Chiamata dall’Alto

Serie: Lab: Il Richiamo


Sabato, 22 Giugno, Ore: 18:13, Da qualche parte a Formia

Eduardo stava concludendo una commissione, niente di che, robetta facile e veloce. Nel bel mezzo del nulla dove neppure i morti oserebbero rompere le palle. Solo pietra ed erba, con l’aroma di letame a infestare l’aria afosa dell’estate; godendosi l’armonia della natura immacolata mentre osservava l’amico e socio, Ciro, sopra il tettuccio di una Fiat Uno dell’83, armato di una bella mazza di ferro. Bastava guardarlo in faccia per evincere tutta la triste e affranta rabbia pronta a eruttare nel modo più brutale.

Ognuno ha il suo modo di affrontare le corna, pensò Eduardo e subito l’amico gridò a squarciagola: «Figlio di puttana!» Il primo colpo sferzò l’aria infrangendo il quadro di vetro dello sportello che esplose all’interno del veicolo in tanti piccoli frammenti come fossero grandine. «Stronzo!» via un altro, e ancora e ancora, ammaccando l’abitacolo. Ci stava dando dentro più del solito. Si potevano vedere le vene gonfiarsi sulla fronte, e il viso allungato incendiarsi di un vivido rossore, continuando a imprecare «Quella grande cessa di…!»

«Ciro!» lo riprese Eduardo, appoggiato al cofano della loro Toyota Supra «Se vuoi abbuffarlo di parole va bene, ma lascia stare le mamme!» Non si scomodò neppure a togliere gli occhi dallo smartphone «E sbrigati a finire che tra poco è ora di cena.»

«Non rompere Eduardo, lasciami sfogare!» replicò roteando la mazza. Eduardo si limitò scuotere la testa affondando lo sguardo nel piccolo schermo.

«Stai ancora leggendo quegli articoli sull’attacco terroristico alla metropolitana?» Gli chiese Ciro mentre riduceva a pezzi il parabrezza.

«Si sospetta sia opera dell’ISIS, c’è differenza.»

«Beh, è scontato, no? Voglio dire, chi altri avrebbe motivo di farlo?»

«Non l’ISIS, a dispetto di quanto lasciano credere.»

Ciro smise di percuotere il veicolo, mostrando un’aria perplessa: «Che intendi dire?»

Eduardo si schiodò dallo smartphone prima di rispondergli.

«Ok, te lo spiego in poche, semplici parole. Noi siamo il tappeto rosso per l’Europa, i controlli dei nostri porti sono praticamente inesistenti. Da qui possono facilmente arrivare in Francia, Spagna e perfino in Germania. Farci del male con una simile supposta significherebbe spingerci a filtrare gli sbarchi, a stringere il culo,

Ciro assunse un’espressione riflessiva, poi annuì con illuminante assenso negli occhi.

«Dovresti fare il politico,» aggiunse, riprendendo a martellare.

Eduardo sorrise a quelle parole «Per favore, il parlamento è per gli attori mancati.»

Lo squillo del cellulare interruppe la conversazione. Un numero sconosciuto.

Sarà un altro call center del cavolo.

-Pronto?-

-Pronto, buonasera. Ehm, è il signor Filiardi della Bravuomo?-

–Chi lo chiede?–

–Oh, mi scusi. Sono Padre Ricciardi della Parrocchia di San Marco a Giugliano-

Avrei preferito il call center, pensò mentre un prurito incominciò ad affliggergli le natiche. Pessimo segno.

-È ancora in linea?-

-Si, mi scusi Padre, in cosa possiamo aiutarla?-

– Non me, figliolo, e a un giovane devoto che serve. È da diversi giorni che nessuno ha più sue notizie. Temiamo il peggio-

-Mi perdoni ma per certe cose c’è già la polizia-

-Ha ragione, e lo farei, se potessi, purtroppo ho già dei sospetti su cosa gli sia potuto accadere ed esito a coinvolgere le forze dell’ordine-

Camorra. Alla faccia del giovane devoto.

-Padre Spinelli mi ha espressamente consigliato il vostro studio, elogiando in particolar modo la vostra… discrezione-

Ecco spiegato il prurito di prima

-Capisco. Allora ritengo che sia meglio discuterne da vicino, non crede?

-Certo, certo. Le manderò tramite WhatsApp, l’indirizzo e l’orario dell’appuntamento. Buona serata figliolo e che Dio la benedica-

-Altrettanto, Padre-

Riattaccò il telefono, lasciando Eduardo con il volto contratto dall’irritazione.

«Cazzi tuoi mai, eh, Spinelli», mormorò a denti stretti, tirandosi all’indietro il ruvido ciuffo di capelli dalla fronte «Ok, basta cosi Ciro!»

Si avvicinò al veicolo malridotto mentre il compagno scendeva dal tettuccio con un breve salto. Eduardo aprì il bagagliaio pieno di ammaccature, assalito da un denso odore acre che lo costrinse a coprire naso e bocca.

