Concessione

Serie: Cecilia

Non avrebbe mai creduto di poter stare così male. Le mattinate trascorrevano senza forma, così come i pomeriggi e le nottate: tutte nel pianto. L’ombra della nuova realtà si affacciava nei suoi sogni, consegnandola in pasto a orripilanti visioni, intrecci di circuiti elettrici e sangue. Convinta di essere solo un contenitore per un codice, si rifiutava di mangiare e di lavarsi: viveva solo in senso clinico, accudita da chi dovette vestire i panni di un’infermiera alle prese con un malato terminale.
     Sayuri si affacciò dalla porta, intravedendo la sagoma di Cecilia muoversi tra le coperte. «Non ti alzerai neanche oggi?» si sedette sul bordo del letto, scostando appena il lenzuolo. Il viso stanco di Cecilia emerse, con profonde occhiaie e i segni del supplizio come macabra decorazione.
     «A che punto sono gli altri codici? Sei pronta a sbloccare la chiavetta e ottenere il premio?»
     «Lo otterremo assieme.»
     «Balle. Cosa te ne farai di me una volta estratto il codice?» rise amaramente e pregò che la testa smettesse di dolere.
     «Voglio che passi il resto della tua vita con me,» confessò Sayuri, con un pizzico di imbarazzo.
     «Sei raccapricciante. E malata,» Cecilia si nascose sotto le coperte, «vattene. Torna quando sarà il momento di prendere il codice.»
     «Allora hai deciso?» sussurrò, incapace di nascondere l’eccitazione per ciò che sarebbe riuscita a fare con la chiave di sblocco, «Cecilia, sei sicura?»
     «Sì. Prendilo, almeno potrò sentirmi un po’ utile.»
     «Non dire così. Lo facciamo per incastrare la Palmer.» Sayuri le carezzò il corpo attraverso le lenzuola. Lei si scansò, borbottando. «Su, Cecilia: devi prepararti, se vuoi farlo stasera.»
     «Cosa devo fare?»
     «Ti porterò delle pillole e un bicchiere d’acqua. Ti verrà sonno. Non lottare, addormentati e quando ti sveglierai sarà l’ora dell’operazione.»
     «Operazione?» suonò turbata, anche attraverso le lenzuola.
     «Cecilia, come pensi che estrarrò il codice?» Sayuri aspettò che lei rispondesse.
     «Fai in modo che non mi svegli mai più,» arrancò, stanca persino dell’aria che era costretta a respirare.
     «Non dire idiozie. Ne uscirai illesa, le chance sono alte e io farò del mio meglio.»
     Cecilia lanciò via le coperte e asciugò le ultime gocce di pianto: «Portami quelle pillole.»

La stessa sera, Sayuri e Cecilia si incontrarono nella stanza dei server. I computer e i macchinari svolgevano le loro operazioni automaticamente e, per lo più, senza emettere suoni. Il supercomputer incaricato di gestire la chiavetta di Davis, invece, aspettava istruzioni specifiche.
     «Adesso inserisco i codici che ho già e poi estrarrò l’ultimo,» Sayuri collegò il cellulare al computer e lasciò che questo attingesse alla sua memoria interna. «Prima di cominciare devi lasciarmi dire una cosa,» prese le mani di Cecilia nelle sue e la fissò. I suoi occhi tradivano in pieno la calma artificiale a cui si stava forzando.
     «Non dire nulla.»
     «Devo dirtelo!»
     «Pensi che sia delle parole che ho bisogno?» tagliò corto Cecilia, allo stremo.
     Si sedette alla poltrona e Sayuri le passò alle spalle, ammantandola in un telo azzurro e tirando cautamente a sé il carrellino degli attrezzi. Tra i bisturi, le forbici e gli utensili da medico, scelse per primo il rasoio elettrico. Quando lo accese, il suo ronzio ricordò a entrambe di avere paura.
     Cecilia avvertì il freddo rasoio poggiato sulla nuca. I lucidi capelli rossicci cadevano come foglie d’autunno, falciati senza pietà. Li seguì con gli occhi volteggiare e depositarsi sul pavimento. «Non piangere, Sayuri.»
     «Pensi sia facile per me?» la ragazza lasciò il rasoio elettrico e si coprì il viso con le mani. «Che sto facendo?» le lacrime fluivano libere, sballottate in giro da forti spasmi di dolore.
     «Devi operarmi, Sayuri, non puoi lasciarmi così dopo tutto quello che mi hai fatto passare! È la nostra unica possibilità di fregare quei bastardi maledetti: fallo, maledizione!» ordinò Cecilia.
     Il mondo vorticò. Non avvertì neanche la puntura al braccio: come se fosse stato azionato un interruttore, si spense.

