Cicatrici

Serie: Gli Occhi del Drago


«Percepisco il tuo disagio.»

Lenore e Faith erano immobili sul cornicione dello strapiombo; entrambe avevano volto lo sguardo all’orizzonte. L’alba aveva tinto il deserto dei suoi colori ed i primi raggi di sole illuminavano l’Altopiano.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo essersi piegata al Giudizio, Charity ritrova la sua identità di donna. Sceglie per sé il nome Faith, Fede, e diviene una preziosa alleata.

«Questo corpo mi è estraneo.»

L’Erborista sorrise gentilmente. «Imparerai ad amarlo e a prendertene cura. La carne non è schiava del sesso: lo comprenderai vivendo.»

Faith rivolse l’attenzione su Lenore.

Il viso del soldato non seppe trattenere un’espressione ferita; strinse forte le labbra per l’inquietudine. Quella mancanza di autocontrollo la destabilizzò ulteriormente. Al Puro nulla si poteva nascondere, nemmeno i timori più profondi.

«Il tuo obbligo è verso te stessa. È una delle cose che ho appreso quando ho scelto di incarnarmi in questa forma. Nulla è dovuto, ogni anima ha il suo sentire.» L’Erborista distolse lo sguardo dall’alba per posarlo su Faith. «Dubito che qualcuno possa avanzare dei diritti su di te, né che la forza di altri possa piegarti.»

Ottenne l’effetto desiderato: Faith rise. Forse per la prima volta da moltissimi anni.

La rinascita non le aveva tolto forza fisica. Al contrario, il corpo originario le faceva assaporare ogni movimento in modo più intenso. Quasi che gli impianti e le castrazioni avessero in qualche modo anestetizzato e annichilito alcune fasce muscolari.

«Che il Cuore li protegga.» Non appena Faith ebbe pronunciato quelle parole, la risata si fece contagiosa. Lenore si unì a lei fino a quando l’ilarità scemò, lasciando entrambe un caldo senso di complicità.

«Il viaggio di ritorno è lungo.»

Faith non sembrò preoccupata. «Ho perso l’abitudine a camminare per lungo tempo, ma conto di giungere a destinazione entro un paio di giorni.»

Lenore le aveva già trasmesso le informazioni necessarie per contattare Minnie e i contrabbandieri.

Il soldato sollevò gli occhi al cielo, con nostalgia.

«Amavo volare. Da lassù tutto sembra differente: più pulito.»

L’Erborista conosceva quella sensazione.

Le ali degli Anghel erano state progettate per sostenere poche ore di volo, ma le sue le avevano permesso di abbracciare il mondo intero. Le questioni terrene apparivano poca cosa dall’alto, i colori si facevano sfumatura: pennellate senza origine né fine. Un tutt’uno che digradava senza quasi averne percezione, creando continuità.

«Imparerai a farlo nuovamente.» L’Erborista sostenne la sorpresa del soldato: Faith aveva nuovamente rivolto l’attenzione su di lei. «Imparerai ad indirizzare la tua energia spirituale per dare loro forma, le tue nuove ali ti sosterranno saldamente.»

Gli occhi di Faith si riempirono di speranza. «Quando?»

«Quando avrai accettato il tuo corpo.» Lenore le rivolse un cenno ammiccante. «Una piuma alla volta.»

Il soldato annuì, sentendo che tutto sarebbe andato per il meglio. La determinazione non le mancava, ora che il Puro le aveva affidato una missione l’avrebbe portata a termine a costo della vita. Sapere di poter riconquistare le ali le diede forza.

Senza altro indugio, sollevò il cappuccio della maglia che il Ka le aveva offerto; una volta celati i lineamenti del volto si sentì pronta a partire. Akira le aveva proposto di prendere una delle armi che portava con sé, ma Faith aveva rifiutato. Vestita in quel modo non dava adito a sospetti, il suo atteggiamento e portamento gridavano con forza il suo posto nel Credo: con o senza ali. Non era raro che le togliesse in missione, come aveva fatto prima di unirsi al pellegrinaggio. Nessuno l’avrebbe infastidita.

