Battaglia sul monte Shofa – Parte 1

Serie: Fuga da Dim-Hora

Il giorno passò veloce e senza particolari intoppi, permettendo allo strampalato gruppo di riposare e recuperare le forze. Avevano trovato riparo sotto le pendici del monte, in una piccola crepa formatasi lungo le immense e inconcepibili strutture bianche verticali che gli Umani chiamavano “pareti”. Sembravano essere i confini di quello strano mondo.

Appena si furono sistemati Lucanus aveva organizzato i turni di guardia: il primo era toccato ad Aedes, il secondo a lui, l’ultimo ad Achetus. Aveva escluso la maga, per permetterle di riprendersi, Lampiryd aveva protestato con veemenza, ma il guerriero fu irremovibile. Alla fine la sacerdotessa aveva ceduto. Il suo viso imperturbabile fu attraversato da un’espressione di gratitudine quando si sdraiò sul suo giaciglio.

Lucanus aveva assunto il ruolo di capo e nessuno aveva avuto niente da dire in proposito, oltre a provenire da una stirpe di leggendari guerrieri, il Cervo Volante era affidabile e sicuro.

“Ben svegliati Messeri, il sole è tramontato e la Luce è stata spenta, è tempo di mettersi in cammino” intonò allegro il Bardo, pizzicando la sua cetra.

“Puoi evitare di cantare? Mi sono appena svegliato, ho bisogno di silenzio. Ma dov’è Lucanus?”

“Si è svegliato presto stanotte ed è andato in perlustrazione appena la Luce Arcana è svanita.”

Lampyrid li raggiunse fluttuando, circondata da due sfere luminose che orbitavano pigramente intorno al corpo snello. La luce emessa dai globi illuminava il suo bel viso, freddo e duro come l’acciaio, non c’era traccia di stanchezza nei suoi occhi impenetrabili, come se fosse sveglia da molte ore. Nel pieno delle sue energie appariva irraggiungibile e tremendamente pericolosa.

“Io ho apprezzato molto il tuo modo di svegliarci. Mi ha ricordato casa. Al Tempio della Luce contiamo ogni mattina inni a Luciferina, la nostra Dea, così che con la sua luce guidi le nostre azioni.”

“Il vostro apprezzamento mi onora mia Signora, questo povero musicista è indegno di tali parole.”

“Adesso vomito” borbottò Aedes mentre raccoglieva le sue cose.

“Se il bietolone non torna dovremmo lasciarlo indietro” disse mentre si sistemava lo stiletto alla cintura. “Prenderò io le redini del gruppo, lui avrebbe voluto così siamo compagni di battaglie, gli ho praticamente salvato la vita.”

Decise di sottolineare l’ultima frase facendo fare al suo  mantello un’ampia rotazione, prima di appoggiarselo sulle spalle. Avrebbe voluto mostrare sicurezza e padronanza di se,  purtroppo non riuscì, le sue braccia impattarono contro qualcosa di granitico. Voltandosi si accorse che aveva urtato le spalle di Lucanus, che stava dietro di lui con  tutte e quattro gli arti superiori incrociati sull’ampio petto.

“Apprezziamo molto la tua proposta ma non ce n’è bisogno Succhiasangue” disse la maga con un sorriso sprezzante. “Il nostro condottiero è tornato sano e salvo.”

“Oh si lo vedo, il nostro ragazzone è qui, che lieta novella” disse Aedes dando delle pacche premurose ai bicipiti del guerriero che erano grossi il doppio della sua testa. “E tu bardo perché non ti rendi utile e componi una bella canzone sulle gesta del valoroso Lucanus?”

Achetus evidentemente non vedeva l’ora di farlo, prima ancora che il Succhiasangue avesse finito di parlare aveva già attaccato la prima nota.

“Lucanus è forte,

ed è lui che ci guida

Non temiamo la morte”

Poi si interruppe assumendo un’espressione pensosa e un po’ delusa.

“Ehm… qualcuno conosce una rima con guida?”

“Oltre che bardo è anche scemo” sussurrò a denti stretti Aedes, poi prese per un braccio il guerriero e lo trasse da parte.

“Allora capo, ci mettiamo in marcia?”

“Fuori è tutto tranquillo, ma c’è qualcosa che non mi convince. Comunque non possiamo attardarci solo per delle sensazioni, partiamo immediatamente.”

Lucanus organizzò la partenza con pochi ordini mirati, dando a ognuno un compito e trovando anche una rima per guida: “sfida”.

Dopo pochi minuti il gruppo fu in marcia, Aedes e Lucanus occupavano la prima fila pronti a fronteggiare eventuali minacce, dietro di loro Lampiryd galleggiava nell’oscurità adornata dalle sue sfere mortali. La retroguardia fu affidata al bardo e alla sua allegra sonata.

