Capitolo due: Si – parte prima

Serie: Siamo pazzi


La prima lezione: disastrosa. Giulia amava la perfezione, ma in musica non esisteva, quindi si poteva dire che aveva sposato qualcosa che non poteva mai soddisfarla appieno, a meno che non cambiasse prospettiva: non era quello il caso. La lezione col maestro era stata mostruosamente importante per lei, ma allo stesso tempo era quel tipo di importanza che si distillava dall’amarezza di errori, rimproveri e consigli per nuove strade: avrebbe dovuto cambiare metodo; avrebbe dovuto cambiare strada: avrebbe dovuto dimenticare l’approccio che fino a quel momento aveva avuto col suo strumento e si sarebbe dovuta costruire daccapo: non certo una scemenza.

In musica i metodi si sprecano: ne esistono di ogni tipo, per ogni persona, per ogni occasione, ed abbracciarne solo uno, per quanto adatto ad una persona o ad un programma o ad una circostanza, è semplicemente sbagliato. Sincretismi metodologici sono all’ordine del giorno per un buon insegnante, per il quale ogni metodo è come un filo, e solo dal loro intreccio avrebbe ottenuto per l’allievo un giusto vestito che potesse permettergli di presentarsi su ogni palco.

La tecnica prima di tutto; il divertimento poi sarà più divertente. Quelle erano le parole con le quali il nuovo maestro di Giulia, giustamente esigente come a lei piaceva, l’aveva salutata. E da quel giorno si svegliava, colazionava, suonava; pranzava, caffettava, suonava; suonava, suonava, suonava; infine cenava, strimpellava esausta e, all’occorrenza, in base alla stanchezza, o serietivvava, o leggeva: dipendeva. Poi andava a letto per le undici ed il giorno dopo ripeteva, per cinque giorni, fino alla lezione successiva, in qui il maestro avrebbe incoraggiato la strada presa, consigliata un’altra, o le avrebbe fatto percorrere varie contemporaneamente.

Soffermiamoci un attimo sul metodo accademico italiano: la musica, come ogni materia pratica, è qualcosa che richiede costanza e pazienza: ogni giorno va esercitata, e risucchia ore ed ore come un buco nero risucchia ogni cosa; è qualcosa che richiede energia, concentrazione, fatica. Cosa peculiare poi è l’insegnamento: non come in università, con aule immense di allievi; né come all’Accademia di Belle Arti, ove le classi sono minori ma comunque numerose: ogni insegnante dedica del tempo al proprio, singolo allievo: una lezione per volta, il tempo necessario.

Il punto è che un bel giorno è stato deciso che i conservatori dovevano rassomigliare più alle università: fu disastro. Nasce il Nuovo Ordinamento, tutto viene compresso in ore e quantificato in crediti, ed un sistema fallace (come ogni sistema) diviene caotico: vengono ridotte le ore di pratica, aggiunte materie superflue, fatto tutto di fretta, tagliando i programmi. Insomma, non il massimo. Uniamo poi a tutto una burocrazia ed amministrazione spesso deludente, ed una direzione talvolta inadatta, ed ecco il risultato specchio di una società sempre più distante dalla cultura – per lo meno accademica. Nessun livore, solo fatti: magari sono nuove tendenze, ma chissà dove porteranno.

Giulia si trova proprio nella “nuova” era dei conservatori, nel Nuovo Ordinamento, e nel caos che è conseguito. Da narratore musicista sono di parte; certo, ribadisco che ogni sistema è fallace, ed il Vecchio Ordinamento non era esente da problematiche, ma in tanti lo guardano con nostalgia. Per la fortuna di Giulia, il suo maestro non badava molto al monte ore; la lezione era prevista durare circa un’ora, ma inutile controllare la bestia: poteva variare da dieci minuti a tre ore. Inutile dire che di trenta ore previste (trenta ore che, possono sembrare tante, ma non si tratta di un semplice corso: è il caratterizzante) il maestro per ogni allievo se ne ritrovava almeno più del doppio, senza badare alla disponibilità che dava tramite messaggi e agli eventi esterni (già: di concerti interni ai conservatori, o di eventi culturali, forse uno all’anno ve n’è… non come all’estero). Ribadisco: mai come in questo campo bisogna essere fortunati degli insegnanti che capitano!

Serie: Siamo pazzi


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. “il Vecchio Ordinamento non era esente da problematiche, ma in tanti lo guardano con nostalgia.”
    Questo è un classicone, succede in tanti ambiti. Il punto è che cambiare è un processo, e quello che conta davvero non sono i primi passi (spesso incerti e sgraziati) ma la direzione. Certo, se è sbagliata pure la direzione, beh, tanto valeva starsene fermi allora.

    1. Purtroppo queste meccaniche accadono ovunque; qui in questo caso, cioè per quel che concerne i conservatori, veramente è stata un’ecatombe, sballando tutto. Il Vecchio Ordinamento poteva migliorare tutto ciò che riguardava la cultura “teorica”, ma il Nuovo Ordinamento ha potenziato solo quello, spesso male, ignorando la cosa principale: la musica, il pratico. Sulla carta tutto funziona alla perfezione, ma non è così. Tutti noi studenti ne soffriamo. Il problema più che di sistema però è di mentalità, che qui in Italia è ferma, bloccata circa questo campo (e non solo); basta porre uno sguardo al resto d’Europa per capire quanto sia una giungla qui…

    1. Ahahahah in situazioni informali neologismi di questo tipo sono all’ordine del giorno, almeno io mi ci diverto un sacco, e qui ce lo vedevo benissimo ahaha