Aurelia Fierdäl

Serie: Tra fango e terra


Da qualche parte, nel bosco

Ferita. Tradita. Perduta. Aurelia aveva perso il fiato arrampicandosi per i colli, lottando contro le sterpi e i viticci, rialzandosi ogni volta che una radice le faceva lo sgambetto o l’ombra terrificante di un albero scheletrico la faceva barcollare.
     Rotolò tra le foglie e cadde un’ultima volta. Non si rialzò. Chiuse gli occhi, nascose persino ai piccoli curiosi del bosco la sua diversità, e rimase nuda e sola. Il fuoco che nemmeno un’ora prima le aveva fatto ardere l’anima, in quel momento dormiva. La tenebra giunse, ricordandole che senza uno straccio addosso e qualcosa da mangiare, non avrebbe superato neppure la notte. Il corpo carbonizzato di Henrim le balenava in mente ogni volta che le palpebre calavano, l’odore nauseante della morte la costrinse più volte a vomitare. «Perché mi hai tradita così?» singhiozzò, guidando le dita al ventre, dove la ferita inferta non aveva alcuna voglia di rimarginarsi. Pensò a come sarebbe stato nascere maschio, a come sarebbe stato poter parlare a Henrim e scherzare con lui, giocare e poter essere sinceri l’una con l’altro. Né lui né lei, rimuginò Aurelia, avevano ascoltato fino in fondo ciò che i loro cuori avevano da dire prima che entrambi finissero avvolti nelle fiamme.

Arrivò l’alba, calda e lucente e terrificante. Aurelia drizzò la schiena e strillò, colta da un male infame e subitaneo. Un fischio seguito da un tonfo. Sopra la sua testa, il quadrello di una balestra aveva scalfito la corteccia ed era rimbalzato su una pietra. Il dolore che provava cominciò a gocciolare rosso, le grumose lacrime di sangue sgorgavano da un buco alla spalla. Si guardò il petto, e a sole due dita dal seno destro, la punta di un dardo arrugginito rispose all’occhiataccia.
     «Prendete la strega, prima che incendi tutto il bosco!»
     Un pugno di popolani e guardie, capitanati dal sacerdote del paesino, seguivano i musi di due mastini da caccia che odoravano tra il fango.
     «Via! Prendetela!»
     I cani, liberati dal vincolo, saettarono tra i cespugli saltando agilmente gli ostacoli e trottarono con l’unico intento di piantare i denti nella soffice carne della strega. Lei, col dardo ancora incastrato nella spalla, iniziò a correre nel cuore del bosco, verso i monti.
     Il ringhiare delle bestie si mischiava alle risa degli uomini. La bramosia di morte e vendetta riecheggiava grottesca tra gli alti alberi e si confondeva in unico folle suono ululante. Aurelia si guardò solo un attimo alle spalle, e ciò bastò a farla inciampare: rotolò e batté la testa. La tiravano, a destra e a manca: fiato caldo, strattoni decisi. Spalancò le palpebre e fissò gli occhi dorati della bestia che le masticava la gamba, risalendo coi denti sino alla coscia, strappando la carne che cercava di opporsi all’aggressore.
     «Dov’è finita?»
     Il sacerdote arrancò e si fermò in cima alla collinetta, cercando nello strapiombo sottostante e tra l’infinità di tronchi e ceppi spaccati dal vento d’inverno.
     «Non vedo i cani, eccellenza!»
     «Pensavo l’avessero agguantata,» mormorò il sacerdote, allentando la cinta e sbuffando. «L’abbiamo colpita, o no? Non andrà lontano. I cani l’avranno spinta giù per quelle pietre.» Indicò un mucchio di grossi macigni accatastati l’un altro, macchiati da una pennellata cremisi. «Andiamo, popolo, acciuffate la creatura degli Inferi!»

Bosco?

