Capitolo 2: Le leggi dei Diavoli (Pt.1)

Serie: Nell'ombra del caos


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Chaos e Danilo hanno litigato ancora, ma ormai il minore è abituato. Piuttosto, ora deve pensare alla sua nuova "missione"...

Il Sole era calato, in cielo si era fatta una tinta bluastra con qualche stella, fortunatamente durante il giorno il vento aveva scostato le nuvole ed ora splendeva una bella Luna piena. Chaos aveva perso il conto del tempo, probabilmente erano le nove di sera, e per buona sorte aveva trovato Miguel per la sua strada. Il ragazzo era assieme ai nonni, probabilmente erano stati in città a vendere i loro prodotti tutto il giorno e ora stavano facendo ritorno a casa.

Le Fauci della Lupa era una delle tante zone rurali della città, probabilmente la preferita di Chaos. Si trovava a ovest rispetto al centro, sulle colline, vicino sorgevano alcuni paesini che il ragazzo non conosceva se non per nome. Quella campagna si estendeva per parecchi chilometri quadrati, c’erano i campo coltivati e le stalle. Era fortunato chi nasceva nelle Fauci della Lupa, aveva un lavoro, cibo, una vera famiglia, che poteva volere di più un uomo?

Lì la gente era diversa, viveva come si faceva una volta, senza dover ammazzare qualcuno o rubare, si guadagnava solamente grazie al lavoro delle proprie mani e alla terra, lì si poteva guardare in alto, verso un’infinita speranza.

“Chaos! Che devi andare a fare dalla signora Varvara?” ad un certo punto Miguel richiamò la sua attenzione tirando il lembo della giacca. Miguel era un ragazzino dalla pelle brunetta, i ricci scuri gli cadevano fino al collo, e aveva due grandi occhi verdi come quelli di Chaos. Aveva quindici anni, ma era diverso dai ragazzi del Primo Rione, quelli della sua età lì avevano già ammazzato qualcuno sgozzandolo, lui invece no, era un ragazzino, si godeva i suoi anni, aiutava i genitori e i nonni in campagna, stava con gli animali, lavorava e mangiava bene nella sua fattoria. Aveva ancora quello che i ragazzi come Chaos avevano già perduto, la speranza e l’ingenuità dei fanciulli.

“Le è sparito un figlio” sussurrò Chaos, allungandosi dietro per prendere dalle casse un grappolo d’uva che probabilmente non era stata venduta nei quartieri ricchi. Ringraziò con il capo, anche se non aveva chiesto nulla, e cominciò a mangiarla.

“Chi? L’amico tuo? Come si chiamava?” esclamò Miguel alzando la voce con tono preoccupato. La nonna avanti, che non li stava ascoltando si voltò verso il nipote, facendogli intuire di starsene composto con il solo sguardo, e lui subito ubbidì.

“No, Ivan è fuori città. È il più grande, Pavel” spiegò Chaos, prendendo un altro grappolo e divorandolo voracemente come l’altro.

“M-mi dispiace! Che gli può essere successo?” domandò ancora, ma Chaos scosse il capo, asciugandosi la bocca con la manica della giacca “Che gli è successo realmente quello lo sa solo Dio! Io ci provo a scoprirlo” detto questo il ragazzo saltò giù dal carretto poiché era giunto a destinazione.

Si volse verso il carretto e alzò una mano per ringraziare “Miguel, signori, grazie mille! Siete molto gentili, come sempre!”

“Chaos! Ti aspettiamo ancora a pranzo!” disse l’anziano, alzando la mano anche lui.

“Dobbiamo ancora pagarti per l’altro giorno, quindi vieni senza fare storie!” si premurò di aggiungere Miguel, salutandolo con enfasi. Chaos accettò volentieri l’invito, era quasi commosso dalla gentilezza di quella gente. Ed era sempre un onore trascorrere del tempo assieme a loro.

Il carretto proseguì per la sua strada, così Chaos si volse verso l’abitazione della signora Varvara. Quand’era più piccolo aveva trascorso intere giornate lì assieme ad Ivan, anche Pavel delle volte, ma una volta che si cresce le cose cambiano.

