Brancolare nel Buio

Serie: La Voce Innocente del Male


La Foresta dei Sussurri è intrisa di tante storie. Una più lugubre dell’altra. Cadaveri di bestie appese su pali di legno adornate dalle loro stesse budella. Alberi dalle cui foglie gocciolano sangue. Grida di bestie ignote e risate sinistre nelle notti più cupe. Osceni vessilli di guerra fatti di ossa umane e carne putrefatta. Molti tra cacciatori e avventurieri si recano ad indagare, ma pochi tornano, e chi torna porta con se altre storie. Una cosa tuttavia le accomuna. Visioni di piccole ombre muoversi nelle cupe ombre. E impronte. Non di uomo o bestia. Impronte grandi ma leggere. Poche tracce certo eppure abbastanza per arrivare a una plausibile deduzione. Goblin! Piccoli, schifosi e viscidi esseri dalla mentalità infantile e corrotta. Insignificanti da soli, pericolosi se in gruppo. Per uccidere simili creature occorreva un vero professionista. Votato all’uccisione di queste abiette creature. Uno che sa quali trucchi usare, quali da evitare. Cacciatore di Oscuri, cosi li chiamano. Ma il villaggio era ormai impoverito a causa stessa della foresta che deteneva il tragitto commerciale. Nessun uomo avrebbe osato, cacciatore o meno, ad addentrarsi in quei sentieri di morte senza una lauta ricompensa ad attenderlo a ritorno. Tuttavia, un giorno, un’ambigua fiaccola di speranza giunse nel villaggio, negli ultimi spasmi di un amaro crepuscolo. Una figura incappucciata, magro, alto, ben armato e vestito in cuoio camminava lungo la strada principale. Percepiva lo sguardo della gente nascosta nelle case. La sua presenza veniva vista al pari della peste. Comprensibile, dava più l’impressione di un bandito che di un viandante o avventuriero. Tuttavia non gli importava, anzi era abituato a ben di peggio. Anche se cosi sarebbe risultato difficile ottenere le informazioni che cercava. Fortunatamente, d’un tratto, scorse una possibilità. Un uomo, grasso e grosso, seduto vicino al palo di legno dove legavano i cavali, abbracciato appassionatamente a una bottiglia. L’odore di alcol lo avvolgeva come una seconda pelle. La figura ignota gli si avvicinò, e gli diede un colpetto con il piede per attirarne l’attenzione, destando (volontariamente) la sua rabbia.

«Ehi! Che cazzo vuoi? Non vedi sono impegnato a…a… per gli Dei!»

Il viaggiatore alzò lievemente il capo, mostrando cosa c’era sotto il suo cappuccio e l’ubriacone mostrò un volto colmo di terrore. Non per quello che vide bensì per quello che non vide. Il viso era completamente bendato, completamente. Anche gli occhi erano celati. E su quelle stesse bende vi erano disegnate due zanne inferiori e la sagoma di due diabolici occhi. 

«Visto il suo improvviso stupore immagino abbia colto la mia condizione . Se non è ancora impegnato a…qualunque cosa stesse facendo, mi potrebbe indicare la Foresta dei Sussurri? Come può immaginare ho qualche difficoltà ad orientarmi.»

La sua voce era incredibilmente calma, pacata sebbene non molto chiara a causa delle bende.

«Se sei qui per i goblin lascia perdere. Non troverai ricompensa per i tuoi servigi se ti rechi li.»

Rispose un altro uomo al posto suo dal viso trascurato. Segnato dal tempo e da un fardello ignoto. Non era chiaro se fosse anche questo ubriaco, la puzza ne oscurava la condizione ma di certo trascurava molto l’igiene,  forse più dell’ubriaco.

«Non è denaro che cerco. Un po’ di provviste e un letto.»

Le parole del cieco viaggiatore lasciarono non poco perplesso l’uomo e chi ascoltava da lontano.

«Delle provviste e un letto? Una ricompensa decisamente esigua per un cacciatore di oscuri. Perché sei questo no? Un cacciatore di oscuri intendo.»

Quella parola destò irritazione nel viaggiatore, come un prurito impossibile da grattare.

«Dipende. Alcuni userebbero un altro termine per descrivermi.»

La risposta lasciò non poco perplesso l’uomo dal tanfo insopportabile, specie per qualcuno che si affidava al naso più di altri.

«Dunque? Mi indicherai tu la strada?»

Aggiunse, mentre l’ubriacone si allontanava in preda alla paura.

«Non vorrai mica andarci adesso? Non sono un esperto ma so che i goblin sono creature notturne. Non sarebbe meglio attendere l’alba?»

«Come puoi vedere sono diverso dagli altri cacciatori.»

Non servivano occhi per vedere lo sguardo sospettoso dell’uomo. Comprensibile, difficile estrapolare le intenzioni di qualcuno senza volto. Ma dopotutto, che cosa aveva da perdere?

«E va bene. Non dista molto da qui, ti ci accompagno io. Calvior, per servirti. Tu invece? Hai un nome o preferisci nasconderlo insieme al resto?» 

Questo improvviso altruismo era di certo in contrasto con le emozioni che il cacciatore aveva percepito fino a quel momento. Forse era disperato, chissà. Decise di ignorare la cosa. Pensava solo a raggiungere la foresta il prima possibile.

«Puoi chiamarmi Vakun. Ma tieniti a distanza. Gli odori… “forti”mi confondono.»

«Vuoto eh? Strano nome, ammesso che lo sia.»

Ma prima di partire l’uomo pose una domanda abbastanza ovvia. 

