Cavaliere caduto

I miei occhi, obnubilati dall’irrinunciabile sete di girovagare intorno alla sfera dei miei desideri imbevuti di sogni, inseguono la quiete in una notte tormentata, fatta solo di lacrime e sangue. Destino che ferisce. Vita di un uomo che convive col fallimento di ogni sua azione, per poi immergersi tra bianche lenzuola alla ricerca di un attimo, un’istante intriso d’eternità. Parole, queste, che fluiscono dall’incantato percorso di candidi pensieri incastonati nel placido mare di tutte le memorie, ricordi dati in pasto ad una morte che avanza inesorabile alle mie spalle, che mi tocca, m’avvolge, mi stritola a sé. Il debole ticchettio del mio cuore inizia a galoppare furiosamente, mentre le mie pupille, ancora pressoché inermi, con movimenti rapidi fulminano il silenzio di un’anima addolorata. Il buio invade la mia essenza; cado; scivolo in una dimensione senza tempo, senza confini, proiettato laddove nessun uomo oserebbe mai mettere piede. Sento il corpo frantumarsi, disperdersi in tutte le direzione, mille molecole divorate da ombre furenti. Pena. Sofferenza. La mia vitalità pulsa adesso sangue amaro che sgorga via attraverso rivoletti anneriti. Lo sento. Lo percepisco. La mia esistenza, muta e annichilita, crolla sotto i colpi di sentimenti maledetti; schiacciata dal peso di un presente senza futuro, anch’essa getta il residuo gemito proveniente da pagine disciolte in un passato ormai cancellato. Nelle tenebre delle mie percezioni, nel mio essere ormai vicino al nulla, avverto un tonfo: pesante; mostruoso; prolungato; un lento riverbero che pian piano aumenta la forza del proprio incedere sino a diventare martirio eterno; che infine risuona potente come l’urlo di una legione intera in guerra. Non ho occhi. Non ho orecchie. Eppure qualcosa continua a muoversi tra le nebbie delle mie sensazioni: solo il triste rintocco di una mente spezzata da una realtà irreale. Non ho corpo, non sento più niente all’infuori di questo frastuono. Una luce oscura, flebile, che trema al contatto con l’immortalità dello spazio etereo; siderale; lontano. Ecco cosa sono adesso: un piccolo puntino luminoso sommerso dagli Abissi più neri.

Istinto è il tuo nome, colui che guida passi evanescenti al soglio di una piccola porta arrecante il nome di divinità smarrite da qualunque essere vivente. Quella sottile linea che divide vita e morte; quel breve filo che collega la mia anima sfinita alla perpetuità senza emozioni. Ma di emozioni, adesso, non ne trovo consistenza tra i filamenti di ciò che mi rimane. L’aria è rarefatta; scorgo tuoni e fulmini all’alba del mio lento cammino. Ma è tutto così… attenuato, quasi inesistente. E intanto la terra s’inaridisce al mio passaggio, lurida sabbia che marcisce e soffoca ogni creatura. Ululati e guaiti germogliano in una pioggia di stille scintillanti, mentre enormi uccelli gracchianti salutano l’avvento della fine…

La mia…

Solitudine cara, vecchia amica di mille battaglie o forse più, tendi la tua mano fredda e decrepita verso me, ti prego, perché adesso il mio essere Solo assomiglia ad una gelida distesa dove fiorisce l’ombra di macabri suicidi; foglie taglienti sminuzzano, trapassano, torturano; e intanto, lupi feroci son pronti a spartirsi la mia carne ormai putrida, priva di ogni significato. Funesto banchetto di fulgide preghiere inascoltate accompagnano l’ultimo mio viaggio.

Ma… 

Un soffio di brezza giunto all’improvviso porta con sé un nome, fresco come l’autunno, dolce come tulipani che dondolano al richiamo del sole. Un nome che sfiora la via di tutte le mie reminiscenze. Un attimo. Un istante. La mia anima sembra sentire, ricordare, sorridere.

