Capitolo 1: Il caos non è all’origine, ma nell’apocalisse (Pt.2)

Serie: Nell'ombra del caos


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Chaos ha scoperto una triste verità sul fratello, ma è davvero così?

“Fanculo!” si lamentò Chaos, sentendo la testa scoppiare. Cominciò a riflettere su troppe cose, tant’è che il ragazzo lasciò perdere la ragione ed agì di impulso, come suo solito. La ragione spesso gli faceva perdere solo tempo, l’istinto lo aiutava spesso, delle volte però lo portava in rovina.

Aveva un po’ di timore ad affrontare suo fratello, era pur sempre il maggiore, e ultimante discutere assieme a lui equivaleva a discutere con la morte e scatenare la sua ira. Ma altrettanto a nulla sarebbe servito continuare a restare cieco per timore della verità.

Non perdendo neanche un attimo, Chaos recuperò le cose e andò via dal loro rifugio per recarsi da Danilo. La notte prima era andato via dicendo che sarebbe stato con alcuni amici, e che sarebbe tornato direttamente la sera successiva. Chaos sapeva dove solitamente spendeva il suo tempo, ed era sicuro di trovarlo lì. Uscì dal loro palazzo e camminò una decina di minuti fino a raggiungere un mediocre e vecchio edificio recintato. Scavalcò l’inferriata con facilità e andò verso una piccola porta, dietro di questa c’era la peggio carogna del quartiere. Chaos scese lentamente delle scale strette, fino a ritrovarsi nel loro covo.

Immediatamente un paio di ragazzi che stavano lì davanti si voltarono, ma riconobbero subito il fratello di Danilo, e facendo solo un cenno col capo tornarono ai loro affari.

Il covo era molto grande e colmo di gente, col soffitto basso, le voci di tutti creavano un fracasso insopportabile. C’era una strana luce gialla soffusa e vecchia musica stonata proveniente da un vinile datato.

Oltre che lerciume a terra e muffa sulle pareti, il posto era pieno di vecchi veicoli oramai divenuti quasi inutili e dappertutto rimasugli di vetro di alcolici.

Era il tipo di posto da cui non ci si poteva aspettare di trovare nulla di buono e persone per bene, ma a Chaos non gli fregava di nessuno, doveva solo parlare con il fratello.

Scovarlo fu più facile del previsto, non solo per la voce profonda che aveva e che sovrastava tutte, ma soprattutto perché fra quegli ubriaconi puzzava più di tutti.

Chaos si fece largo fra la gente e lo vide: seduto su una cassa di legno, con la schiena poggiata alla parete dipinta, e come suo solito una bottiglia fra le mani. I capelli corti neri erano scompigliati e sporchi di polvere, così come il viso chiaro dai tratti ben marcati. Indossava una vecchia giacca a vento, la cerniera era rotta e lasciava intravede fra il petto virile macchie di sangue, e Chaos poteva immaginare di chi fosse quel sangue. Si atteggiava contro un gruppetto di ragazzi che invece gli stavano attorno ad ascoltarlo ammaliati, Chaos l’avrebbe preso volentieri a pugni fosse in loro.

Il ragazzo si avvicinò al fratello. Appena Danilo si accorse di lui gli bastò fare un cenno che il gruppo si dileguò lasciandoli soli. Non si sorprese più del dovuto, al contrario gli mostrò un caloroso sorriso, probabilmente era già brillo.

“Chaos! Che ci fai qua!? Hai dormito stanotte? Quante lire hai portato a casa?” domandò, alzandosi a fatica per andargli contro. Teneva la schiena leggermente curva e zoppicava, in che condizioni si riduceva ogni volta…

Chaos allungò la mano per non farlo avvicinare, e disse solamente “Seguimi fuori, non ne voglio parlare qua in mezzo alla merda” non disse altro e si avviò verso l’esterno. Sentì Danilo lamentarsi e imprecare, poi però l’altro fu costretto a seguirlo, senza mollare la bottiglia ovviamente. Si allontanarono dall’edificio, raggiungendo il cancello arrugginito che stava tutt’intorno.

Danilo dovette poggiarsi con una mano attorno all’inferriata per sostenersi, non aveva ancora trent’anni ma pareva un vecchio “Allora? Non ti ci mettere anche tu stamattina che già ho la testa piena di merda!” si lamentò ancora “Che c’hai da dirmi di così tanto importante che non puoi farlo stasera?”

Chaos negò col capo, e con gli occhi lucidi per la rabbia riuscì a dire soltanto “Dovresti stare più attento a non lasciare in giro la tua cazzo di roba! Che cazzo sei diventato?!” gli urlò contro.

Danilo sgranò gli occhi. Inizialmente non disse nulla, distolse lo sguardo e annuì col capo “Ah! Porca puttana! Alla fine li hai visti… Ma doveva capitare prima o poi, non potevo nascondertelo per sempre” mormorò, neanche sconvolto più di tanto, facendo poi un lungo sorso prima di continuare “Che vuoi che ti dica, è un lavoro sporco, anche tu ne avrai fatti!”. Dopo aver pensato a qualcosa si mise a ridere, passandosi una mano fra i capelli e socchiudendo gli occhi. Oramai il suo perenne stato di ebbrezza lo rendeva incapace di affrontare qualsiasi cosa con un minimo di senno, o anche solo di provare ogni tipo di sentimento che non fosse l’ira.

