Capitolo 1: Il caos non è all’origine, ma nell’apocalisse (Pt.1)

Serie: Nell'ombra del caos


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Comincia la storia al Primo Rione...

Primo Rione, così veniva chiamata la zona più malfamata di quella “cittadella” il cui nome si era perduto negli anni. Era il quartiere più grande, era attraversato da uno dei due fiumi della città, il Sabus, ed ovviamente era la zona più affollata. Nel cuore di quel quartiere si nascondevano i “sorci”. Le strade erano distrutte, piene di lerciume, detriti e carcasse. Ai lati gli edifici erano costruiti tutti in maniera identica, una volta dovevano essere colorati, ora erano soltanto di un grigio sporco e ammuffito. Alla maggior parte delle costruzioni il tetto era crollato, così come molti piani, tant’è che la gente preferiva dormire nelle baracche che si era costruita con le cianfrusaglie.

La gente che abitava lì era delle peggio carogne: gli uomini del Primo Rione si macchiavano ogni giorno di tutti i peccati condannati da Dio. Probabilmente era da marmocchi che si compiva il primo omicidio. La verità è che al Primo Rione vigeva la legge del più forte, gli altri restavano dietro e venivano divorati. Che Dio lo accettasse o meno, a loro non poteva fregare più di tanto. Gli uomini del Primo Rione avevano storie che non potevano essere raccontate, e che probabilmente da nessun altro potevano essere vissute.

Quella mattinata un freddo autunno segnò l’avvenire di un nuovo giorno per il Rione. Il Sole si stava nascondendo dietro le nuvole opache: non era in vena di star a vedere le sciagure di quella gente. Forse soltanto un raggio riusciva a filtrare le nuvole, e andava a poggiarsi su l’unico elemento vivo di quel quartiere, un vecchio albero grande più dei palazzi, era lì forse ancor prima che venne costruita quella zona, e di certo nessun uomo aveva il diritto di toglierlo di lì.

Un albero si ergeva di fronte un edificio, uno dei più miseri. I suoi residenti lo avevano abbandonato per raggiungere la pace, tutti in differenti tragici destini. Eccetto due fratelli, che abitavano all’ultimo piano da anni, prima o poi il fato sarebbe andato a bussare anche alla loro porta. Certamente per ogni disgraziato ogni luogo era migliore del rione.

I nomi dei due giovani fratelli erano Chaos, di diciassette anni, e Danilo, di ventisei. In realtà non avevano alcun legame di sangue, ma Danilo aveva cresciuto Chaos da quando era in fasce come fosse suo fratello, ed ora i due non potevano fare a meno l’uno dell’altro.

Chaos era nato da poco quando improvvisamente i genitori di entrambi, in un giorno che pareva come gli altri, erano spariti senza fare più ritorno. O perlomeno, questo era ciò che Danilo aveva sempre raccontato al più piccolo.

Chaos, troppo piccolo per cavarsela da solo, fu accudito da Danilo, e i due crebbero assieme. Ma per far sì che questo bel sogno si realizzasse, il maggiore fu costretto a lavorare da giovanissimo per poterlo sfamare. Uno dei primi ricordi di Chaos infatti era proprio Danilo che abbracciandolo forte per consolarlo dai fulmini, lo cullava e canticchiava una ninnananna. Così crescendo Danilo divenne un ragazzo instancabile, volenteroso, gentile, non si rifiutava di aiutare chi ne avesse bisogno e sempre pronto a proteggere il più debole. Era questo ciò che aveva insegnato a Chaos.

Chaos amava suo fratello, sarebbe morto per lui, e sapeva che l’altro avrebbe fatto lo stesso. Era l’unico dal cuore vero tra i tanti calunniatori. Era un bel fiore nato in mezzo ad un campo morto. Ma come tutti i fiori la sua stagione era venuta al termine… La realtà era che Danilo era una spina velenosa in mezzo ad un prato.

Accadde tutto all’improvviso, accettarlo fu difficile, era in un incubo e nessuno poteva svegliare Chaos.

Così, giunta una nuova fredda alba, la gente cominciò ad affollare le strade del rione, e sembrava essere anche più agitata del solito. Sopra la folla, e sotto il cielo macchiato di nebbia, Chaos se ne stava tranquillo, poggiato contro il parapetto della sua terrazza a guardare la vita sottostante nella piazza.

“Ah! Perfetto!” sussurrò ironicamente il ragazzo, rendendosi conto del perché di tutto quel trambusto: alla bacheca del quartiere –un pezzo di ferraglia arrugginito- su cui mensilmente aggiornavano i nomi dei defunti, o i ritratti dei disgraziati scomparsi del Primo Rione.

Troppi marmocchi erano in lacrime, e ciò fece un po’ preoccupare Chaos. Il ragazzo fece un sospiro, alzandosi dritto e grattandosi distrattamente il petto nudo mentre guardava la folla scomposta in lamento: c’erano madri che piangevano un figlio, bimbi che gridavano i nomi dei fratelli, ragazzi addolorati per la morte di un amico, figli orfani… Tutta quella gente, quei nomi, passati alcuni anni, nessuno li ricorderà più. Sparire nell’oblio è il destino di qualunque uomo.

Chaos serrò i denti, immaginando scritto lì su il nome di Danilo. Scosse il capo e rientrò in casa, era meglio il silenzio che udire il malessere altrui. D’altronde per Chaos era anche giunta l’ora di recarsi a lavoro. Sperò solo che almeno per quella volta la morte non c’entrasse nulla.

