Atto primo. Identità smarrita

Serie: Frammenti maledetti

Anche la perdita di un singolo, insignificante, frammento della nostra memoria può mutare le sorti della nostra esistenza, perché nel suo essere specchio ed essenza del nostro essere, la memoria racchiude tutto quello che siamo…

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Un uomo, dall’aria malconcia, si ridestò nel bel mezzo di una gelida notte d’inverno. Fu il vento a svegliarlo, che intanto sferzava imperterrito, rovesciandogli addosso la candida, ma pungente, neve stante proprio su uno dei cespugli vicino a sé. In pieno stato confusionale, e quasi sul punto di soffocare per i fiocchi ingeriti, con grande fatica si issò nel bel mezzo di una foresta completamente imbiancata da una fresca e recente tormenta. Toltosi la neve di dosso, cercò di ricordare gli ultimi istanti vissuti prima del suo brusco risveglio. A dir il vero, per quanto si sforzasse, la memoria sembrava essere stata svuotata da uno spirito malefico, con il chiaro intento di impedirgli ogni tentativo di riprendere quei preziosi e fulgidi frammenti, attimi di vita vissuta sfuggiti via senza lasciare, apparentemente, alcuna traccia. Fece qualche passo e, inavvertitamente, calpestò qualcosa. Dalla neve rinvenne una spada, la osservò per un attimo. La sua mente continuò a viaggiare nell’oblio, persino fissandone l’elsa dorata. Vi era incisa l’effige di un drago rampante, ma ciò non servì a riaccendere i meccanismi della sua memoria. Con lo sguardo perso nel nulla, fece cadere la lama e brancolò senza una meta nel silenzio di quella gelida notte, una macabra quiete interrotta soltanto da lontani ululati e dai suoi passi corti e pesanti che calpestavano il soffice manto bianco. Era completamente fradicio, iniziò persino a tossire e starnutire, dando risposta ai lupi che, imperterriti, cantavano alla chiara e luminosa Luna, l’unica luce in quell’oscurità carica d’oblio.

“Almeno non nevica”, pensò scuotendo ripetutamente il corpo con le braccia per potersi riscaldare, finché, con le ultime forze, gli parve di intravedere una sorta di fienile. Un rumoroso, quanto inquietante, cigolio dei cardini arrugginiti segnò il suo ingresso. Quel fienile era completamente senza vita, e l’uomo ne approfittò, stendendosi vigorosamente su del fieno disteso poco appresso. La fioca luce della Luna trapassava il lurido vetro in alto, e nonostante il forte malessere, e la gran fame, l’ineluttabile fatica lo costrinse a chiudere gli occhi, rannicchiandosi ed addormentandosi tra le grida confuse di memorie sconnesse.

***

-Ehi, sveglia! Questo non è un posto per accogliere i perdigiorno!

-Ma nonno! Lascialo in pace!

-Ah! Se facessi così con tutti i fuggiaschi, questo non sarebbe più un fienile!

-Il solito brontolone!

Quelle voci destarono l’uomo da un sonno buio e profondo, e quando aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il volto innocente e serafico di una ragazzina.

-Oh! Si è svegliato!

-Finalmente direi! Su forza! Chiunque tu sia! Alzati da lì e vattene! Mi serve quel fieno!

Lo sventurato venne preso a calci su un braccio da un energico anziano mentre, tenendo il forcone in mano, lo intimava ad alzarsi.

-Va bene! Mi alzo! Ma metta via quell’affare! Mi spiace se ho dormito qui! Non sapevo fosse di qualcuno!- disse l’inaspettato ospite, stropicciandosi ancora gli occhi.

-Questa poi! Se voleva un posto dove dormire, mio caro signore, esiste la locanda giù in paese! Roba da matti!- ribatté il burbero vecchietto, grattandosi la sua folta barba bianca.

-Con te è sempre la solita storia!- disse la giovane scuotendo il capo. Poi, rivolgendosi all’ospite, fece sfoggio di un altro luminoso sorriso. -Non starlo a sentire, ti sei scusato, e va bene così. Avrai avuto i tuoi motivi per esserti rifugiato in questo posto.

-La tormenta… è stata la tormenta a portarmi qui…

-Ah! E per caso la neve ti ha accompagnato sin qui o ti ha mostrato semplicemente la via?- interloquì il vecchio, sempre acidamente. L’uomo era costernato.

-Mi spiace se vi ho arrecato fastidio. Vado via immediatamente.

Con molta fatica si alzò e fece qualche passo verso l’uscita, dove lo attendeva il primo vagito di un’alba ristoratrice, ma non andò oltre. Cadde in terra, toccandosi dolorante la gamba destra. La giovane lo raggiunse, notando uno squarcio insanguinato proprio sul polpaccio.

-Come ti sei procurato quella ferita?- chiese portandosi i suoi lisci capelli corvino dietro le orecchie.

