Attacco d’arte

“Prendete della colla vinilica e un paio di forbici con la punta arrotondata. Fatto?”

Papà sposta entrambi gli oggetti di qualche centimetro verso lo schermo e mi fa l’occhiolino.

“Ora gonfiate un palloncino.”

Scelgo quello rosso e comincio a soffiare con forza: le guance tese, le orecchie che fischiano.

Papà sorride: «Ti aiuto?»

Scuoto la testa un po’ offesa. Soffio con tutte le forze e finalmente con un grande sbuffo la plastica si tende e cresce davanti al mio naso. Continuo finché non vedo che il rosso vivo è diventato rosa, allora lascio la presa: il palloncino sfreccia per la stanza con una pernacchia. Ridiamo e ne prendo un altro, stavolta blu.

«Rosa non andava bene» dico.

«Perché no? La mia camicia è rosa» protesta papà, ma io voglio fare le cose per bene: rosa è un colore da femmine. Mi aiuta a fare il nodo e fa ripartire il video.

“Immergete i fogli di carta igienica nell’acqua e fateli aderire bene al palloncino. Fatto? Con l’aiuto di un pennello imbevuto di colla vinilica…”

Abbiamo scordato la carta igienica, corro in bagno e torno con un rotolo quasi finito.

«Ne prendiamo uno in dispensa, quello rimettilo a posto» dice papà alzandosi.

Obbedisco, poi vado ad aiutarlo: i papà non trovano mai niente e infatti cerca sul ripiano sbagliato. Mi infilo tra lui e l’armadio a muro per fare prima.

«Avevo già guardato lì sotto, mi sa che è finita» dice carezzandomi la testa. «Possiamo trovare un altro lavoretto da fare.»

Mi libero dalla sua mano: «No, io avevo scelto quello!»

«Allora magari possiamo finirlo domani.»

«No papà, oggi e domani mattina dobbiamo colorare.» La voce mi diventa sottile e sento arrivare le lacrime. «Possiamo usare la carta che c’è in bagno.»

«Non se ne parla» scuote la testa sorridendo.

«Allora andiamo a comprarla.»

«La sera del 15 d’agosto?» mi chiede sfregandomi la fronte con il pollice. «Ci serve un’altra soluzione.»

«Chiediamo ai vicini.»

«Possiamo provare, ma credo siano quasi tutti partiti.»

Prendiamo l’ascensore fino al quarto piano, ci fermiamo davanti alla porta a destra e suoniamo il campanello: nessuna risposta. Proviamo con l’appartamento a sinistra, i due del terzo piano, quelli del primo e del piano terra: la casa è deserta.

«Resta la signora Pugliani » dice papà scoraggiato. Gli stringo la mano e torniamo al secondo. La signora Pugliani, la nostra vicina, è una donna molto vecchia, avrà più di cento anni secondo me, e a volte si comporta in modo strano. Sempre tenendo per mano papà suono il campanello.

«Chi è?»

«Sono Olivia» rispondo. Abbiamo deciso che parlerò io, perché papà non gli è molto simpatico.

Scatta la serratura. «Ciao tesoro!» mi saluta, poi si fa seria guardando papà.

«Buonasera signora, scusi il disturbo» dice prima che riesca a fermarlo. «So che è tardi ma dovrebbe farci un favore: ha un rotolo di carta igienica da prestarci? Cioè, poi gliene compriamo una confezione nuova.»

Gli lancio un’occhiataccia, ha rovinato tutto. Infatti vedo che la signora Pugliani lo guarda severa.

«Ma come si fa a rimanere senza carta igienica con una bambina in casa? È da irresponsabili.»

«Non siamo proprio rimasti senza,» cerco di difenderlo, «è che ci serve per un lavoretto.»

«Ah, quindi era una scusa! Lo sa, caro signore, che la gente normale va a comprare la carta igienica al supermercato e non cerca di sottrarla con l’inganno ai vicini?»