«Fiuuu, qualcuno qui si è lasciato andare, eh?» fece notare disgustato al grassone che si agitava come un pesce tirato all’amo, imbavagliato e legato.

«Drizza bene le orecchie. Hai ventiquattro ore per pagare l’affitto e tutti gli arretrati agli Scala. Inutile dire che ulteriori ritardi potrebbero rendere ancor più irascibile il mio socio. E la prossima volta non si limiterà all’auto.» Fece una breve pausa per dettare un po’ di atmosfera, portandosi a un palmo dalla faccia lardosa tirando fuori un coltello a serramanico con la lama puntata sul quel collo di gallina «Intesi?» pronunciò lentamente, il sacco di merda annuì convulsamente piangendo a dirotto. «Bene. Ti consiglio di liberarti in fretta. Tic tac, tic tac» Gli porse l’arma vicino al panzone per poi allontanarsi dal veicolo.

«Andiamocene,» disse, salendo sul sedile passeggero, chiudendo violentemente la porta mentre Ciro si metteva al volante, notando subito che qualcosa lo innervosiva.

«Che è successo? Chi era?»

«Una gran rottura di palle.»

«Vuoi favorire un po’?» propose Ciro indicando la mazza.

*********

Domenica, 23 Giugno, Ore: 12:56, Giugliano, Piazza Matteotti

La parrocchia del prete si affacciava proprio davanti alla piazza e con la messa da poco finita la gente sgusciava via in tutta fretta come un fiume in piena dal portone di ferro.

Eduardo e Ciro si piazzarono in un bar nei dintorni.

«Fa male quella roba.» Ammonì Eduardo riferendosi al ginseng di Ciro.

«Vuoi dare, tu a me, lezioni di salute?» recriminò il socio, e in effetti a ben ragione. Un tizio alto un metro e ottantasei con ottantaquattro chili sodi e tonificati in tutto il corpo di certo sapeva preoccuparsi da sé della propria salute. Certo non aveva il fisico di Rambo ma poteva stenderti con uno schiaffo in stile Bud Spencer. Ma commettereste uno sbaglio enorme nel credere fosse il classico tipo tutto muscoli e poca materia grigia. Anzi, il cielo lo aveva omaggiato di un altro dono: saper cogliere i dettagli.

«Sei nervoso?» Domandò a Eduardo.

«Come?»

«Prendi sempre il caffè macchiato quando lo sei. È per il prete?»

«Tu non lo sei? Visto chi ce lo manda.»

«Inutile fasciarsi la testa prima ancora di rompersela. E poi se la faccenda incomincia a puzzare di merda, mandiamo tutto a puttane. Facile.»

Eduardo rimaneva poco convinto.

«E Filomena? Novità?» Tentò di cambiare argomento.

«La zoccola? Certo. Mi ha chiamato almeno una decina di volte. E tutte le volte l’ho mandata a fanculo.»

«Errare è umano, perdonare…» citò Eduardo con ironia.

«Ma va a cagare,» aggiunse Ciro ridendo e nel frattempo la parrocchia si era svuotata del tutto.

«Va be, vado. Cercherò di seguire il tuo consiglio.»

«Ecco, bravo. Mi raccomando, evita di farti scomunicare.»

«Perché? Tanto andrò comunque all’inferno, no?» rispose Eduardo con una punta di amarezza e un sorriso appena accennato.

*********

Le citazioni religiose inchiodate sulle colonne ad arco che si ergevano ai lati della navata lo accolsero quasi volessero rimproverarlo, mentre aleggiava ancora il forte odore di incenso. Si avvicinò al confessionale con prevedibile disagio. Le chiese gli avevano sempre suscitato strane sensazioni, facendolo sentire fuori posto. No, peggio. Indesiderato. Come se le stesse pietre che ergevano i muri e le statue della santa glorificazione provassero ostilità nei suoi confronti, o forse qualcosa di ancor più cupo e ostile…

Ripudio

Rimase in attesa, seduto in mezzo all’angusto arredamento per almeno un quarto d’ora prima che qualcuno entrasse dall’altro lato. Tuttavia, il silenzio pervase per diversi minuti. Qualcosa non andava. Eduardo portò subito la mano nella fondina legata vicino l’ascella sinistra.

«Filiardi?»

La voce proveniente dalla grata era la stessa del telefono.

«Padre Ricciardi.»

«Meno male,» disse con voce sollevata «Mi scusi, temevo di sbagliarmi.»

«Non si preoccupi,» mentre parlavano, Eduardo allontanò la mano dalla pistola, tirando un flebile sospiro di sollievo.

Diamoci una calmata, forza! si impose, rammentando le parole di Ciro: Non fasciarti la testa.

