Aquaria 

Serie: Levii-Hatan

La stanza dopotutto non era così male e Turi riuscì a rilassarsi anche se la veduta del mare che si apriva dalla sua finestra lo metteva a disagio. Al di fuori non si vedeva neanche una lingua di terra, non un albero o un promontorio. Non lo amava il mare, e quella era la seconda volta che lo vedeva in tutta la sua vita, “e mica era così vicino!” pensò allontanandosi dalla finestra. Inoltre aveva sentito storie sulle bestie che vivevano negli abissi e nessuna di queste poteva rassicurarlo. 

Sulla scrivania della carta pulita e un pennino lo attendevano.

Si sdraiò sul letto più soffice che avesse mai sentito rimuginando su tutte quelle parole che gli erano rimaste incastrare nelle orecchie, ma non riusciva a dare loro un ordine.

Pensò per attimo ai suoi porci, tranquillizzandosi immediatamente: sapevano tornare a casa e suo padre se ne sarebbe occupato. Per lui invece non sarebbe stato affatto in apprensione, sicuramente tra una sbornia e l’altra si sarebbe reso costo della sua assenza, ma Turi sarebbe tornato a breve… giusto? Non ne fu del tutto certo, quella Zaira aveva parlato di uscire dal Rostro solo in posizione orizzontale, ma se quelli avevano usanze strane che gli importava? Bastava uscire in qualche modo.

Nella camera adiacente Dion osservava il mare rapito dall’impeto selvaggio che seguiva il ritmo del suo cuore. Quell’assenza di tutto era piena d’un astrazione primordiale, di canzoni sussurrate e del sale delle lacrime. Amava il mare, o almeno la sua visione. Non ci era mai entrato, non di certo per quelle storie di mostri marini che lo facevano solo sorridere. Anche se il suo corpo rimaneva asciutto ne capiva l’essenza.

Sulla scrivania della carta pulita e un pennino lo attendevano.

Si sdraiò sul letto saggiandone la durezza e cercando invano una posizione comoda, mentre ripensava alla voce di miele di Zaira. Si rendeva conto di non aver ascoltato veramente che poche parole, era rimasto imprigionato nella sua aggressiva bellezza e in quegli occhi nocciola che ricordavano le dune ad est… per un attimo ripensò a Maddalena, non aveva già scritto quei versi per lei? Smise subito di preoccuparsene, ora il suo cuore era colmo e non restava spazio per altro. Dopotutto non avrebbe mai più lasciato il Rostro, non prima di conquistare l’amore della sua nuova musa.

***

Quando il sole aveva appena fatto il suo ingresso, spingendo dentro le finestre un pigro raggio, Turi e Dion vennero svegliati dal suono del tamburo. Sembrava essere stato percosso direttamente nelle loro stanze, tanta era la potenza con cui risuonava.

Turi si svegliò di soprassalto e quando si affacciò alla porta che dava sul corridoio, Dion quasi si spaventò vedendo quell’intrico di barba e capelli, che sicuramente nascondevano un volto. Il poeta al contrario era impeccabile, i capelli biondi ben pettinati evidenziando un lungo ciuffo, che lo faceva rassomigliare ad un bizzarro uccello tropicale. Sailo li attendeva dritto e muto. ≪Andiamo vi porto da Vöolis≫ disse in tono secco.

≪Ma che per caso voi Camminatori nun mangiate? No perché a noi porcari ‘nvece ci piace parecchio≫ chiese Turi toccandosi la pancia.

≪Non per quello che dovrete fare ora, più tardi, dopo la vostra lezione.≫ senza attendere risposta si incamminò tallonato dai due. Scesero ancora nel ventre della terra, tanto che Turi si convinse che sarebbero sbucati dall’altro lato, dove la gente cammina a testa in giù. Si fermarono davanti ad un portellone ovale in ferro mangiato dal tempo, Sailo lo aprì e si voltò per andarsene.

Turi e Dion fecero qualche passo avanti incuriositi da una luce diafana e tremolante. La stanza in cui si ritrovarono era come un’enorme grotta formata da una volta di stalattiti. Al centro, come l’iride cangiante di un grande occhio, un lago salato rilasciava riverberi bluastri in ogni direzione.

