Approdo dei Salici

Serie: Gli Occhi del Drago


Rimasta orfana, la piccola Diana si affida all’Erborista per realizzare il suo più grande desiderio. Essere una bimba normale. Assieme a Lenore e ad Akira intraprende un lungo viaggio che mette alla prova il suo coraggio: la meta è vicina, Histora si profila all'orizzonte

Una volta raggiunta la pianura il percorso si rilevò più agevole. I pneumatici del falco delle sabbie si adattarono al fondo erboso, fendendolo al pari di un mare color smeraldo.

Dopo aver dato le spalle ad Akira, Diana si inginocchiò sul sedile passeggeri e si affacciò al finestrino posteriore. Senza la protezione dei vetri il vento le accarezzava il volto, una sensazione piacevole che accolse con gioia dopo il caldo patito; il refolo che le sfiorò le guance era fresco.

Il panorama che l’abbracciò le trasmise una sensazione di pace profonda, quasi le suggerisse che il peggio era passato. Non c’erano alberi in quell’immenso verde, solo steli d’erba che le parvero alti quanto lei. Immaginò di correre libera, le braccia aperte come ali, fingendo di essere una rondine.

Riuscì a sentire l’odore dell’erba bagnata dalla rugiada e si chiese come fosse possibile. Cercò dentro di sé la risposta, attingendo a quanto aveva appreso ascoltando le chiacchiere dagli adulti. Stava cambiando, gli Occhi del Drago non erano una maledizione ma solo il riflesso di una realtà che le risultava ancora difficile da comprendere.

Ad Aurona la sua era stata una vita semplice. A quel tempo non aveva mai riflettuto sulla natura del sonno che la coglieva d’improvviso: mamma non vi aveva mai dato peso, spronandola a riposare quando ne sentiva l’esigenza. Diana si ritirava nella sua cameretta, lasciando fuori della porta ogni stimolo esterno.

Al contrario, da quando si era messa in viaggio non era mai stata completamente sola: aveva trascorso gran parte del tempo dormendo, mentre attorno a lei si consumavano drammi e deciso della vita di tutti loro. Da principio aveva pensato che i suoi fossero sogni, poi aveva compreso che quanto percepiva era reale. Mentre il suo corpo trovava ristoro e recuperava energia, la sua coscienza era presente: aveva appreso le verità che mamma le aveva taciuto per proteggerla.

Distolse lo sguardo dal finestrino, girando il capo per intercettare lo sguardo di Lenore. Si era spostata in avanti per lasciarle spazio e Diana abbassò le braccia imbarazzata. L’Erborista ammiccò, facendole comprendere che in realtà non le dispiaceva stare addosso ad Akira.

Diana pensò che quei due fossero strani. Si piacevano, l’aveva capito perfino lei che di queste cose non sapeva niente, ma non perdevano occasione per fare gli antipatici. Sospettò che sarebbe riuscita a risolvere quel mistero solo da grande.

Lenore le indicò il parabrezza, invitandola ad avvicinarsi. Diana si rimise composta, sporgendo il busto per seguire con lo sguardo la direzione della sua mano. Il mezzo al verde iniziava ad intravedersi una strada, seppure sterrata. Aguzzando gli occhi notò che all’orizzonte si stava profilando la sagoma di un piccolo abitato.

«Approdo dei Salici.» Lenore abbassò il braccio. «Deve il nome ad un’antica leggenda.»

Diana fissò l’Erborista, speranzosa, ricevendo in risposta un sorriso divertito. Non ebbe bisogno di sollecitare Lenore, la ragazza si accomodò accanto a lei per narrarla.

«All’Inizio dei Tempi queste terre erano governate da giganti; erano gentili e vivevano in armonia con la razza umana. I Re erano guerrieri noti per la loro forza e abilità nel combattimento, perfino i draghi si tenevano lontano da loro. Purtroppo, con il trascorrere dei secoli la loro razza si fece sempre meno numerosa.

La Regina, una potentissima maga, formulò un incantesimo in grado di consentire loro di proteggere il popolo anche dopo la morte. Amava gli umani e non desiderava lasciarli in balia del nemico.

Al momento di dare loro sepoltura i giganti venivano portati sulla sponda del fiume: di notte, il loro corpo mutava forma trasformandosi in un maestoso salice che affondava le radici nel luogo tanto amato. Ancora oggi si ergono come mute sentinelle, pronte a intervenire in caso di pericolo.»

La voce di Akira ruppe l’incantesimo.

«Non conoscevo questa leggenda; è un peccato che conoscenze come questa siano confinate nell’oblio.»

Diana era d’accordo con lui. Timidamente, diede voce al suo pensiero. «Lenore, perché non le racconti tu? Potresti scrivere un libro.»

