Cochise

Serie: Il Branco Seconda Stagione

«Novità?»

Roger scosse il capo. «No, sono ancora qui.»

Una settimana prima erano comparsi dei balordi. Si erano addentrati nel quartiere alla ricerca di cibo, tentando di entrare nell’officina. Avevano notato le telecamere piazzate all’esterno e preso nota dei movimenti dell’obiettivo. L’associazione era stata presto fatta: il magazzino beneficiava di corrente elettrica ed era abitato.

Avevano discusso dell’opportunità di aprire le porte, convenendo all’unanimità che era troppo rischioso. Gli sconosciuti si muovevano in gruppi numerosi e si comportavano come cani rabbiosi. Litigavano per qualsiasi oggetto trovato negli edifici. Uno di loro aveva squartato a colpi di machete un compagno per assicurarsi una scatoletta di tonno.

Juana era sopraggiunta alla scrivania portando con sé tre lattine di fagioli. Roger ne prese una malvolentieri, facendola ridere. «Tesoro mio, questo passa il convento.»

James prese la forchetta che gli porgeva ed aprì la sua. «Se le cose non cambiano, non potremo riempire il serbatoio una volta esaurita la benzina.»

«Per quanto ne abbiamo, ancora?»

Fu Roger a risponderle. «Tre giorni.»

La loro sopravvivenza dipendeva dal generatore. Il ricircolo dell’aria e dell’acqua, la possibilità di rendere confortevole l’ambiente altrimenti spartano. Perfino lo spurgo delle acque contenute nel piccolo bagno chimico. Erano trascorsi tre mesi da quando si erano rinchiusi in quel luogo e all’inizio, come era accaduto al caveau, avevano affrontato quell’avventura con ottimismo.

Roger e James avevano recuperato i pochi attrezzi rimasti, modificando parte degli impianti esistenti per trarne maggior beneficio. James si era messo a disposizione del biker, contento di dare sfogo alla frustrazione. Il suo aiuto era pressoché inutile, se non dannoso, ma Roger si guardava bene dal dirlo. Ormai considerava James un amico: il primo in assoluto.

«C’è del movimento» James posò la latta sulla scrivania, indicando i distributori. A un suo cenno, Roger mise a fuoco l’obiettivo per ingrandire l’immagine. «Che diamine…»

Juana deglutì a forza. «Niente di buono.»

«Mr. Chang sta facendo benzina?»

Studiando le dinamiche fra gli sconosciuti, avevano inteso che il corpulento asiatico era a capo del gruppo: lo avevano soprannominato “Chang” per attribuirgli un’identità. Spiccava fra tutti.

L’uomo era riuscito a trovare una tanica e infilato nell’accettatore  un paio di banconote da cinquanta dollari. Una volta finito, si era avvicinato all’officina e cosparso di benzina l’intero perimetro.

«Vogliono darci fuoco?»

James annuì. «L’officina è ignifuga, il problema sono i condotti di ventilazione. Se entra fumo siamo spacciati.»

L’asiatico si avvicinò alla telecamera e iniziò a parlare. Lo fece lentamente, scandendo bene le parole per essere sicuro di essere compreso. Sebbene non vi fossero microfoni intesero perfettamente la minaccia, accompagnata da un pollice alzato. Un’ora.

James colpì il ripiano della scrivania con il palmo della mano, rosso in volto. «Non so voi, ma preferisco soffocare piuttosto di finire nello spezzatino.»

«Forse…»

«No.» Juana stroncò sul nascere le speranze di Roger. «James ha ragione. Sono molti, se sono sopravvissuti in branco devono aver messo sotto i denti ben più di qualche gatto.»

Si staccò per avvicinarsi all’apertura che conduceva al bunker, pensierosa. James la seguì sperando le fosse venuta in mente qualche idea.

«Non sono armati. Abbiamo un arsenale là sotto.»