“Danilo” cominciò Chaos, mettendogli una mano sulla spalla per guardarlo dritto negli occhi, quelli del fratello erano neri e pieni di rabbia, come quelli di una bestia “Alla fine la colpa non è di nessuno, né mia, né tua se siamo nati qua. Siamo cresciuti per la strada, tra fame e sangue, come funziona al Primo Rione… Io chi sono per farti la predica? Sono solo un povero coglione, che gira per le strade e cerca di non morire di fame, come tutti gli altri qua. Anch’io ne ho di peccati, forse anche più di te, ma non ho mai ucciso quelli dei nostri per soldi. Ho visto chi hai ammazzato, gente del Rione, gente che sia io che tu chiamavamo fratelli, gente che ci ha aiutato quando mangiavamo i sorci per campare! Tu gli hai tolto i figli, hai tolto alle famiglie i padri, hai ammazzato i tuoi amici… Come mi dici sempre tu, il lupo azzanna i più forti, la iena i più deboli, no?… La cosa che mi fa girare di più i coglioni e che con quei maledetti soldi ci compri queste per accontentare il tuo vizio di merda! La gente è morta solamente per questo! Te ne rendi conto?!” in preda alla rabbia Chaos afferrò la bottiglia e gliela gettò a terra. Parlargli con disprezzo gli faceva male, gli tremavano le mani dalla rabbia, ora com’era rimasto l’avrebbe menato… Ma così facendo il dolore al petto non sarebbe comunque passato.

Danilo si mise dritto e si avvicinò a Chaos, fece un profondo sospiro e tentò di parlare, ma si interruppe tutte le volte. Il più piccolo a quel punto si chiese se avesse compreso o meno le sue parole, o se invece se ne era stato tutto il tempo rinchiuso nella sua realtà, forse era l’unico motivo per cui non l’aveva ancora sbranato.

“Sono stato io” cominciò a dire, affrontando finalmente Chaos dritto negli occhi “Sono stato io a non farti crepare quando eri solo un moccioso. Non dimenticarti il rispetto!” A quel punto estrasse dalla giacca un coltellino. Lo aveva ben saldo tra le mani, nonostante fosse tanto ubriaco riusciva ad ammazzare la gente. Leggeva nei suoi occhi che avrebbe voluto tagliarli la gola, ma non lo impugnava contro di lui, e chissà per quale ragione si stava trattenendo, uccideva i suoi fratelli, avrebbe potuto uccidere senza rimorsi anche lui.

“C’hai solo questo da dire? Te ne sei accorto che continui a difendere un orgoglio che non hai più?! Non t’è rimasto più nulla dentro! Continua a guardare gli altri dall’alto, quando poi capirai quello che stai facendo sarà il mondo ad essere troppo alto per te!” Chaos gli urlò contro, e Danilo non poteva immaginare quanto dire quelle parole gli spezzasse il cuore. Era suo fratello, colui che l’aveva cresciuto, chi gli aveva insegnato a vivere, ma non era più lo stesso, e non riusciva ad accettarlo.

Danilo a quel punto chinò lo sguardo, forse era la prima volta che glielo aveva visto fare in tutta la sua vita. Strinse i denti e negò col capo, passandosi una mano sulla faccia. Mise la schiena contro al muro e si lasciò scivolare fino a terra, nascondendo il viso fra le mani “Chaos… Ora statti un po’ zitto e stammi a sentire…” cominciò a dire, senza però mollare il coltello “Lo so, ti tratto come uno stronzo qualunque, e invece sei mio fratello, perdonami. C’hai ragione, ho ucciso uomini, donne, vecchi e bambini, del nostro stesso quartiere, gente che c’aveva veramente l’anima, non come noi. Come hai detto tu però veniamo dalla strada… Guarda! Queste strade sono tra le più belle della città, ma tutti le hanno dimenticate, e allora noi che pretendiamo di fare? In un modo o nell’altro si deve campare, e io per farlo ho dimenticato la dignità…” parlò piano Danilo, con voce quasi commossa, mentre guardava quel che rimaneva del suo alcolico.

“Danilo, smettila di dire stronzate, tu non hai abbandonato la dignità per campare, anni fa eravamo nelle stesse condizioni e non ammazzavi la gente del Rione! Tu l’hai persa per colpa di questa merda!” Chaos alzò la voce, e indicò l’alcolico a terra “Le lire che porti a casa le usi per comprarti bottiglie di liquori che bevi una dietro l’altra, oramai c’hai il cervello rincoglionito!”

Serie: Nell'ombra del caos


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Letture correlate

Discussioni

  1. ” Era suo fratello, colui che l’aveva cresciuto, chi gli aveva insegnato a vivere, ma non era più lo stesso, e non riusciva ad accettarlo.”
    terribile, per il povero Chaos, questa constatazione :-/