Intuizione

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

– Jordan! Di nuovo? – la voce del capitano tuonò possente e fece ammutolire tutti i presenti della sala esagonale, cuore pulsante della centrale segreta degli Unicorni.

Il detective capì subito a cosa si riferisse il suo superiore e si massaggiò la mandibola come se quel rimprovero l’avesse indolenzita ancor di più. L’occhio nero era impossibile da nascondere e gli agenti dell’unità ridevano silenziosamente nascondendo vanamente le labbra tra le mani: gli occhi lanciavano chiari messaggi di ilarità.

Jordan non diede peso ai colleghi, ormai c’era abituato, e si avvicinò al centro dell’asettica sala. Sei alte lastre di metallo formavano il perimetro, alla cima di ogni parete dei bocchettoni permettevano il riciclo dell’aria, il pavimento era formato da gusci di tartarughe, al centro della stanza un ologramma proiettato da un bracciale fosforescente faceva scorrere le foto della scena del delitto mentre i partecipanti alla riunione speciale assistevano a tratti interessati e inorriditi.

– Queste sono le immagini riprese qualche ora fa all’incrocio tra la Main Street e la 24esima, in un vicolo è stato trovato il cadavere di un uomo adulto, Byron Tyson, broker di professione e volto noto dell’economia locale. Siamo risaliti all’identità dell’uomo grazie ai documenti trovati all’interno della sua giacca altrimenti sarebbe stato impossibile riconoscerlo. Gli occhi sono stati letteralmente strappati dalle orbite, la gabbia toracica è esplosa da dentro, polmoni e cuore sono stati ritrovati spiaccicati contro la parete dirimpetto alla vittima, l’addome come sciolto nell’acido. Siete stati tutti convocati perché temiamo che ci sia sotto qualcosa di estremamente grosso, in tanti anni di servizio non avevo mai visto nulla del genere. I detective Gibbs e Sheppard sono a capo dell’operazione, per qualsiasi cosa fate riferimento a loro. Ognuno di voi sta già ricevendo sul proprio bracciale il compito da svolgere. Adesso andate a stanare il colpevole!

La frase finale del discorso fu accompagnata da un sonoro urlo. Gli agenti iniziarono a lasciare la stanza dirigendosi verso i loro mezzi.

– Jordan! Nel mio ufficio! – senza dire altro il capitano gli diede le spalle e si diresse verso la sua stanza seguito dall’andatura svogliata di Jordan.

La stanza era di dimensioni normali, nessuna finestra e con luci al led bianche accecanti, la porta di vetro, appena aperta, metteva in mostra il nudo scrittoio e la scranna, entrambi in legno di cedro proveniente dal Continente dell’Est. Le pareti laterali erano ricoperte da onorificenze e attestati di stima imprigionati in anonime cornici e da foto che ritraevano il capitano in compagni di uomini che guidavano, o lo avevano fatto in passato, il ribelle Continente del Nord.

Il capitano indicò con fare insofferente lo sgabello posizionato in un angolo. Jordan lo raccolse e lo sistemò davanti la scrivania, attese che il capitano fosse comodo sulla sua importante seduta per prendere posto anche lui.

– Raccontami questa nuova avventura. – esordì il capitano guardandolo dritto negli occhi.

– Sono innocente, questa volta non ho fatto veramente nulla di male.

– Ne sono consapevole. Non averti trovato dietro le barre notturne è già una vittoria.

– Capitano…

– Inutile ripetere sempre le stesse cose. La tua vita fa letteralmente schifo, sei caduto in un baratro senza fondo, avvolto dalle tenebre. Ti ho proposto di farti aiutare da una terapista e cosa hai fatto?- lo interruppe il suo superiore.

– Ho rifiutato dicendo che potevo farcela anche da solo.

– Era una domanda retorica! Lo so che te ne sei fottuto altamente e nonostante tu mi abbia voltato le spalle, trasformando un talentuoso detective in spazzatura, ti sono sempre venuto in contro e ti ho tolto da dietro le sbarre innumerevoli volte.

Per fortuna di Jordan la lavata di capo fu interrotta dallo squillare del telefono.

– Che c’è! Sono impegnato adesso. – rispose bruscamente il capitano.

– Capitano, sono il dottor Harvey, ho appena finito di esaminare il cadavere. – disse il medico legale.

– Eh?

– E ho riscontrato degli elementi affascinanti.

– Ho capito Harvey, arrivo subito, altrimenti non ne esco vivo oggi. – riagganciò bruscamente la cornetta e alzò lo sguardo pieno di collera verso Jordan – Seguimi!

– Sissignore! – rispose a denti stretti il detective Jordan.