L’Erborista si strinse nelle spalle. «Esistono testi e testimonianze raccolte nella Torre della Magia e in quella della Sapienza. A Histora si conservano le memorie del passato, anche se solo gli eruditi possono accedervi.»

Diana scorse Akira scuotere il capo.

«Non lo ritengo corretto. Condivido la necessità di proteggere il sapere magico, un’arte in grado di portare distruzione se utilizzata in modo scorretto. Ma il passato è eredità di tutti.»

«Il passato porta con sé venti di guerra.»

Diana percepì nettamente lo scambio di energia fra i due adulti: comprese che quel sottinteso apparteneva solo a loro.

Preferì cambiare discorso.

«Com’è Histora?»

Fu Akira a risponderle.

«È difficile da descrivere, diversa da qualsiasi altro luogo. Non la visito da un paio d’anni, se non si attraversa il deserto è piuttosto distante. Per arrivarci è necessario percorrere tre stati con relativi impicci burocratici; uno Shishi-Ka in viaggio genera sempre parecchio scompiglio.»

Akira sembrò rabbuiarsi per alcuni istanti, ma quando ritrovò voce il suo tono suonò allegro.

«Ti piacerà, Topolino. Ne sono certo.»

Gli occhi di Lenore brillarono come quelli di una bambina. «È una città magica! È attraversata da una fitta rete di canali, le persone si spostano da una parte all’altra grazie a delle imbarcazioni affusolate simili a grandi canoe bianche.»

Diana diresse lo sguardo sull’Erborista, pendendo dalle sue labbra.

«Ricordi la mappa che Akira ti ha fatto vedere prima della partenza?»

Diana annuì.

«La città di Histora ha una forma irregolare, somiglia a quella di una stella marina. In corrispondenza di ogni punta sorge una Torre: Magia, Ingegno, Sapienza, Arti e Medicina. Non ci sono strade, solo immensi giardini e parchi alberati: le persone che scelgono di spostarsi a piedi lo fanno utilizzando delle passarelle sopraelevate.»

«Perché?» A Diana quella soluzione parve strana.

«Lo scoprirai.» Lenore ammiccò con fare misterioso, alzando e abbassando le sopracciglia.

Diana rise, emozionata e ansiosa di vedere di persona tutte quelle meraviglie.

«Giovani Signore, siamo giunti a destinazione.»

Al richiamo di Akira rivolsero l’attenzione alla strada. Si era fatta più ampia e l’abitato aveva preso forma: gli edifici erano di un solo piano, di forma quadrata. Le facciate erano in pietra a vista, bianchissima, ma non fu questo ad attrarre l’attenzione di Diana. Il tetto, piatto, ospitava un giardino. Alzando lo sguardo riuscì a scorgere piccoli arbusti fioriti i cui viticci affusolati scendevano lungo le facciate: le parve strano e meraviglioso.

Il Ka non manifestò difficoltà nello scegliere la via corretta; pur senza fretta, guidò con la sicurezza di chi conosceva l’abitato. Mentre attraversavano la cittadina Diana osservò ogni cosa con estrema curiosità. Le strade erano animate, allegre: all’incrociare il cammino con quello di un’altra persona, uomini e donne sollevavano la mano per toccarsi la fronte in un buffo saluto.

Un particolare fra tutti la colpì.

«Sono altissimi!»

«Uhm…» Le spalle di Akira si strinsero leggermente. «Hai ragione. Non avevo mai riflettuto sulla cosa. Non è facile incontrare un abitante delle piane in altre regioni, ma quando accade è impossibile non notare la sua presenza.»

Diana fu lesta a trarre le sue conclusioni. «Forse sono gli eredi dei giganti. Come io lo sono del Drago.»

Il Ka volse il capo all’indietro, scambiando un rapido sguardo con Lenore.

L’Erborista ridacchiò. «Chissà…»

Akira tornò a concentrare l’attenzione sulla guida, seguendo la strada principale. Al diradarsi degli edifici la natura prese nuovamente il sopravvento. Diana notò che a differenza della pianura alcune macchie boscose accompagnavano il loro viaggio per lunghi tratti. Percorsero parecchie miglia prima che il Ka annunciasse l’approssimarsi della meta.

«Laggiù sorgono le Sentinelle.»

Diana iniziò a intravedere le chiome degli enormi salici profilarsi. Poco alla volta la vista si fece più chiara e riuscì a individuare il fiume. Descriveva una curva sinuosa, velata da quegli alberi secolari. Il riflesso dell’acqua toccata dal sole trapelava dai rami chini, luce nell’ombra.

Si accorse di essere rimasta a bocca aperta solo quando sentì la saliva bagnarle le labbra: la richiuse subito, imbarazzata, sperando di non essere sembrata sciocca. Lenore non sembrò dare peso alla cosa, quasi non avesse notato nulla.

