Capitolo uno: Mi

Serie: Siamo pazzi


Appena arrivata nella sua abitazione, Giulia non poté certo dirsi felice: un monolocale vuoto, freddo, angusto; non v’erano quadri, non v’erano colori, decorazioni, a malapena gli elettrodomestici necessari e a malapena una finestrella che dava su un albero spoglio: desolazione era la parola che verrebbe in mente a guardarla, ma poco importava. Vi era solo una timida divisione tra salotto/camera-da-letto e cucina, e fortunatamente almeno una porticina col bagno; in verità v’era anche una porta di legno marcio chiusa a chiave. Probabilmente era uno sgabuzzino, la tipica stanza con i quadri elettrici dell’appartamento; nulla di utile, almeno nell’immediato.

Posò i suoi bagagli, che aveva trascinato per tutta la città, e rimosse la chitarra dalla sua schiena solo per riprenderla poco dopo aver disfatto e messo approssimativamente a posto il resto: aveva da fare cose più importanti.

A giorni avrebbe avuto la prima lezione, avrebbe iniziato il suo nuovo percorso e tutto doveva essere perfetto: doveva esercitarsi, ripetere i brani e sopratutto cambiare le corde alla chitarra, che, per chi non lo sapesse, oltre ad essere un’operazione lunga e noiosa – svitare le chiavi, rimuovere le vecchie corde, mettere le nuove, annodarle, avvitare le chiavi, ed accordarle – era anche un’operazione rompipalle: sì, perché le corde nuove impediscono alla chitarra di essere perfettamente accordate. Le accordi ed un secondo dopo sono nuovamente scordate; inoltre sono dure: cose di questo tipo sono migliori quanto più consumate ed usate, ma non troppo da impedirne la massima efficacia. Giulia aveva sostituito quelle corde calcolando un paio di giorni alla lezione, in modo da arrivarci al massimo della comodità ed efficienza con lo strumento.

Quindi prese il poggiapiedi (la chitarra classica non si suona in piedi come un rocker fa), incurante dell’orario, della fame, della stanchezza, del sonno, della noia, delle cose da fare, del bisogno di andare al bagno, di tutto insomma, e prese a suonare, prima riscaldamento con note veloci ed agili, con le dita fluttuanti da una corda all’altra, da un tasto all’altro (sì, la chitarra ha i tasti, ed è lo spazio delimitato dalle striscette metalliche ortogonali alle corde sul “manico”, che appunto è chiamato “tastiera”), quindi con un po’ di repertorio, reduce da quello di laurea, che aveva continuato a maturare in attesa di farlo ascoltare al suo nuovo maestro.

E fu così che, dopo ore di studio ed esecuzione (che sono cose diverse, come dire “schizzo” preparatorio di un quadro e quadro finale), Giulia si sentì alquanto soddisfatta: ecco quello che mancava alla casa, oltre al gusto, l’igiene, l’allegria, l’ospitalità, mobili nuovi, stoviglie pulite, cibo nel frigo, profumo nel bagno, lenzuola al letto: un po’ di musica.

Serie: Siamo pazzi


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