Cipolle

Il giovanotto arriva sul tetto. È buio. Freddo e minaccia di nevicate.
     «Ahò!»
     La radio rumoreggia. Lui tira su col naso e asciuga quei due, tre litri di muco con un fazzoletto.
     «Oh, sì, che vuoi?» risponde, infine. «Io sono qua, tu dov’è che sei rimasto?»
     «In tangenziale, mannaggia al mondo!»
     «Monto l’attrezzatura, mica ti posso aspettare ogni volta!» passa una mano tra la spazzola disordinata che si ritrova in testa e poggia la valigetta accanto a sé. «La finestra della cucina è proprio davanti a me. Pare tutto ok. Monto il fucile e mi faccio una sigaretta, intesi?»
     «Sì, tanto io che cazzo devo dirti da qua? C’è un caos che non finisce mai. In fila c’è una vecchia di merda su una citycar: saranno dieci minuti che cerca di mettere la prima, ‘sta rincoglionita!»
     L’altro trattiene una risata e apre la valigia coi ferri del mestiere. Assembla la canna, il calcio, l’ottica, il bipiede e ammennicoli vari. Posiziona il lungo strumento di morte sul cornicione, come si farebbe con un bambino in fasce; si sdraia, lo coccola con la mano e respira il gelo dalle narici intorpidite. Occhio nel mirino.
     «Oh, qua è tutto liscio.» Contatta il collega alla radio. Se lo immagina imbottigliato nel traffico, a maledire gli dei del creato.
     «Beato te. Senti, collego tutto all’lcd della macchina e ti seguo.» Un lungo sospiro. Armeggia un po’: «Buono. Ho la tua ottica sullo schermo: l’immagine non è chiara. Ragguagliami.»
     «Taglia cipolle, per ora.»
     «Cipolle? Alle sette?»
     «C’avrà fame, che ne so.» Il tiratore fa scivolare una mano nella tasca della giacca, altezza del petto: sigarette. Ne sfila una dal pacco assieme all’accendino. Il bastardo fa le bizze, niente fiamma. Impreca e lo lancia giù dal terrazzo. Un paio di secondi dopo una bestemmia sfiaccola verso il cielo e gli accarezza le orecchie. «Cazzi tuoi che passi di sotto,» mormora.
     «Ehi, che cipolle sono?» il collega in auto lo interpella di nuovo.
     «Ingrandisco, aspetta,» inquadra il tagliere: «Sono quelle piccole.»
     «Merda!»
     «Che succede?» il tiratore sobbalza, portando una mano all’auricolare.
     «Mannaggia al mondo, le cipolle piccole fanno cagare!»
     «Imbecille.» Ritorna sull’ottica e poggia il viso contro il poggiaguancia del fucile. Pochi fiocchi di neve depositati si sciolgono al contatto.
     «Almeno sono di quelle rosa? Le viola? Quelle là, insomma.»
     «Sono chiare, bianche. Saranno cipollotti, che dici?»
     «Ma l’ha già tolta la buccia o no? Perché fa tanta differenza, se è con o senza…»
     «Boh, pare l’abbia tolta. Le sta tagliando con uno di quei coltelli di ceramica e piange.»
     «Gli devi ancora sparare e già piange?» ride, poi si fa serio: «Sto pezzo di merda supera sulla corsia d’emergenza! Faccia di culo, ti morissero le palle nei pantaloni!» Si ricompone: «Ma dunque, che c’ha da piangere questo tale?»
     «È per le cipolle, idiota,» suggerisce il tiratore. Un nuovo fiocco di neve gli carezza la guancia. Tira su il colletto della giacca.
     «Ma allora, come le sta facendo ‘ste benedette? A dadini? Le fa a julienne? Ma solo cipolle o pure un’insalatina? Magari con carne. Tritato, forse. Mi sbaglio? Che fa, si mangia cipolle crude come uno stronzo?»
     «Hai rotto!» sbotta l’altro. «Qua ci sono meno dieci gradi, maledizione! Mi si sta freddando il culo e tu parli di cipolle!»
     «Le hai calcolate ‘ste cose per il tiro?»
