CHEWING GUM AL MENTOLO

La puzza degli indiani è insopportabile. Acre, s’insinua tra i peli delle narici e sale fino al cervello, rompendo ogni pensiero concentrato nella mia testa. Alla mia destra un uomo. Legge. Dinanzi, una madre tiene in braccio il proprio figlio addormentato e scruta i passeggeri nel vagone. Alla mia sinistra un gruppo di indiani.

Chiacchierano animosamente tenendosi l’un l’altro, facendosi pressione, per evitare la caduta alle frenate brusche della metropolitana. La puzza del piccoletto che siede vicino a me si unisce con quella del branco e l’atmosfera satura di un lezzo quasi visivo, riesce a togliermi la serenità con cui ho trovato posto all’ora di punta.

Imperterrite, le onomatopee orate dagli orientali rimbombano contro la mia pazienza di udirle, e sembra che l’alito aspro passi attraverso le giunture dentali per formare una nuvola, trasportatrice di suoni maleodoranti. In preda a spasmi facciali contorco la mia postura alla ricerca di aria pulita, fresca, con cui proseguire il mio viaggio.

Riesco a divincolarmi per qualche secondo da quelle catene, ma un attimo dopo, in preda ad un brusco stop uno dei soggetti mi sbatte contro, amplificando l’ira che ho dentro. Mentre sto per pronunciare il mio disappunto, il tizio, anticipa la mossa pronunciando un timido “Sorry” ricco di batteri e salivazione.

Esanime e con la fronte sudata redimo la rabbia mentre la frustrazione s’amplifica inesorabilmente.

Chiudo gli occhi.

La patina di sudore scende verso le labbra e alla chiusura delle palpebre il naso entra nella catarsi olfattiva.

Attraverso immagini mentali, nebulose giallognole impregnano i miei vestiti di rugiada vomitevole, lercia di depositi puzzolenti ricchi di zolfo. Chicchi di riso ondeggiano sul mio naso aquilino impregnati di curry e paprika, ove lo zafferano decide di riemergere in simbiosi con il peperoncino.

Un’osmosi, reduce di battaglie culinarie ove lacrime generate dalle cipolle si uniscono ai vivaci spicchi d’aglio, abbatte anche il più resistente dei nemici, privandolo di una maschera antigas verso la mera sopportazione del gas lacrimogeno.

Conto i secondi sottovoce con lo scopo di capire quanto manca alla mia fermata, ma perdo il conteggio ogni qual volta le rotaie stridono alle curve fatte in velocità. Sfrego le mani ed un brivido percorre la schiena, arriva fino ai capelli vibranti.

La folla aumenta, sento le voci susseguirsi in giri di parole e conversazioni. Sento alcuni che si lamentano della puzza della metro. Altri mormorano che questo paese è in continua decadenza con l’arrivo di tutti questi immigrati, e le signore emettono dei singulti nell’aria rarefatta; alcuni masticano chewing gum al mentolo mentre i ragazzini ridono fragorosamente alla vista di tutto ciò.

Decido di aprire gli occhi.

Anzi no.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Mattia, mi sono calata nella situazione del tuo protagonista con facilità 😉 Capita a tutti, prima o poi, di avere un vicino “odoroso”. Io non sopporto l’aglio: quando mia suocera mangia la pasta al pesto scappo. Probabilmente se funziona con i vampiri, mi conviene stare alla larga 🙂

  2. Fabio Volpe

    Eh, Mattia. Sai quante chewing gum ci vorrebbero nella metro di Roma? Mi ci sono rivisto nel tuo racconto. Bravo. Ambientazione e descrizione ci stanno tutte!!(anche se gli indiani non sono gli unici. Usano spezie forti, è vero, ma che colpa ne hanno. Non è una critica, era per non etichettare nessuno)
    Bel racconto!

  3. Cristina Biolcati

    Concordo con quanto detto da Ely Gocce Di Rugiada. Sei stato in grado di far provare al lettore ogni singolo disagio olfattivo, per così dire. Non saranno contenti gli indiani, però. Un saluto.

    1. Mattia Gargiulo Post author

      Si, l’intento era questo. Sono contento che sia stata “dentro” il racconto. Grazie mille