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Serie: Il salotto letterario del Bar Lunik


Al bar Lunik c'è posto per tutti

Il bar Lunik è un bar di un quartiere ormai noto, come tutti i quartieri popolari brulica di personaggi che col tempo diventano nell’immaginario collettivo “Mitici”, in passato serbatoio di comparse per le produzioni di Cinecittà il bar ne è un polo di transito.

Un frequentatore semi abituale è lo Sceriffo, soprannominato così perché in uno spaghetti western aveva interpretato uno sceriffo, e lui non perde occasione di ricordarcelo, perché è quello stravaccato, con un bicchiere di whisky con ghiaccio che sor Mario deve rabboccare continuamente, ma solo di ghiaccio, con gli stivali poggiati sul tavolino.

Cosa che fa imbestialire sor Mario: “A Sceri’, guarda che te stanno a rubba’ er cavallo, vai, cori!”.

Ma da ricordare è quel giorno che avevano tutti una gran voglia di sbracarsi e poggiare i piedi sul tavolino per agevolare la circolazione di un sangue che si stava coagulando nelle vene.

Finalmente un poco d’ombra, errore era Ughetto che in mezzo a due colossi si era affacciato in cima agli scalini del bar, tanto da sembrare Pinocchio tra i due carabinieri.

In questo caso i due marcantoni erano i fratelli Romoli, ex culturisti grandi interpreti di film su Maciste e simili. Varcato il primo gradino sparì il nugolo di ragazzini che voleva sentire i bicipiti ancora possenti nonostante la loro età. Una volta portarono anche Alan Steel, divo dei film, genere peplum

Sor Mario adorava i fratelli Romoli, perché diceva che avevano i muscoli scolpiti di ricordi. Massa muscolare fatta non in una palestra superattrezzata, ma con pesi fatti con fusti di vernice, riempiti di cemento e tenuti assieme da un bastone di scopa. Muscoli che erano passati dai fasti dei palazzi di Cleopatra ai saloon di squallidi western fino ad una serie di comparsate e una misera pensione fatta di contributi mai versati accettata con dignità. 

E sor Mario gli offriva la colazione, facendogli credere che una ammiratrice la lasciava pagata come fanno a Napoli per il caffè “sospeso”. 

E li salutava con la solita battuta scontata: “Muoia Sansone…” e i Romoli: “…sotto a un cornicione”.

Serie: Il salotto letterario del Bar Lunik


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