Caldaia

La giornata non inizia col sole, non più. Lauren è vittima della sveglia, delle sciacquate veloci sotto l’acqua gelida, dei vestiti ammassati ai piedi del letto perché l’armadio è piccolo. Poi arriva il trucco, il fon tra i capelli che vivono come una creatura senziente, le maledizioni alle divinità del creato e un soffio di carta igienica per asciugare le sbavature dello stress dagli occhi.
     Bussano nell’esatto momento in cui infila le scarpe col tacco. «Lauren! Sono le otto e due minuti!» ragliano dall’ingresso.
     «E?»
     «E ci aspettano, dai!» la voce dell’uomo dietro la porta oscilla tra i toni più vari e fantasiosi.
     Finalmente Lauren lo raggiunge, chiudendo l’appartamento con un rapido giro di chiave. Lo scorge alle proprie spalle, indispettita dal girocollo firmato. «La vuoi smettere di avere più gusto di me nel vestire? Mi fai pena.»
     «Noi gay siamo così. Che vuoi farci?»
     «Tu sei gay solo perché l’industria della moda lo richiede,» gli sorride e lo segue giù per le scale. «Ho torto, Paul?»
     «Tortissimo.»
     Salgono in macchina e lei lo fissa, divertita dal suo rimuginare. «Hai altro da dire sull’argomento, per caso?» lo provoca, sperando che ogni altra preoccupazione sbiadisca.
     «Eccome! Vuoi sapere perché sono gay? Perché mi piace quel bel cosone che scommetto nemmeno tu disdegni.»
     «Il letto?» ride Lauren. Sbircia i palazzi ammassati fuori dal finestrino e spettina venti minuti di acconciatura con un solo gesto nervoso. «Pensi che vadano bene così? Più liberi?»
     «Non so, guarda, non lo so davvero.»
     «E se va tutto male? Sono senza un euro, lo sapevi? La caldaia sta morendo e non posso ripararla. Se questa cosa non va in porto chiamo i miei e me ne torno in America.»
     Paul si gratta la barbetta affilata, modellata con la cura maniacale che un artista dedicherebbe a un affresco. «Andrà benone,» le solleva il viso sconsolato sfiorandole il mento, «prendi il tuo cellulare e dì qualche scemenza a caso. Ti giuro che andrà a meraviglia.»
     «E se non li convinco?»
     «Verrai a stare da me, per Dio! Col cavolo che ti faccio tornare in quel cesso di paese,» sghignazza Paul. Si stira per dare una pacca sulla spalla dell’autista: «Laggiù è a destra, verso la diga.»

Il ponte è sospeso sul fiume come altri dopo e prima di lui. Un’area ben precisa è stata circoscritta da uomini e donne armate di recinzioni di plastica robusta, di lucine e cartelloni per dare indicazioni. Un paio di roulette e un furgoncino discutono ai margini del parcheggio, attenti a non distrarre i garzoni che li svuotano di cianfrusaglie informi.
     Un burbero figuro, abbellito da un gilet da ausiliario del traffico, si avvicina a gran passo all’auto di Lauren e Paul. «Nove e mezzo!»
     Paul fa un balzo giù dalla berlina, «non rompere, c’era traffico!» lo ammutolisce, stringendogli le labbra tra le dita. «Dov’è la ragazza che mi avevi promesso? Come speri che si trucchi da sola, eh?»
     Lauren chiude la portiera alle proprie spalle e alza il dito per prender parola. Non appena i due uomini si voltano, decide di rimettere le mani in tasca prima che gli vengano mozzate a morsi.
     «Lasciamo perdere il trucco. Posso spiegarle ciò che deve fare?» il brizzolato nel gilet tira fuori una cortesia inaspettata. Paul annuisce e va ad accendere la prima di una lunga serie di sigarette aromatizzate.
     «Ho letto l’e-mail, signor Laukkanen, ho già un’idea in testa,» Lauren sfoggia il migliore dei sorrisi del catalogo: davanti allo specchio le erano sembrati tutti convincenti. Ma a giudicare dalla ruga profonda sulla fronte del signor Laukkanen, aveva sbagliato qualcosa nell’esecuzione.
     Lui schiarisce la voce come unica scusa per raccogliere le idee. «Un paio di appunti, ragazza mia,» si gratta la testa e ammonticchia sulla lingua le parole giuste: «Si tratta di uno spot, capisci? Sono un paio di battute in fila, un sorrisetto; magari un pizzico di malizia? Che ne so. Inventa!»
     Lauren lotta per tenere a bada la delusione, la bestia che le rosicchia il cervello. «Avevo anche abbinato la borsa al resto…»
     «La borsa è tagliata dall’inquadratura. Mezzobusto, capito?»
     «Oh, mio dio, mi è costata cento euro!» nella collera, Lauren picchia il piede contro il duro pavimento e il tacco della scarpa vola dritto nel fiume. Alza il capo verso il signor Laukkanen, desolata.
     «Lo farai scalza,» sorride, «è a mezzobusto.»
     «Lo so!» urla lei, già esausta. Cerca Paul tra la folla di tecnici e cameraman e lo scopre con gli occhi incollati al sedere di un ragazzo del luogo che scarica i camion.
     Armata di buona volontà e con l’unico pensiero rivolto alla caldaia guasta, Lauren afferra il famigerato cellulare pronta a fingere di essere entusiasta di rappresentare quella specifica marca tra altre mille identiche.

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Commenti

  1. Cristina Biolcati

    Hai messo in scena uno spaccato della nostra società. Giovani che appaiono superficiali, perché la moda lo impone e altrimenti resterebbero tagliati fuori. Mentre invece molto spesso lo fanno per vivere (vedi la caldaia). Quindi non sono scelte, le loro, ma vere e proprie necessità. In questo senso, il tuo racconto mi è piaciuto. Bravo!

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Grazie per il commento! Mentre scrivevo la storia avevo problemi alla caldaia io stesso, da qui nasce la necessità di sfogarmi da qualche parte! 😀

  2. Micol Fusca

    Ciao Giovanni, mi sono divertita a leggere il tuo racconto. Il dramma per la caldaia ha superato la mia avversione per gli stereotipi, qui enfatizzati ad arte per rappresentare uno spaccato di società.

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Ciao!
      Grazie per avermi letto. 🙂 In realtà nemmeno io sono troppo tipo da stereotipi; però qui ci sono andato proprio a gamba tesa, per puro gioco. 🙂

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Ciao!
      Grazie per avermi letto! La verità è che non avevo nessuna idea su cosa scrivere così ho ripiegato su qualcosa di random. 😉

  3. Silvia Schiavo

    Bravo, anzi bravissimo! Mi è piaciuto molto, per l’originalità e per la collocazione del filmato al termine di un ricco preambolo! Un racconto breve, ma ricco di colori. I due personaggi principali sono ben descritti e lasciano al lettore la possibilità di immaginarli anche oltre la scena descritta.

  4. Sara

    Ciao , carino questo breve flash di mondaneita’. I gay le borsette firmate, gli spot , il mezzo busto , e’ come una metafora televisiva, ti tagliano sempre qualcosa, lei forse voleva essere vista tutta intera invece… Si accontentera’ di questo spot a meta’ mentre l’altra sua meta’ pensa alla caldaia e a scaldarsi le gambe nell’ inverno rigido. Mi piacciono le descrizioni, mi hai portato sulla scena. Continua?

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Ciao, grazie per avermi letto 🙂
      Non credo che continuerà, l’ho scritta per il Laboratorio (dopo aver speso venti giorni a pensare a qualcosa di adatto xD). Sono felice che ti sia piaciuta 😀