A papà scappa da ridere e non riesce a nasconderlo, la signora Pugliani se ne accorge e ci sbatte la porta in faccia.

«Papà!» mi lamento. Quando rientriamo in casa scoppio a piangere. «A-des-so co-me fac-cia-mo?» cerco di dire tra i singhiozzi. «Ave-vi pro-mes-so… lavoretto… sta-sera. Io volevo… que-sto.»

«Dai fagiolina, non ti disperare» dice accovacciandosi accanto a me. «Ho un piano!»

***

Cinque minuti dopo suono di nuovo alla porta della vicina, questa volta sono sola e tengo il vasetto nascosto dietro la schiena.

«Buonasera di nuovo» dico cercando di sorridere con gentilezza.

«Ciao cara» mi risponde un po’ più seria del solito.

«Mi dispiace per prima, non volevamo offenderti.»

«Tu no di sicuro Olivia, si vede che sei una signorina perbene» si scioglie lei. «Però, e mi dispiace, non posso darti quel rotolo di carta igienica.»

«Perché no?» chiedo delusa.

«Il tuo papà a volte fa il furbetto e non bisogna assecondare chi non si comporta in modo onesto, capisci?»

Annuisco per farla contenta. «Ti ho portato una piantina di gerani, per fare pace.»

«Che pensiero gentile!» esclama prendendo il vasetto. «Vuoi venire dentro un momento?»

Fase uno del piano di papà: entrare in casa della signora Pugliani. Fatto?

«Lo vuoi un biscotto Olivia?» mi chiede mentre mi fa sedere al tavolo della cucina. Deve avere il condizionatore acceso, perché casa sua è molto più fresca della nostra.

«Sì, grazie.»

La signora Pugliani si fa strada fino al pensile sopra il lavandino: la sua casa è piena di scaffali e armadi in cui conserva una quantità esagerata di scorte. Sacchetti di zucchero, farina, sale, bottiglie di vino e d’olio, legumi in scatola, pasta e riso sono ammassati nel mobile di fronte a me. Potrebbe sfamare il palazzo per un anno intero con quello che c’è qui e papà ha detto che in bagno ha un grande freezer in cui conserva anche pane, carne e latte.

Mangio in silenzio un biscotto al cioccolato, finché non vedo papà che mi saluta dal vetro della portafinestra: ha scavalcato il muretto che divide il balcone della nostra cucina da quello della signora Pugliani. Si è vestito di nero e si è messo un buffo cappellino che lo fa sembrare un ladro dei cartoni animati. Mi scappa una risatina e la signora, seduta di fronte a me, comincia a voltarsi per capire cosa ho visto.

«Mi è venuta in mente una storia molto buffa, la vuoi sentire?» le chiedo.

Fase due del piano di papà: distrarre la vicina mente lui prende la carta igienica dall’armadietto in balcone. Fatto?

«Vuoi ancora un biscotto?»

«No, grazie» rispondo quando papà sparisce carico di rotoli. «Devo tornare a casa.»

«Buonanotte Olivia, torna pure quando vuoi.»

Mi sento un po’ in colpa mentre rientro.

«Perché ne hai presi così tanti?» sgrido papà mentre torniamo al lavoro.

***

All’alba la casa è silenziosa come non sarà più per mesi, forse per anni ha detto papà ieri sera. Scendo dal letto e corro a controllare il nostro lavoretto: la carta si è asciugata per bene, con questo caldo ci speravamo. Prendo le forbici e buco il palloncino vicino al nodo, dove non abbiamo messo la carta igienica, sfilandolo con attenzione. Osservo l’uovo di carta pesta che abbiamo creato; abbiamo fatto un buon lavoro. Con le forbici comincio a tagliare finché sembra che l’uovo si sia rotto e ne sia uscito un pulcino. Adesso viene il bello: con le tempere dipingo l’uovo di giallo, dentro e fuori, poi lo riempio di pallini blu e verdi e per finire scrivo due parole all’interno.