«Contatterò la donna del bazar ed assieme attenderemo il tuo ritorno.» Faith aveva accettato malvolentieri quegli ordini, ma ne aveva inteso la bontà dopo che Lenore le aveva spiegato le sue intenzioni. «Darò testimonianza ai pochi che possono incontrare in essa l’Illuminazione.» In decenni aveva avuto modo di auscultare la mente di molti compagni e Prayers.

L’Erborista allungò una mano verso il soldato ed attese la sua.

Faith ricambiò la stretta, pronunciano il saluto rituale. «Che il Cuore sia con te.»

Lenore rispose a quell’augurio con altrettanta fermezza. «Che il Tuo cuore sia con te.»

***

La discesa si rivelò più morbida rispetto alla via che aveva permesso loro di guadagnare la cima dell’Altopiano. Non appena saliti nel falco delle sabbie era calato il silenzio.

Lenore sapeva che Akira era di malumore. Il Ka era stanco di ricevere informazioni a spizzichi, in modo del tutto fortuito. Le complicazioni incontrate fino a quel momento avevano impedito loro di avere un confronto diretto e del tutto sincero.

Non era così che l’Erborista aveva immaginato quel viaggio. Eppure, l’assoluta imprevedibilità di ogni vita gliela faceva amare con forza. Nulla era già scritto, tutto doveva essere tessuto nuovamente per comporre un arazzo del tutto diverso dal precedente. Li conservava gelosamente in un angolo della memoria, attingendo da essi le sole informazioni pratiche. Conoscenze accumulate nei secoli, competenze ed abilità. Preferiva iniziare a dipingere i suoi sentimenti utilizzando una tela bianca.

I motivi che l’avevano spinta a scegliere Akira come compagno di viaggio erano molti. Le risorse a cui il Ka poteva accedere non erano l’unica ragione per cui lo aveva invitato a raggiungerla all’Erboristeria. Anche se inconsapevole, il Ka portava dentro di sé il seme della grandezza del nonno. Akira era intelligente, pacato. Preferiva la riflessione alla violenza. Non mancava di empatia: si era affezionato alla piccola Diana dai primi momenti trascorsi assieme. La sua forza mentale era stata temprata nella fucina del dolore, la consapevolezza di sé era solida quanto una quercia. Se non per quel ricordo celato, era un uomo che non portava alcuna ombra nel suo bagaglio. Non cercava l’approvazione di chi gli era accanto, rispondeva a un codice d’onore personale.

Lenore decise di spezzare il silenzio per prima.

«So che sei arrabbiato.»

Akira sbuffò, degnandola di un’occhiata in tralice. «È mio diritto esserlo.»

L’Erborista ne era consapevole. «Ho promesso che parlerò con te a cuore aperto non appena saremo al sicuro ed è quello che intendo fare.»

«Fino ad ora mi sono dovuto accontentare di quanto hai voluto darmi, ma è tempo che le cose cambino. Non vedo come quel “noi” potrebbe funzionare, diversamente.»

Lenore si sporse verso di lui. «Desidero che funzioni. Credimi.»

L’espressione del Ka si fece meno dura, tradendo comunque inquietudine. «Sei una strana dea, Erborista. Ancora non riesco a metabolizzare quanto ho appreso a Imelda.»

Lenore fece spallucce. «La verità già la conosci: sono una peste. Parole tue.»

Akira fu ben attento a non farsi scappare il mezzo sorriso che tentava di piegargli le labbra. Non volle comunque darle soddisfazione.

«Pensavo di dover prendere in mano la mia vita per aggiustare molte cose, ma tu mi batti ad oltranza. Come hai potuto permettere che il Cuore accumulasse un tale potere?»

L’Erborista tornò a sedere composta, sapendo che al Ka la sua risposta non sarebbe piaciuta. Scelse con cura cosa dire e prima di farlo controllò che Diana dormisse. Esaurita l’eccitazione per quanto era accaduto durante la notte, la piccola era crollata.