Un’altra alba, più luminosa e calda dell’ultima a cui aveva assistito. Forse, finalmente, l’avevano uccisa. Nella speranza di svegliarsi in un luogo più radioso, aprì gli occhi.
     Accanto a un fuocherello incerto, due zaffiri delle dimensioni di una noce la fissavano. «Signorina, ben svegliata.»
     «Non—»
     «Non è l’aldilà, né il paradiso, né altro. Viviamo, io e te, tra fango e terra come tutti gli altri.»
     «Ma allora—»
     «“Ma allora sono sopravvissuta a quei pazzi?”»
     Aurelia annuì, seppur quelle non fossero le parole esatte che aveva in mente di dire.
     «Sei viva, signorina. Ma non muoverti troppo,» ghignò, schioccando le dita: una fiammella bruciò sul suo indice, e la usò per accendere una pipa dal cannello esageratamente lungo. «Quel cane era convinto di starti rosicchiando la gamba, e forse anche tu la pensavi come la bestiaccia. In realtà aveva addentato la gola dell’altro cane, e tu tremavi sotto un cespuglio di bacche rosse.»
     L’uomo tirò una bella boccata dalla pipa, indugiando nell’osservare la nuvoletta di grigio fumo tinteggiato di rosa. Aurelia portò la coperta sino al collo e considerò ogni opzione: non le sembrava saggio fuggire nelle proprie condizioni. Chiunque fosse il misterioso incappucciato, non aveva ancora manifestato cattive intenzioni.
     «Lo so che non ti fidi, signorina,» riprese lui, dopo l’ennesimo tiro di pipa. Scosse la testa. «Non sei una strega. Sei una maga.»
     «Che differenza fa?»
     «Oh, beh, la differenza c’è.»
     «Ho ucciso, sono un assassina prima di ogni altra cosa!» Non appena serrò le labbra, la visione del corpo di Henrim mutilato dal calore atroce tornò. Nemmeno il cantastorie più esperto avrebbe potuto narrare l’efferatezza vivida e intensa a cui aveva assistito.
     «Hai fatto voto di non usare più quel fuoco, è vero? Difatti i cani li hai confusi con sortilegi da maga. Dove hai appreso tali trucchetti?»
     «Non lo so.»
     «Libri, dici? Che libri?» l’uomo si levò in tutta la sua statura. Sfilò il mantello e si mostrò alla luce flebile del fuoco da campo. «Sì, esatto, un elfo. Non so quanti se ne vedano in questa parte del mondo.»
     «Non ho mai parlato di libri. Adesso vorrei dormire.»
     «Perché una famiglia come quella avrebbe dovuto avere dei libri sulla magia? Perché tomi del genere, innanzitutto, se non banali manoscritti di dubbio gusto? A volte questi paesini ti sorprendono, coi loro popolani alfabetizzati e sin troppo scaltri. Cos’hai letto?»
     Aurelia, seppur stordita dallo sproloquio dell’elfo, rammentò di ogni singola lettera, di ogni carattere strambo che aveva incrociato durante le letture. Tra una fiaba popolare e un aneddoto sul solstizio di Rubicon, si nascondevano strane righe di simboli indecifrabili. O così aveva pensato.
     «Non voglio più ferire nessuno.»
     «E sia, Aurelia Fierdäl.» Lui si avvicinò, porgendole un bracciale d’argento senza ghirigori né gemme, semplice e persino mal rifinito. «Indossalo, che aspetti?»
     «È troppo grosso.»
     «Sono un mago, non un fabbro.»
     «Perché Fierdäl? Io non ho un cognome.»
     «Lo hai adesso che studierai sotto il nome di Linderios, Arcano e discendente della casata Fierdäl.»

Serie: Tra fango e terra


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Narrativa

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Discussioni

  1. Davvero, davvero, davvero bello. Scritto bene, dalla storia ai dialoghi, e molto evocativo dal punto di vista “classico” (così deve essere). Ti sembrerà strano, e forse mi prenderai per pazzo, ma la parte che mi è piaciuta particolarmente è stata: “«Oh, beh, la differenza c’è.»”. Perfetta, congeniale al contesto. Lo stile narrativo è fluido, tale da conquistare il lettore. Senza nulla togliere ai precedenti episodi, questo è quello che ho apprezzato maggiormente.
    Ps. Epica l’Aurelia! 🙂

    1. Grazie mille! Sapevo che avresti apprezzato quella piccola frase, quasi insignificante, eppure posizionata lì per chi vuol capire. ?
      Riflettendoci, penso che sia l’episodio che piace di più anche a me, e sono strafelice che stia venendo apprezzato così tanto! ?
      Alla prossima!

  2. Wow, i conti iniziano a tornare. L’ingresso dell’ Arcano preannuncia nuove avventure tutte da gustare, magari in compagnia. Confesso la mia sorpresa nello scoprire che il mago è un elfo, una povera razza bistrattata dai più 🙁
    A parte le facezie, l’episodio ha risposto a diverse delle mie domande. Sono felice che Aurelia possa trovare riscatto da una vita che, fino a questo momento, poco le ha concesso.

    1. Ci voleva una creatura tipica del fantasy, dai! ? Non so tu che domande avessi, ma sono lieto che si capisca qualcosa di quello che succede.
      Alla prossima!

    1. Che dire? Sei sempre in prima linea quando si tratta di commentare questa serie, ne sono molto felice (non ti nascondo che ne sono anche sorpreso ?).
      Spero che non sentirai la mancanza di Aurelia quando la serie finirà. La protrai ritrovare altrove, a sedurre la mente di @giuseppe-gallato per esempio! ?