«Quindi riesci davvero a…si insomma a  cacciare in quelle condizioni?»

«Se tornerò avrai la tua risposta no?»

Rispose divertito, anche se ciò destò ancor più irritazione alla guida. Subito dopo iniziarono finalmente il viaggio per la foresta. Di certo Calvior non si tratteneva dal mostrarsi guardingo nei confronti di chi accompagnava. E durante il viaggio i suoi sospetti crescevano sempre più, specie vedendo Vakun mostrarsi ben meno impacciato di quanto ci si aspetterebbe da qualcuno nella sua condizione. Infine, dopo un’ora di  interminabili silenzi, i due giunsero dinanzi alla foresta. 

«Qui la nostra breve ma intensa collaborazione giunge al termine Calvior.»

Il tono ironico di Vakun lasciava ben trasparire il suo sollievo nel liberarsi di quegli occhi scrutatori .

«Molto bene. Spero tu riesca nell’impresa. Buona fortuna.»

Ma prima che l’uomo si congedasse, una domanda sorse improvvisa dalla bocca celata del cacciatore.

«Chi era?»

Chiese, lasciando Calvior confuso. Non capiva a cosa si riferiva.

«La persona che hai perso in questa foresta chi era? Un familiare, un amico…un’amante?»

Calvior era sorpreso dell’intuizione del cacciatore, rimanendo quasi senza parole.

«Come hai…»

«Sei stato l’unico ad avvicinarsi a me, nonostante il mio aspetto tutt’altro che rassicurante. Non lo nego. Mi hai perfino accompagnato fin qui. Uno sconosciuto di cui non hai molta fiducia. Nessuno lo avrebbe fatto senza una valida ragione. E ad ogni nostro passo, ti sentivo stringere sempre di più il ciondolo che hai al collo.»

Dopo la sua risposta, Calvior tirò fuori il ciondolo, che si rivelò essere una statuetta di legno. Sporco di sangue, legato a una cordicella.

«E un portafortuna. Di Adar, mio figlio. Ed è l’unica cosa che sono riuscito a trovare in quella maledetta foresta!»

Da quelle parole, Vakun intuì un altro dettaglio non detto ma ben chiaro.

«Tu sei uno dei cacciatori che sono riusciti a tornare.»

Colvir si concesse un sospiro, toccando delicatamente gli allineamenti della statua come fosse un viso.

«Un oscuro male si annida nella foresta. Nessun uomo o cacciatore oscuro che sia rischierebbe per un letto e un po di provviste! Quindi dimmi, per favore, perché lo fai?»

Il cacciatore di oscuri rimase in silenzio. Colvir con sguardo rassegnato, ma con un lieve sorriso sulle labbra, imboccò la strada per tornare al villaggio. Ma prima, una risposta giunse al suo orecchio.

«Per far soccombere il vero male!»

Cosi confuso da tale risposta, rivolse di nuovo lo sguardo verso Vakun. Ma, in quel momento, la notte calò su di loro. Una notte di luna nuova. Gettando ogni cosa nel buio più cupo. Nulla era più visibile. Eppure, paradossalmente, fu in quel momento che Colvir vide. Vide le zanne, vide gli occhi diabolici illuminati dalle tenebre, in una flebile luce verderame. Il terrore lo assalì come un feroce lupo, avvolgendolo come una subdola serpe fino a farlo cadere. Rimase li, immobile, mentre la cupa figura di Vakun iniziava ad allontanarsi sempre più. E finalmente capì perché egli aveva deciso di agire di notte. Perché quello era il suo mondo. Un triste, straziante mondo colmo di oscuri e ignoti pericoli. E lui, lo viveva ogni giorno. Sia nella luce che nelle tenebre. Svanendo tra i tediosi alberi della foresta, lasciando nient’altro se non l’immagine di quel terrificante volto impresso nella mente di Colvir. La caccia poteva finalmente avere inizio.

Serie: La Voce Innocente del Male


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Discussioni

  1. Ciao Daniele, finalmente riesco a iniziare una tua serie. Amo la fantasy classica e questo primo episodio mi ha già trascinata nel tuo mondo. Voglio scoprire di più su Vakun, è un personaggio affascinante. Le creature che non possono essere classificate sono le mie preferite. 🙂

  2. Il racconto sembra promettere bene. L’immagine del viandante con il volto bendato e disegnato è molto interessante e la descrizione iniziale del mondo è carina. Proseguo subito con la lettura dei capitoli successivi.

  3. Ciao Daniele, all’inizio la tua storia non riusciva a conquistarmi, ma più mi immergevo nella lettura, più rimanevo affascinato da questo cacciatore di oscuri. Aspetto il prossimo episodio.

  4. Ciao Daniele, l’ambientazione è suggestiva e resa bene. Il cacciatore di oscuri è un bel PG. Non mi rimane che leggere i prossimi episodi per godermi Vakun che va a caccia 🙂

  5. Ciao Daniele, avevo già avuto modo di apprezzare questo incipit ma il commemto è andato perduto, credo tu abbia pubblicato un nuovo LibriCK in sostituzione dell’originale. Ad ogni modo belle premesse e un buon gancio per l’episodio successivo. Mi permetto di segnalarti qui qualche brutto tiro da T9 (mi dicevi che scrivi da smartphone):
    – un’amaro
    – Un pò di provviste è un letto (po con l’apostrofo ed è senza accento
    – Delle provviste è un letto?
    – dopo un’ora silenzi interminabili (manca “di”)
    – Un’oscuro male