“Lucanus è forte,

ed è lui che ci guida

Non temiamo la morte.

Siam pronti a ogni sfida”.

Aedes non lo avrebbe confessato nemmeno sotto tortura, ma in quel buio ostile la voce allegra del grillo era di notevole conforto.

Avevano appena iniziato la scalata del monte quando un rumore sordo e immenso li pietrificò.

“Gli Umani” gridò Lucanus. “Tutti a terra.”

Aedes senza pensarci troppo si gettò sulla maga, trascinandola dietro a uno sperone del monte e offuscando la luce delle sfere con il mantello.

Lampiryd aprì la bocca per protestare ma le parole rimasero in gola schiacciate dal panico di un’immensa ombra. Era gigantesca, assoluta, più nera del buio. Nemmeno gli incubi più spaventosi di un folle avrebbero potuto partorire una simile atrocità.

La smisurata sagoma passò oltre di loro senza fermarsi, facendo tremare la terra, poi svanì nel buio. La notte ripiombò nel silenzio.

“State tutti bene?” sussurrò Lucanus dopo qualche tempo.

“Noi stiamo bene.”

Aedes era già in piedi e stava porgendo cavallerescamente la zampa alla maga.

“Mi sembrava di averti detto di non toccarmi” rispose Lampiryd alzandosi agilmente in volo e ignorando il suo braccio teso.

“Achetus, tu stai bene?”

“Oh si mia Signora, io e la mia cetra stiamo benone.”

“Bene allora possiamo proseguire, voglio arrivare sul Bracciolo prima dell’alba.”

Come spiegò loro Lucanus, il monte Shofa aveva una conformazione piuttosto bizzarra, dopo un ripida salita, si giungeva a uno stretto corridoio pianeggiante, che si stendeva dritto tra due profondi crepacci detto “il Bracciolo”, al termine del quale cominciava un’altra faticosa salita verso la sommità.

Il rischio del ritorno di uno degli Umani impediva loro di volare, così si arrampicarono in silenzio su quel terreno morbido e brullo, color vinaccia che si slanciava verso l’alto fino a raggiungere altezze vertiginose. Impiegarono gran parte di quel che restava della notte per raggiungere l’altopiano. Il primo ad arrivare fu Achetus che coprì gli ultimi metri di scalata con un poderoso saltò verticale

“Sbruffone” sentenziò Aedes rabbioso, raggiungendolo in fretta.

Per ultimi giunsero la maga e il guerriero, che ansimava vistosamente. Aedes rabbrividì pensando a quanta forza doveva aver un insetto capace di scalare una parete così impegnativa con una corazza del genere addosso.

“Forse è il caso di fermarci a riprendere fiato.”

“Ci fermeremo quando avremo trovato un luogo sicuro per passare il giorno” disse Lucanus col fiato corto.

“Guarda chi siii rivedeeeee.”

Aedes riconobbe all’istante quella voce sottile e cantilenante, non ebbe nemmeno bisogno di voltarsi per capire che apparteneva al ragno psicopatico incontrato qualche sera prima. Quello che scoprì girandosi fu che stavolta arrivava accompagnato da almeno una ventina di compagni, che invasero il passaggio con le loro zampe veloci e mortali.“Il capoooo aveva ragioneeee, ci ha detto che viiii avremo trovati proprio quiiii”.

Il rumore delle lame di Lucanus fu l’unica risposta, il tempo sembrava sospeso mentre i due gruppi si fronteggiavano.

Uno dei ragni scattò improvvisamente, veloce come un lampo, non coprì nemmeno metà dello spazio che li separava che fu rispedito indietro da un’esplosione di luce. Il poveretto fu lanciato vari centimetri indietro, atterrò sulla schiena con le zampe chiuse attorno al corpo. Morto stecchito.

“Fateci passare o ve ne pentirete” gridò severa la maga alzandosi in volo sopra le loro teste, il mantello sollevato da un vento invisibile e il bastone pulsante di fulgido potere.

“Prendeteli” gridò il Ragno pazzo indicandoli con il moncherino.

I suoi scagnozzi avanzarono gridando, al loro urlo rispose il ruggito possente di Lucanus che si lanciò all’attacco, la fatica di pochi instanti prima era stata spazzata via dall’ebrezza della battaglia. Mulinò le lucenti lame respingendo gli attacchi nemici e storpiando le zampe degli assalitori più temerari, intorno a lui sfere di luce esplodevano, incendiando chi cercava di sorprenderlo alle spalle.

Aedes schivò con agilità l’attacco di un ragno tozzo e potente, saltando alle sue spalle e trafiggendolo più volte con lo stiletto. Ma non poté nemmeno gioire con una frase ad effetto che un altro nemico gli si parò davanti.

