Colori

Serie: Il Branco Seconda Stagione

Katy si mosse lentamente, nel tentativo di non svegliare Joy. Dormiva steso su un fianco, vicino al bordo del letto: la mano tesa era posata sul suo ventre.

Dopo l’arrivo di Juana, Katy aveva iniziato a prendersi maggior cura della sua salute. La veterinaria le stava appresso come una madre ansiosa, attenta a ogni piccolo sbuffo. Si era affezionata subito ai nuovi arrivati, si erano integrati al gruppo con naturalezza. Roger era buffo. James spigoloso, ma sotto la scorza di buon cuore.

I primi mesi aveva sofferto di nausee. Preferiva non ricordare quei giorni, conscia di aver rallentato la marcia del branco. Kato era solito rassicurarla, posandole una carezza sulla testa. Da quando l’aveva salvata non si era mai allontanata da lui, la sua presenza riusciva a calmare il panico che la coglieva una volta all’aperto.

Joy non le aveva nascosto nulla, ma Katy non riusciva a considerarlo un mostro. Era affascinato dalla maternità e le era accorso in aiuto fin dal primo momento. Le aveva posato una mano sul ventre, calda, e il malessere era passato. Quasi la piccola rispondesse al suo tocco come una ninna nanna.

Una bambina. Kato glielo aveva rivelato non appena era riuscita ad emergere dallo stato di shock. Era venuta a patti con quella maternità: con il tempo l’aveva accettata, provando tenerezza per la creatura che cresceva dentro di lei.

Joy aprì gli occhi: abissi neri nei quali era possibile perdersi.

«Tu e Patrick state assieme?»

Katy si morse le labbra, imbarazzata. Temeva di innamorarsi di lui, si era tenuta dentro quella domanda per troppo tempo.

«Definisci “assieme”.»

La ragazza sorrise, felice di non averlo offeso. Joy “funzionava” in quel modo, era interessato a comprendere quanto gli era sconosciuto.

«Lo ami?»

«Definisci “ami”.»

«Ti senti bene in sua compagnia, moriresti per lui? Lo senti “tuo”?»

Joy non ebbe bisogno di pensarci. «Sì.»

Katy annuì.

«Mi sento bene anche con te.»

La ragazza rise, posando una mano sopra la sua «è diverso.»

«Voi umani siete complicati.» Lo sguardo di Joy si fece pensieroso. «Sentite la necessità di dare un nome a tutto. I sentimenti non si possono dipingere. Ho provato a farlo ed è impossibile.»

Katy avrebbe detto il contrario. Joy era solito ritirarsi in uno dei locali adiacenti alla cucina per affrescare le pareti. I murales, dipinti con matite colorate, riuscivano a ribaltare lo stomaco e stringere il petto in una morsa. Aveva iniziato a recarsi in quel luogo per conoscerlo meglio, affascinata dal suo tratto. Sedeva sul pavimento scegliendo uno dei dipinti, cercando di cogliere le sfumature che si mischiavano come serpenti intrecciati. Violenza, odio, dolore… poi, il suo sguardo si posava su un piccolo accenno di colore che le faceva battere forte il cuore: un tocco di rosa, di verde acqua. Dentro Joy c’erano molti colori, doveva solo tirarli fuori.

Le aveva regalato un bozzetto, tratteggiato su un foglio di carta intestata trovata negli uffici contabili. L’aveva raffigurata eterea, lontana, focalizzando l’attenzione sulla mano posata sul ventre. Una mano perfetta, Katy riusciva a distinguere chiaramente le venature e il piccolo tatuaggio al polso. Lo aveva fatto il giorno del suo diciottesimo compleanno: raffigurava un minuscolo albero della vita. Quello disegnato da Joy era identico.

Katy lo teneva sempre con sé: era divenuto il suo tesoro.

«Non esci per sfamarti?»

Lui scosse il capo, distendo le labbra in un sorriso. «Ophal è agitata, avverte l’avvicinarsi di qualche difficoltà. Se ti lascio ora, trascorrerai il resto della notte a rigirarti nel letto.»

Katy aveva deciso il nome della piccola senza esitazione: era quello di sua nonna.

«Tre miglia ad ovest si è stanziato un gruppo di maiali particolarmente violento. Trovo sempre da mangiare, non ha importanza se di notte o di giorno.»