≪Chi ritarda finisce dritto nella Gola. Quando suona il tamburo dovete essere già qui. Non mi piace aspettare, mi innervosisco.≫ Seduto su una grande pietra salmastra Vöolis li osservava con quei suoi occhi di pioggia. Era strano quell’uomo pensò Turi, come le bisce d’acqua o come certe alghe che crescevano nel lago Verde. Non gli piaceva.

Dion lo osservava affascinato; nella sua mente evocava le lontane leggende dei Re sotto il mare. Lo incuriosiva.

≪Avanti, avanti!≫ fece un gesto svogliato invitandoli a sedersi al suo fianco. ≪Sarò conciso, le parole di troppo mi irritano. Non avete un’aria particolarmente sveglia, quindi credo che la mia irritazione con voi arriverà ai vertici. Avete capito che sono un Natante?≫ Silenzio e sguardi persi.

≪Voi potete parlare, per tutti i Flutti!≫ Dion si riscosse facendosi avanti.

≪Ho compreso bene Signore…≫

≪Magistro.≫ lo interruppe Vöolis.

≪Magistro, ma suppongo che Zaira abbia usato una qualche metafora, ha talento con il

verbo e…≫

≪Nessuna metafora. Osservate i miei piedi. I vostri non saranno mai così, ma cercherò di avvicinarvi quanto più possibile all’arte acquatica.≫ Bocche chiuse e facce perplesse.

Turi fissava con sfacciata disapprovazione i piedi nudi di Vöolis; erano più larghi sulla parte delle dita e i palmi delle mani sembravano ricoperti da una membrana cartilaginosa.

≪Sono fatti per nuotare, è quello che fanno i Natanti≫ Si voltò indicando la grande pozza e suoi capelli grigi si mossero fluttuando leggermente. Gli occhi seguirono la traiettoria del dito e rimasero incollati all’acqua turchese.

Dion sorrise appena, era sicuramente uno scherzo e lui, che si nutriva di curiosità, sarebbe stato al gioco. Turi guardava l’acqua che sia alzava e si abbassava seguendo il respiro del mare, ed ebbe un capogiro.

≪I Camminatori devono conoscere i segreti dei Natanti se vogliono contrastarli. Non fatemi domande personali, mi rendono acido. Io vi insegnerò a pensare come un Natante, a muovervi come uno di loro. Tutto chiaro? E ora via i vestiti.≫

I due si voltarono all’unisono. Dion sorrise sempre più divertito da quella scena che gli ricordava una commedia di strada. Si alzò e si sfilò gliet, fazzoletto, camicia, orologio, cintura, pantaloni, calze e scarpe.

Turi fece spallucce e si levò la camicia, pantaloni e sandali.

≪Almeno siete coraggiosi. Andiamo≫ Vöolis si avviò con quella sua andatura fluida, fermandosi sul bordo della grande pozza d’acqua. ≪Ci sono tre cose che dovete sapere della Gola. Non lasciatevi ingannare: oltre i bordi più bassi s’incunea un passaggio che sfocia dritto negli abissi. Due canali sott’acqua hanno uno sbocco, gli alti due no. Ah, se me lo state per chiedere vi rispondo subito: sì, cose come Sauri bianchi, Ozene e Pistrici esistono, ma ora non ci disturberanno. E ora avanti, chi entra per primo?≫ Vöolis osservò in silenzio ora l’uno ora l’altro in attesa.

Dion rovesciò la testa e rise battendo le mani ≪bellissima interpretazione, bravo! Ammetto che al nominare le mostruosità marine ho provato un brivido! Ben riuscita davvero≫ Turi si fece trasportare dalla sua rassicurante ilarità e lo seguì ridendo con un raglio.

Vöolis strinse gli occhi che virarono al colore brutale del mare in tempesta e anche l’acqua al disotto parve ribollire d’ira. Il sorriso di Dion appassì immediatamente e Turi fece un passo indietro schermandosi con il corpo del compagno. ≪Interpretazione… quando inscenerai la tua morte sarò io a ridere! E ora va’ la dentro o ti ci butto io!≫ Gli ruggì in faccia e la sua voce sembrava il rantolo del mare imprigionato. Dion sbiancò prendendo coscienza che quella non era affatto una recita e Turi iniziò a sentirsi lo stomaco sottosopra.