James si strinse nelle spalle. «Tanto vale portare su qualcosa. Non so di che utilità potrà essere, ma meglio di stare qui a non fare nulla. Purtroppo, non abbiamo armi a lunga gittata: servirebbe un bel bazooka.»

Aprì la botola infilandosi nello stretto condotto che portava alla zona interrata. Percorse la scala a pioli di corsa e setacciò il locale adibito ad armeria: la sua scelta cadde su un paio di mitragliette uzi. Quando le portò a Juana, la donna sembrò scoraggiata.

James rispettò il suo umore, posando le armi sulla branda. Tornò ad avvicinarsi e sedette sul pavimento con lei. Trascorsero l’ora seguente in un silenzio rotto solo dal battito del loro cuore. Ognuno si perse nei propri pensieri: rimorsi, rimpianti… troppo poco tempo per abbracciarli tutti. Avevano goduto dello sguardo di un Dio benevolo, affrontato le sfide quotidiane come un gioco. E lo era stato. Erano dei privilegiati, nessuno dei tre aveva dovuto mettere alla prova l’istinto di sopravvivenza. Una porta blindata aveva evitato loro di abbruttirsi come bestie. Potevano, davvero, dirsi migliori dei cannibali?

Roger non si mosse: rimase di vedetta al monitor. «Hanno… acceso.»

Né Juana né James fecero cenno di raggiungerlo. Il biker rivolse loro un’occhiata nervosa e tornò a osservare l’area esterna: qualcosa aveva attratto la sua attenzione.

«Chi stiamo prendendo in giro?» la veterinaria sbottò d’improvviso. «Non siamo in un film. Nessuno di noi è un Terminator.»

«Cochise.»

Juana rivolse uno sguardo di fuoco in direzione di Roger. «Ecco, giusto. Nemmeno Cochise. Dovevamo portarcelo appresso!»

«No.» La voce del biker si fece sottile come quella di un topolino. «Cochise. È qui assieme a dei Daemon grandi e grossi. Sono armati di giavellotti.»

James e Juana si alzarono rapidi come saette, accorrendo alla scrivania.

La telecamera esterna riprendeva il pellerossa occupato a evitare gli attacchi nemici. I tre Daemon gli davano manforte, afferrando chiunque capitasse loro a tiro per scaraventarlo lontano. Per quanto in loro potere, evitarono di infliggere ferite gravi.

Cochise si avvicinò alla telecamera, facendo loro cenno di uscire.

A sorpresa degli altri fu Roger a decidere. Si alzò, puntando alle mitragliette sulla brandina. «Andiamo!»

Il biker spalancò il portone blindato e James e Juana ebbero solo il tempo per scambiarsi uno sguardo.

«Non abbiamo nulla da perdere.» James lo seguì a ruota.

Una volta all’esterno trasecolarono. Roger aveva puntato entrambe le armi contro gli sbandati senza mancare un colpo: gli occhi tristi contrastavano quell’impeto, ma non battevano ciglio. Nemmeno il fumo, acre, sembrava infastidirlo.

«Uh… meglio non farlo arrabbiare.»

Juana annuì, condividendo il pensiero di James.

Cochise si era avvicinato profittando del fuoco di copertura. «Felice di vedervi interi. Presto questo posto diventerà un inferno, seguite il ragazzo» indicò uno dei Daemon, rimasto in disparte. «Arak vi porterà al sicuro, ci sono altri sopravvissuti.»

Non diede loro altra spiegazione, avvicinandosi al biker.

«Forza soldato, lascia fare a me. Ho parecchie carogne sulla coscienza, qualcuna in più non mi darà fastidio.»

Roger cedette volentieri le armi, allontanandosi verso i compagni. Il Daemon si era avvicinato loro, stendendo le labbra in quello che voleva essere un sorriso.

«Non è molto lontano. Siamo al Ritz, quello da cui si vede la Baia.»