La ragazza rabbrividì. La sua mano, prima poggiata su quella di lui, si stese sul ventre: quasi a volerlo proteggere. «Siamo in pericolo?»

«No.»

Katy tornò a rilassarsi. Scoprì che poco le importava della dieta di Joy. Dopo la catastrofe era cambiata, i suoi capisaldi erano i compagni di viaggio e la piccola: nulla d’altro.

Mesi addietro le era stata offerta carne di “maiale”, in un momento di difficoltà. Non si era fatta da parte, consumando con voracità il pasto. Il gruppo di Juana aveva rifornito la dispensa grazie alle latte conservate nel bunker. Una volta appagato l’incendio si erano recati all’officina per recuperare quanto possibile, scortati dai Daemon e da Joy.

Con estrema soddisfazione di Patrick, avevano portato con sé un grande quantitativo di armi. Il soldato e Roger pattugliavano il perimetro dell’edificio prima del tramonto, concedendo a Kato di riposare con tranquillità.

Grazie al biker, avevano cibo sufficiente per almeno quattro mesi. I ragazzi Daemon erano soliti partire la mattina per raccogliere foglie fresche e cercare i viveri tralasciati dai maiali. Razziando gli hotel, avevano fatto incetta di parecchi snack e pacchetti di patatine. Juana la sgridava ogni volta che la vedeva aprire un pacchetto di chips.

Joy sembrò leggerle nel pensiero. «Vado a prendere le Pringles?»

Katy sorrise, allontanando i brutti pensieri. «Juana ti ucciderà!»

«Sarà il nostro segreto» Joy le strizzò un occhio e Katy scoppiò a ridere. Era l’unico a riuscire a entrare nella dispensa senza avere le chiavi.

«Prendi tutto il tubo.»

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Episodio 5: Il Ratto
  • Episodio 6: Spazzatura
  • Episodio 7: Cochise
  • Episodio 8: Colori
  • Episodio 9: Menzogne
  • Episodio 10: La Moglie del Soldato
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Micol, che bello questo episodio, mi è piaciuto davvero! Questo dialogo, questo rapporto tra Katy e Joy è significativo in tutte le sue parti, offre vari spunti di riflessione. Credo che persino il medesimo sentimento possa avere “colori” diversi, come l’amore. Ma si può amare in modi diversi senza per questo essere “diverso”. Stare bene con una persona o con tante non fa differenza, siamo noi che cerchiamo in tutti i modi di dividere e differenziare e i nomi da noi usati sono un goffo tentativo di categorizzare il mondo, comprese le categorie del nostro essere. Purtroppo è una nostra necessità! Joy dice bene, siamo troppo complicati! Una volta di più, la tua predilizione per Joy è evidente, ed io non posso essere d’accordo con te😁! Ci siamo quasi e, patatine a parte, succederà di certo qualcosa in questo finale di stagione😁😁😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, le Pringles sopravviveranno all’olocausto 😀
        Ne sono sicura. A parte le facezie, Joy ha ragione. Siamo troppo complicati, spesso e volentieri dei misteri per noi stessi. Si approssima il finale di stagione che, spero, chiuderà con il botto 😀

    2. Raffaele Di Poma

      Joi è veramente un personaggio molto interessante.
      Il passaggio che mi ha più colpito e che ritengo, forse, centrale in questo episodio è il seguente: “«Voi umani siete complicati. Sentite la necessità di dare un nome a tutto. I sentimenti non si possono dipingere. Ho provato a farlo ed è impossibile.»
      Una di quelle frasi da condividere sui social con scritto “cit Micol Fusca”.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Raffele, credo che le parole che ho affidato a Joy contengano una grande verità. E’ impossibile “dipingere” i sentimenti.

    3. Alessandro Ricci

      Finalmente torna Joy, il più figo. Bello vedere la complessità dei suoi sentimenti attraverso i colori che utilizza per dipingere. Micol come sempre ha delle soluzioni narrative molto interessanti. Non dico altro per evitare di ripetermi 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro. Ormai si è capito che in questo arco narrativo Joy è il mio personaggio preferito 😀
        Per ora ha dato il “meglio” di sé… ma non è ancora detto che la sua natura non emerga nei prossimi episodi.