I due uscirono dall’ufficio del capitano e scesero una ripida scala laterale costruita con pietra lavica, raggiunta la base, il capitano inserì il codice e la porta metallica scivolò rumorosamente sulle guide. Sulla destra si trovava il laboratorio del dottor Harvey.

– Dunque Harvey, cosa c’è di così affascinante? – chiese il capitano sbattendo la porta.

– Capitano, cosa ci fa quel pivello qui? – chiese Gibbs che era stato precedentemente informato e aveva raggiunto il laboratorio accompagnato dal suo compare Sheppard.

– Già capitano! Non abbiamo bisogno di smidollati piagnucoloni sfigati.

– Ho appena fatto una domanda ed esigo una risposta! – esclamò il capitano battendo le mani sul tavolo d’acciaio talmente forte da far sobbalzare la salma.

Jordan fissava a turno Gibbs e Sheppard.

– Come era evidente fin da subito qualcosa è esploso all’interno della vittima, adesso sappiamo cosa è. – prese a dire Harvey.

– Dottore devo tirarti le parole una alla volta fin da dentro lo stomaco o ti decidi a parlare?

– Il cuore capitano. Il cuore che abbiamo rinvenuto sulla scena del delitto apparteneva indubbiamente alla vittima e analizzandolo attentamente si evince che la sua forma è assolutamente anomala come se avesse battuto all’impazzata per diversi minuti fino a spappolarsi. Inoltre al suo interno ho trovato tracce di una sostanza a me sconosciuta come anche nel resto delle viscere, soprattutto in quelle liquefatte, sembrerebbe una sostanza chimica creata in laboratorio.

– Come una droga in pratica. – affermò Jordan.

– Tu ne sai qualcosa di dipendenze eh? – intervenne Sheppard con un sorriso beffardo.

– Ma lui non si droga mica, spende tutte le sue nicule in alcol, la droga è troppo eccitante per lui. – rincarò Gibbs.

Jordan continuava a fissare i due con uno sguardo spento e vacuo.

– Dateci un taglio voi due! – li riprese il capitano – Dunque dottore?

– Si come una droga.

Il detective Jordan lasciò la stanza, salì i neri gradini due alla volta, traversò velocemente la sala esagonale, entrò in ascensore e iniziò la discesa fino al parcheggio degli unicorni, cacciò fuori dal suo cappotto color cammello il suo distintivo e inserì il corno nella toppa della sua moto rosa.

L’Unità Speciale Unicorni aveva in dotazione delle moto elettriche alimentate ad energia solare e lunare di colore rosa, la fondatrice dell’unità aveva optato per quel colore e da allora non fu mai cambiato. Tutti restarono di stucco quando la donna, temuta e sanguinaria, presentò le prime motociclette, un chiaro segnale che anche la più forte delle donne ha un lato dolce e tenero.

Jordan diede gas e partì alla volta del De Orchibus.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
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    Commenti

    1. Isabella Sguazzardi

      Ciao Eliseo,
      anche in questo episodio ho amato il protagonista, dal carattere stanco ma dalla mente lucida. Le moto rosa danno un tono di colore alla tua ambientazione alla Dick Tracy. Complimenti!

    2. Giuseppe Gallato

      Ciao Eliseo. Questo episodio mi è piaciuto più del precedente e il motivo principale risiede nei dialoghi: li ho trovati leggeri, realistici e molto efficaci. Personalmente parlando, mi hanno accompagnato lungo la lettura dell’episodio senza annoiarmi mai. Significativo anche l’incipit con la frase “la voce del capitano tuonò possente e fece ammutolire tutti i presenti della sala esagonale…”, lascia intendere sin da subito quanta simpatia possa fare ai presenti il nostro Jordan! 🙂

      1. Eliseo Palumbo Post author

        Ciao Giuseppe, faccio tesoro del tuo commento e lo prendo come sprono a migliorare i dialoghi dei miei racconti, scrivo da 10 anni circa e il mio punto debole sono sempre stati i dialoghi, sentire che un mio racconto é piaciuto grazie a loro mi gratifica molto e cercherò di renderli ancora migliori. Tornando al protagonista diciamo che non é proprio ben visto, vediamo come si evolverà la storia😁

    3. Daniele Parolisi

      Sono morto leggendo il finale, le moto elettriche rosa me le sono immaginare con un disegno di un unicorno tutt’altro che tenero con tanto di espressione aggressiva e pieno di muscoli XD
      Tornando seri un momento. Lo trovato bello, leggero, i dialoghi non stonano e la storia breve ma di qualità, anzi forse proprio perché lo è che gode della sua leggerezza . Complimenti come sempre

      1. Eliseo Palumbo Post author

        CIao Daniele, onestamente non avevo pensato a un eventuale logo ma mi hai dato un’idea, vediamo più avanti se ce ne sarà bisogno usero il tuo consiglio, per il resto sono contento che ti sia piaciuto