Clergyman

Serie: Inganno Imperfetto

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«Devo essere impazzito, è l’unica spiegazione» pensò, sconvolto, Peter.

Uscì dalla doccia, si vestì e, pallido come un cadavere, si diresse alla tavola calda situata a pochi passi dal suo ufficio. Era ormai un’abitudine incontrarsi con i suoi amici per fare colazione.

Peter fu il primo ad arrivare. Si fece portare del caffè e ne assaporò quasi mezza tazza, perso nei suoi pensieri, in attesa degli altri.

Il locale, aperto tutti i giorni, era di dimensioni ridotte, con una parete finestrata e tavolini metallici rettangolari. Il pavimento in linoleum aveva una colorazione a scacchi bianchi e neri, mentre sul resto delle pareti si poteva intravedere l’unto depositato in tanti anni di attività.

Il caffè non era male e neanche la torta di mele, le uova strapazzate e la pancetta. Qualunque altra pietanza del menu sarebbe stata troppo difficile da digerire.

«Ciao, Peter, che fine avevi fatto? Ieri sera ti abbiamo aspettato per quasi un’ora!» esclamò Newman, tutto sorridente, sedendosi dall’altro lato del tavolo. Era un uomo alto, stempiato e con dei piccoli baffetti. Aveva gli occhi scuri, la carnagione olivastra e negli ultimi anni aveva messo su qualche chilo di troppo.

«Scusa, mi ero completamente dimenticato» rispose Peter, ancora un po’ sconvolto dalle visioni del mattino.

«Cosa ti è successo?».

«Buongiorno a tutti! Ehi, Peter, allora sei vivo!» sbottò, ridendo, Mitch, appena mise piede nel locale.

Urlò così forte che tutti si girarono a guardarlo.

Mitch era un ragazzo belloccio, con la mascella squadrata, i capelli castani, gli occhi verdi e con il fisico palestrato.

«Sei sempre il solito egocentrico» lo apostrofò Anita, la ragazza che era entrata nella tavola calda insieme a Mitch. Non era molto alta, aveva lunghi capelli rossi, gli occhi scuri e la carnagione chiara.

I nuovi arrivati presero posto al tavolo di Peter e Newman e si resero subito conto che qualcosa non andasse nel loro amico.

«Peter, cos’hai?» chiese Anita, appoggiandogli una mano sulla spalla.

L’uomo fece un lungo sospiro e raccontò l’incidente del giorno prima omettendo, ovviamente, le strane visioni. Aveva paura di passare per pazzo e di perdere il lavoro.

«Non pensarci più, Peter, il peggio è passato e questi incidenti capitano una volta ogni cento anni» cercò di rassicurarlo Newman.

«Forse hai ragione» rispose l’uomo, stropicciandosi distrattamente gli occhi. Nella mente gli arrivò, forte come una sberla, l’immagine di Newman con il braccio destro scarnificato e parzialmente ricoperto di circuiti. Il cranio era deformato da strani impianti cibernetici e al posto dell’occhio destro vi era una micro telecamera.

Peter afferrò il tavolo con entrambi le mani e con gli occhi sgranati fissò l’amico.

«Com’è andata ieri al lavoro?» chiese, balbettando, Peter.

«Forse dovresti prendere qualche giorno di ferie» rispose Newman.

«Fatela finita! Non tormentatelo, non vedete che sta benissimo?» intervenne Mitch. «Magari fosse capitato a me…» ironizzò. «Ero l’avatar di un ragazzino che si spacciava per Joker, quello dei fumetti. Voleva rapinare una banca insieme ad altri due disadattati e ad un borsone pieno d’armi da fuoco».

«Com’è finita?» chiese Peter, aggrottando la fronte.

«È arrivata la polizia e poi, per fortuna, è scaduto il tempo del gioco» sghignazzò.

«Avrei preferito anch’io la scarica elettrica» borbottò Newman. «A me è toccato l’ennesimo serial killer» sospirò.

«Sono i peggiori» confessò Anita.

«Ho dovuto uccidere due donne e quando si è disconnesso…» Newman chinò il capo verso terra «non sembrava neanche contento» concluse, con un filo di voce.

«Mi dispiace, tesoro» l’accarezzò la ragazza. «A me, invece, è toccato l’ennesimo rimorchio da pub» scosse la testa.