D…

Non oltre. Una lettera soltanto. È tutto quello che la mia percezione ha generato nel vuoto del sentirmi parte di un tutto imperituro. Ma sufficiente per scuotermi e provare ad abbracciare il caos che mi circonda. Un nuovo risveglio tra le sofferenze di un mondo pregno di fruste d’argento che soffocano, puniscono per sempre. Sommerso dal dolore, socchiudo palpebre inconsistenti. E in quel momento intravedo un raggio azzurrognolo, una lama incandescente che mi trafigge. Mi sento bruciare, ardere come un tizzone che mai si spegnerà; eppure qualcosa mi attrae, irresistibile. Risa; schiamazzi; coltelli che oscillano come pendoli invisibili; rabbrividisco. Ma i ricordi di ciò che sono s’affievoliscono sempre più. La luce acuisce la sua forza su di me, proprio come l’ineluttabile fato che avviluppa due corpi sospinti dalla gravità. Mi avvicino, trascinando petali di morte nutriti di colpa, l’unico vero sentimento che trabocca vivido dalle spire della mia essenza.

Colpa…

Ma di cosa?…

Non ricordo…

E tuttavia, obliando nella colpa, gli occhi della mia anima scrutano uno squarcio immenso creatosi in un cielo plumbeo. La luce mi folgora, atterrisce, scuote la mia oscurità; e poi, nell’inferno della mia follia, odo la voce soave di Colei che fu, che è e che sarà. Assaporo ogni parola; mi nutro di quella luce che, a me sembra, prende le fattezze di una Donna meravigliosa. Sublime creatura dal sorriso infinito, che dal tuo volto angelico traspare la gioia di un carattere indomito; gote di pregiata seta, sormontate da iridi opalescenti, dorate, che sanno di miele dolcissimo, nettare di divinità ormai dimenticate, specchiano tutta la loro ineguagliabile eternità dentro la nuda mortalità dell’essere che ero. Un lampo attraversa la mia coscienza; il ricordo sopravanza.

Il mio istante intriso d’eternità… Da…

Solo un bisbiglio, nulla più. Poi ripiombo al di là dei neri cancelli della dimenticanza. Rantolo di sofferenza, bramo il bagliore eterno di tal spirito femmineo, anelo il calore di quel corpo desiderato. Ad un tratto, però, tutto si spegne. Il freddo che opprime ammutolisce il pianto di cadaveri senza pace, figli della pena e cavalieri caduti da un mondo senza gloria. Un rombo di tuono echeggia tra quelle lande desolate, e io, preda del terrore, posso soltanto vibrare come una corda tesa di un violino distorto.

Non meriti lo splendore della bellezza senza fine! Non meriti la gioia eterna confinata nelle membra di cotanta magnificenza! Tu hai calpestato il fiore più bello che l’Eterno abbia mai generato, frutto della Sua stessa natura imperitura! E adesso perirai nella colpa e patirai per sempre tra le acque purpuree del castigo senza espiazione!

Almeno un’altra volta! 

Provo a supplicare. Le sembianze di un Cavaliere Oscuro m’appare, e la mia ombra vacilla alla vista di uno Spadone scuro e smussato.

No! Nella colpa e nel dolore senza perdono!

Colpa…

Il flebile sibilo di ciò che mi resta si riempie finalmente del simbolo di un amore trucidato dal mio sterile egoismo; ed ecco che in me prende corpo la consapevolezza del mio peccato.

La Mela si è spezzata.

E nel mio ultimo cogitare, la Nera lama scaglia fendenti impietosi davanti a sé. Non reagisco. Non posso. Non voglio. Pago per quel che ho fatto, e la mia sorte si disperde in miliardi di minuscoli frammenti, brandelli che ora vorticano come cenere cosparsa in aria. Saluto l’esistenza con la visione degli occhi di Lei, grandi e misericordiosi, ma l’ultimo sorriso si spande fino a morire nel cammino di una speranza ormai tramontata. Nel mio viaggiare inerme e silenzioso, sento ancora qualcosa: lo sbatter violento di oggetti misteriosi. E poi, ancor più difficile da credere, avverto una mano afferrare il mio essere. Mi trascina sempre più su, come in un tunnel siderale trapuntato di lumi giallognoli. Il rumore incalza ancora, muta in terribile fracasso, e poi…