Sayuri dedicò anima e corpo al momento più delicato della sua vita. Infilò camice, guanti e mascherina e, quando i tremori le diedero tregua, strinse tra le dita il bisturi e si avviò per incidere. Ripassò a memoria tutti i passaggi della complessa operazione chirurgica, trasse un bel respiro e iniziò.
     Una volta aperta la strada verso il microchip nel cervello di Cecilia, non restava che connetterlo al computer per estrarre i dati. Sayuri batté rapidamente sulla tastiera, visualizzando su schermo il contenuto del chip. Navigò con cautela, conscia che anche il minimo errore avrebbe potuto avere gravissime ripercussioni sul cervello di Cecilia.
     «Ti ho trovato,» sussurrò, trionfante.
     Si preparò a richiudere il cranio di Cecilia e seguì con ansia i progressi del trasferimento dei dati. Un suono d’allarme la paralizzò: sbirciò fuori dalla stanza dei server e trovò la porta di casa aperta. Prima che potesse armarsi, un enorme uomo la afferrò per il collo e la sbatté al muro, tenendola sollevata di mezzo metro.
     «Ron!» ansimò Sayuri, dibattendosi, «che diavolo fai?» la presa della morte allentò giusto per darle un soffio di vigore.
     Qualcun altro rispose per lui: «Fa la cosa giusta. A differenza sua, signorina.» Sayuri non lo riconobbe. Il misterioso figuro rimase nascosto e lasciò al gigante il lavoro sporco.
     «Ron, mi hai venduta!? E gli altri?» lottò per liberarsi. Le sue protesi meccaniche non avrebbero mai potuto sconfiggere la muscolatura immensa del mercenario.
     «Mi dispiace, Sayuri, gli altri sono morti,» sussurrò Ron.
     «Perché l’hai fatto? Eravamo a un passo dal fregarli!» i suoi occhi cercarono Cecilia, col cranio ancora aperto e il cavo connesso al cervello.
     «Non hai spiegazioni da darle,» la voce dell’uomo occultato risuonò vile, «uccidile e torniamo in sede: abbiamo ciò che si serve.»
     «Perché glielo stai lasciando fare!?» Sayuri completò la frase per miracolo: la stretta al collo le diede un assaggio dell’aldilà. «Ron… fermo! Lei non ha colpa, credimi! Prendete solo me, vi supplico!»
     «Aspetta un attimo, ammasso di muscoli,» un sogghigno si intromise tra i due, «tanto per essere chiari, Sayuri, o qualsiasi sia il tuo nome: la ragazzina sulla poltrona ha colpa eccome, al pari del signor Davis e degli altri otto bastardelli che aveva rimesso in circolo. Su una cosa, però, ti do pienamente ragione: ci stavate quasi per fregare. Quasi. Concludi pure, Ron.»
     «Lascia che dica a Cecilia un’ultima cosa, Ron. Ti scongiuro!» si sorprese di essere rimessa coi piedi per terra, persino con gentilezza.
     L’uomo fuori dalla camera sospirò snervato, «sei impazzita, ragazzina? Non ti lascerò avvicinare a quel computer e azionare chissà che allarme. Ron, uccidile, questo teatrino è raccapricciante.»
     «Capo, ormai non farà nulla per ostacolarci,» contrattò il mercenario tenendo il capo chino, «le conceda un ultimo desiderio.»
     «Oh, per piacere! Quella bambina è in coma!» sbraitò l’altro, esterrefatto.
     «Le scriverò direttamente nel cervello, funzionerà.»
     «Se prova a fregarci, ammazzerò personalmente te e lei.»
     «D’accordo,» il sicario annuì e sfiorò la fondina. Azionò la pistola e la puntò al cranio di Sayuri. «Non odiarmi, Myra.»
     Con la vista offuscata dall’amarezza, Sayuri si affacciò sulla tastiera e compose il suo ultimo messaggio per Cecilia, poggiò il dito sul tasto invio e il cuore le si colmò dell’ultima felicità:

“Ti amo.”

Serie: Cecilia
  • Episodio 1: L’uomo del treno
  • Episodio 2: Neve nera
  • Episodio 3: In fondo al tunnel
  • Episodio 4: La chiave
  • Episodio 5: Conoscenze
  • Episodio 6: Occhi senza vita
  • Episodio 7: L’ultimo tassello
  • Episodio 8: Un pezzo di carta
  • Episodio 9: Paranoia
  • Episodio 10: L’angelo custode
  • Episodio 11: Concessione
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    Commenti

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Rispondo qui a tutti i commenti.
        Grazie per le riflessioni molto accurate. Il finale è stato un colpo al cuore soprattutto per me, fidati! Per quanto riguarda il mondo di Cecilia, tristemente già troppo vicino al nostro, ho in mente vari progetti che al momento sono in pausa.

    1. Tiziano Pitisci

      Solo oggi leggo il finale di questa serie e posso solo complimentarmi con te per la maestria con cui è stata immaginata e sviluppata. Si è trattato davvero di un piccolo capolavoro, mi è piaciuta tantissimo. Perfino il finale (di cui non diró niente) mi è piaciuto, nonostante tutto. È stata una serie malinconica e di azione allo stesso tempo, in cui dei piccoli Davide, con le loro vicende umane e cibernetiche, hanno affrontato Golia e il sistema dominante che rappresenta. Bravo davvero.