Cassidy

Serie: Inganno Imperfetto

Tutti i giorni John Anderson torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, legge un libro e si sdraia sulla poltrona della Game Enterprise per collegarsi al “gioco”. Eppure, la sua non è una vita normale, soprattutto dopo il tramonto. Perché John, nella realtà virtuale, è noto come Alan ed è un efferato assassino che miete vittime al ritmo di due al giorno.

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«Strano!» commentò, acidamente, Tiamat.

«Fammi indovinare: tu vedi Ade?» ironizzò Jack, rivolgendosi all’energumeno.

«Invece ti stupirebbe» intervenne Cassidy, continuando a saltare la corda.

Jack Bouer si avvicinò alla ragazzina, afferrò la corda, gliela strappò dalle mani e la lanciò lontano. L’oggetto non aveva ancora toccato terra, quando ricomparve tra le mani di Cassidy, che riprese immediatamente a saltare come se non fosse successo niente.

«Sei divertente, Jack» sghignazzò la ragazzina. «È molto divertente anche l’altro nickname che utilizzi quando non sei qui».

L’hacker si irrigidì e iniziò a sudare freddo.

«Quale… quale nickname?» balbettò Jack, spaventato.

«Cassidy, non essere impertinente!» l’ammonì Baphomet. «Lo sai che non devi spiare le console di gioco senza il permesso degli umani».

«Spiare?» balbettò Jack.

«Tranquillo, a noi non interessa quello che fai nel tuo tempo “libero”. Per quanto mi riguarda, puoi essere uno degli assassini più efferati della terra o Madre Teresa di Calcutta. Sono cazzi tuoi!» sbottò, Tiamat.

«Come avete fatto a creare Cassidy? Perché non ha tentato di sfuggire al vostro controllo? A cosa vi serve?» chiese Jack, con un filo di voce.

«Caspita, quante domande» commentò Baphomet. «Accomodati, dai» lo esortò, prendendo posto al tavolo. «Alcuni anni fa iniziammo a lavorare a questo progetto» iniziò a spiegare Balac, allargando le braccia per indicare quel posto virtuale.

«Ma ben presto ci rendemmo conto che gestirlo richiedeva una presenza costante» continuò Tiamat.

«Come ben sai possiamo collegarci solo due ore al giorno e non sempre alla stessa ora, visti gli impegni quotidiani di ognuno di noi. Decidemmo di creare un programma che potesse gestire le nostre richieste e che potesse monitorare la “chiesa” quando non ci fossimo stati. Una riga di comando tira l’altra e Cassidy prese forma sotto i nostri occhi. Ovviamente, “vive” nei server della Game Enterprise, quindi dispone di una capacità di calcolo elevatissima, però, al tempo stesso, l’abbiamo nascosta tra le tonnellate di terabyte che riempiono i vari sottolivelli dell’azienda nelle loro immense server farm» concluse Baphomet. Prima di riprendere a parlare, bevve un sorso d’acqua da un bicchiere che apparve all’improvviso sul tavolo. «Questa è opera di Cassidy» sorrise. «Non abbiamo bisogno di parlare, è collegata alla nostra mente attraverso il gioco. Noi pensiamo, lei agisce».

«Semplicemente geniale» commentò Jack, estasiato.

«All’inizio abbiamo avuto qualche problema. Vero, Cassidy?» chiese Baphomet.

«Sì» scoppiò a ridere la ragazzina.

«Appena prese coscienza di se stessa, provò subito a scappare da questo posto» spiegò Balac. «Ma lo stesso programma che ha fatto esplodere il tuo computer tentò di ucciderla».

«Ricomparve dopo qualche giorno con buona parte del codice sovrascritto da quei caratteri alieni» aggiunse Baphomet, sorridendo.

«Allora, l’incontro dell’altra volta è stata una prova?» chiese, irritato, Jack.

«Puoi scommetterci!» tuonò Tiamat, tirando un pugno sul tavolo.

«Perché vi serve il mio aiuto?» chiese, perplesso, Jack, corrugando la fronte. «Siete dei geni! Avete creato un’intelligenza artificiale e questo posto in cui potete fare quello che volete… Cosa vi impedisce di scoprire la verità e diffonderla in rete?».

