Combatti o Muori

Serie: Inganno Imperfetto

Tutti i giorni John Anderson torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, legge un libro e si sdraia sulla poltrona della Game Enterprise per collegarsi al “gioco”. Eppure, la sua non è una vita normale, soprattutto dopo il tramonto. Perché John, nella realtà virtuale, è noto come Alan ed è un efferato assassino che miete vittime al ritmo di due al giorno.

«Turok! Turok! Turok!».

La folla lo acclamava, il grande giorno era finalmente arrivato. Gli era costato molti sacrifici diventare Turok il mietitore, ma ne era valsa la pena. Uscì dal tempio a grandi passi, sicuro di sé, a testa alta. La folla urlava il suo nome all’unisono e Turok li ricambiava salutandoli. Salì lentamente la scalinata di marmo e sulla sommità trovò ad aspettarlo un monolite lucido color ebano.

La figura dell’umano si specchiò sulla superficie perfetta di quel blocco di pietra: un gigante di quasi due metri con spalle enormi e bicipiti possenti, il torace simile a quello di un toro e il volto segnato da innumerevoli cicatrici, come il resto del corpo. Sorrise compiaciuto, gli piaceva quello che vedeva riflesso. Il corpetto di cuoio era tirato a lucido, come gli stivali e i bracciali di pelle nera. Il mantello rosso toccava quasi terra, mentre lo spadone era riposto nel fodero, saldamente legato sulla schiena.

«Ho sognato per anni questo momento, gli Dei saranno fieri di me!» urlò, rivolgendosi alla folla che esplose in un grido di trionfo.

«Che il rito propiziatorio abbia inizio…» sibilò uno dei sacerdoti che lo aveva raggiunto in cima alla scalinata. «Turok, rendi onore alla tua razza e fai felice i nostri Dei. Le nostre sorti dipendono da te!».

L’uomo sorrise, annuendo. Poggiò una mano sul monolite e fece un profondo respiro.

«Si vis pacem, para bellum. Adi honore tuum hostem et ipse sua morte te honorabit. Adi sine honore eum et ipsa tua manu morieris» recitò, Turok, in tono solenne.

Il monolite sprigionò all’improvviso un lampo bluastro e il guerriero scomparve.

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«Cos’è stato?» urlò Turok, guardandosi intorno. «Dove mi trovo?».

Nella stanza buia in cui si era materializzato l’uomo, si intravedeva una flebile luce provenire da una porta socchiusa in lontananza. Turok si avvicinò all’uscio con circospezione, nessuno era mai tornato dal mondo degli Dei per raccontare cosa avesse visto. Di una cosa, però, era certo: se avesse sconfitto i propri nemici, avrebbe preso posto alla tavola di quegli esseri perfetti.

L’uomo aprì lentamente la porta metallica; un cigolio sinistro riempì la stanza, gelandogli il sangue nelle vene.

«Maledizione!» imprecò.

Superata la soglia, trovò ad attenderlo un piccolo corridoio con una porta chiusa, posta all’estremità opposta. Tutta l’area era scarsamente illuminata da strani tubi fluorescenti appesi al soffitto.

«C’è puzza di muffa» borbottò, disgustato.

La porta sembrava bloccata, così decise di metterci un po’ di forza; il risultato fu drastico: finì per sfondarla e si ritrovò disteso a terra con le gambe in aria.

«Per tutti gli Dei!» sbottò. «Cosa sono tutti questi strani oggetti?».

Su alcuni lunghi scaffali erano riposte armi da taglio, da fuoco e altre cose strane. Al centro della stanza vi era un altare sul quale spiccava un bracciale, lungo una ventina di centimetri, con un pannello nero. Sulla base di questo blocco di pietra era riportata un’incisione: “Benvenuto umano, questa è la stanza delle armi. Troverai scudi, bastoni, bacchette magiche, spade, asce, pistole, mitragliatori, laser, bombe e altri oggetti. Alcuni li conosci, altri ti sembreranno strane invenzioni, quindi fai attenzione quando le userai. Indossa questo bracciale e segui le sue istruzioni.

Buona fortuna!”

«Non ci capisco niente, mi sembra tutto così assurdo. Sarà un sogno?» si chiese Turok, tirandosi un sonoro ceffone che gli strappò un mugugno di dolore. «No, fa male!».

Fece spallucce e indossò il bracciale. Il pannello nero si illuminò e comparvero delle scritte: “Uccisioni 0. Esperienza 0. Bottino 0”. Una freccia blu iniziò a lampeggiare.

«Forse devo seguire l’indicazione» pensò Turok, mettendo il braccio davanti a sé.

Grazie al bracciale si districò in un labirinto di scaffali e armi. Trovò uno zaino e del cibo: il sesto senso lo convinse a prenderli.