«Ok» Juana fece una smorfia sciocca, travolta dall’assurdità della situazione. Il Daemon aveva ritenuto importante darle quell’informazione, nell’intento di rassicurarla. La sua gentilezza somigliava a quella di un bambino.

«Sono Arak.» Rinforzò l’espressione che voleva essere amichevole. «Patrick e gli altri si occuperanno dei maiali.»

James e Roger si fissarono incerti, confidando in Juana.

Si accodarono al Daemon e si allontanarono dall’incendio a passo spedito. Alle loro spalle spari e grida si fondevano in un solo suono: accompagnarono il loro cammino fino a farsi un sibilo portato dal vento.

«I maiali?» vedendosi al sicuro, James raggiunse la loro guida.

«Gli umani che mangiano carne di altri umani. Kato li chiama in quel modo.»

«Odio lo spezzatino…» l’uomo lo bofonchiò appena, ma Roger colse il suo sussurro.

«Patrick, è l’umano?» era l’unico nome fra quelli che aveva sentito che gli suonava familiare.

«Sì, è un soldato. Era. Per lui è importante.»

«Dio Salvi l’America.» Dopo aver pronunciato quelle parole, Juana ebbe un tremito. Si chiese da chi. Erano stati soccorsi da dei Daemon: avevano evitato loro di finire in pentola. «Ci sono altri umani?»

«Due, Randy e Katy. Poi c’è Joy.»

Joy, dedusse la donna, non era umano. «Un Daemon?»

«No. Joy è Joy.»

Arak accelerò l’andatura e ai tre non rimase altra scelta che seguirlo pregando Dio.

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Episodio 5: Il Ratto
  • Episodio 6: Spazzatura
  • Episodio 7: Cochise
  • Episodio 8: Colori
  • Episodio 9: Menzogne
  • Episodio 10: La Moglie del Soldato
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    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      Come sempre i tuoi personaggi sono numerosi, tutti diversi e molto ben distinguibile, ognuno con un suo carattere e una sua “voce”, non capisco come tu ci riesca. Roger è uno dei miei nuovi preferiti 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro, sono felice che il mio intento sia compreso. Quando si scrive di un gruppo, la paura è quella di fare dei personaggi fotocopia che interagiscono uno con l’altro. Un po’, forse, è così anche nella mia serie. Ho cercato di dare loro un background diverso e un diverso carattere: sono davvero contento di essere riuscita a farlo 😀

    2. Antonino Trovato

      Ciao Micol, perdona il mio terribile ritardo😅😅😅! Episodio dove la costante tensione mi tende per mano sino ad immedesimarmi nella situazione: perdere o non perdere la propria umanità. Questo è il grande dilemma in situazioni disperate come quelle da te descritte. Qui si chiariscono alcune cose, come il perché vengono chiamati “maiali”, inoltre la vicenda inizia a collegarsi ancora di più con la tua serie parallela il Dio Solo😁! Bello il modo di descrivere Joy… lo rende unico! Al prossimo episodio!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, sono felice che questo “avvicinamento” a Il Dio Solo inizi a palesarsi. Questa serie è nata per dare voce, un’identità, ai suoi personaggi secondari. Mentre scrivevo di loro mi chiedevo chi fossero ed ora ho avuto la possibilità di dedicare al Branco uno spazio. La strada è ancora lunga prima di giungere in biblioteca, i collegamenti ancora tanti. Ormai è palese che Joy è uno dei miei personaggi preferiti 😀

    3. Raffaele Di Poma

      L’episodio parte con dei cannibali che vogliono fare lo spezzatino con l’allegra combriccola: una situazione ansiogena se per empatia ci si immedesima nei tuoi personaggi e nel mentre ti domandi: come ne usciranno i nostri eroi? Per fortuna arriva la cavalleria o meglio; gli indiani.
      Che Dio salvi l’America? Che Dio salvi tutti.
      Alla prossima puntata.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Raffaele. In questa serie, hanno tutti fame
        Anch’io ho pensato “arrivano gli indiani”: e per fortuna!