Cielo di panna

Serie: Peter Fight


Peter era un uomo come gli altri. Proprio per questo, c’era stato un tempo in cui si era sentito orgoglioso, forte, perfino unico nel suo genere. Ultimamente, però, qualcosa stava cambiando.

Peter Fight osservava un improvviso squarcio di cielo farsi spazio tra la spessa coltre di nuvole, quell’ammasso vaporoso, inspiegabile e perfetto nella sua asimmetria, tra le cui tinte variegate poteva ammirare un grigio deciso che non stonava affatto accanto al bianco accecante.

“Sembra una tela appena abbozzata”, pensò distrattamente. Eppure lo sguardo non seguì il pensiero, abbassandosi meccanicamente a scandagliare la strada di fronte, quella che percorreva ogni tardo pomeriggio e che, presto, lo avrebbe condotto davanti al suo giardino. Il pensiero, allo stesso modo, non rincorse lo sguardo tornando caparbiamente al lampo blu lassù, tanto simile all’impronta che le sue dita di bambino, incuranti dei rimproveri della mamma, lasciavano sulla panna che impreziosiva le torte dei giorni di festa. Reminiscenza degli anni lieti, ovattati, quando ogni colore, anche il più cupo, sembrava brillare. Momenti andati via per sempre.

Peter era un uomo come gli altri. Proprio per questo, c’era stato un tempo in cui si era sentito orgoglioso, forte, perfino unico nel suo genere. Ultimamente, però, qualcosa stava cambiando. Che cosa, non gli era dato sapere. Ma quella sensazione sembrava prendere consistenza, ogni giorno di più.

Arrivato davanti al cancello incrociò lo sguardo di Grace, intenta a curare le sue splendide aiuole.

“Ciao Peter, già di ritorno?”.

Lui attese qualche attimo prima di rispondere, giusto il tempo necessario per permettere al cuore di rallentare i battiti dopo la repentina accelerazione che, normalmente, seguiva ogni incontro con lei.

“Meno gente del solito in giro, stasera. E tu, sempre con le tue belle rose rosse?”

Grace sorrise in silenzio, grata del complimento, e tornò a dedicarsi ai fiori mentre lui, dissimulando una punta di rammarico, apriva la porta di casa e continuava mentalmente quel breve discorso nella penombra del salotto, come se lei si trovasse lì. Quel suo sorriso gli fece compagnia per un po’.

Vivevano uno accanto all’altra da una ventina d’anni, lei un marito e due figli già grandi e lontani; lui un divano, qualche buon vinile, la TV. Senza dimenticare Moby che sguazzava, forse felice, nella sua piccola boccia, ultimo sopravvissuto di una lunga e nobile stirpe di pesci rossi, abitanti gli abissi domestici.

E ancora una volta, venne sera.

Serie: Peter Fight


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Discussioni

  1. Giunge per tutti l’età in cui ci si mette in discussione; non è mai tardi. Così è per il tuo protagonista di cui non conosco ancora il background. Dal tratteggio che nei hai dato, il suo stato d’animo è come quel cielo di panna: indefinito, senza alcuna forma a cui fare appiglio. Ha abbassato gli occhi senza cercare, sotto quel cielo, forse per timore; ha preferito la solidità della strada che percorre ogni giorno. Sono certa che prima o dopo rivolgerà nuovamente lo sguardo in altro, alla ricerca delle forme che solo le nuvole e l’anima sanno creare.

    1. Cara Micol, la prima frase che hai scritto è estremamente interessante, a dispetto della sua semplicità. E chi mi conosce sa che non butto mai le parole a caso.
      Sai, scrivendo le poche righe dell’episodio, per un attimo ho sentito davvero il sapore della panna. Ricordo un tempo in cui si scappava coi pochi soldi dal gelataio (che poi aveva sempre un soprannome) e ci si trovava fra le (piccole) mani dei coni-gelato assurdamente grandi, tanto che alla fine ci colavano tra le dita. Ma la chicca era quella gettata di panna finale – che con un movimento balistico veniva letteralmente lanciata sul tutto da ragguardevole distanza – che invariabilmente terminava, per un buon terzo, sul naso.
      Spero vorrai ancora onorarmi con la tua lettura e i commenti, in cui percepisco una reale voglia di scoprire, indagare. Sì, forse Peter volgerà ancora lo sguardo in su. Ma il perché lo scopriremo solo al momento giusto.

