Cenere alla cenere

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

La campana emise un cupo rintocco e l’eco si spense nel silenzio circostante.

Folate di vento gelido smuovevano cumuli di foglie gialle e marroni, creando un deciso contrasto con il prato ben curato.

Il cielo, denso di nuvole grigie, sembrava prepararsi a riversare le sue lacrime verso il mondo sotto di lui.

La severa architettura marmorea del cimitero accoglieva una piccola folla, radunata ordinatamente attorno ad una tomba scavata di fresco e pronta ad accogliere un elegante feretro di legno scuro.

Un prete recitava la sua litania, elogiando il morto per la condotta eccellente della sua vita, mentre una donna di circa cinquant’anni e dal portamento distinto, asciugava ripetutamente le lacrime che le rigavano il viso.

Patrick Guilliman assisteva alla scena in disparte, appoggiato allo spesso tronco di un albero.

Che io sia dannato…Pensò, abbassando lo sguardo.

Se fosse stato presente anche lui in quella stanza, tutto questo non sarebbe accaduto e Franz Mendel sarebbe ancora vivo.

Non avevano adottato alcuna misura di sicurezza.

Neanche la più banale.

Vanhoer si era nuovamente fidato di lui e adesso ne avrebbe pagato le conseguenze.

Lo immaginava sommerso da una valanga di merda ed era stato proprio lui a provocarla.

Come se non bastasse, aveva ucciso Robert Carlson crivellandolo di colpi fino a svuotare il caricatore.

Avrebbe dovuto arrestarlo.

Era suo dovere capire cosa diavolo passasse nella sua testa.

Avrebbe dovuto…Che io sia dannato…

La cerimonia terminò e la bara venne calata lentamente, mentre i presenti gli rendevano omaggio per l’ultima volta e stringevano la mano alla signora in lacrime.

Quando il gruppo si diradò, il detective le si avvicinò.

“Signora Mendel?”

La donna si voltò, tamponandosi gli occhi col fazzoletto.

“Sono il detective Patrick Guilliman. Volevo porgerle le mie condoglianze e darle questi…”

Guilliman estrasse dalla tasca il taccuino e la penna di Franz Mendel.

“La ringrazio detective.”

“La prego mi chiami Patrick.” Disse Guilliman: “So che non è il momento adatto, ma sono qui per…Chiederle di perdonarmi.”

“Perdonarla?” Chiese Margaret Mendel stupita: “Per cosa?”

“Io…Io non ero con lui quando è accaduto. Mi trovavo nella sala adiacente. Quando sono intervenuto era troppo tardi. Nessuno di noi aveva capito con chi avevamo a che fare, in realtà.”

“Patrick…” la donna gli pose una mano sul braccio: “Mio fratello viveva per il suo lavoro. Conosceva benissimo i rischi che questo comportava, mi creda. Anche io sono un medico e posso comprendere quanto queste situazioni siano complesse e imprevedibili. Mi creda se le dico che non ha nulla di cui rimproverarsi.”

“Se fossi stato li…”

“Ma non è andata cosi.” La donna lo interruppe, trattenendo il pianto: “Ad ogni modo, mi rincuora sapere che quell’essere sia morto e di questo la ringrazio. La prego, continui a fare il suo lavoro.”

La donna diede un ultimo sguardo alla tomba del fratello e poi si voltò, incamminandosi nel viale alberato.

“…Grazie…” sussurrò Guilliman, invaso da un’immensa angoscia vedendola andare via.

Il suo cellulare squillò.

“Si?”

Udì la voce di Daniel Neri: “Pat, siamo pronti.”

“Sto arrivando.”

Il detective chiuse la telefonata e si avviò nella direzione opposta a quella di Margaret Mendel.

Non era diretto all’uscita, bensì si addentrò ancora di più tra i viali del cimitero.

Camminava fra le tombe di ogni tempo, antiche e moderne, incrociando le persone che avevano scelto quella mattina per compiangere i propri cari.

Li osservava.

Giovani e vecchi.

Ognuno col suo dolore.

Raggiunse una specie di cappella di mattoni grigi, con un grande giardino recintato, colmo di croci grezze e anonime.

La tomba degli sconosciuti. Dei dimenticati. Dei soli.

Neri lo stava aspettando, assieme a due inservienti, vicino ad un furgone metallizzato.

Guilliman si avvicinò facendo un cenno ai due uomini i quali aprirono il vano posteriore del veicolo ed estrassero una bara di zinco.

Il coperchio venne sollevato e i due poliziotti diedero una rapida occhiata dentro.

Robert Carlson giaceva all’interno.

Con gli occhi chiusi stavolta.

“Potete continuare.” Disse Guilliman, senza sollevare lo sguardo dal corpo.

I due inservienti richiusero la bara e la sigillarono.

Poi procedettero all’inumazione, in un punto all’interno del giardino.

Niente folla, niente omaggi. Nessuna parola o preghiera.

Guilliman e Neri furono l’unico pubblico del professore.

“Cenere alla cenere” Disse Guilliman mentre gli inservienti piantavano nel terreno un’altra croce grigia col nome di Carlson incisa sull’asse orizzontale.