 Chiuse il balcone alle sue spalle con la sua solita poca accortezza, rischiando ogni volta di far andare a pezzi quel legno marcio. Raccattò qualche vestito da terra mentre continuava a lamentarsi sottovoce, senza alcun apparente motivo, ed una volta finito mandò giù d’un fiato una bibita che stava sorseggiando da prima. Indossato anche il solito berretto e zaino pieno di cianfrusaglie utili fu pronto per andare a lavoro. Intanto che attraversava la stanza però si accorse di qualcosa di molto insolito.

Si avvicinò al tavolo, tra le varie bottiglie di alcolici del fratello vide che vi erano riposte armi di ogni tipo, da taglio e da fuoco. Oltre all’armamentario c’erano mazzette di banconote e varie foto ritraente volti di gente d’ogni età, sesso e zone.

Prese poi fra le mani una delle tanti armi, osservandola attentamente: semiautomatica multi calibro in metallo, la canna surriscaldata indicava la sua ormai inefficacia. Se mai fosse stata usata per uccidere qualcuno, quel poverino doveva essere stato massacrato.

Assieme alle armi da fuoco vi erano anche pericolose armi da taglio, di ogni dimensione: alcune arrugginite e ormai solo da buttare, altre riposte accuratamente nella propria custodia, perfido lucidate. Una fra queste era ancora macchiata di sangue fresco, che sporcava anche la custodia. Ogni uomo del Primo Rione aveva un’arma, era una sorta di legge possederla quanto si compiono i dieci anni e si diventa potenziali vittime, ma quell’armamentario era troppo per gente comune come loro…

Si accorse di una lettera stropicciata, lontana da tutto il resto per non essere macchiata di sangue. Chaos non esitò a prenderla e leggerla, ma si pentì subito di averlo fatto. Era indirizzata a suo fratello, qualcuno, il cui nome era stato cancellato accuratamente, ordinava a Danilo una serie di omicidi, spiegando in che modo doveva compierli, tutto in cambio di denaro:

“(…) Come sempre ti tocca andare al quartiere d’oro. È giunta l’ora di ripagare i danni pure per i De Lagonissa. La famigliola t’aspetta il giorno in festa a casa, vai la sera, quando se ne stanno belli belli a mangiare tutti assieme, porci quali sono. Se li colpisci hai vinto. Di tutti gli altri non mi interessa nulla, ruba, ammazzali tutti, pure i bambini e mi fai più contento, tanto è il Leone quello che voglio. A lui perciò non sparare, spezzagli le gambe e portalo da me, quel demonio deve ripagare tutte le malie che abbiamo avuto a causa sua, non è lui a comandare qua. Il denaro per comprarti quella merda è sempre lo stesso (…)” alcune delle parole più ripugnanti.

 Vista la data scritta, gli omicidi dovevano essere stati compiuti la notte appena trascorsa. Il sangue era di questi “De Lagonissa”, tra cui anche bambini…

C’erano anche altre lettere come quella, meno recenti, con allegate fotografie di altra gente ormai morta per mano del fratello. Tra queste riconobbe molta persone del Rione, molti dei quali erano compagni di Danilo.

Non fu complicato intuire ciò che Danilo si era costruito attorno a sé. E chissà da quanto tempo faceva quel “lavoro”, ma Chaos non aveva quasi il coraggio di chiamarlo in quella maniera. E soprattutto Danilo glielo aveva nascosto, sempre dietro bugie su bugie. A Chaos aveva detto che stava lavorando come tutto fare per un riccone fuori città.

Era vergognoso. Quel Danilo che l’aveva cresciuto non aveva più né anima né sentimento. Colui che aveva accanto era ancora suo fratello, o di lui portava solo il nome?

Colui che gli aveva insegnato a vivere come un lupo, rispettando il branco, guardargli le spalle, avendo un forte senso di cameratismo, senso del dovere, contando sulle proprie forze e su quelle dei suoi fratelli, sapendo che sarebbe stato ripagato. Combattere solo contro chi era all’altezza, e lui, ammazzava i fratelli del Rione… Fra tutti i peccati era il peggiore di cui macchiarsi.

Serie: Nell'ombra del caos


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Discussioni

  1. “Colui che gli aveva insegnato a vivere come un lupo, rispettando il branco, guardargli le spalle, avendo un forte senso di cameratismo, senso del dovere, contando sulle proprie forze e su quelle dei suoi fratelli, sapendo che sarebbe stato ripagato. Combattere solo contro chi era all’altezza, e lui, ammazzava i fratelli del Rione… Fra tutti i peccati era il peggiore di cui macchiarsi.”
    Ciao Dodger, inizio ora la tua serie distopica: genere che amo particolarmente e scrivo. La storia ha buone premesse ed il pezzo che ho copiaincollato qui sopra riassume alla perfezione l’uomo costretto a sopravvivere e non a vivere: può essere entrambe le cose, fratello amorevole ed assassino

  2. Slumps. Slumps urbani, umani, scarnificati da tutto ciò che avvolgeva l’era precedente. Cannibalismo, crudo e secco come nel romanzo La Strada di McCarthy, poi interpretato da Viggo Mortensen. Il nulla divora tutto. Si agisce per sottrazione: sopravvivi, se ci riesci. Vorrei ricordarti questo detto: “I pazzi aprono le vie che percorrono i sani”.

  3. Questo primo episodio non delude le attese create dal prologo. Un mondo difficile da da immaginare, ed ancora più difficile da vivere. E questo Danilo mi incuriosisce, al momento forse più dello stesso Chaos 😁