Assoluzione

Serie: Il Branco Seconda Stagione

«Kato, puoi dedicarmi qualche momento?»

Patrick si fece incontro al Daemon con un’espressione seria. Joy lo sbirciava poco lontano, incoraggiandolo con lo sguardo: era stato lui a convincerlo a non tenere quel peso sulle spalle. Con il trascorrere del tempo il macigno che portava si sarebbe fatto più pesante, meglio liberarsene in fretta e accettare le conseguenze.

Kato prese nota della sua postura, dell’odore acre della sua vergogna. L’umano aveva deciso di confidargli qualcosa di molto importante e il Daemon lo invitò a seguirlo in un’altra stanza.

Dopo essersi incontrati al Ritz avevano deciso di fare sosta in quel luogo per qualche tempo. Erano trascorse settimane e il pensiero di lasciare quel rifugio rattristava i “bambini”. Kato e Patrick avevano discusso a lungo, concordando sulla necessità di spostarsi. Alcuni gruppi di maiali, come Kato soleva chiamare i cannibali, avevano individuato la loro posizione: se ne tenevano lontano solo per la presenza dei Daemon. Per contro, i branchi evitavano l’intero quartiere messi in allarme dall’odore di Joy. Kato aveva confessato a Patrick di trovare la sua presenza sopportabile solo perché i loro odori si erano mescolati al punto da fondersi. I primi giorni se ne era tenuto ben lontano, studiando il “bambino bestia” con attenzione. Il suo giudizio era cambiato non appena era riuscito a superare quell’ostacolo per concentrarsi sulla natura interiore di Joy. Aveva preso la sua decisione: il soldato e il “bambino”, oramai non “bestia”, potevano rimanere.

Si accomodarono nella hall, sedendo in uno dei salottini ancora in buono stato. L’umano immaginò un mondo parallelo: in quello stesso istante, un Patrick milionario prendeva accordi con un ministro Daemon per una partita a golf. Divertente. Il sorriso gli morì dalle labbra in fretta, non appena sollevò lo sguardo su Kato.

Patrick aveva notato il ciondolo che portava legato al collo il giorno in cui si erano conosciuti. Una piccola mezzaluna di legno, un oggetto comune se non per le macchie di sangue rappreso che la sporcavano: Kato aveva deciso di non pulirlo e in quel gesto aveva letto la verità.

Decise di non tergiversare. «Ero al comando di una delle squadre che ha attaccato il Villaggio Numero Cinque. Ho visto quel ciondolo, lo indossava una bambina.»

La mascella del Daemon si irrigidì. «Non puzzi di “bestia”»

L’umano deglutì, sollevato che non gli si fosse fatto contro per strappargli gli arti sani.

«Non ho preso la pillola, non ne vedevo ragione. Quando si è scatenato l’inferno me ne sono andato.»

L’atteggiamento di Kato lo sconcertò: lo sguardo del Daemon si era fatto diretto, non ostile.

«Pillola?»

Patrick annuì.

«Una droga… » si rese conto che per l’altro quello era un concetto estraneo. Prese spunto da quanto il Daemon gli aveva detto. «Una sostanza che fa impazzire gli umani rendendoli “bestie”. Non possono pensare, non provano sentimenti, sono predatori senza anima.»

«Come Joy?»

Patrick incassò il colpo. «Joy è in grado di controllare quell’aspetto di sé, ha dalla sua la ragione: gli umani non possono» accantonò in fretta l’immagine dei flaconi nello zaino di Joy.

Kato si sporse leggermente, facendo in modo di portare gli occhi al livello di quelli dell’umano. «Raccontami di questa “pillola”. Raccontami cos’è accaduto al Villaggio Numero Cinque.»

Patrick comprese di non avere altra scelta, doveva a Kato tutta la verità.

«Il Colonnello a capo dell’operazione ha chiesto ai sottufficiali di distribuire gli “spillini” prima di sfondare le porte del Presidio. Ho seguito l’ordine, consegnato una pillola a ognuno dei soldati al mio comando. Mi è stato chiesto di ingerirla a mia volta, ma non l’ho fatto.»

Per un attimo, i suoi occhi luccicarono dell’antica eccitazione.

«Amo lo scontro fisico, ho scelto di arruolarmi perché ero pronto a combattere per la Patria. Ho messo a disposizione tutto me stesso: emozioni, forza. Non mi sono mai sottratto al contatto con i Daemon, combattere in prima linea mi rendeva euforico. Sopravvivere, mi rendeva euforico. Ero pronto a rinunciare a braccia e gambe, se necessario mi sarei trascinato al fronte in sedia a rotelle. Ho rinunciato al comando di un plotone pur di mantenere viva la mia sfida contro la morte.