Spalanco le palpebre di colpo. Disorientato, impaurito, completamente piegato in due sul mio letto, patisco un tormento senza nome, una fitta che mi travolge e sconquassa. Vorrei urlare, ma non posso. La mia bocca, impastata e inaridita, emette soltanto vagiti incomprensibili; e mentre provo a drizzare la mia schiena imperlata di freddo sudore, le ossa scricchiolano, quasi mi fossi svegliato da un sonno millenario. Pian piano i miei sensi riaffiorano in quell’arcobaleno di riflessi cinerei che sfavillano in ogni anfratto della mia camera. Quel gran fragore, avvertito confusamente, era soltanto la porta sbatacchiata dal vento, che intanto era penetrato dalle imposte socchiuse. Tuttavia, nella mia testa rimbomba come un lugubre martello che smembra il cervello in mille frammenti gocciolanti. Perfino il tenue ticchettio dell’orologio sembra la punta di un coltello conficcato tra le budella. Continuo a rabbrividire, mentre i conati di vomito assaltano la mia sanità. Riesco a resistere, chiudo gli occhi e respiro. Un lungo alito di vita che mi restituisce un passato insudiciato dalla mia stupidità. Sospiro, gli occhi vitrei e inespressivi, fin quando una lacrima non solca la mia pallida guancia. Solo allora ho il coraggio di sussurrare:

Mi spiace. Ti amerò per sempre.

Troppo tardi. Le colpe, quando feriscono il cuore, non meritano riscatto. Nessun perdono, solo castigo. Mi alzo con questo pensiero impresso nella mente; esco a piedi scalzi sul balcone e ammiro sognante il cielo stellato. La luna, maestosa e luccicante, regna ancora incontrastata. La brezza della morente primavera fa frusciare il roseto del cortile di casa; il mio volto si dipinge di un sorriso amaro. E in quel momento vedo ancora l’amore racchiuso nel Suo sguardo.

Vivremo il nostro istante intriso d’eternità…

Io Cavaliere caduto…

Tu Principessa senza eguali…

Ghermito dalla mia volontà e imbevuto di una strana estasi interiore, salgo sul parapetto e inizio a librare…

Il vento accoglie il nome di ciò che ero, mentre le rose si colorano di sangue annerito…

Addio…

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Amore, Fantasy, Horror

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Discussioni

  1. Ciao Antonino!
    Ti ho già detto che è fantastica e credo che sia una poesia più che un racconto. Dovremmo tutti imparare da questo Librick e trarne spunto per i nostri testi.
    Sei davvero bravo ed è bellissimo questo intreccio di emozioni. Davvero complimenti! 🙂

    1. Ciao carissimo Andrea! E io non posso che ringrziarti nuovamente per le stupende parole, perché come allora mi lasci senza fiato, per me è davvero motivo di grande orgoglio ricevere complimenti simili! Grazie dal profondo del cuore!

    2. Grazie a te Antonino per averci fatto leggere questo LibriCK! 🙂

  2. Ciao Antonino, spulciando qui su Open ho trovato questo tuo lavoro…BELLISSIMO! Stento a definirlo semplicemente un racconto. E’ una cascata di sensazioni, immagini, suoni, emozioni, dalla quale il lettore viene quasi travolto. Il tutto racchiuso in una sequenza di parole perfettamente “incastonate” tra loro. Molto potente e drammatico il finale, in un climax di angoscia e disperazione che si percepiscono pienamente. Bravissimo!

    1. Ciao Raffaele, grazie davvero per le tue splendide parole, sono molto felice che ti sia piaciuto! Questo è un po’ il mio mondo, mi viene molto più facile scrivere questo tipo di componimento che qualcosa di più semplice. Infatti l’ho scritto in pochissimo tempo! Sono felice di averti suscitato queste emozioni, perché significa che ho saputo tradurre in parole ciò che avevo dentro😊, grazie infinite😊!

  3. E’ scritto in prosa, ma leggendolo si sente poesia.
    Mi aggrego anche io ai commenti precedenti nel sottolineare la tua grande capacità compositiva, nella scelta delle parole e delle immagini che descrivi, tutte molto evocative.
    E del ritmo delle frasi e dei periodi, bilanciato come la metrica nella poesia.
    Si sente davvero il peso dell’angoscia che grava sull’animo del protagonista/narratore, che passa come un’ombra anche sul lettore. Direi che è un brano tanto poetico quanto efficace.