«Perché non mi descrivi com’eri fatta?» chiese viscidamente Mitch.

«Non pensi ad altro?» sbottò Anita, visibilmente irritata. «Ero una donna con delle tette enormi e dal fisico scolpito. Sai che novità?» gli sbuffò in faccia. «Però il mio player si comportava in modo strano. Forse la mia è solo una sensazione. Invece, l’altro giocatore doveva essere un ragazzino, non sapeva davvero dove mettere le mani» si schiarì la gola. «Letteralmente». Arrossì.

Scoppiarono a ridere e anche Peter, finalmente, riuscì a rilassarsi.

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                                                                                 * * *

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La ragazza si alzò in piedi, spinse con forza il ragazzo sul pavimento e gli si mise sopra. Iniziò a muovere lentamente i fianchi, portandosi le mani prima al seno e poi tra i capelli.

«Oh mio Dio, non ci posso credere… Sei fantastica…» confessò Mark, con un filo di voce.

«Parli sempre così tanto? Perché non usi quella lingua in modo più soddisfacente» sussurrò, inarcando la schiena all’indietro.

«Hai ragione, sono uno stupido chiacchierone».

L’afferrò per i glutei e la trascinò con delicatezza verso la sua bocca.

«Bravo, impari in fretta!» cinguettò Emma, gemendo.

Il bracciale al polso di Emma iniziò a lampeggiare.

«Non adesso, maledizione!» esclamò, contrariata, la ragazza. «Scusami Mark, ma tanto non ci riusciresti nemmeno se continuassimo tutta la notte». Si rimise in piedi. «Hai dieci minuti per rivestirti e andartene; dopo scatterà l’allarme, conosci la procedura. Non credo che ci rincontreremo, addio». Fece due balzi e svanì nella camera da letto, lasciando il ragazzo a bocca aperta.

Emma spinse il tasto quadrato del bracciale e attese il conto alla rovescia.

10… 9… 8… 2… 1…

Disconnesso.

Il menu d’ingresso del gioco segnalava che il credito giornaliero si era esaurito, indicando anche il riepilogo dell’esperienza, delle uccisioni e del bottino guadagnato nelle sessioni precedenti. La vita del suo avatar era 100% e la disconnessione era avvenuta con successo.

Emma era il nickname usato da David.

L’uomo si tolse il visore e si mise seduto sulla poltrona nera. Subito dopo, fece un profondo respiro e si alzò.

«Non posso continuare così». Si passò le mani sul viso.

Fece qualche passo e si soffermò davanti allo specchio: si raddrizzò il collarino ecclesiastico ed estrasse dalla tasca destra il rosario.

«Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te…» iniziò a recitare, uscendo dalla stanza.

David era un parroco del Queens, uno dei cinque distretti di New York. Era abbastanza alto e magro, sulla cinquantina, con i capelli sale e pepe.

Scese le scale, percorse un lungo corridoio ed entrò in chiesa. Sedute sulle panche di legno, c’erano diverse persone. Alcune lo aspettavano davanti al confessionale, compreso un adolescente con un ciuffo di capelli bianchi che attirò subito la sua attenzione.

«Misericordia…» sussurrò David. «Ti prego, Dio, dammi la forza di sopportare tutto questo».

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                                                                                  * * *

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«Faccio una strage» ghignò Joker, lasciando cadere a terra il sacco con il bottino. «Alzatevi tutti in piedi e andate davanti alle pareti vetrate, devono vedervi mentre vi uccido».

Batman estrasse dei mitragliatori enormi da una sacca. I tre rapinatori si armarono come se dovessero affrontare un esercito.

«Vi do la possibilità di scegliere: chi si vuole sacrificare per gli altri?» chiese Lex Luthor. «Allora? Nessuno?».

Gli ostaggi rimasero in silenzio. Nessuno si mosse o provò a reagire.

«Come immaginavo» scoppiò a ridere. «Siete un branco di codardi! Faremo la conta».

Una luce gialla iniziò a lampeggiare sul display del bracciale indossato dai tre rapinatori.

«Non adesso, non ancora!» sbottarono all’unisono.

«Ci giochiamo gli ultimi cinque minuti extra?» chiese Joker.

