Battaglia su Monte Sofha – Parte 2

Serie: Fuga da Dim-Hora

Lucanus alzò lo sguardo soltanto per vedere quello che in cuor suo temeva: del monte Sofha stavano scendendo decine di ragni, al ritmo di tamburi di guerra. Un gruppo informe di corpi bitorzoluti e pelosi che avanzava verso di loro sventolando macilenti vessilli giallo ocra con l’immagine di un violino nero.

“Per tutti i salassi” mormorò Aedes. “Adesso che si fa?”

“Nooon faiiii più il gradasso adessooo Zanzarinnaaaa?”

“Tu stai zitto maniaco” sbraitò sferrando un poderoso calcio al ragno, spedendolo nel crepaccio.

“Era proprio necessario?”

Lampiryd si fece avanti raggiungendoli, la sua luce era tornata bianca e letale, nelle sfere e negli occhi.

“Non mi andava di morire lasciando in vita quel cretino” rispose Aedes. “Quindi che facciamo? Avete un piano o ci lasciamo mangiare sperando di andargli di traverso?”

“Con questo rumore le mie canzoni non hanno effetto, credo che dovrò usare la spada.”

Anche Achetus aveva raggiunto i compagni guardando con sgomento l’esercito in arrivo.

“Alla fine del Bracciolo, prima dell’ultimo picco, c’è una fenditura. Se riusciamo a raggiungerla potremmo ridurre lo svantaggio numerico tra le strette pareti” disse Lucanus.

“E’ un ottimo piano. Anche se non mi sembra del tutto originale, mi ricorda un film.”

“Cosa diavolo è un film?” chiese la Sacerdotessa piccata.

“E’ come la televisione ma senza la pubblicità.”

“C’è un unico problema” continuò Lucanus, che aveva sviluppato un’incredibile abilità nell’ignorare Aedes. “La fessura è al di là dell’esercito di Loxos. Non possiamo superarli in volo, ci catturerebbero con le ragnatele”.

“Posso creare una luce abbastanza potente da stordirli per qualche secondo, ma avrò bisogno di tempo per recitare l’incantesimo.”

“Potremmo distrarli lanciandogli contro il menestrello, tanto è utile come un paio di guanti per un millepiedi.”

“No. Noxos sa solamente di noi per il momento. Achetus e Lampiryd cercate un luogo tranquillo dove completare l’incantesimo, io e Aedes lo teniamo occupato.”

Aedes aprì la bocca, ma non ci fu tempo per obiettare. Il bardo e la maga si allontanarono velocemente pochi attimi prima che i ragni arrivassero sul Bracciolo.

Quando furono abbastanza vicini Aedes notò che i primi ragni del gruppo, quattro colossi neri e pelosi ornati di catene dorate, portavano alto sulle loro teste una struttura composta da due bastoncelli color blu, reggendoli per le estremità bianche e lanose.

Sopra quelle pertiche era montato un trono rudimentale, su cui era seduto il loro signore: Loxos il distruttore. L’unico a Dim-Hora in grado di uccidere perfino i potenti Umani.

“Mi è arrivata voce che qualcuno scorrazza impunemente nel mio regno alla ricerca di vecchi chierici” disse appena la sua scorta si fermò e i suoi scagnozzi dietro di essa.

Era piccolo rispetto ai compagni, ma aveva l’aria letale del folle, le lunghe zampe giallognole erano riccamente ornate con monili d’oro e d’acciaio. Non indossava protezioni né armi, ma i suoi sei occhietti maligni e il terribile tatuaggio a forma di violino sulla testa glabra, bastavano a far capire quanto fosse pericoloso.

“Dim-Hora non è il tuo regno” disse Lucanus stringendo le lame.

“Ah no? E chi altri lo può rivendicare. Tutti perfino i potenti Umani tremano al mio cospetto. Allora Cervo Volante cosa stai tramando? Non penserai di fuggire da qua senza il mio permesso?”

“Anche se fosse? A te cosa importa? Non abbiamo intenzione di darti fastidio”

“Non è questione di fastidio guerriero, ma di rispetto.”

Loxos scese dalla portantina con una velocità impressionante, usando i corpi immobili dei suoi guerrieri come scala per raggiungere il suolo. Nessuno fece una mossa né osò poggiare la portantina. Perfino i ragni dietro di loro parevano tante statue di sale. Sembrava che temessero perfino di respirare senza il permesso di Loxos.