    1. Grazie davvero Sergio, magari è un tipo di componimento che esce dai canoni del semplice racconto, ma questa scrittura è connaturata in me ormai da anni, forse da sempre, come anche la mia malinconia, ed è per questo forse che queste parole escono naturalmente, a volte quasi senza che me ne accorga, al di là poi delle possibili sistemazioni che succedono al fluire della mia ispirazione. E se riesco a trasmettere le mie emozioni anche al lettore, io sono ancora più felice. Grazie davvero😊

  4. Ciao Tonino, mi unisco agli altri per dire che questa veste di poeta maledetto ti fascia alla perfezione. Leggendo questo racconto ho intravisto molto vissuto ed amore per la parola: scelta con cura, mai a caso, accarezzata nella mente prima di prendere forma.

    1. Ciao Micol, forse hai ragione, in effetti in questa veste riesco a rendere al meglio, forse perché è un tipo di composizione che mi porto dietro ormai da anni immemori. Non c’è solo amore per la parola, ma anche per qualcuno che ha riempito la mia vita. Grazie sempre per esserci con passione 😊

  5. Potente… “Mi avvicino, trascinando petali di morte nutriti di colpa, l’unico vero sentimento che trabocca vivido dalle spire della mia essenza.”… POTENTE!
    Che viaggio, Tony, che viaggio stracolmo di significati. Nettamente uno dei tuoi racconti più belli, a mio avviso: ottima la cadenza, punteggiatura egregia che non spezza il ritmo, narrazione spettacolare che esalta al massimo i significati e il finale… degno… degnissimo!
    Un gran bel racconto, nulla da dire.
    Ps. Per un attimo mi sono ritrovato nel chiostro interno de Monastero dei Benedettini… quando parlavamo in questo modo dissertando sulla qualunque! Lo so che ricordi pure tu! Che tempi i nostri “anni filosofici”! 🙂

    1. Che dire, mi lasci senza fiato, un commento davvero meraviglioso, soprattutto perché scritto da te, che ti stimo sia come amico sia come scrittore, per me i tuoi commenti sono fonte sempre di orgoglio e energia😊, eh si, che ricordi, sono stati tra i migliori momenti di tutta la mia vita😊, sono felicissimo che questo viaggio ti abbia coinvolto tanto, e sono onorato di ogni tua parola. Umilmente grazie😊

  6. Poetico e angosciante, e dalla punteggiatura perfetta. Bravo Tonino, di tuo, non avevo ancora letto niente del genere. Se devo essere onesto però, mi piace più quando mi fai sorridere. Alla prossima.

    1. Ciao Ivan, ti ringrazio per aver letto questo piccolo angolo della mia anima, cercherò di essere più divertente in futuro😁! E sono felice che, nonostante la tristezza, ti sia piaciuto! Un caro saluto!

  7. Antonino che dire, sono senza parole. E’ la prima volta che leggo un testo così intimistico e tormentato, degno di un poeta maledetto.
    Veramente un bel viaggio nell’angoscia, costruito con uno stile ricercato ma mai eccessivo.
    Una bellissima prova d’autore.

    1. Alessandro, mi lasci senza parole, grazie davvero, questo, più che un racconto, è il vissuto della mia anima scritta in pochissimo tempo. Le tue parole mi rendono davvero orgoglioso. Grazie infinite😊

  8. Ciao Antonino, eccomi qui, pronto a commentare questo racconto. In tutta onestà, devo dirti che non mi è piaciuto poco…di più! 😃 Molto di più. Potente, poetico e struggente. Un’Opera intrisa di dolore che segna in profondità.
    Trovato alla massima potenza.

    1. Ciao Dario, benvenuto nel mio mondo😁, in fondo, prima di cimentarmi coi racconti, scrivevo cose del genere, di grande e intima malinconia ai limiti dello straziante, e a piccole tracce questo stile è presente un po’ ovunque. Grazie infinite per aver apprezzato quest’opera frutto del mio dolore. Grazie😊

    1. Grazie Raffaele, in poche parole hai espresso la verità: questo sono io, questo è il mio vero io. Grazie per avermi letto anche in questa versione😊!