Anche Lucanus stava cominciando ad aver difficoltà ad arginare la superiorità numerica degli avversari e le sfere di Lampiryd si erano fatte meno frequenti e sbiadite.

Poi una musica triste quietò per un attimo i rumori della battaglia.

Achetus, che era saltato lontano dallo scontro e aveva impugnato la cetra, intonò una canzone così triste che al confronto Le Pioggie di Castamere pareva la sigla di Bim Bum Bam.

Le parole erano in una lingua arcaica e incomprensibile, ma i ragni parvero capirla perchè caddero in una profonda apatia. Quelli che non si lanciarono nei precipizi, intontiti come sonnambuli, furono velocemente disarmati e immobilizzati.

“Stavolta non ti andrà bene come l’altra notte, avrò ben più di un pezzo di zampa come trofeo” disse Aedes mentre puntava lo stiletto tra gli occhi del Ragno pazzo.

“Ma seee stavo quasi per mangiartiii, se non fosse stato per iiil tuo amico sarestiii già digeritooo.”

“Non è vero, ti ho graziato. Ma non succederà una seconda volta.”

“Graziato… cheee assurdità. Piangevi come unaaa femminuccia ti prego non mangiarmiii” il Ragno pazzo si produsse in una spassosa e ispirata imitazione della voce di Aedes in preda al panico.

“Adesso ti ammazzo maledetto.”

“Basta così” tuonò Lucanus fermando il braccio del Succhiasangue pronto a colpire. “Lo sanno tutti che stavi per essere mangiato. E tu parla, Cosa vuole Loxos da noi?”

“Puoi chiederglielo tuuuu stesso guerrierooooo” disse sorridendo. “Staaa per arrivareeeee.”

Poi la terra iniziò a tremare.

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
  • Episodio 7: Il Tempio di Mantis
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    Commenti

      1. Alessandro Ricci Post author

        Probabilmente a casa mia, è piena zeppa di ragni. Non li uccido perchè mi sono simpatici.
        Spero non ci siano ragni violini in mezzo a quelli.

    1. Giuseppe Gallato

      “Oltre che bardo è anche scemo”… ahahahaha, povero! Però sa il fatto suo, e lo dimostra eccome! La bellezza di questa serie è far “parlare” personaggi di un mondo fantastico che in realtà… esiste! Un mondo, il nostro, quello degli umani, visto da creaturine belle epiche, toste e che non hanno paura di abbandonarsi a discorsi non sempre seri. 🙂 Ambientazione ben curata, davvero bravo! Al prossimo episodio, alla prossima battaglia! 🙂

      1. Alessandro Ricci Post author

        Grazie Giuseppe, sono contento che mio piccolo mondo ti piacca, i tuoi commenti mi fanno sempre un grandissimo piacere.
        Ti aspetto al prossimo episodio per conoscere Noxos il terribile

    2. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, episodio in cui fuoriesce prorompente la personalità dei tuoi protagonisti, ed è avvolgente, adrenalinico, fantasioso e ironico come sempre. Splendidi i siparietti con Aedes, di grande comicità e spacconeria, e la battaglia è stata ben caratterizzata, con dialoghi tra il serio e il faceto. Lampyrid dimostra di avere una forza interiore straordinaria, e sapevo che Achetus si sarebbe rivelato utile ai fini di una battaglia! Sono sempre più avvinto da questa bella ma mai banale fiaba, e curioso di scoprire il super cattivone Noxos😁! Un saluto, alla prossima avventura😁!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ciao Antonino non so se sono meglio i tuoi splendidi commenti o l’attenzione che metti nella lettura e nei consigli. Grazie mille per tutto, sei grande

    3. Vanessa

      Io trovo molto affascinante questo mondo che hai creato, perché è il risultato di un insieme di soggetti/ambienti, semplici, resi tuttavia fiabeschi, alternativi. Bravissimo 🌺

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ciao Vanessa, grazie per il tuo commento. Sono contento che Dim-Hora e i suoi piccoli abitanti ti piacciano. Mi raccomando non schiacciare più le zanzare, potrebbero avere una missione da compiere

    4. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, finalmente sono riuscita a fare un salto a Dim-Hora. Ho ridato uno sguardo al primo episodio arricchito dai disegni e devo dire che tutto crea un insieme perfetto 🙂 Non vedo l’ora di “guardare” in faccia Lampiryd, sono curiosa di scoprire quali sono le sue sembianze. Bel episodio di cappa e spada, l’entrata ad effetto dei mostri mi ha fatto sorridere. Io sono completamente negata nel descrivere le battaglie e mi accontento di leggerle in racconti come questo. La personalità dei protagonisti si delinea ad ogni passo e anche il buon bardo sembra riservare delle sorprese. Spero di farti nuovamente visita la più presto 😉