Il suo peregrinare si concluse davanti a una porta massiccia; istintivamente, estrasse lo spadone dal fodero e si preparò alla lotta. Varcò la soglia lentamente e vide una piazzetta in terra battuta circondata da altre costruzioni. Una volta fuori, il display del bracciale iniziò a lampeggiare di rosso e la porta alle sue spalle si chiuse con un rumore sordo.

«Che succede adesso?» sbottò il guerriero, digrignando i denti.

In lontananza, vide una piccola figura che lentamente si avvicinava.

«Forse è il mio avversario» pensò, procedendo lentamente verso quel piccoletto. Quando gli fu abbastanza vicino gli chiese: «Chi sei? Perché sei qui?».

«Ci risiamo» rispose il ragazzo alzando gli occhi al cielo. «I pivelli capitano tutti a me!».

Turok osservò quello strano tipo: era piuttosto basso e gracile, indossava degli strani abiti e non aveva né armature né armi. Sul braccio destro riconobbe un bracciale simile al suo che lampeggiava di rosso.

«Arrenditi o sarò costretto a ucciderti. Io sono Turok il mietitore!» lo minacciò.

«Addio mietitore, tu sei già morto!» esclamò il ragazzo, chinando leggermente la testa in avanti e socchiudendo gli occhi.

Turok alzò la spada sopra la testa per scagliare il suo colpo mortale, quando accadde qualcosa di strano: il ragazzo cominciò a moltiplicarsi. Uno, due, tre… dieci ragazzetti rachitici lo accerchiarono.

«Che stregoneria è mai questa?» urlò Turok, mettendosi sulla difensiva.

Il guerriero li osservò per qualche secondo e poi decise di attaccarli.

Nel frattempo, una delle copie era andata a sedersi in disparte; il guerriero l’aveva completamente ignorata.

Turok trafisse con la spada diversi avversari, ma il conteggio delle uccisioni sul bracciale rimase fermo a zero.

«Speriamo si stanchi presto» sospirò il ragazzo che se ne stava seduto in un angolo. «Più sono grossi e prima gli viene il fiatone» sbadigliò, annoiato.

Nel giro di una decina di minuti, il guerriero riuscì a sconfiggere tutti gli avversari, tranne il piccoletto seduto in disparte.

«Ehi, tu!» urlò Turok, a corto di fiato ed energie. «Come ti chiami?».

«Giulian» rispose il ragazzo, alzandosi in piedi. «Ed è giunta la tua ora».

Giulian scomparve dalla vista di Turok e dopo qualche secondo ricomparve a pochi passi di distanza dal guerriero. Turok strinse i pugni e iniziò a librarsi in aria. Sbigottito, urlò: «No! Fermo! Cosa mi vuoi fare?». Poi, lentamente, si dissolse come neve al sole.

Il display del bracciale di Giulian si aggiornò: “Uccisioni 1856. Esperienza 2.853.492. Bottino 584”, dopodiché smise di lampeggiare. Una freccia blu ora gli indicava di proseguire verso nord.

«Manca poco, appena arriverò a tre milioni di esperienza potrò alzare la percentuale di uso del mio cervello di un altro punto, arrivando così al cinquanta percento! Finalmente potrò lasciare questo posto sfigato per andare nella città volante» sghignazzò il ragazzo, fregandosi le mani.

Si guardò intorno e riprese a camminare nella direzione indicatagli. Fece pochi passi quando una luce gialla iniziò a lampeggiare sul display del bracciale.

«Ma come… è già ora?».

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                                                                              *  *  *

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«Posso offrirti un drink?» chiese un ragazzo.

«Lasciami pensare» rispose la ragazza, squadrandolo dalla testa ai piedi. Era bellissimo: alto, fisico atletico, vestito elegantemente e con un sorriso magnetico. «Vada per il drink, ma che sia uno solo».

«Va bene» sorrise. «Mi chiamo Mark» aggiunse, allungando la mano verso la ragazza.

«Emma» rispose lei, stringendogli la mano.

Emma era una bellissima ragazza mora, con i capelli mossi e sensuali occhi scuri. Indossava un modello di petite robe noire che ne esaltava il fascino e il portamento elegante.

«È la prima volta che vieni in questo locale?» chiese Mark.

«Fa qualche differenza?» ammiccò lei.

«Immagino di no». Sorrise. «Sei qui da sola?».

«Sì, e tu?».

«Con degli amici» rispose Mark, indicando un gruppetto di persone sedute a un tavolo.

«Che lavoro fa un bel ragazzo come te?».

«Sono un manager di una grande azienda di servizi. Viaggio spesso per lavoro: Europa, Asia, Africa. È più probabile che sia in viaggio piuttosto che in ufficio. Tu, invece?».

«Sono una hostess di voli locali. Faccio su e giù per il nostro paese» sorrise, divertita. «Mi piace molto l’Europa. Sono stata in Italia, una volta. Ci sei mai andato?».