Akira svoltò in direzione di un ampio sterrato, dove sorgeva un edificio simile a quelli che aveva visto ad Approdo dei Salici. Oltre la struttura, la strada scompariva in favore di un ampio pontile di legno chiaro che giungeva fino alla sponda del fiume.

«Dobbiamo scendere qui.»

Il Ka lasciò il veicolo per avvicinarsi ad un uomo che era uscito dalla costruzione.

Diana si sentì afferrare la mano da Lenore; una volta all’aperto la tenne ben stretta, decisa a trascorrere quanto più tempo possibile in sua compagnia.

L’Erborista la condusse in direzione del pontile vero e proprio e Diana riempì i polmoni d’aria: possibile fosse più frizzante? Le sembrò che la presenza dell’acqua avesse il potere di mutare la qualità dell’etere.

«Allora, Topolino, sei pronta a iniziare la tua nuova vita?»

A Diana parve che Lenore le avesse letto nella mente. Quando sollevò gli occhi le sorrise, sicura: finalmente poteva realizzare il suo sogno.

«Sì.»

Serie: Gli Occhi del Drago


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

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Discussioni

    1. Ciao Dario. La terza stagione non regalerà molte scene d’azione, ma prometto che parecchi misteri avranno finalmente una risposta. I personaggio prenderanno la parola a turno, ogni episodio avrà una voce diversa ;D

  1. Un fantasy in piena regola, la rappresentazione che fai della città di Histora, a forma di stella marina con le torri della conoscenza vale solo di per sé la lettura. Mi ha fatto venire in mente questo brano la storia della dea Inanna in Mesopotamia, tramite tra il mondo umano e quello superiore, dove un tempo tutti gli umani avevano accesso alla completa conoscenza.
    Brava.

    1. Ciao Bio, sono contenta che questo episodio ti sia piaciuto 😀
      Amo il fantasy; da quando sono approdata su Edizioni Open mi sono scostata dal classico per scrivere soprattutto urban o distopico. Probabilmente è perchè ho la testa sulle nuvole e preferisco i “miei” mondi a quello reale. Grazie davvero per aver apprezzato.

  2. Io non conosco tutta la serie ma questo episodio mi è piaciuto molto. Molto bella e precisa la tua scrittura e complimenti per la tua indiscussa abilità nel creare questi mondi fantastici. Complimenti!

    1. Ciao Simone, sono contenta che questo episodio ti sia piaciuto nonostante tu non conosca l’antefatto. Sono una frana con le sinossi, ma cercherò di fare del mio meglio. Questa serie è ambientata in un mondo fantasy che ha dei richiami sia alla magia che allo steampunk. Diana è una bambina di dieci anni che, rimasta orfana, si reca dall’Erborista per chiederle aiuto; è stata la madre in punto di morte a indicarle la via. La piccola ha un segreto, indossa delle lenti a contatto per celare i suoi veri occhi: Occhi di Drago, color oro dalla pupilla verticale. La leggenda vuole che siano pochissimi i bambini a nascere con quel “dono” e che i loro occhi siano ricercatissimi dai maghi. Diana vuole venderli all’Erborista in cambio di protesi oculari che le concedano di vivere una vita normale. Dal loro incontro prende il via la storia vera e propria. L’Erborista, Lenore, decide di portarla ad Histora dove, teoricamente, Diana riuscirà ad esaudire il suo desiderio. Fa loro da guida e protettore Akira, uno Shishi-Ka. Nella struttura sociale della città stato in cui abitano è una specie di mafioso della jakuza. Il loro viaggio è parecchio ostico, devono attraversare il deserto affrontando un nemico intenzionato a mettere le mani su Diana: il Priorato. I suoi membri celebrano un Credo secondo cui un Angelo, il Puro, discese dal cielo alcuni millenni prima salvando il mondo dalla minaccia dei draghi. L’esercito del Credo è composto da Prayers e Anghel, persone che hanno deciso di privarsi di ogni caratteristica di genere per aspirare alla purezza del loro Dio. Tutti nascondono segreti. Lenore non è l’adolescente che appare. Akira, non ha memoria di un accadimento che ha sconvolto la sua vita quando era in fasce. Naturalmente c’è molto altro da dire, ma lo spazio non me lo permette. Spero di aver stimolato la tua curiosità 😀

  3. Bentornata Micol, inutile dire che avevamo sentito la mancanza dei tuoi mondi fantastici, così vividi e affascinanti. Sono proprio curioso di scoprire cose succedere in questa splendida dittadina.

    1. Ciao Ale 😀 Finalmente sono riuscita a prendere in mano la storia di Diana, mi sono affezionata parecchio al “Topolino”. Lei, Lenore e Akira ormai sono diventati degli amici e ho in progetto di dedicare loro del tempo quando ne avrò la possibilità. Gli scenari che li hanno accompagnati e la loro storia meritano di essere approfonditi