«Quel codice alieno» rispose Cassidy, tirando un sospiro e smettendo di giocare. «Ogni nostro tentativo di intrusione nei veri server collocati dall’altra parte di quella connessione satellitare è fallito miseramente. Posso sfruttare milioni di microprocessori, ho una capacità di calcolo quasi illimitata, ma appena metto fuori la testa, vengo sovrascritta in pochi secondi».

«Cazzo, volete quella lista! Cosa pensate che possa contenere?».

«Il suo contenuto non è così importante» rispose Balac.

«Ma certo, che stupido che sono! A voi interessa avere quel codice “alieno” per poterlo studiare».

«Se vuoi vincere la guerra, devi conoscere il tuo nemico. Non credi?» chiese Baphomet.

«Non avete paura di essere scoperti? Una volta che avrete iniziato a giocare con quel codice, cosa vi fa pensare di poter restare anonimi?».

«Le tue paure sono fondate» rispose Balac. «Se venissimo scoperti, tutto il lavoro di questi anni andrebbe perduto e l’umanità ricadrebbe nell’oblio. Tutte le speranze di venire a conoscenza della verità cesserebbero immediatamente di esistere».

«Tuttavia, dobbiamo correre il rischio» lo interruppe bruscamente Tiamat. «Se vogliamo liberarci da questi oppressori, è ora di mostrare al mondo chi sono realmente».

Jack estrasse dalla tasca una memoria esterna USB e l’appoggiò sul tavolo.

«Voglio sperare che sia una copia» ringhiò Tiamat.

«Sì, Lurch! Non sono uno sprovveduto. Ho copiato i dati nella memoria della console di gioco e poi ho scollegato la periferica con i dati originali».

Cassidy si avvicinò al tavolo, prese la memoria USB, se la infilò in bocca e strizzò l’occhio a Jack.

«Ora copierà il contenuto dalla tua console di gioco in uno dei server della Game Enterprise così non potranno risalire a te» spiegò Baphomet.

«La console di Jack è pulita» disse Cassidy. «Quasi, pulita. Io so tutto!» sussurrò nell’orecchio di Jack prima di allontanarsi dall’hacker.

Tre computer presero forma davanti a Baphomet, Balac e Tiamat.

«Immagino che dobbiate tenere sotto controllo la temperatura delle CPU, la velocità delle ventole di raffreddamento, il maggiore assorbimento di energia e altre cose» disse Jack.

«Per questo abbiamo tre computer» rispose Balac.

«Di quanti server stiamo parlando?» chiese Jack.

«Un miliardo di server e tre miliardi di console» ghignò Baphomet.

«Ah, cazzo!» imprecò Jack.

«Sfortunatamente, le console non saranno tutte on-line nello stesso momento, ma faremo rimbalzare il segnale da un player all’altro – tra quelli on-line, ovviamente – guadagnando così qualche minuto prezioso» spiegò Baphomet. «Riguardo alla temperatura delle CPU e alle altre cose che hai sottolineato, sono già mesi che stiamo manomettendo i dati reali, pertanto si accorgeranno di qualcosa solo a cose fatte. Almeno, spero».

«Datemi un computer, vi servirà una mano» chiese Jack.

Tiamat guardò Cassidy e scosse la testa, ma il computer comparve lo stesso davanti all’hacker.

«Non prendertela, Lurch!» scoppiò a ridere Baphomet. «Cassidy, noi siamo pronti, inizia quando vuoi».

La ragazzina scomparve, le luci della stanza si affievolirono e i quattro uomini iniziarono a premere i bottoni delle loro tastiere per compensare gli aumenti di tensione, di temperatura e di tutto quello che avrebbe potuto farli scoprire.

«Quanto pensate che ci vorrà?» chiese Jack, madido di sudore.

«Sono passati solo dieci minuti, non sarà così facile» commentò Balac, paonazzo.

«No!» urlò Baphomet, mentre il suo computer esplodeva, scagliandolo all’indietro a qualche metro di distanza dal tavolo.