«Vorrei godermi la carneficina… Forse è meglio proseguire in una nuova sessione di gioco» commentò Lex Luthor.

«Io devo finire i compiti, meglio scollegarsi subito» borbottò Batman.

I tre rapinatori spinsero il tasto quadrato dei loro bracciali e attesero il conto alla rovescia.

10… 9… 8… 2… 1…

Disconnesso.

Il menu d’ingresso del gioco, oltre a riassumere i dati dei loro avatar, dava anche la possibilità di poter parlare con i compagni d’avventura.

«Allora, ci vediamo domani a scuola?» chiese Joker, un ragazzetto dalla corporatura esile.

«Certo, Ethan. A domani!» rispose Owen, il rapinatore con la maschera da Lex Luthor. Aveva un brutto problema di acne e i suoi compagni di classe non perdevano mai l’occasione per ricordarglielo.

«Ciao! Scappo, devo finire i compiti!» urlò Jaxon, il ragazzo un po’ grassottello della compagnia.

Ethan si tolse il visore e lo appoggiò sul tavolinetto accanto alla poltrona.

«Come mi piacerebbe che quel bulletto dal ciuffo bianco fosse uno degli ostaggi… Lo avrei preso a pugni fino a fargli sputare l’anima!» sbottò il ragazzo, digrignando i denti.

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                                                                                  * * *

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«Sakura! Perché ora non esci dall’acqua?».

«Ancora un po’, ti prego. È così bello fare il bagno. Perché non ti tuffi anche tu?».

«Non so nuotare» mentì. «Dai non farti pregare, vieni a ballare».

«È vero! Dobbiamo ballare!».

La ragazza, lentamente, uscì dal mare con le goccioline d’acqua che le solcavano la pelle perfetta. La luna, alta nel cielo, le mise in evidenza le splendide curve dei fianchi e del seno.

«Vieni, Sakura, mettiti qui davanti a me» sussurrò Alan, afferrandola per i polsi. «Inginocchiati, chiudi gli occhi e apri la bocca. Ti prometto che non te ne pentirai».

«Che strane intenzioni hai?» chiese, sghignazzando, la ragazza.

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
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    Commenti

    1. Daniele Parolisi

      Mi piace la piega che sta prendendo la storia, e sempre uno scoprire. Se fosse un libro sarebbe la classica pagina dove dici “ok, leggo questa è basta” poi arrivi all’ultimo rigo e ti maledici perché le tue dita stanno già sfogliando la pagina successiva perché DEVI sapere come prosegue XD

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Daniele per aver letto anche questo capitolo, sono molto contento che ti piaccia la storia. 🙂
        Diventerà un libro! 😉 Magari per quando arriveremo all’ultimo capitolo studierò qualcosa per gli iscritti a Edizioni Open.
        Ciao!!!

    2. Micol Fusca

      Ciao Andrea, la faccenda si complica ancora. Iniziano ad emergere i veri protagonisti della tua storia, le persone “reali”, ma ancora mi chiedo: sono davvero loro a guidare il tutto? Qual’è vero e qual’è falso: la persona o l’avatar?

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Micol per aver letto anche questo capitolo, mi fa molto piacere! 🙂
        Vorrei rispondere alle tue domande ma ti rovinerei il resto della storia. 🙁
        Un abbraccio, a presto.

      1. Eleonora Gonzaga

        Complimenti Andrea, Inganno Pefetto mi è piaciuto particolarmente! Una storia interessante, per il modo in cui è scritta. Si tratta dell’ultimo capitolo?

      2. Andrea Bindella Post author

        @eleonoragonzaga grazie Eleonora per aver letto anche questo capitolo, mi fa molto piacere sapere che ti sia piaciuto! 😉
        Non è l’ultimo capitolo… ne mancano almeno altri 25! XD
        Ciao!! 🙂

    3. Antonino Trovato

      Andrea, non finisci mai di stupirmi! Nei primi capitoli erano avatar, e non il contrario, incredibile, una storia geniale quella che pian piano prende corpo, ma ovviamente, gli interrogativi restano. Grande Andrea, non vedo l’ora che esca il seguito😁!

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Antonino sei molto gentile! 🙂
        Cercherò di tenere alta la tensione anche nei prossimi capitoli 😉
        Ciao.