Era una grande casa rossiccia su due piani, circondata dagli ulivi e da stalle con animali. Nell’aia giocava qualche bimbo assieme ad un paio di cagnolini e gatti, lì dovevano esserci una decina di fratelli, e Chaos probabilmente neanche li conosceva tutti. Attorno però c’era un atmosfera malinconica.

Il ragazzo si avvicinò piano, strizzando un po’ gli occhi per il dolore alla mano, ma doveva solamente ignorarlo per ora. Notò seduta dinanzi casa una donna robusta, con un fazzoletto attorno al capo e vestiti sporchi, inizialmente credeva che fosse una nonna, ed invece quella era proprio Varvara. Quanti anni poteva avere? Forse una quarantina? Ma il dolore l’aveva fatta invecchiare molto. Stava a capo chino a lavare i panni in una bacinella, gli occhi rossi e umidi e il volto segnato dal dolore.

“Signora… Sono desolato di essere venuto qui solo ora” sussurrò Chaos, scusandosi subito e togliendo il berretto dinanzi a lei. La donna alzandosi faticosamente, e senza degnarlo di uno sguardo, disse soltanto con voce rauca “Entra dentro, dobbiamo parlare”.

Chaos entrò e subito notò come almeno gli interni di casa erano rimasti quelli di una volta, le pareti verdi, i mobili massicci in legno su cui vi erano delle bizzarre decorazioni. Per un momento gli sembrò di riconoscere perfino l’odore che sentiva ogni qualvolta si recava lì per stare con Ivan. Notò con amarezza un quadro rappresentate una strana scena rurale, affollata di gente, e vide che c’era il buco che aveva fatto assieme al suo amico, e chissà se qualcuno se ne fosse mai accorto.

Giunsero fino in cucina, anche questa rimasta uguale. Il fuoco era acceso, sopra bolliva una pentola, probabilmente della carne, e l’odore riempiva la stanza. Dinanzi c’era un uomo, forse era uno dei tanti fratelli? Non somigliava al marito e non era troppo in là con gli anni. L’uomo si alzò subito in piedi e cedette il proprio posto alla donna mentre lui restò dietro le sue spalle.

“Hai visto cos’è successo a Pavel?” domando Varvara, prendendo un fazzoletto dalla manica per asciugare le lacrime.

Chaos, prendendo posto di fronte si limitò a dire “Sì, è… Scomparso”

“Lascia parlare me, madre” si intromise a quel punto l’uomo, che a quanto pare era uno dei suoi tanti figli “Ti sarai già fatto qualche idea di cosa dobbiamo chiederti allora. Noi non possiamo esserti molto d’aiuto, Pavel abitava al Primo Rione, e aveva dimenticato probabilmente di avere una famiglia qui. Siamo venuti a conoscenza di una taverna che frequentava molto, e dov’è stato visto l’ultima volta, si chiama “Mal’Evento” Quello lì è un postaccio, e quei meschini non hanno avuto pietà neanche di una povera madre in lacrime. La gente lì non sa cos’è il sentimento. Ne sarai capace bamboccio?” domandò l’uomo, rivolgendosi a lui con un inutile disprezzo.

Chaos aggrottò le sopracciglia, ma fece solo un cenno col capo per rispetto della madre. Riconobbe subito il nome della taverna, “Mal’Evento”, Danilo la frequentava spesso assieme a Pavel. Sì, era uno dei posti peggiori del Primo Rione. Ma Chaos non aveva paura di niente.

“Chaos, ti pagheremo cinquecentomila lire. Sappiamo che è un lavoro difficile e pericoloso, ma portami dietro Pavel, che sia vivo… O morto, almeno per dargli un luogo dove riposare in pace…” detto ciò, la donna si alzò in piedi e andò via piangendo.

L’uomo a quel punto fece cenno a Chaos si alzarsi per andare via, il ragazzo lo fece, e fu accompagnato alla porta dal tipo “Aiutaci, sempre che tu riesca a tornare vivo” disse soltanto, e chiuse la porta.

“Sempre se riesco a tornarne vivo” ripeté Chaos quelle brutte parole, lamentandosi a voce bassa. Ma ormai non poteva più perdere tempo, doveva cercare Pavel ed ogni secondo poteva essere importante se voleva trovarlo vivo.

Serie: Nell'ombra del caos


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