L’ingresso del dipartimento era assediato dai giornalisti.

Quando sfilarono davanti con l’auto, i due poliziotti videro John Vanhoer parlare affannosamente ad uno stretto leggio, colmo di microfoni di ogni emittente cittadina. Subissato dalle domande e dai flash.

Entrarono nel parcheggio sotterraneo.

“Voglio guardare la registrazione dell’interrogatorio.” Disse Guilliman, una volta che furono nell’ascensore.

“D’accordo.” Rispose Neri.

Il giovane detective comprese il motivo della richiesta da parte del suo mentore.

Guilliman voleva analizzare il passato di Carlson per dimostrarne l’assoluta colpevolezza e, in qualche modo, rafforzare la sua posizione e quella del dipartimento, nei confronti dell’opinione pubblica.

Specie con un passato come il suo.

Un passato che i giornalisti non avrebbero esitato a usare di nuovo contro di lui.

Quando entrarono all’interno della sala video, un agente era impegnato a catalogare e archiviare le registrazioni.

“Buongiorno signori.” Disse quando li vide.

“Ciao Ray.” Ricambiò Daniel Neri: “Abbiamo bisogno della registrazione Carlson-Mendel.”

L’agente esitò per un istante.

“Ok, datemi un minuto.” Disse alzandosi: “Quella registrazione l’aveva già inserita in archivio. Vado a recuperarla.”

“Grazie Ray.”

L’agente uscì dalla sala e tornò dopo una decina di minuti, con un CD contenuto all’interno di un involucro trasparente.

Lo inserì all’interno del computer e fece partire il video mentre Guilliman e Neri, in piedi dietro di lui, si avvicinarono allo schermo.

Franz Mendel e Robert Carlson comparvero nell’inquadratura.

…Buonasera di nuovo Robert…

…B-buonasera dottore…

…Chiamami Franz…

“Và avanti.” Disse Guilliman.

L’agente premette il pulsante e la registrazione iniziò ad accelerare.

Le immagini e le espressioni dei due uomini scorrevano velocemente.

“Ferma qui.”

Il video riprese con una velocità normale.

Guilliman si sporse verso il monitor.

…Alex non può farti nulla, fidati di me…

…Q-quando…Quando ci siamo rialzati da terra, uno di loro ci venne incontro… Lo colpimmo con un calcio ai testicoli…Poi…

“Ecco questo è il punto.” Disse il detective.

…Prendemmo il secondo per la gola…Sentivo le mie mani stringersi…Sempre di più…

…Il ragazzo che era in terra…Lo colpimmo…Tanto…Senza sosta…Non aveva più un volto quando smettemmo…”

…Cosa è successo al terzo ragazzo?

“Sapevamo dove viveva…

“Dobbiamo rintracciare questi casi.” Disse Guilliman.

…Non hai mai seguito una terapia per questo…

…I-io ci sono andato…Lo giuro…Io volevo che smettesse…Ma quel dottore…Lo fece arrabbiare…

“Partiamo da questo. Lo psichiatra che seguì Carlson all’epoca.”

I due poliziotti uscirono dalla saletta e Guilliman vide Vanhoer dirigersi verso di lui.

“Mi hanno fatto il culo là fuori.” Disse.

“Mi dispiace John. La colpa è mia, me ne assumerò la responsabilità durante le prossime interviste.”

“Meglio se per ora resti fuori dai radar, Patrick.” Rispose il Capitano: “Come se Carlson non fosse in realtà un pazzo omicida…Razza di avvoltoi…Come è andato il funerale?”

“Bene. Ho restituito gli appunti alla sorella.”

“E tu? Come ti senti?”

“Bene.”

“Pat…”

“Sto bene John, davvero.”

“D’accordo. Ora che si fa?”

“Stiamo cercando informazioni sulle tutte le vittime menzionate da Carlson durante il colloquio con Mendel.” Rispose Guilliman.

Il telefono dell’ufficio di Vanhoer iniziò a squillare.

“Cristo…” disse avviandosi svelto verso quella direzione: “Tenetemi informato.”

Il detective raggiunse Neri alle loro scrivanie.

“Brutte notizie?” Domandò il giovane.

Guilliman si lasciò cadere stancamente sulla sua sedia: “Perché ne esistono anche di buone?”

“Che ti prende Pat?”

“Non ne sono sicuro…” rispose il detective: “…Una sensazione…”

“Pat non credo…”

“No no, niente chiaroveggenze, Dan. Ma dobbiamo ripercorrere la vita di Carlson per dimostrare la sua colpevolezza. E’ come se…”

“Come se?”

“Come se quel bastardo avesse previsto tutto.”

“Anche che lo avresti ucciso?” Domandò Neri guardandolo negli occhi.

“Beh…Quello forse no, però…” Guilliman fece una pausa: “Ci ha costretto a dargli la caccia nel passato.”

“Nel passato, Doc?”

“Lo so è assurdo…”

…Ti stai immergendo in acque molto profonde detective…Riuscirai a tornare in superficie?

Le parole di Alex gli tornarono in mente.

 “Ma se non troviamo qualcosa, non ci lasceranno mai in pace per questa storia.”

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
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