-Mi… mi piacerebbe saperlo…

Lo sguardo dell’uomo era palesemente in cerca di risposte, quasi a pretenderle dai presenti. L’arzillo vecchietto notò quell’aria inquisitoria, e rispose per le rime, imbracciando il forcone con più vigore.

-Ah! Non penserai mica che siamo stati noi!

-No.. no di certo… non volevo… io…

-Nonno! Adesso calmati! Quest’uomo è ferito, confuso e malconcio, portiamolo a casa.- disse la giovane, aiutando lo sventurato a rialzarsi.

-Certo, ospitiamo gli sconosciuti! Signorina, io non sono un oste, e casa nostra non è una taverna per manigoldi!- ribatté il vecchio, sempre con grande sarcasmo.

-Che ti piaccia o no, lo porterò a casa!- replicò la nipote, a muso duro. Senza dir altro, il vecchietto prese ciò che doveva e abbandonò il fienile, bofonchiando tra sé e sé. La ragazza porse la piccola schiena all’uomo come sostegno momentaneo, e seppur con grande fatica, i due arrancarono sfidando cumuli di neve, sino ad una povera abitazione circondata da splendide querce, abbarbicata, assieme ad alcune altre, proprio su una collina solitaria non troppo lontana da un vicino paese. La giovane afferrò la fredda maniglia e aprì quella porta di legno che, a malapena, stava in piedi, e scricchiolò così forte che l’uomo arricciò il naso. Quel suono lo sentirono persino le viscere. Diversamente dall’ingresso, la stanzina che si mostrò agli occhi dell’ospite era ben curata e ordinata, nonostante la scarsa presenza di mobilio. Vi erano solo una credenza, un tavolo con un paio di seggiole e l’immancabile fuoco con un bel pentolone che ribolliva, da cui provenivano odori semplici ma appetitosi. L’uomo, intanto aiutato dalla giovane ad accomodarsi, avvertì un leggero languore, se così si può dire. Il nonno della giovane, dalla stanza vicina, non poté proprio fare a meno di commentare un simile evento.

-Ah! Senti come brontola il ventre dello straniero! Mi toccherà persino sfamarlo! Ah! Ma domani… Aria! Fuori da casa mia!

Visibilmente costernato, l’uomo abbassò lo sguardo.

-Mi spiace arrecare tanto disturbo…

La giovane, con il suo sorriso, cercò di rinfrancarlo.

-Non starlo a sentire! Mio nonno abbaia tanto ma… non morde!

-Lo vedremo domani, se il perdigiorno sarà ancora qui a scaldare la sedia!

-Nonno! Adesso basta! Dici sempre così, ma so bene che non farai nulla!

-Vedremo…

-Maledetta gamba!- interloquì l’ospite, sempre più abbattuto -Se solo potessi muovermi…

-Non devi! Adesso fascerò quella ferita, rimarrai con noi finché non ti sarai ripreso del tutto!

E mentre il vecchio continuava a lagnarsi, la giovane preparò una mistura di erbe dall’odore forte e pungente, e fasciò con essa quella ferita alla gamba.

-Visto? Non è stato difficile!- esclamò la ragazza, fissandolo con i suoi occhi verdi cristallini e con le mani sui fianchi.

-Si… Grazie…- replicò l’ospite, trattenendo qualche lacrima per il dolore, senza però mostrare patimento.

-Bene, adesso puoi dirmi il tuo nome…

-Il… mio nome!?

-Certo! Tutti abbiamo un nome! Mio nonno si chiama Gregory, ma puoi chiamarlo Greg…

-Neanche per sogno!- tuonò il nonno dall’altra stanza.

La ragazza fece spallucce, sospirando profondamente.

-Ehm… si, io invece mi chiamo Lia… e adesso tocca a te!

L’uomo si toccò il capo, abbassò lo sguardo, chiuse gli occhi. Poi sgranò gli occhi, realizzando una triste realtà.

-Io… io non lo ricordo… non so il mio nome!

Intanto, con la sua folta barba e lo sguardo sempre più inalberato, il vecchio entrò nella stanza, sorridendo amaramente.

-Incredibile… Questo non sa nemmeno il suo nome! Lia, sbattilo fuori ora che non ricorda! Magari è un… che so… Un malvivente!

-Sei davvero incorreggibile!- ribatté Lia, scuotendo il capo per l’ennesima volta. Lo straniero però non ascoltava. Si era smarrito tra i frammenti sconnessi della sua fragile memoria, nel vano tentativo di rimembrare la propria identità, e tra mille ombre, voci lontane e bisbigli incomprensibili, il nome “Lia” rievocò i lineamenti sfocati di una donna, del suo sorriso, e della sua voce, un sussurro tremolante e distorto.

-Lilith… Lilith…

Lia lo guardò sorpresa.

-Cos… Il tuo nome sarebbe… Lilith!?

-Ah! Persino un nome di donna! Mah!- aggiunse Gregory, alzando le braccia al cielo.

-No… quello non è il mio nome, ma… il tuo nome, “Lia”, mi ha fatto ricordare una donna, “Lilith”…

-Una… donna!? Tua moglie forse?- chiese la ragazza, toccandosi il mento.