«Buongiorno fagiolina» dice papà strofinandosi gli occhi. «Preparati, che facciamo colazione e fra un’ora si va via.»

«Ora vado» rispondo ammirando il nostro uovo. «È venuto bene vero?»

Lui si avvicina e lo osserva con attenzione: «È bellissimo! A che ora ti sei svegliata?»

«Presto.»

«Hai il naso tutto sporco di colore» mi dice facendomi un buffetto. «Vai a lavarti che io cerco di mettere a posto qui.»

«Non c’è tempo papà, devi asciugarlo perché voglio appenderlo prima di uscire.»

«Va bene, ma tu preparati. Non possiamo fare tardi e voglio passare al supermercato prima di andare in ospedale.»

Mentre faccio colazione sento papà che passa il fon sull’uovo e impreca per il caldo.

«Dobbiamo anche attaccare lo spago» gli urlo dalla cucina.

Alle sette meno cinque, in braccio a papà, appendo il nostro capolavoro al chiodo sulla porta di casa.

«Fatto!» diciamo in coro.

Sento dei rumori dall’altra parte del pianerottolo: la signora Pugliani sbircia sempre quando qualcuno passa, o peggio si ferma, davanti a casa sua. Papà chiude la porta a chiave, poi la riapre e torna dentro: «il cellulare» dice. Anche la porta della vicina si apre, lei mi saluta e si avvicina per leggere la scritta: «Benvenuto Edoardo».

«L’abbiamo fatto io e papà» dico orgogliosa.

«È proprio bello,» ammette, «state andando a prendere il fratellino?»

«Sì e anche la mamma.»

La signora Pugliani mi fa un bel sorriso, che si smorza quando torna papà. Lui chiude velocemente la porta e mi accorgo che ha una guancia, un braccio e la maglia sporchi di pittura gialla, blu e verde. Anche la vicina se ne accorge.

«Congratulazioni» gli dice rientrando in casa, e a bassa voce aggiunge «scriteriato».

«Grazie» risponde papà contento. Dà un’ultima occhiata all’uovo colorato, mi prende per mano e scendiamo le scale di corsa.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Berenice, io sono Dario. Piacere.😊
    La prima cosa che ho notato nel tuo racconto è lo stile pulito e scorrevole. Anche la storia in sé è molto buona, giocata sui cardini di “sentimenti universali”. Esiste qualcosa di più forte del rapporto padre-figlia?
    Ottimo lavoro.

  2. Ciao Berenice! Che riferimento simpatico e pertinente, quello ad Art Attack, mi ha fatto davvero sorridere. Poi la storia è davvero una piccola gemma, hai colto in pieno lo spirito del Lab inserendo la scena del furto (passaggio narrativo non facile) con uno stile snello e delicato. Ti faccio i miei complimenti.

  3. Bellissimo, con l’incipit direttamente dal mitico Muciaccia. Una belissima storia, divertente e anche molto dolce. I papà farebbero qualsiasi cosa per le loro piccoline anche sfidare le arpie del pianerottolo

  4. Questo racconto mi ha riempita di nostalgia. Anch’io, qualche volta, mi sono cimentata nell’Art Attak quando mia figlia era piccola (per fortuna è cresciuta, tutto quello che riuscivamo a fare era “sfatto!” e non “fatto!”). E’ un racconto molto tenero e secondo me hai saputo gestire benissimo il punto di vista della protagonista

    1. Che bel ricordo ☺️ L’associazione con Art Attak mi è venuta naturale, appena visto il video: anch’io ho pasticciato parecchio da piccola (e da meno piccola) con colla vinilica e affini 😉

  5. ” La signora Pugliani, la nostra vicina, è una donna molto vecchia, avrà più di cento anni secondo me, e a volte si comporta in modo strano. S”
    😂 ❤️ i bimbi sono così