«Padre, prima di discutere della faccenda voglio essere chiaro. Mi riserverò di accettare l’incarico solo dopo che mi avrà illustrato l’intera faccenda. E senza mezze verità, incominciando dal dirmi il perché di tanti affanni per il ragazzo. Se non le sta bene, faremo semplicemente finta che questa conversazione non sia mai avvenuta.» La voce di Eduardo era calma e decisa, ma non minacciosa.

«Ma le ho già spiegato che…»

«Per favore, nessuno si scomoderebbe tanto per una semplice pecorella smarrita a tal punto da chiamare noi. Quindi mi dica cosa c’è sotto o le ripeto, prendo e me ne vado.»

«No, la prego. Aspetti! Io…» Agitato, impaurito, mancava solo una piccola spintarella assestata con voce cordiale.

«Stia tranquillo, ogni confidenza sarà strettamente riservata.»

Eduardo sorrise della sua scelta di parole, visto dove si trovavano.

«Va bene.» Cedette in un gran sospiro «Vede, il ragazzo è il nipote di un mio vecchio amico ed è stato lui a chiedermi di cercarlo, non potendo esporsi di persona.»

Ora mi è tutto chiaro.

«Questo suo amico è un camorrista, dico bene?»

Nessuna risposta arrivò dall’altra parte.

Come si suol dire: il silenzio è assenso.

«Capisco. Teme quindi una vendetta trasversale.»

«S-si, ma, glielo assicuro, il ragazzo si è sempre dissociato dalla sua famiglia. Cercava di costruirsi un futuro onesto e con le sue sole forze.»

«Come si chiama?»

«Pietro Bianchi.»


Serie: Lab: Il Richiamo


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Discussioni

  1. Ciao Daniele, sono tanti gli elementi che ho apprezzato. In primis, i significati che hai voluto veicolare attraverso il linguaggio a tratti ironico. Anche i dialoghi li ho trovati ben congegnati, come in questa parte:
    «Che è successo? Chi era?»
    «Una gran rottura di palle.»
    «Vuoi favorire un po’?» propose Ciro indicando la mazza.

    Come ti avevo già detto, bellissima l’idea di una serie mediata dal Lab… una dura prova che non ti sta trovando affatto impreparato. Complimenti! 🙂

  2. Di questo episodio ho apprezzato l’ironia dettata dai dialoghi pungenti. L’idea di una serie basata sui lab è accattivante, anche se forse un po’ restrittiva. Finora te la sei cavata bene, vedremo coi prossimi episodi. Mi raccomando, non farti ingabbiare dalla traccia degli stessi lab!?

  3. Ciao Daniele, Pietro Bianchi è finito al centro di una congiuntura cosmica 🙂 Ho apprezzato le interconnessioni fra i due episodi, hai saputo utilizzare il lab in maniera da farlo aderire alla perfezione alla storia. Attendo i prossimi episodi: se è finito in un’altra dimensione Eduardo avrà il suo bel daffare per trovarlo.

    1. Cercherò di essere quanto più sadico possibile sulle sorti del povero Eduardo, e voi sarete miei complici XD

  4. Ciao Daniele!
    Mi piace l’idea che creerai degli episodi, in base ai LAB proposti, lo trovo particolare e in questo caso ho colto molta ironia, e numerose frecciatine che sono andate a segno (mi è piaciuta la parte sulla supposta) ?? detto questo, io già trovo Ciro ed Eduardo delle vere e proprie sagome e sono molto curiosa di leggere il seguito! Bravissimo ?

    1. Meno male, sono sollevato che ti sia piaciuto, ho avuto un po’ timore di urtare la sensibilità di qualcuno con l’argomento dei porti visto quello che è successo negli ultimi giorni a lampedusa, anche se avevo scritto i dialoghi ancor prima della faccenda. Che tempistica, eh? XD
      Detto questo, sta sicura che tenterò di farvi amare questa stramba, losca coppia con ogni mezzo (il)lecito XD

    2. Per quanto mi riguarda Daniele, ritengo che tutti siano liberi di esprimere la propria opinione, senza pretendere che la propria opinione sia legge. Certo, magari certe persone dimenticano di farlo con garbo a volte, ma questo non è il caso. Inoltre si tratta di un racconto e nei racconti ci sono personaggi di ogni genere e tipo, tutti con le loro idee che esprimono anche temi d’attualità. Tu sentiti libero di esprimerti. ?

  5. Ciao Daniele, la vicenda dietro Pietro Bianchi è più complicata del previsto… un episodio che mi sono goduto a piccoli sorsi, apprezzando soprattutto i dialoghi e i pensieri fuori campo, di grande stile e ironia, riuscendo anche a ben caratterizzare Ciro e Eduardo. Good job, attendo il prossimo lab per sviluppi?!

    1. Mi hai tolto un macigno dal cuore. Quando si tratta di dialoghi me la faccio sempre sotto. La tua recensione è una bocca d’aria fresca anche se purtroppo solo in senso figurato XD