  2. Un inizio gradevole ed efficace, sembra gettare le basi per una storia interessante. Mi è piaciuta anche la “forma” del testo: vocaboli adeguati, frasi scorrevoli… Proseguirò sicuramente la lettura 😀

    1. Fa piacere che l’inizio possa catturare l’attenzione. Ogni indicazione, anche e soprattutto nell’ottica di una critica costruttiva, resta fondamentale per migliorarsi.
      Grazie, a presto.

    2. Grazie Gabriele. Considerato lo stile invidiabile che ti appartiene, lo considero davvero un bel complimento.
      Queste serie sono sorprendenti. A dispetto della brevità presentano la grande difficoltà di riuscire a captare l’attenzione, ad ‘agganciare’ il lettore. Cosa in cui alcuni scrittori di novelle brevi – su tutti, per la mia modesta opinione, E.A.Poe – erano dei veri maestri.

  3. Ciao Roberto, piacevolissimo questo primo episodio della tua nuova serie. Mi ha strappato un sorriso la metafora dell’impronta delle dita sulla panna, l’ho trovata davvero azzeccata, ben scelta. Il dialogo con Grace poi è brevissimo, due battute, eppure sei riuscito a prolungarlo: come quando mangi qualcosa di buono, il boccone va giù ma il sapore resta sulle papille gustative…così come fa il sorriso di Grace nella mente e negli occhi di Peter.
    La conclusione, lapidaria, staccata dal resto del testo anche graficamente, cambia nuovamente registro, spegne di botto le piacevoli sensazioni melancoliche che accompagnavano il protagonista.

    1. Caro Sergio, ogni volta che leggo un tuo commento sono pronto a nuove scoperte. E credici, non è esattamente la frase buona della domenica mattina.
      Avere un lettore come te non è facile. Mi spiego meglio: da questa parte, chi scrive sa che non può limitarsi a galleggiare sulla superficie. Leggo sempre le tue recensioni, non solo a miei testi. Tu hai un talento, che io definirei, in uno dei miei tanto arbitrari quanto opinabili slanci di fantasia, la “emopsicolettura”.

      Ti confesso che questa serie è stata in bilico per molte settimane. Ho esitato a lungo prima di decidermi. Considera che questo primo episodio l’ho pubblicato praticamente a occhi chiusi, proprio perché ero stanco di questa mia titubanza. Ora ho già apportato qualche piccola modifica. In compenso sugli altri sto proseguendo con la mia solita tabella di marcia: revisioni, revisioni e revisioni senza fine: “non chiederci la parola” disse il mio poeta.
      Grazie Sergio, spero che Peter Fight possa rivelarsi, infine, un uomo degno di essere letto.

    2. Lo scopriremo, anche se sono più che convinto che così sarà! Più che meritevole di lettura 😀
      Poi però – perdonami l’ignoranza – mi devi spiegare cosa intendi con emopsicolettura! 😀 😀

  4. Ciao Roberto, una nuova serie, che bella sorpresa.
    L’uso azzaccato delle parole, il dolce tratteggio dele tue descrizioni e un tuo marchio di fabbrica, tutto sembra sospeso, dipnto, onirico. Sono molto curioso di leggere i prossimi episodi

    1. Carissimo Alessandro, un incoraggiamento come il tuo è prezioso. Sto lavorando attentamente sui nuovi piccoli episodi, il concetto è di mantenere la linea editoriale con flash brevissimi, in cui si riesca comunque a racchiudere un momento di intensità. So che voi, oltre a essere degli autori davvero bravi, siete prima dei lettori particolarmente attenti. E io spero di non deludervi.

  5. Vedo un cambio di rotta e descrizioni sempre più accurate, senza però abbandonare il Romanticismo che ha caratterizzato i tuoi lavori precedenti. Lo sguardo incantato di Fight mi ricorda quello di Eisenstein in “Eisenstein in Messico”, un modulo narrativo che ondeggia sempre tra il dettaglio ricercato e l’astratto infinito. Dopo vari diari emotivi, stai facendo un passo in avanti nel tuo stessso universo narrativo e credo che il nome Fight sia azzeccato per spingere quello sguardo verso nuove, più approfondite e carnali sensazioni. In ultima istanza, vorrei dirti che questo brano, nel suo stile che si posa come un albatros su un velluto di onde, ho vissuto un’assonanza col romanzo “I figli del Salice” di Bettina Bertalesi, che tra l’altro fa parte del “consiglio dei jedi” di Open. Ho parlato.

    1. Sempre grato, David, di una lettura così attenta e competente le cui indicazioni restano estremamente utili. Oltretutto il tuo commento ha il sapore di uno stacco narrante di un bellissimo libro.
      Speriamo che Peter Fight imbocchi la strada giusta.