Non avevo… altro.»

Era un pensiero maturato nella sua testa lentamente, in modo inesorabile, che non aveva mai confessato nemmeno a se stesso. Kato aveva il potere di far emergere le emozioni più profonde con un semplice sguardo.

«Secondo quanto mi era stato detto, lo “spillino” era un farmaco in grado di sopprimere l’ansia. Non ne ho mai sofferto in battaglia, non l’ho ingerito perché desideravo uno scontro diretto con un esemplare adulto. Ho letto con attenzione i rapporti distribuiti dal Comando Centrale, osservato le immagini satellitari: tutto lasciava a intendere che il Villaggio Numero Cinque accogliesse la base operativa del vostro Consiglio. La missione consisteva nell’eliminare quanti più guerrieri possibile e rendere inoffensivo il Capo Guerra. 

Non ero pronto a trovarmi di fronte a donne e bambini. Ho pensato a un errore di calcolo, un disguido nella lettura dei dati trasmessi dai satelliti. Ho dato l’ordine di ritirata contando di fare ritorno e informare i miei superiori. Era troppo tardi…»

Patrick chiuse gli occhi e si immerse nell’incubo che lo tormentava ogni notte soffocandolo come melassa: la gola si serrò al punto da impedirgli quasi di respirare.

I soldati della sua squadra avevano dato segni di squilibrio non appena ingerito lo “spillino”. Non tali da destare la sua preoccupazione, il loro atteggiamento spavaldo gli aveva ricordato quello di molti commilitoni abituati a sniffare coca prima di una battaglia. La paura era scomparsa d’improvviso dal loro viso per lasciare posto all’euforia.

Una volta entrato nel Villaggio si era diretto alla costruzione centrale, convinto che i suoi lo seguissero come un’ombra. Dopo aver dato istruzioni precise al suo vice, di cui si fidava ciecamente, aveva preso posizione alla testa della formazione a cuneo liberando un compagno da quel compito gravoso. Con il fido tomahawk fra le mani, si era diretto verso quella che credeva la sede operativa nemica.

Non aveva impiegato molto tempo per comprendere l’abbaglio. Troppe donne e bambini, i Daemon non erano soliti ricorrere a trucchi come quello. Si era fermato alzando il braccio per dare l’ordine di arresto, ma si era ritrovato ad affrontare un mare in piena che lo aveva travolto.

Si era scansato per miracolo, in un gioco di riflessi acquisiti negli anni: senza pensare, lasciando emergere l’istinto di sopravvivenza. Aveva trovato rifugio in una posizione sopraelevata ed era rimasto a osservare con attenzione nella speranza di prendere la decisione giusta.

Aveva guardato con orrore i volti di coloro con cui aveva condiviso anni di vita deformarsi. Non una vera è propria trasmutazione e per questo ancora più spaventosa. Mascelle dislocate, occhi iniettati di sangue, bocche aperte schiumanti di bava. Mordevano chiunque venisse loro contro: compagni compresi. Ne vide un paio perdere dei denti già barcollanti dopo aver avventato le carni di chi gli era vicino. Se esisteva un inferno, Dio lo aveva punito gettandolo nel girone più profondo.

L’attacco sortì l’effetto voluto, i Daemon iniziarono a disperdersi cercando salvezza. Alcune capanne presero fuoco alimentando quelle vicine, in un rogo che presto aveva impedito a chiunque di respirare a causa del fumo acre. I soldati avanzavano indefessi, oramai privi di ogni ragione. Si calpestavano l’uno l’altro senza produrre un gemito, simili a zombie.

Aveva lasciato spazio alla donna che correva stringendo fra le braccia una bambina. Una donna forte, alta, decisa a tutto pur di portare la sua creatura in salvo: la piccola si avvinghiava a lei disperata, l’immagine dell’ornamento a forma di luna che portava al collo si era impressa nel cuore di Patrick in modo indelebile.

La Daemon perdeva sangue copiosamente, pur ferita in modo grave non desisteva dal suo intento: correva veloce, ignorando il dolore.

Se solo… avesse sollevato il tomahawk per difenderla…

Per morire con lei…

Se lo avesse fatto, tutto l’odio per se stesso sarebbe scomparso. La vergogna e il dolore erano un veleno che aveva iniziato a scorrere nelle sue vene e lo aveva messo di fronte a uno specchio. Non era l’uomo che aveva sempre creduto d’essere. Era un vigliacco. Se n’era andato nell’illusoria convinzione che quella fosse la scelta migliore, la più saggia.