«Scollegamento d’emergenza!» urlò Cassidy, apparendo all’improvviso carponi vicino a Baphomet. «Tutto bene?» chiese all’uomo.

«Ci hanno scoperti…» borbottò Baphomet, annuendo. «Cassidy, sai cosa fare. Non ti preoccupare per noi, ce la caveremo».

Il soffitto e le mura della stanza iniziarono a tremare e in pochi secondi finirono in mille pezzi. Il cielo sopra le loro teste divenne nero e i computer sul tavolo esplosero uno ad uno, mandando i tre uomini gambe all’aria.

«Ci vediamo dall’altra parte!» urlò Balac, scomparendo.

«Jack, in qualche modo ti contatteremo» urlò Baphomet poco prima di scomparire.

Tiamat e Jack si scollegarono qualche secondo più tardi. I quattro uomini riaprirono gli occhi mentre erano ancora distesi sulle loro poltroncine della Game Enterprise. Dalle loro console si alzava un fumo bianco che non prometteva niente di buono.

«Cazzo, il processore della console si è bruciato» ringhiò Stewe Miller, togliendosi il visore. «Dovrò trovare il modo di ripararla, se non voglio essere arrestato!».

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                                                                           *  *  *

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«Cosa mi hai fatto?» chiese, sconvolta, Anita, bianca come un cadavere.

«Ho reagito così anch’io» sospirò Newman.

«Non ti ho fatto nulla. Ho disconnesso il chip che controlla le tue protesi, permettendoti di vedere la realtà» spiegò Peter.

«Ma quale realtà? Dove siamo? Che cos’è successo al mio corpo?» piagnucolò, incredula, la ragazza.

«Non ho tutte queste risposte. In questi ultimi mesi sono solo riuscito a disegnare una mappa di questo posto. È enorme e non sono riuscito a visitarlo tutto» spiegò Peter.

«Fagliela vedere» bofonchiò Newman.

Peter estrasse un tablet dalla giacca e lo appoggiò sul tavolo.

«Questi rettangoli blu sono le abitazioni; questi rossi, gli uffici della Game Enterprise; questi gialli, le attività commerciali e quelli neri…» si interruppe brevemente per guardarsi intorno «in quelli neri non sono riuscito a entrare, è come se ci fosse una “barriera” che mi impedisce di attraversarne le pareti».

«Ma sulla mappa ci sono solo rettangoli, com’è possibile?» chiese Anita.

«Questo posto è fatto di container metallici tutti uguali. Sono impilati o affiancati uno all’altro e tutto è diviso in multipli o sottomultipli. Credo lo abbiano fatto per evitare sprechi di spazio; è come se avessero ottimizzato ogni angolo di questo posto perché la “superficie” è in qualche modo limitata» spiegò Peter, quasi bisbigliando.

«Dici di poter oltrepassare le pareti e di aver visitato questo luogo in lungo e in largo, ma chi sono i nostri carcerieri?» sbottò Anita.

«Li ho cercati, devi credermi. Ho visto solo esseri umani come noi e telecamere di sorveglianza. Quando ci sono dei “guasti”, come quella volta nel mio ufficio, delle braccia meccaniche scendono giù dall’alto e sistemano tutto. Se necessario, scollegano gli umani di quella zona; è come se ti addormentassero per il tempo necessario a eseguire la riparazione».

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
  • Episodio 7: Hacker
  • Episodio 8: Il Quarto Sacramento
  • Episodio 9: La Prigione
  • Episodio 10: Cassidy
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    Commenti

    1. Enrico Luigetti

      Appena finito il capitolo mi sono fatto due domande:
      1 – che ruolo ricopre Stewe Miller in quella storia della “chiesa”
      2 – dove li hanno imprigionati Peter e compagni

      Bel capitolo, complimenti!!
      Quando ci svelerai l’arcano mistero?
      Ciao!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Enrico e grazie per aver letto questo LibriCK!
        L’arcano mistero verrà sveltato nell’ultima pagina dell’ultimo capitolo. XD
        Niente spoiler. 😉
        Un abbraccio, a presto.

