Bagno rosso sangue

Quando finalmente trovò il coraggio di guardarsi allo specchio non si riconobbe. Stentò anche a credere di aver trovato finalmente il coraggio per fare ciò che aveva appena fatto. E così si guardò: era irriconoscibile. Non sapeva nemmeno lei se sentirsi sollevata o impaurita ma una cosa era certa: doveva darsi una sistemata perché in quelle condizioni non si sopportava e non sopportava nemmeno l’odore del sangue. Ma tremava ancora troppo e doveva trovare un modo per attenuare quei violenti spasmi. Si diresse in cucina con l’intento di prepararsi una tisana che l’aiutasse a calmarsi ma, ovviamente, non ce n’era manco l’ombra. Quel maledetto non spendeva i suoi soldi per quelle cose da femminucce tanto meno si era mai preoccupato di prendersi cura di lei. La dispensa era piena di schifezze, snack, dolciumi di ogni genere, e vino, tanto, tantissimo vino rosso. Prese una bottiglia a caso e dopo averla stappata si accomodò su una vecchia sedia sgangherata vicino al tavolo della cucina riempiendo il primo calice. Ne buttò subito giù un copioso sorso. Immediatamente quel liquido rosso le scaldò la gola e lo stomaco facendole venire la nausea ma d’altronde era normale dato che digiunava ormai da giorni… ma non aveva fame, solo tanta voglia di bere, pertanto mandò giù un altro sorso, un altro ancora, e poi ancora un altro finché non svuotò completamente il bicchiere e se ne versò un altro.

In men che non si dica aveva finito la bottiglia pertanto si affrettò ad aprirne un’altra. Mentre riempiva per l’ennesima volta il bicchiere notò che finalmente i tremori si erano affievoliti e che era arrivato il momento di darsi una ripulita prima di fare i conti con le conseguenze del suo folle gesto. Afferrò bottiglia e calice e, sorseggiando, si diresse verso il bagno. Durante il tragitto, però, fu inevitabile imbattersi nel cadavere riverso per terra, in corridoio. Si fermò a guardarlo per qualche istante. Sì, era stata proprio lei ad ucciderlo. Mentre si voltava per andare in toilette si chiese se quella fosse stata la soluzione migliore ma non aveva avuto altra scelta.

Era iniziato tutto cinque giorni prima. Una sera, tornando a casa dalla palestra, era stata avvicinata da un ragazzo, un cliente del bar presso il quale lei lavorava, con la solita, banale scusa di chiedere indicazioni stradali. Ovviamente non si era accorta del pugnale che lui nascondeva nella tasca del giubbotto e che tirò fuori dopo essersi accertato che non c’era nessuno che potesse vederli. La costrinse a salire in macchina minacciandola di ferirla se solo avesse provato ad opporre resistenza e, per dimostrarle che faceva sul serio, le fece un piccolo taglio sul collo. Dopo una mezz’oretta di viaggio  giunsero a destinazione, una grande casa in campagna, ovviamente isolata. Lei era consapevole di quel che a breve le sarebbe capitato ma proprio non riusciva a capire perché. Aveva provato a chiederglielo ma in cambio ricevette un altro taglio, un pugno sul labbro e una serie di insulti prima di essere condotta in camera da letto, gettata sul pavimento e stuprata brutalmente. Nei giorni a seguire le violenze si ripetettero, così come i tagli che quel pazzo si divertiva a procurarle e le torture alla quale la sottoponeva.

