BENVENUTA

«Devo salire. Posso?».

«Prego entra pure. Sta salendo».

«Grazie. Appoggio qui la borsa, spero che non dia fastidio!».

«Figurati, tanto c’è molto spazio. A proposito…a che piano devi andare?».

«Quarantacinquesimo. Mi hanno detto che c’è una scuola di ballo».

«Scuola di ballo? Che io sappia non esiste nessuna scuola di ballo in questo grattacielo».

«Come? Non siamo al 233 di Broadway?».

«Certo. È il Woolworth Building».

«Allora l’indirizzo è giusto. Guarda qui, parla del quarantacinquesimo piano del Woolworth Building».

«Credo ci sia un errore su questo flyer. Ti ripeto che non esiste nessuna scuola di ballo qui. L’intero edificio è occupato da uffici finanziari».

«Strano, avrei dovuto incominciare proprio oggi il mio primo giorno di lavoro in questa scuola».

«Che tipo di lavoro?».

«Insegnante di danze dei nativi».

«Nativi…?».

«Le danze tribali dei popoli nativi dell’America. Come puoi vedere le mie origini sono indiane».

«Sì sì! Si nota chiaramente la tua natura indigena. Pensavo che vi foste ormai civilizzati».

«Scusa, ma che cosa intendi dire con civilizzati?».

«Beh, ormai nel duemila venti credevo che certe…diciamo…tradizioni fossero sparite del tutto. Sai, la globalizzazione…».

«…la globalizzazione ha eliminato le tradizioni e le culture dei popoli sottomessi dai civilizzatori? Questo intendevi dire?».

«No no. Assolutamente. Scherzi? …è che non credevo che ancora ci sia gente interessata a culture ormai inesistenti».

«Perché io ti sembro un fantasma? Se vuoi ti faccio assaporare il peso del mio borsone! O forse sono un’ombra ingombrante per te?».

«Che dici? Non volevo assolutamente offenderti…».

«…e non volevi insinuare che noi nativi siamo inferiori perché ci avete sottomesso? …e non volevi insinuare che le nostre tradizioni e la nostra cultura sono solo ricordi di un’antica stregoneria che grazie a voi, uomini e donne civilizzati, avete eliminato? …e non volevi insinuare che nel vostro mondo moderno e globalizzato non ci debba essere spazio per una scuola di ballo, dove si insegnano anche danze dei nativi, in un grattacielo esclusivamente votato ai fasti ed alle nefandezze della finanza?».

«Veramente io…».

«È inutile che adesso cerchi di giustificarti e chiedere scusa. Lo sai che cosa significa danzare? Hai notato che tra queste montagne di cemento, costruite proprio da noi nativi, esiste un sole che la mattina nasce e la sera muore per rinascere la mattina dopo? Ti è mai capitato di passeggiare per Central Park, magari indossando i tacchi, e farti solleticare le caviglie dalle code degli scoiattoli? Hai mai alzato gli occhi al cielo e visto librare sopra la tua testa splendidi esemplari di uccelli, ormai abituati al grigiore di New York, ma che sognano di poter gareggiare nell’aria con i loro amici rapaci? Ti sei mai chiesta che cosa significhi la parola VITA?».

«No».

«Te lo spiego io, donna Squaw, termine che voi civili usate per offenderci. Che cosa significa VIVERE? Io lo faccio ballando, con il mio corpo in armonia con ciò che mi circonda. Altri lo fanno cantando in polifonia con i suoni della natura. La cultura dei nativi, che voi tanto avete considerato inferiore, disprezzato e piegato, non è morta. È viva grazie a noi e a tutti quelli che, a differenza tua, sanno ancora che cosa siano il rispetto, il sentimento e le emozioni. Voi pensate di averla distrutta, ma la verità della nostra forza ci ha permesso di arrivare fino ad oggi e continuare a cantare e a ballare, come sto andando a fare adesso. Ora scusami, devo scendere, siamo al quarantacinquesimo piano. Mi aspettano delle allieve, delle amiche. Qui c’è una scuola di ballo. E vado a danzare la bellezza della vita…io…donna squaw!».

«Ma…».

«…e sappi che se tu volessi venire a ballare con me…sarai sempre la BENVENUTA!».