“Che succederebbe a Dim-Hora se si spargesse la voce che qualcuno va in giro a mutilare i miei soldati e poi cerca di scappare senza che io dica nulla?” disse avvicinandosi minacciosamente.

I muscoli flessuosi e dorati delle zampe anteriori si posarono sul possente petto di Lucanus, solamente pochi millimetri separavano i volti dei due.

“Il tuo tirapiedi stava cercando di mangiarci” rispose Lucanus a muso duro.

“Questo è irrilevante. Sta di fatto che mi avete mancato di rispetto. E sapete cosa faccio a chi mi manca di rispetto?”

“Immagino che una severa ma costruttiva ramanzina sia da escludere vero?”

Loxos si allontanò dal guerriero rivolgendo la sua attenzione a Aedes, come se lo notasse per la prima volta.

“Tu sei il Succhiasangue venuto dall’esterno, mi hanno parlato di te. Dicono che la tua insolenza sia molto più grande del tuo coraggio.”

“Sai un sacco di cose, sei sicuro di non essere una cicala?”

Aedes non vide la zampa del ragno muoversi, ma la sentì benissimo sulla sua guancia. L’impatto fu talmente violento da spedirlo a zampe all’aria.

“Le zanzare sono famose per essere inutili e fastidiose e tu ne sei la dimostrazione” disse senza guardarlo, quindi tornò a rivolgersi a Lucanus. “Ti sei scelto un pessimo compagno di avventura guerriero.”

Lucanus restò in silenzio, con lo sguardo fisso sulla minacciosa presenza dell’esercito di Loxos. Sapeva che ogni movimento avrebbe decretato la loro fine. Poteva solo sperare che Lampiryd completasse il rituale prima che fosse troppo tardi.

“Avresti fatto meglio a lasciarlo nella ragnatela in cui era finito. Ma tu sei un prode guerriero vero? Non puoi ignorare chi è in difficoltà. E io lo rispetto questo, sai? Lo rispetto e lo ammiro, per questo ti mangerò per primo.”

Le zampe di Luxos esploravano il corpo del Guerriero, avvolgendolo in fili setosi che di li a poco lo avrebbero imprigionato senza scampo; le sue fauci schioccavano fameliche, grondanti di sbava e veleno letale.

“Dicono che il cibo sia tanto più gustoso quanto sia più difficile da aprire e tu sembri molto difficile da aprire. Non vedo l’ora di assaggiarti.”

“Assaggia questo faccia da violino.”

Un lampo d’acciaio netto e preciso attraversò il poco spazio tra Loxos e Lucanus ricacciando il ragno indietro, le zampe a coprire il volto.

“Adoro le frasi ad effetto.”

Aedes aveva un occhio semichiuso e il volto tumefatto ma sorrideva mentre brandiva il suo stiletto, bagnato di sangue verdognolo.

“Bravo bel colpo, però come la mettiamo con quelli?” disse Lucanus indicando la massa di ragni che si preparavano ad attaccare.

La risposta venne dal cielo e aveva la voce di un angelo.

“Tutti a terra ragazzi” gridò il bardo mentre atterrava dal suo poderoso salto in mezzo ai compagni.

Abbassarono la testa giusto in tempo. Un’onda di luce abbagliante sommerse il campo di battaglia.

“Non è il momento di riposarsi, raggiungiamo quella maledetta fessura” disse la maga della luce volando sopra le loro teste.

Aedes e Lucanus non si fecero pregare e si unirono al volo di Lampiryd, in pochi attimi raggiunsero la fine del Bracciolo e si gettarono sulla fenditura che segnava l’inizio dell’ultima scalata verso la cima.

“Dov’è il Bardo?” disse Lucanus guardandosi intorno.

“Lo abbiamo lasciato indietro. Lui non vola come noi dobbiamo tornare a prenderlo”.

Ma l’esercito di Loxos già premeva contro l’apertura e la priorità diventò combattere per la propria vita.

“Per Achetus non c’è più niente da fare e noi lo raggiungeremo presto se non ci inventiamo qualcosa” disse Aedes mentre respingeva senza sosta gli assalitori.

“Io non posso esservi d’aiuto sono completamente esausta”.

Secondo dopo secondo i due difensori perdevano preziosi centimetri, rischiando la vita ad ogni assalto. Ma proprio quando ogni speranza sembrava smarrita la voce d’angelo tornò.

“Geronimooooooooo.”

Achetus con un altro lunghissimo salto precipitò sulla testa corazzata di un enorme ragno marrone, flesse le potenti gambe e, usandolo come trampolino, spiccò un volo nell’oscurità sopra di loro.

