“Chi ben comincia è a metà dell’opera” pensò il Maresciallo Maroni

Serie: Chi ben comincia


XIV

“Chi ben comincia è a metà dell’opera” pensò il Maresciallo Maroni. Nardò guidava spedito l’auto di servizio nonostante le buche, seguito dalla seconda auto con a bordo Spillo e Crimi. Al loro arrivo trovarono un silenzio tombale ad aspettarli. La natura stessa sembrava essersi fermata, timorosa di arrecare disturbo al riposo eterno di quella che fino alla sera precedente era una persona senziente, in grado di ragionare, se pur discutibilmente, e di ridere odiosamente.

   Il silenzio ossequioso, involontario, si diffuse anche fra i banchi di scuola; la cattedra quella mattina fu occupata dal preside della scuola media, sostituto ad interim. La professoressa Riggi non avrebbe mai preso servizio.

   Il maresciallo Primo Maroni fece il suo ingresso all’interno della struttura: il suo cipiglio era abbastanza eloquente. Enea Maroni osservava il fratello, in silenzio dal basso della sua seduta. Gli altri ospiti stanziavano in piedi in attesa dell’arrivo dei carabinieri. Nardò si fece indicare la stanza e oltrepassò l’uscio, seguito dal maresciallo.

   La professoressa Riggi aveva gli occhi sbarrati, uno strano liquido verde, molto viscoso, pendeva dal lato delle labbra, il collo presentava degli ematomi violacei, la veste da notte non presentava nessuno strappo, probabilmente non c’era stato nessun abuso sessuale ma questo era ancora da chiarire, di sicuro era stata strangolata a mani nude, a sangue freddo.

   «Torno di sotto Nardò, lei controlli l’ingresso, non faccia passare nemmeno una mosca.»

   «Sarà fatto, maresciallo» rispose pronto il carabiniere scattando sull’attenti.

   Maroni scese le scale: «Crimi, porti la signora Sicurella e lui», indicando il mago Rullo, «in cucina e si assicuri che non parlino tra di loro. Spillo, lei accompagni i due signori in un’altra stanza e faccia lo stesso, lei invece», voltandosi verso il fratello, «stia seduto lì e non apra bocca.»

   «Ma veramente…»

   «Non apra bocca ho detto.»

   “Sbirro di merda” pensò Enea.

XV

Il maresciallo Maroni indicò la porta-finestra alla signora Sicurella, l’aprì, e da galantuomo che era, le cedette il passo. I due presero posto sulle sedie attorno alla tavola rotonda in legno. La signora dava il tormento alla gonna, le mani erano sudate: “Non un buon segno” pensò il maresciallo. La donna osservava il cielo, poi il prato, sembrava volesse contare gli steli uno per volta.

   «Nervosa?»

   «Agitata più che altro, maresciallo. Si rende conto della gravità della situazione?»

   «Certo signora che me ne rendo conto. Gravissima, oserei dire.»

   «Mio marito mi ha lasciato tutto questo, pace all’anima sua, ma io sono una donna, devo pagare gli uomini per i lavori, quindi le spese ci sono per portare avanti la baracca, a tal proposito decidetti di affittare le camere, una cosa più da donna diciamo per poter recuperare qualcosa e non arrivare con l’acqua alla gola. Sembrava funzionare, nonostante la piccolezza del paese, ma adesso», iniziò a singhiozzare e una lacrima le rigò il volto, «questo fulmine a ciel sereno che mi ha colpito in pieno. Una donna morta, un omicidio, in casa mia! Come potrò dormire tra queste mura? Il senso di colpa mi toglie il respiro.»

   Un peso al centro del petto fece mancare un colpo al cuore del maresciallo.

XVI

Il maresciallo tornò in cucina, fece un giro intorno al tavolo, poi si posizionò esattamente alle spalle del mago Rullo, gli poggiò le mani sulle spalle disse: «Bene, bene, bene. Chi abbiamo qui?»

   «Rullo Giuseppe, di professione mago» rispose, pronto come il primo della classe, Crimi.

   «Mago?»

   «Mago» affermò Crimi.

   «Mago. Va bene. Signor Rullo, posso chiederle cosa la porta a Borgobello?»

   «Impegni lavorativi, ecco, per così dire.»

   «Potrebbe essere più preciso?»

   «Voglio espandere la mia attività, quindi perlustro eventuali fonti di guadagno.»

   «Capisco. Lei è in cerca di un paese di allocchi, per poter fare soldi facili.»

   «Lei mi offende, signor maresciallo.»

   «Conosceva la signorina Riggi?»