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Discussioni

  1. Mi piacciono molto i racconti dove non c’è bisogno di dare tante spiegazioni, talvolta inutili e petulanti, perché tutto è già chiaro. Sei riuscito a costruire una scena credibile e cinematografica, col solo utilizzo dei dialoghi. Bravo ?

  2. Ciao Claudio, hai preso lo spunto dal lab per un racconto che racchiude un grande insegnamento sulla tolleranza e denuncia gli errori (che purtroppo si ripetono di continuo) del passato. E’ bello rimanere fedeli alle proprie radici, sono un valore aggiunto che dovrebbe essere considerato in una società complessa come la nostra. Un’apertura al mondo e a tutti i suoi colori.

  3. Un’interpretazIone del Lab originale contestualizzato in un mondo così lontano dalla realtà dei nativi . Una discreta lezione per noi occidentali con una conclusione elegante e tollerante. Alla prossima!

  4. Ah, Claudio… se tu avessi scritto prima questo LAB, avrei imparato qualcosa sulle squaw e sui nativi d’America e magari avrei preso spunto, scrivendo qualcosa di diverso e più appropriato… Secondo me, anche se non hai scritto una storia che narra di indiani e cowboy, hai centrato il LAB! Belli i dialoghi e anche l’originalità.

  5. Ciao Claudio, la storia è semplicemente in questo bel dialogo, ben riusciuto e di forte denuncia, che pone in rilievo il torto subito, e che culturalmente continuano a subire, gli indiani d’America. La storia, a mio parere, è proprio IL dialogo e NEL dialogo. È solo un modo diverso di raccontare. Hai affrontato il lab attualizzandolo e rendendolo più vicino a noi, e credo sia stata una buona scelta per farci riflettere! Alla prossima!

  6. Non so, è scritto bene e si lascia leggere, però…dov’è la storia? C’è da dire che questo lab si sta rivelando piuttosto ostico, quindi ti faccio un applauso per averci provato.

    1. …il ballo, e di conseguenza la musica, ha sempre contraddistinto i popoli, le loro culture e le loro credenze. Di conseguenza, un popolo devastato dai civilizzatori, continua a vivere in mezzo al cemento della civiltà con un corso di ballo dei nativi!
      Non credo che la storia, ed il suo significato, siano tanto difficili da capire.
      A mio modesto parere, non credo che esistano delle regole per la riuscita o meno di un lab. L’unico elemento fondamentale è la creatività, che contraddistingue la letteratura ed ogni altra forma d’arte!
      Grazie per l’apprezzamento sullo stile, considerato che un racconto fatto esclusivamente di dialoghi non è uno degli esercizi più semplici da farsi!

    2. Sei un autore che apprezzo, come ho apprezzato questo gioco di dialoghi. Il significato del racconto mi è arrivato forte e chiaro. Forse avrei preferito uno sviluppo diverso, ma si tratta di gusto personale. ?

    3. Grazie…
      …anche se il tuo precedente commento poteva dar adito ad una differente interpretazione!
      Del resto, i gusti non si discutono…
      Alla prossima!

  7. Ciao! Bel Lab. Non c é nessuno che danza, hai spaziato dal video, non ti sei attenuto rigorosamente al video.
    L’indigena gliene ha dette di tutti i colori, i dialoghi mi sono sembrati scritti bene e piuttosto veritieri. Quando si prendono questi discorsi si trova sempre chi, in questo L’indigena, che dice esattamente le stesse cose. Non mi trovo d’accordo con l’ultima frase, perché purtroppo il bene assoluto non esiste, quindi credo proprio che se la tipa dell’ascensore andasse a una lezione prova, l’insegnante nativa farebbe di tutto per farla scappare, ma é solo una mia idea, magari mi sbaglio.
    Per il resto a rileggerti ?

    1. Innanzitutto grazie per il commento!
      Certo…il bene assoluto non è semplice trovarlo…e quindi la “vendetta” dell’insegnante sull’allieva sarebbe anche giusta! ?
      …anche se mi piacerebbe vedere cosa succede quando rimane da sola in ascensore!

  8. Non le manda certo a dire questa donna squaw! Il torto subito dai nativi americani è una macchia nella storia dell’umanità, è giusto ogni tanto ricordarlo, come hai fatto tu in questo Lab. A presto Claudio!

    1. ???
      …mettiamola così: siamo tutti fatti di carne ed ossa!!!