     «Le cipolle?»
     «No! Il vento, la temperatura…»
     «Tutto fatto. Ho il quaderno in valigia, ma ricordo a memoria non servirà controllare.»
     «Oh, bello mio, se vai a mancarlo questi ci appendono. Vatti a ripassare pure trigonometria se serve.»
     «Ma va a cagare!» ridono assieme. Il tiratore abbandona presto il sorriso e controlla attraverso l’ottica: «Ehi, guarda là.»
     «Che!?» sobbalza l’altro, dall’automobile.
     «La vedi sullo schermo?»
     «No. Perché sei così serio?»
     «C’è la sua fidanzata, o l’amante, che ne so, » fa una pausa e si gratta l’inguine. «Ha un paio di tette che si schiaffeggiano da sole quando cammina.»
     «Notevole. E sono grandi, immagino. Tanto?» la radio sfrigola un attimo. «Come? Hai detto che sono enormi!?»
     «Non ho detto niente! È stata un’interferenza.»
     «Ma quindi ‘ste mammelle come sono? Descrivimele. Mosce? A missile? Sono di plastica o sono vere? Per intenderci: si adagiano di lato o stanno su tipo magia? Ma sì, saranno sode, dai. Oh, ma rispondi? Sono tette da ragazza o è una vecchia?»
     «Sono un po’ cadenti, ma non c’è da sorprendersi…»
     «E perché no?» l’interrompe.
     «Peseranno venti chili l’una,» fa una pausa. Ingrandisce con l’ottica e nota un piccolo dettaglio: «C’ha il membro!»
     «Cristo! Un membro di che?» ribatte l’altro, in auto. «Membro del circolo di golf? Membro di pallavolo? Oh? Merda di radio… ehi! Sono cose importanti, il nostro uomo non è membro di niente!»
     «…un cazzo!» disturbi dalla radio del tiratore.
     «Un membro del cazzo? Non farmi battute proprio ora!»
     «Ha il cazzo: la ragazza ha il pene!» sorride il tiratore, divertito.
     «Mannaggia. Sono problemi, sai? E com’è?»
     «Nero.»
     «Nero!? Ma lei non è bianca?»
     «Aspetta…»
     «L’ansia. C’ho l’ansia!» boccheggia dall’auto.
     «È finto!»
     «Finto, sì. Ma di che parliamo?»
     «È un membro finto. A cintura, tipo, che ne so io,» arranca il tiratore, a corto di parole utili.
     «Dio santo…» l’uomo in auto tira un respiro di sollievo. «Ma quindi sotto ‘sto pene finto c’ha la cosa, lì: la parte delle femmine, intendo.»
     «Beh, sì.»
     «E questa com’è?»
     «Nera pure.»
     «Mi prendi per il culo?» schiarisce la voce: «Da dove proviene la povera donna, eh? È aliena?»
     «È cinese.»
     «Cinese!?» si allarma. «Una cinese con un pene finto e la roba tutta nera! Questo tizio che razza di gusti ha?»
     «Che hai contro le cinesi?» sogghigna il tiratore.
     «Io niente, figurati. Però giù alla base quel tale è stato accoltellato dalla cinesina, ti ricordi?»
     «Sta friggendo le cipolle, adesso,» l’altro cambia discorso. «Le sta sfumando con un pizzico d’aceto. La ragazza s’è tolta la cintura col pene e l’ha messa sul tavolo. Si sta calando! Merda, questi fanno cose osé!»
     «Mannaggia al mondo! Zooma! Ingrandisci, mannaggia…»
     «Ah, no: le era caduta una forchetta.»
     «Io t’ammazzo!»
     «Ok.»
     «Come ok
     Dito sul grilletto. Mirino sulla testa. Fuoco.

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Cosa c’è di meglio di una storia raccontara con ironia, la sera, prima di andare a dormire e dopo aver sbirciato compulsivamente tra email, social network e siti di streaming? Questi due fuorilegge da strapazzo e le loro inconsapevoli vittime mi hanno fatto chiudere nel migliore dei modi questa giornata afosa e soffocante. Grazie e complimenti per lo stile!