≪Non so nuotare≫ sussurrò Dion.

≪Manch’io≫ aggiunse Turi.

≪Allora chiederemo l’aiuto del Sale≫ rispose Vöolis mentre i suoi occhi tornavano al colore grigio della pioggia. Poi si chinò sull’acqua che stava riacquistando pacatezza, mosse le mani sul bordo biancastro degli accumuli salini e vi gettò dentro una manciata di polvere bianca. Niente sembrava essere mutato sotto gli sguardi attenti dei due prodi, solo una lieve opalescenza sul pelo dell’acqua.

≪E ora entrate, per di là≫ comandò.

Una scalinata di pietra digradava fino al piccolo mare. Dion indugiò ma guardando il volto duro di Vöolis si convinse che rimanere era più pericoloso. Turi provò a fare il ramo, immobile e silenzioso, ma quando gli occhi del Magistro si piantarono su di lui, seguì sgambettando il poeta. I cuori dei due martellavano come il ferro sull’incudine mentre, un piede dopo l’altro, raggiungevano l’acqua fresca. Una breve indecisione fu accompagnata dall’ennesimo ruggito di Vöolis e il tuffo avvenne all’unisono.

Tutto avvenne in un attimo: si trovarono sospesi in quel liquido che li sosteneva con mani gentili. Sulla bocca di Turi si allargò un sorriso ebete ≪mica lo sapevo che l’acqua ti reggeva!≫ disse accompagnando il suo stupore con un raglio. Dion prese coraggio e allargando e chiudendo le braccia si mosse verso il centro. Una voragine nera come una pupilla dilatata, si apriva sotto di lui. Annaspando tornò verso acque più sicure. Rimasero a sguazzare come due bambini e mentre Vöolis si allontanava oltremodo irritato, pensò che almeno ora erano puliti.

Serie: Levii-Hatan
  • Episodio 1: Porci e poesie 
  • Episodio 2: A sud-ovest di Kētos
  • Episodio 3: I Magistri
  • Episodio 4: Aquaria 
  • Episodio 5: Radici
  • Episodio 6: Portanza
  • Episodio 7: Neracciaio
  • Episodio 8: Fuga
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    Responses

    1. Molto bello l’incipit in cui il narratore descrive il mare prima con gli occhi di Turi e poi con quelli di Dion e giustamente fanno colazione dopo la lezione di nuoto, bravo Voolis.
      Leggere i tuoi brani fa venir voglia di sapere come faranno quei due a diventare degli eroi.
      Vado subito a leggere il seguito.

      1. Grazie Alessandro, esatto e sono due visioni completamente diverse. Ma ce la faranno davvero a diventare eroi?… grazie mille del commento

    2. Ciao Virginia. Spero che questa tua serie si sviluppi in più stagioni, perchè mi ha veramente rapita. La freschezza dei protagonisti mi ha conquistata, così come il loro caratterizzazione. Quello che mi è piaciuto in particolar modo è aver introdotto carta, penna e calamaio nelle stanze di entrambi. Poeta o porcaro, la parola è espressione pura di sè.

      1. È si ci saranno inevitabilmente più stagioni, devo ancora capire come gestirle perché tendo a fantasticare e salta fuori sempre qualcosa di interessante da scrivere.
        Esatto, la parola è per tutti, saperla usare è un privilegio per pochi (… e ancora, chi glielo spiega a Turi il concetto?):)
        Grazie mille e alla prossima

    3. “Non ne fu del tutto certo, quella Zaira aveva parlato di uscire dal Rostro solo in posizione orizzontale, ma se quelli avevano usanze strane che gli importava? Bastava uscire in qualche modo.”
      😂

    4. Di questo passo i nostri eroi ne impiegheranno di tempo, eh? Ahaha Meno male che i porci sanno badare a loro stessi e c’è qualcuno che si occuperà a rifocillarli, perché questa formazione la vedo lunga. A meno che, in futuro non ci sarà qualche sorpresa! Brava Virginia, continua così!

      1. È di tempo ce ne vorrà, cercherò di non essere troppo prolissa, in questa giostra di mare e terra ne vedremo di belle. Grazie!