattina e si lascia bacchettare. Che diavolo succede?
     «Hai freddo, Anja?» mi chiama per nome solo quando siamo sole. Quant’è bello.
     «Non troppo. Ti dispiacerebbe se mi venisse la febbre? Lo sai, col sistema immunitario che mi ritrovo, un’influenza potrebbe mandarmi all’ospedale!» non fa eco alle mie risate. Piuttosto mi fissa, occhi vuoti come se un fantasma le stesse danzando davanti. «Ti piacerebbe vedermi indifesa a letto, Susann? Stordita da farmaci e febbre alta? Chissà quante crudeltà potresti perpetrare senza che me ne possa neppure rendere conto.»
     «Smettila…» boccheggia. È adorabile.
     «Hai paura che potresti uccidermi?» insisto. C’è sempre stata questa sottile differenza tra noi: lei usa le mani, io la bocca. In un modo o nell’altro dobbiamo lacerare il sottile tessuto che protegge le nostre anime. Sarò io, ma pare che le parole, anche se non lasciano segni visibili, siano molto più efficaci nel recidere la carne.
     «Devo andare a casa, mia madre vuole presentarmi il suo nuovo compagno,» Susann lascia la panca. Un sussurro di vento scuote le fronde e una tempesta di petali arrugginiti dalla stagione ci abbraccia in un vortice colorato.
     «Ti aspetterò qui anche domani.»
     «Dovremmo smetterla, Anja.»
     «No, perché? È piacevole.» Sogghigno. Gradirei molto che registrasse la mia voce per farmela riascoltare: come suonerà alle sue orecchie?
     «È da maniache.»
     «Da che pulpito!» una nota di nervosismo si infila tra le mie parole. Mi ostino a far finta di essere normale: che idiozia.
     «Domani non verrò, Anja.»
     Ho senz’altro capito male. Si sta alzando il vento, le foglie scosse disturbano l’udito: ho sentito male, per forza. «Puoi ripetere?»
     «È finita, Anja. Sei libera, ok? Niente più molestie, niente agguati e nulla del genere. Agata e le altre smetteranno anche, puoi fidarti. Fatti delle amiche.»
     «Amiche in questa scuola? Scusa, non sarebbe meglio se mi mettessi con un ragazzo? Avresti dovuto consigliarmelo tu, sarebbe stato da manuale.» Voglio piangere. «Cosa c’è? Ti farebbe infuriare la coscienza che un maschio sarebbe capace di ferire l’unica parte su cui non puoi infierire?» Voglio urlare. «Magari non è che non puoi, magari è solo che non vuoi. Scommetto che una sadica come te saprebbe escogitare un sistema per violare una povera ragazzina come me.»
     Arriva. È un pugno? No, è uno schiaffo. Non brucia. Perché? Susann piange, è sorprendente che ne sia capace. Sbiadisce, lenta. Volta l’angolo in fondo al vialetto e mi lascia qui.
     Voglio morire.

Serie: Dietro la scuola
  • Episodio 1: Anja
  • Episodio 2: Susann
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    Discussioni

    1. “Un sussurro di vento scuote le fronde e una tempesta di petali arrugginiti dalla stagione ci abbraccia in un vortice colorato.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    2. Cavolo. Non è facile commentare, perché non è facile il racconto.
      Hai reso molto bene tutta l’ambiguità di un rapporto insano, distruttivo, ma allo stesso tempo desiderato da Anja, un bisogno fisiologico. Quei lividi le feriscono il corpo, ma le alleviano lo spirito, creando però una pericolosa assuefazione che può innescare una spirale discendente…
      Corro a leggere il secondo brano.

      1. Ricordo molto bene questa miniserie. La scrissi con piacere ma anche con un pizzico di difficoltà. Una volta credevo di esagerare ed esasperare delle situazioni come questa, ma più passa il tempo e più sono convinto che la realtà abbia più fantasia di quanta ne abbiamo noi.
        Grazie per avermi letto. 🙂

    3. “Sarò io, ma pare che le parole, anche se non lasciano segni visibili, siano molto più efficaci nel recidere la carne.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

      1. Non è proprio sindrome di Stoccolma, ma possiamo definirlo un rapporto insano, questo sì.
        Grazie per avermi letto! 🙂

    4. “Cecilia” era da 12 esatti, se non ricordo male. 😛
      La verità è che sto lavorando a progetti grossi, e tra quello e il lavoro ho poco tempo per le storielle. 🙁
      Comunque, qualche idea carina da parte l’ho messa, quindi mini-serie ne usciranno, ogni tanto.

    5. Giovanni sono contento che tu abbia avviato una nuova serie, che mi appare, fin da questo primo episodio, basata su un’impalcatura di equilibri psicologici ai limiti dello scandalo e del comune senso del pudore. Mi piace molto il tuo stile (ma questo credo di avertelo già detto), pieno di sottintesi e di premesse e preamboli da intuire. Ti saluto in attesa di nuovi episodi. A presto.

      1. Ciao. Ti rattristerà sapere che la serie ha solo due episodi. Ho deciso che per il momento non scriverò più serie oltre i tre episodi, massimo cinque se proprio c’è tanta roba da dire.
        Questa, in particolare, è nata dallo stravolgimento di una trama più “semplice e classica” e ho scelto di farla solo di due episodi per dei motivi che saranno comprensibili con l’uscita del secondo episodio.
        Per quanto riguarda lo stile: in questo genere di racconti mi sento più libero, difatti ho scritto entrambi gli episodi in un’unica sessione. Restare sempre sul limbo, tra ciò che è politicamente corretto e ciò che non lo è, è una delle cose che mi motiva 🙂

      2. Anche se si tratta di una mini-serie di 2,3 o 5 episodi è pur sempre una serie e quindi mi piace perchè ha una struttura più articolata. Per una da 10-12 episodi aspetteremo! 🤣