-Forse… ma a parte il nome, non ricordo altro…

-Beh, se il mio nome ti ha aiutato, magari pian piano ritroverai anche te stesso… se posso, ti aiuterò ancora!

-Grazie Lia…

E mentre Gregory usciva di casa armato di scure, e parlottando tra sé e sé, Lia mescolò la carne contenuta nel pentolone, e quei profumi di coniglio selvatico e spezie di vario tipo si confusero ben presto con i soffocanti, quanto annebbianti, ricordi frammentati dell’uomo.

Serie: Frammenti maledetti
  • Episodio 1: Atto primo. Identità smarrita
  • Episodio 2: Atto secondo. La lama dimenticata
  • Episodio 3: Atto finale. La chiave dei ricordi
  • Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in LibriCK scelti per Voi, Serie Top

    Commenti

      1. Antonino Trovato Post author

        Ti ringrazio per l’apprezzamento, e sono felice che ti abbia appassionato. Spero che anche il seguito possa piacerti!😁

    1. Chiara Rossi

      Ciao Antonino, questo primo episodio mi è piaciuto molto sia per le immagini che sei riuscito a trasmettermi con poche ma essenziali parole, sia per i dialoghi. Questi ultimi sono ben strutturati e calibrati che ci danno subito un’idea del carattere dei personaggi e non si fatica mai a capire chi sta parlando. Devo ammetterlo, i dialoghi te li invidio un po’ 😊

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Chiara, ti ringrazio davvero tanto. Hai visualizzato per bene le due cose che generalmente caratterizzano i miei racconti, sono due aspetti che mi vengono naturali, e sono felice di ogni tua parola, perché significa che ho raggiunto il mio obiettivo, ossia intrattenere senza annoiare, e questo per me è la cosa più importante😊!

    2. Fabio Volpe

      Ciao Antonio. Mi sto avvicinando a questo genere (nuovo per me) ma devo dirti che risulta molto scorrevole, leggero e con un interazione di personaggi ben riuscita.
      Le immagini che trasmetti sono veloci e si creano facilmente nella testa del lettore.
      Mi è piaciuto, e vado a leggere il seguito 🙂

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Fabio, mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto, ma la scorrevolezza del testo o le immagini che trasmetto non è merito del genere in sé, questi sono punti che mi vengono naturali, e che trovi in ogni mio scritto😁! Grazie ancora per essere passato a leggere, e spero che tu possa gradire anche il resto😊!

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Antonio, ti ringrazio come sempre per le tue parole, più che una serie è una miniserie, anche se forse, in futuro, potrei collegare a questa vicenda altre vicende, continuando la serie. Vedremo, con me non si può mai sapere😁😁!

    3. Dario Pezzotti

      Ciao Antonio, questo primo episodio è veramente affascinante. Il tema dell’oblio mi é molto cari…anzi, ne sono proprio ossessionato! Ahahah
      Corro a leggere il seguito.🙂

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Dario, mi fa piacere che ti sia piaciuto. L’oblio è un tema che affascina anche me. Ho studiato molto la memoria, il suo funzionamento e le sue affezioni, ma soprattutto, la privazione dell’identità, che è come strappare la parte più importante di noi stessi e della nostra essenza!

    4. Vanessa

      Racconto intrigante Antonino, capace di far apparire l’ambientazione davanti agli occhi. Il testo scorre facilmente, dettagliato e questo primo capitolo ha già la capacità di aprire molte porte. Il vecchio Greg mi sta simpatico, è Brontolo!! Ahahahahahah
      Attendo il seguito!

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Vanessa, scusami se ti rispondo solo adesso, non mi ero accorto della notifica! Ti ringrazio per le tue generose parole, gli episodi sono solo tre, non so se li hai già letti. Comunque, presto pubblicherò una serie più lunga, un fantasy, e spero di averti tra i miei lettori! Ti ringrazio ancora molto!

    5. Micol Fusca

      Ciao Antonino, che bella sorpresa! Come immagini amo smodatamente il fantasy, soprattutto quello classico. Hai saputo “pennellare” le immagini alla perfezione, mentre leggevo si sono materializzate nella mia mente senza difficoltà. Quasi mi dispiace che questa serie sia composta solo da tre episodi. Mi terrò l’altro per domani, nella speranza di veder pubblicato anche l’ultimo 🙂

      1. Antonino Trovato Post author

        Grazie Micol, questa storia è solo una piccola favola, ma spero di pubblicare presto un fantasy più sostanzioso!

    6. Giuseppe Gallato

      Grande, finalmente eccoti alle prese con una serie! Primo episodio degno, scritto molto bene e capace di incuriosire a mille il lettore. Non vedo l’ora di leggere il seguito! Complimenti. 🙂

      1. Antonino Trovato Post author

        Grazie Peppe, questa serie dura solo tre atti, ma presto spero di pubblicare un fantasy a cui sto lavorando, tra una cosa e l’altra…