«Sono molto più umana di quanto tu pensi. Ho affrontato il dolore causato dalla perdita in molti modi, cercando di venirne a patti in ogni vita in modo diverso. Alla fine, ho deciso di non riaprire più quella cicatrice e dimenticare. I ricordi sono pugnali a doppia lama, incidono la carne viva: sono artigli che scavano in profondità, rompendo e strappando tutto quanto incontrano. Il tempo non conta, la sofferenza riempie i polmoni impedendo di respirare. Vorresti morire, ma non puoi farlo.»

Akira aveva ascoltato con attenzione ogni sua parola; il suo volto non tradiva sorta di giudizio. Lenore comprese che il Ka stava scavando molto più a fondo degli artigli che aveva evocato per dare consistenza al suo stato d’animo.

«Perché rifiuti di morire?»

L’Erborista sussultò, colpita; nessuno le aveva mai fatto quella domanda. Da secoli si affannava a dare vita ad una discendenza per poter rinascere a nuova luce.

«Perché è l’unico modo che ho di incontrarlo nuovamente.»

Serie: Gli Occhi del Drago


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Discussioni

  1. Il finale sospeso (cliffanger) è quasi d’ obbligo in finale di stagione. Ottimo episodio, giocato soprattutto sui dialoghi.
    Mi sono soffermato a riflettere su come ognuno di noi costruisca il discorso diretto in modo diverso e personale. Nel tuo caso traspare ciò che sei: una narratrice. Ti ho definito spesso con questa parola; non vuol essere solo un complimento (che comunque strameriti), ma anche un modo per dare nome al tuo stile di scrittura.

    1. Ciao Dario, è vero. Ognuno ha il suo stile, una sua “firma”, ed è questo il bello: ci mettiamo un pezzettino di noi e dei nostri sogni (o incubi). Io ammiro il tuo modo di scrivere asciutto, a volte feroce, capace di colpire con immagini belle dritte che vanno subito al punto.

  2. Che dire, di tutte le battaglie a cui abbiamo assistito finora, questa schermaglia verbale in punta di fioretto tra Akira e Lenore è probabilmente la più complessa. Entrambi a pesare bene le parole, scegliere cosa dire e cosa non dire… E dietro ad entrambi, il tuo ingegno. 😉

    1. Ciao Sergio, ti ringrazio per il tuo appoggio alla serie, per me è una gioia quando riesco a intrattenere, divertire e far trascorrere qualche momento in uno dei miei folli mondi. Nella terza stagione i nostri eroi avranno il loro bel daffare 😀

  3. Un colpo di scena nel finale di questa serie che apre molte domande per la terza stagione. Un gran bel lavoro sugli ambienti nei quali si muovevano i personaggi. Qualche volta mi hai fatto pensare ad atmosfere e paesaggi dello steampunk.
    Alla prossima stagione curioso di sapere come prosegue.

    1. Ciao Raffaele, molto bolle in pentola e nella terza stagione i protagonisti porteranno a termine le loro battaglie personali. Quando ho iniziato a questa serie ho pensato al cyberpunk, facendo riferimento alle protesi oculari che la piccola Diana desidera e all’innesto metallico nella colonna vertebrale di Akira. Vedrò di sviluppare meglio questo concetto proprio nell’ultima stagione

  4. “Nulla era già scritto, tutto doveva essere tessuto nuovamente per comporre un arazzo del tutto diverso dal precedente. “
    Questo passaggio mi è piaciuto

  5. Che bel finale, un gran bel cliffhanger, che mescola di nuovo le carte in tavola. Spero che non ci sia un terzo in comodo perchè io ho scommesso tutto sulla coppia Ka-Erborista.
    Questa serie mi è piaciuta moltissimo, sia nei suoi protagonisti che nell’ambientazione.
    Aspetto la prossima stagione con ansia

    1. Ciao Alessandro, grazie di avermi seguita fin qui 😀
      Hai scommesso bene, anche se non voglio fare troppi spoiler. Nella terza stagione i protagonisti avranno parecchie questioni da risolvere ed ognuno di loro sarà impegnato tirare le fila della sua vita. I nostri eroi stanno per mettere piede ad Histora, anche se per breve tempo. Quale nuovo “mondo” li attenderà?