Questa e mille altre riflessioni lo avevano accompagnato fino a quando aveva incontrato Joy, il “bambino bestia” che desiderava scoprire il significato della parola “coscienza”. Una parola che aveva appreso rinchiuso in un laboratorio, mai saggiata.

«Grazie.»

Patrick si scosse, riaprendo gli occhi per incontrare quelli di Kato.

«Ora, comprendo molte cose. Conoscere te, Katy e Randy mi ha fatto capire che gli umani sono creature imperfette, ma non per questo malvage per natura. Non potevi fare altro, lo “spillino” aveva rubato l’anima di quegli uomini. È stato il destino a volere il nostro incontro.»

L’arrivo di Kind e Arak interruppe bruscamente la loro conversazione consentendo a Patrick di riprendere colore in viso.

«Abbiamo individuato un gruppo di umani, hanno bisogno di aiuto.»

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
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    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      I tuoi finali di episodio sono sempre un invito a non lasciare la lettura, mi piace il modo che hai creato e i suoi abitanti.
      E’ stato facile immaginare il salottino semidistrutto di un hotel abbandonato con i guerrieri a colloquio.
      A domani per il prossimo episodio 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro, quella “scena” piace parecchio anche a me. Come Patrick ho immaginato una realtà parallela dove lui e Kato prendevano accordi per una partita a golf 😂. In fondo, tutti loro sono alla ricerca della “normalità”.

      1. Micol Fusca Post author

        Felicissima 😀 Come avrai notato, sono particolarmente affezionata a quel “bambino bestia”.

    2. Daniele Parolisi

      Sempre complimenti per le belle descrizioni e i personaggi che sai caratterizzare nei tuoi dialoghi. La trama continua a suscitare un interesse sempre più crescente e devo dire che sai sempre lasciare il lettore con la curiosità a logorargli il fegato XD

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, sono in attesa del tuo cacciatore! Il Branco continua a percorrere a sua strada, presto incontrerà alcuni degli altri prodi che hanno fatto capolino ne Il DIo Solo. Sono contenta che nonostante la longevità della serie, continui a piacerti.

    3. Isabella Sguazzardi

      Ciao Micol,
      mi sono sentita coinvolgere, oltre che dalla trama, dagli odori che sembrano fuoriuscire dalle frasi che hai scritto. Una descrizione minuziosa che fa percepire queste anime “nauseate” dagli eventi. Una scena veramente dark (io adoro queste ambientazioni) 😊

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Isabella, i personaggi di questa serie sono decisamente “dark”. Lottano di continuo contro la loro coscienza e cercano di fare quanto meglio possibile, rimediare agli errori anche quando non è possibile farlo. Spero di riuscire a dare un tratto distintivo a tutti, cosa non facile. Il mio maggiore timore che alla lunga tutti loro comincino con l’assomigliarsi. Ma, forse, in un mondo del genere accadrebbe proprio così.

    4. Micol Fusca Post author

      Ciao Tonino, già nella prima stagione ho inserito “parecchi” indizi che collegano i vari personaggi. Spero li scoprirete con il tempo, ma è una giusta opportunità per fare una specie di punto della situazione e approfondire alcune parti della vicenda che avevo solo accennato. Nell’episodio Falco (prima stagione) non mi ero mai addentrata nei particolari dell’assalto al Villaggio Numero Cinque. Comunque, hai ragione… il Comando Centrale ha abusato della buona fede dell’esercito, usando i soldati come oggetti di sua proprietà grazie alla “spinta” dello spillino.

    5. Antonino Trovato

      Ciao Micol, come al solito riesci a tenermi ben saldo sullo schermo😁! L’episodio scorre che è una meraviglia, immergendomi totalmente nei tristi ricordi di Patrik, credo che il Comando sapesse che c’erano solo donne e bambini, è successo spesso nella storia… bello anche l’intreccio con le vicende di Kato, in riferimento alla donna Daemon. Che dire, la distopia procede bene😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, già nella prima stagione ho inserito “parecchi” indizi che collegano i vari personaggi. Spero li scoprirete con il tempo, ma è una giusta opportunità per fare una specie di punto della situazione e approfondire alcune parti della vicenda che avevo solo accennato. Nell’episodio Falco (prima stagione) non mi ero mai addentrata nei particolari dell’assalto al Villaggio Numero Cinque. Comunque, hai ragione… il Comando Centrale ha abusato della buona fede dell’esercito, usando i soldati come oggetti di sua proprietà grazie alla “spinta” dello spillino.