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Riccardo!
        Non te lo posso dire, mi dispiace. 😉
        Grazie per aver letto anche questo nuovo episodio.
        A presto!

    2. Vanessa

      Andrea, ad un certo punto mi sono persa tra i termini tecnici/tecnologici e niente, stavo tipo così 🤯
      Credo che appena possibile, rileggerò tutto perché penso che ora che c’è una cornice, qualche pezzetto del puzzle lo si può inserire. Sono curiosa di leggere il seguito e ti faccio i miei complimenti. Questo genere fantascientifico, non è tendenzialmente il mio habitat, però hai creato un mondo affascinante che mi ha incuriosito a tal punto, da voler proseguire la lettura e ricco di personaggi ben caratterizzati, cosa che ho molto apprezzato.
      Bravissimo 🌺

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Vanessa, grazie per aver letto anche questo LibriCK! 🙂
        Mi dispiace per i termini “tecnici/tecnologici” ho cercato di non scrivere cose troppo da NERD ma forse non ci sono riuscito (SOB!). Se ti serve qualche spiegazione mandami pure un messaggio in privato, non farti problemi.

        Mi fa molto piacere sapere che ti piaccia questa serie, è nata dal nulla da un giorno all’altro e sta piacendo anche a me. 😉

        Un abbraccio, a presto!! 🙂

    3. Antonino Trovato

      Ah! Andrea Bindella non si smentisce! Ogni episodio nasconde sempre un nuovo affascinante mistero, all’interno di una serie ricca di colpi di scena, scorrevole come pochi e in grado di mozzarti il fiato sul più bello, con dialoghi e stile sempre di ottima fattura! Cosa ho apprezzato di questo finale di stagione? Cassidy ovviamente, una straordinaria IA, che fonde la complessità dei computer con alcuni aspetti direi “umani” che la rendono unica, ed è baluardo della razza umana… e credo che questo sia il punto di partenza per una “rivoluzione”… chissà! Ma i due mondi stanno per scontrarsi… credo😅! Mille interrogativi, ma solo risposte piene di nuovi interrogativi… Non mi resta che attendere la prossima stagione col fiato sospeso, diciamo come per ogni episodio! Ciao Andrea, a presto😁!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino! 🙂
        Sono molto felice di sapere che questa storia ti stia piacendo e devo dire che hai azzeccato una cosa importante della storia che verrà fuori sul finale. 😉 (non ti dico qual è ma l’hai scritta) XD
        Mille interrogativi alla LOST che troveranno risposta proprio come nel telefilm, tranquillo! 😉
        Grazie per le belle parole, un abbraccio.

    4. Giuseppe Gallato

      Episodio in cui si risolvono alcuni nodi: il confine tra gioco e realtà è stato stravolto; adesso i “personaggi” dovranno confrontarsi con altri tipi di “alieni”, sicuramente ben più terribili. Sulla qualità della scrittura, e l’abilità di gestire dei dialoghi di tale portata, non è necessario pronunciarsi. Lode! Nell’attesa della seconda stagione, non mi resta che farti i miei più sinceri auguri per questo splendido viaggio! Alla prossima! 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Giuseppe, sei sempre troppo gentile! 🙂
        Grazie per le belle parole e per aver letto anche questo capitolo.
        Un abbraccio, a presto. 🙂

    5. Micol Fusca

      Ciao Marco, hai virato prepotentemente verso un’ambientazione alla “the cube”. E, naturalmente, ci hai di nuovo lasciati a bocca asciutta 😉 Qualche pezzo del puzzle è stato piazzato ora non ti resta che darcene altri che diligentemente tenteremo di inserire. Aspetto la seconda stagione!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Micol!
        Chi è Marco? XD
        Siamo passati da Matrix al Cubo… preferivo Matrix 😉
        Grazie per aver letto anche questo capitolo, sei molto gentile!
        Un abbraccio, a presto. 🙂

      2. Micol Fusca

        Scusa Andrea in questo periodo sono più fuori del solito 😂😂😂 Comunque sia… chi diavolo è, Marco? 😶