Dopo pochi secondi la Luce Arcana illuminò il ogni cosa.

Ci fu un attimo di silenzio surreale, tutti si immobilizzarono increduli.

“Tutti in fondo alla caverna presto” gridò Lucanus senza perdersi d’animo.

I ragni, per loro sfortuna, non ebbero la stessa prontezza decretando la loro fine.

“Che diavolo succede?” una voce immensa e terribile fece tremare l’aria.

“Che schifo Mario, il divano è pieno di ragni schifosi, fai qualcosa” il tono cambiò diventando tanto stridulo da essere insopportabile.

Non ci fu tempo per scappare, il terribile anatema che uccide, la Ciabatta, si schiantò sui ragni mutilandoli e schiacciandoli, i pochi sopravvissuti se la dettero a gambe negli abissi del monte Sofha.

I tre compagni non assistettero alla disfatta di Luxos. Quando, dopo molto tempo, ebbero il coraggio di mettere fuori la testa i cadaveri dei ragni erano spariti e il buio era ripiombato sul Bracciolo.

“Salve compagni” disse una voce allegra, accompagnata da alcune note di cetra.

“Achetus, sei vivo” gridò Lucanus. “Ma che è successo?”

“Ci son dei meccanismi arcani,

impressi sui confini,

Li usano gli umani.

Ma non son vicini.

L’idea mi balzò in mente,

Nel mezzo dello conflitto,

un salto stupefacente,

E la luce ho…

Ehm scusate ho perso la rima.”

“E’ la miglior canzone che abbia mai sentito” gridò entusiasta Aedes mentre abbracciava il grillo assieme agli altri. “Non parlerò mai più male dei Bardi. Lo giuro.”

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
  • Episodio 7: Il Tempio di Mantis
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    Commenti

    1. Ivan Collura

      Non so più come complimentarmi… “Due guanti per un millepiedi…” Ahahahahahah Io penso che Aedes, dopo quell’intervento divino, non dovrebbe più succhiare il sangue agli umani…

      1. Alessandro Ricci Post author

        E io come ringraziarti, anche per tutte le segnalazioni. Appena posso le inserisco tutte.

      2. Ivan Collura

        Se ti fa piacere, puoi cominciare a seguirmi. Anche se, non credo che le mie storie saranno all’altezza delle tue… Grazie a te per avermi regalato dei sorrisi e bei momenti.

    2. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, finalmente l’epica battaglia ha avuto luogo! A me sono piaciuti i ragni, descritti come una gang latina di un quartiere malfamato di New York; catene dorate, tatuaggi… Questa serie mi piace perché riesci a “umanizzare” i tuoi personaggi al punto di fissarli nella memoria del lettore con chiarezza. Spero che il cammino alla ricerca del saggio sia ancora lungo, perché leggerti mi diverte troppo 😀

      1. Alessandro Ricci Post author

        Micol, grazie per avermi seguito fin qua, Mantis arriverà tra poco ma la storia non finirà.
        Al prossimo episodio

    3. Antonino Trovato

      Ciao Ale, mi mancava la tua sprezzante ironia, presente in ogni riga di questo racconto ricco di adrenalina ed epicità, adoro i dialoghi, tra il serio e il faceto, e il bardo è un vero genio, è sempre quello nell’ombra che risolve la situazione, e poi la ciabatta😂😂😂, quante risate! La saga di Dim-hora è una delle più belle e divertenti che io abbia letto qui, adatta veramente a tutti! I versi alla fine con battuta finale è stata fantastica! Grande Ale, alla prossima!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Grazie Antonino per le belle parole, i tuoi commenti sono entusiasmanti per chi li riceve.
        Sono veramente contento di averti fatto sorridere assieme ai miei piccoli amici.
        Alla prossima avventura

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ehhehe in effetti è partito in sordina ma sta prendendo spazio, devo rimetterlo al suo posto altrimenti Aedes si infuria

    4. Giuseppe Gallato

      “Potremmo distrarli lanciandogli contro il menestrello, tanto è utile come un paio di guanti per un millepiedi.”… ma nooooo! Ahahahaha! 🙂 Sembrano le frasi che volano in ogni party d&d, rivolte al proprio bardo! 🙂 Episodio molto bello, divertente ed epico al punto giusto. Carina la parte delle rime! Nella mia testa le cantavo. 🙂

      1. Alessandro Ricci Post author

        Eheheheh grazie Giuseppe sono contento che il brano ti abbia divertito. Grazie per averlo letto 🙂
        Al prossimo episodio