Quel giorno, però, lui aveva commesso un grave errore. Si era fatto troppo e non era nel pieno delle sue facoltà fisiche. Entrò in camera e cominciò ad inveirle contro, lanciandole addosso gli insulti più orrendi e volgari e agitandole il coltello in faccia man mano che le si avvicinava. Quando fu abbastanza vicino, nell’istante stesso in cui le si stava gettando addosso, gli tirò un calcio nei testicoli. Quel gesto le permise di raccogliere il coltello che il suo aguzzino aveva lasciato cadere a terra. Iniziò così una lotta tra i due. La ragazza era stremata in seguito alle ripetute violenze subite in quei giorni e al digiuno forzato al quale era stata sottoposta ma d’altro canto lui era troppo drogato e i suoi riflessi rallentati. Mentre cercava di scappare dalla stanza dopo essere stato colpito una prima volta al braccio, la ragazza riuscì a raggiungerlo sulla soglia della porta e ad accoltellarlo alla schiena. Egli cadde rumorosamente a terra cominciò a strisciare, sperando di mettersi in salvo, ma non fu così. Lei gli si lanciò addosso, colpendolo ancora una volta, lasciandolo senza fiato senza però ucciderlo. Sarebbe potuto bastare così, ormai era innocuo, avrebbe potuto legarlo e chiamare i soccorsi ma la rabbia e la disperazione avevano preso il sopravvento e il piacere che aveva pervaso il suo corpo dopo avergli inflitto il primo colpo era indescrivibile e desiderava riprovarla così afferrò la spalla del ragazzo, lo girò e gli si sedette sopra guardandolo negli occhi. Rimasero così, a scrutarsi per qualche istante. Quando sentì le sue mani sfiorarle i fianchi e vide il suo sorriso malefico incurvargli le labbra alzò le braccia e gli piantò il coltello nello stomaco. Urlò di rabbia e di godimento nel vedere l’espressione incredula e sofferente di quel figlio di puttana. Sfilò lentamente la lama dalla ferita. Il bastardo, nonostante il dolore, rideva. Rideva anche mentre lei gli accarezzava il viso col coltello, ma smise di farlo quando glie lo ficcò dritto nel petto.

Mentre riempiva la vasca da bagno chiamò la polizia. Si sentiva strana, aveva caldo e tutto intorno a lei girava. Forse aveva bevuto troppo ma non le importava. Era convinta che, dopo averlo ucciso, si sarebbe sentita meglio, libera. In realtà quello era solo l’inizio della sua fine.

Dopo aver acceso qualche candela profumata per aiutarla a non sentire più l’odore nauseabondo del sangue che aveva addosso e averle sistemate sul bordo della vasca accanto al bicchiere e alla bottiglia, si immerse nell’acqua bollente che divenne subito rossa. Non sapeva se quel sangue fosse suo o del bastardo. Il solo pensiero le fece venire la nausea. Per non vomitare si riempì un altro bicchiere di vino o per lo meno ci provò visto che ne aveva versato un bel po’ nella vasca. Sorrise quando si rese conto che non era il calice che stava riempiendo. Lasciò la bottiglia e sorseggiando poggiò la testa al muro, chiuse gli occhi e aspettò che venissero a prenderla.

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Commenti

  1. Fabio Volpe

    Ciao Anna, racconto bello forte!
    Ci sono delle descrizioni che ti fanno sentire l’odore del sangue.
    Purtroppo, come detto nei commenti precedenti, devo associarmi al fatto che la storia potrebbe rispecchiare anche vicende attuali.
    Comunque, Brava.

  2. Micol Fusca

    Ciao Anna, investigare l’animo umano è una delle cose che mi affascina di più. La differenza fra male e bene, l’istinto di sopravvivenza ancestrale che a volte lascia emergere l’animale che è in noi. La tua storia offre diversi punti di riflessione.

  3. Antonino Trovato

    Invece l’aspetto della giustizia si nota, sei stata brava anche in questo, ma quel desiderio di trovare da soli la giustizia ove si è costretti è molto più forte, perché noi siamo anche istinto…

    1. Anna Bosco Post author

      Grazie, mi fa piacere sapere di essere riuscita nei miei intenti☺️

  4. Antonino Trovato

    Mi piace perché molto diretto ed attuale, ed inoltre, è pure sincero. Chiunque, in quella circostanza, farebbe la stessa cosa, o almeno, vorrebbe tanto dar sfogo a quella pulsione di distruzione su un essere simile…

    1. Anna Bosco Post author

      Sono contenta che ti piaccia. Purtroppo viviamo in un periodo nel quale il tema delicatissimo della violenza sulle donne è molto discusso e le donne stesse sono poco tutelate dalla legge e quindi inevitabilmente portate, loro e i famigliari delle vittime, a perdere fiducia e credibilità nella giustizia. Volevo far evincere anche questo particolare ma forse non sono riuscita molto bene nell’intento 😅