   «Ho avuto il piacere di passare del tempo con lei dopo cena, qualche minuto a dire il vero, appena il tempo di una sigaretta, un tipo molto interessante, avrei potuto dilungarmi se non fosse stato per quel violento screanzato.»

   «Cosa intende per molto interessante?»

   «Aveva una luce negli occhi, molto brillante, non so se mi spiego.»

   «Non si spiega affatto, signor Rullo. In ogni caso a chi si riferiva poc’anzi? Il violento screanzato, come lo ha definito lei.»

   «Non so come si chiami» disse Rullo raccontando al maresciallo gli avvenimenti della sera prima e indicò anche la stanza di Romano.

   «La ringrazio, signor Rullo» disse il maresciallo indicando all’altro l’angolo destro della bocca.

   Il mago passò un dito, divenne paonazzo e si giustificò: «Che sbadato, non sono riuscito a lavarmi con tutto il trambusto, un residuo dell’insalata nella colazione.»

   «La colazione, dice.»

XVII

Il maresciallo Primo Maroni camminò fino alla stanza scelta dall’appuntato Spillo per tenere sott’occhio Salvatore Romano e Calogero Maltese.

   Oltrepassato l’uscio chiese: «Proprio qui, c’è scappato il morto.»

   I due si guardarono, si voltarono svelti verso il maresciallo e parlarono nello stesso momento.

   «Non è come sembra» disse il Maltese.

   «Ovvio che è stato lui, maresciallo» asserì il Romano.

   «Come ti permetti ad accusarmi, non mi conosci nemmeno.»

   «Ma si vedeva lontano chilometro che era solo un’oca. Hai voluto fare il cavaliere, ma non ti è andata bene.»

   «Ma cosa ne vuoi sapere tu, stavi per picchiarla.»

   «Deduco quindi,» indicando il giornalista «che lei sia il signor Romano.»

   «Esatto.»

   «Le capita spesso, signor Romano, di diventare violento in preda alla collera?»

   «Mai…»

   «Ripropongo la domanda,» lo interruppe il maresciallo «si sta facendo aiutare da qualcuno per controllare le sue emozioni, signor Romano?»

   «Glielo giuro maresciallo, non mi è mai successo prima. Ero stanco, stressato, nervoso per essere disperso nel bel mezzo del nulla, fuori dal mondo, senza vie di comunicazione né trasporti pubblici. Mi sono saltati i nervi, lo ammetto, ma non ho ucciso quella donna. Lui piuttosto, è stato di sicuro l’ultimo ad averla vista viva.»

   «E come fa a esserne così sicuro?»

   «Perché ho visto che entrava nella sua stanza.»

   «Maresciallo, se me ne da l’opportunità le spiego tutto.»

   «Lei è?»

   «Maltese Calogero, rappresentante di materiale edile» rispose l’appuntato Spillo.

   «Grazie, Spillo. Sono tutto orecchie signor Maltese.»

   Il rappresentante raccontò la sua versione dei fatti. Il maresciallo ascoltava attentamente, mentre Romano scuoteva la testa, gesticolava come a volersi intromettere per contraddire Maltese.

   Il maresciallo restò in silenzio per qualche secondo, guardò entrambi gli ospiti della vedova Sicurella, disse qualcosa all’orecchio dell’appuntato, che scattò sull’attenti, e lasciò la stanza dirigendosi verso suo fratello. 

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Discussioni

  1. Di tanto in tanto commento i tuoi racconti quasi fossi davanti alla tv a godermi al serie con un amico. Mi viene spontaneo, perchè ci sono tanti passaggi che catturano la mia attenzione, come ad esempio l’insalata fra i denti del Mago (mai saputo che in Sicilia si servisse l’insalata a colazione). Questi piccoli particolari arricchiscono la narrazione e la rendono godibilissima

  2. “fino alla sera precedente era una persona senziente, in grado di ragionare, se pur discutibilmente, e di ridere odiosamente.”
    Oh no! Mica sarà l’allegra professoressa?

  3. Forse mi sbaglio; però faccio una piccola congettura: il signor Maltese, involontariamente, s’è messo nei guai? Oppure sta nascondendo qualcosa? Penso che lo scopriremo prossimamente.

    1. Sono molto contento del trip che ti fai. Vedremo Raffaele. Sto cercando di finire la serie per poi pubblicare un capitolo al giorno fino alla sua fine. Ma non credo che scriverò più un “giallo” troppi sbattimenti 😩
      A presto 😁

    1. Ciao Kenji. Grazie. Spero di poter postare il continuo molto presto e non fare passare tutto sto tempo.
      Buona giornata 👋