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«Mi piace questa casa! L’hai arredata tu?» chiese Mark.

«Sì! Ho sempre sognato di fare la designer d’interni e qui sono riuscita a farlo. Vuoi qualcosa da bere?» chiese Emma, aprendo il frigobar del salotto.

«Una birra, grazie».

«Dammi la giacca e mettiti comodo» disse, porgendo la bottiglia ghiacciata al ragazzo. «Aspettami qui, torno subito».

Emma afferrò il telecomando poggiato sul divano, spinse play e dalle casse dello stereo uscì della musica jazz; sorrise e si allontanò dal salotto.

«Mi piace questa cantante, chi è?» chiese, a voce alta, Mark.

«Diana Krall» rispose la ragazza, tornando nel salotto. «Allora… cosa ne pensi di questo?».

Mark rimase senza parole: Emma era ricomparsa in lingerie e lo spettacolo era mozzafiato. Come una pantera, Emma, si avvicinò lentamente al ragazzo e quando fu abbastanza vicina, gli si mise cavalcioni con un balzo. Gli afferrò il viso tra le mani e lo baciò con passione. Mark rimase inebetito per qualche secondo, poi reagì; poggiò la birra sul tavolinetto e l’afferrò per i glutei.

«Sei bellissima…» le sussurrò.

«Zitto!». La ragazza gli passò lentamente l’indice sulle labbra «Ora mostrami cos’hai imparato dalle italiane» gli bisbigliò nell’orecchio, mordendoglielo dolcemente.

Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
  • Episodio 7: Hacker
  • Episodio 8: Il Quarto Sacramento
  • Episodio 9: La Prigione
  • Episodio 10: Cassidy
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    Commenti

    1. Pingback: Terra 2486 – Edizioni Open

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Alessandro per aver iniziato quest’avventura! 😉
        Sono contento che il primo capitolo ti sia piaciuto.
        A presto! 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Andrea per aver iniziato questa serie! 🙂
        Mi fa molto piacere sapere che questo primo episodio ti sia piaciuto.
        A presto!

    2. Vanessa

      Finalmente riesco a leggerti Andrea 🙂 e… Che figata! Mi intriga questo universo di ‘gioco e realtà’. Sarà un piacere proseguire la lettura 🌺

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Vanessa, grazie per aver intrapreso la lettura di questa serie! 😄
        Sono contento che ti piaccia, a presto. 👋

    3. Alessandro Proietti

      Primo episodio diviso in due parti distinte che mi ha lasciato spaesato, immagino però fosse questo l’effetto voluto, per ora gli elementi per una buona storia ci sono. Forse avrei descritto qualcosa in più, a discapito dei dialoghi.

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Antonio, sei molto gentile! 🙂
        Spero ti piacciano anche i capitoli successivi.
        A presto. 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Giovanni 🙂 sei molto gentile.
        Spero ti possa piacere anche il secondo capitolo!
        A presto. 🙂

    4. Chiara Casalini

      Wow! Davvero avvincente come inizio, anche se il cambio scena interno mi ha un po’ spiazzata. Tanto di cappello per la menzione a Diana Krall, perfetta come musica nella scena, tant’è che me la sono proprio vista. Complimenti!

    5. Dario Pezzotti

      Hai acceso la mia curiosità, caro Andrea. Sappi che io odio le storie banali, ma questo primo episodio è talmente criptico che non riesco a immaginare dove mi porterai. Bravo!

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Dario, sei molto gentile!
        Allora appuntamento al prossimo capitolo 😉
        Ciao!

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Micol!
        Mi fa molto piacere sapere che questi “cambi” di ambientazione ti piacciano. 🙂
        Al prossimo LibriCK, ciao!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Enrico, ben ritrovato! 🙂
        Grazie per aver letto questo capitolo, a breve pubblicherò il secondo.
        A presto!

    6. Giuseppe Gallato

      Che dire, un primo episodio a dir poco fantastico… epico al punto giusto! Molto bella l’idea dello score: uccisioni, esperienza e bottino. Inutile parlare del testo o della punteggiatura, che ho trovato esemplari. Veramente bravo, attendo il prossimo episodio con ansia! 🙂

    7. Antonino Trovato

      Semplicemente spiazzante… mi stava piacendo la prima parte, dato che ho una passione per gdr come dark souls(non so se lo conosci)… ottime descrizioni, e affascinante il cambio totale del registro narrativo… sono davvero curioso del seguito…

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino!
        Sono contento che ti sia piaciuto, almeno la prima parte 😉
        Dark Souls non lo conosco ma andrò ad informarmi, sono curioso.
        La secondo parte arriverà tra qualche giorno… e sono curioso anche io di sapere come finirà la storia perché ancora non ho finito di scriverla XD
        A presto!