Conoscenze

Serie: Cecilia

I giorni successivi alla scoperta della misteriosa chiavetta trascorsero nella monotonia. La mattina Cecilia aiutava il dottor Reilly coi suoi pazienti animali, ma soprattutto coi proprietari irrispettosi. Nel pomeriggio usciva a comprare hardware per il computer e la sera lo assemblavano assieme. Lamentarsi le sembrava inopportuno e soprattutto meschino: quell’uomo l’aveva accolta in casa propria senza chiedere alcunché e senza avanzare le pretese a cui lei era abituata.
     «Speriamo di essere fortunati, stavolta. Siamo quasi a corto di budget,» si augurò Jayden, mentre il numero di sigarette nella sua bocca aumentava.
     Cecilia lo sbirciò di traverso. «Cosa può andare storto?»
     «Svariate cose,» un sorriso spento. I tentativi di Jayden di riprendere a parlare furono intervallati da un lungo attacco di tosse secca. «Fanculo!»
     «Smettila con questa storia del fumo. Alle multinazionali non frega niente dei tuoi studi e delle tue ricerche.»
     «L’hai letta?»
     «La tua ricerca? Sì.»
     «E cosa ne pensi?» Jayden si illuminò, ma non bastò a rendere il suo aspetto migliore: Cecilia temeva che un giorno o l’altro sarebbe stramazzato improvvisamente al suolo. «Dunque? Che ne dici?»
     «È interessante. Il problema è che tu non sei nessuno, quindi le tue parole non hanno potere. Sarai l’ennesimo lunatico che si accanisce contro delle corporazioni e finisce murato nelle fondamenta di qualche palazzo, o venduto ai magnati africani come schiavo.»
     «Merda,» si sedette sullo sgabello. Fece per accendersi una quarta sigaretta.
     «Adesso basta, ho detto!» Cecilia gli strappò il pacchetto dalle mani e lo pestò sotto i piedi, «starai male per nulla, stupido!»
     «Va bene…» Jayden si strofinò gli occhi: per un attimo gli era parso di vedere sua figlia. «Stamattina ho pochi clienti: puoi uscire a fare due passi, se vuoi. Non ti allontanare troppo.»
     Cecilia non replicò. Imbracciò la tracolla e il cappotto e uscì.

Decise di dargli ascolto: non lasciò neppure il quartiere. Il negozio da cui si rifornivano si trovava in fondo alla strada, tra un parcheggio e la vecchia sede di una banca ormai chiusa. A un passante occasionale sarebbe sembrato solo uno tra i numerosi loculi suburbani in cui i degenerati andavano a morire di fame: nemmeno i più temerari osavano addentrarvisi. Cecilia, però, sapeva cosa si celava dietro la porta arrugginita e le tapparelle ingiallite. Bussò tre volte con la stessa cadenza, aspettò nove secondi esatti e bussò un’ultima volta. La serratura scattò e un varco buio mostrò l’interno in penombra.
     «Non è presto, bambina?» un uomo alto due volte lei le bloccava la via. Lei sfruttò i propri sensori visivi e lo scrutò dal basso.
     «Non sapevo lavoraste solo di pomeriggio,» alzò le spalle con un sorriso bonario, «scusami.»
     «Entra,» il gigante si arrese. «Cos’ha fuso questa volta?»
     «Processore, una scheda madre e un paio di slot per unità esterne.»
     «E tutto questo perché non vuole comprarsi un macchinario nuovo?» la guidò lungo un corridoio tappezzato di quadri di dubbio gusto, poi voltarono a destra e scesero nel seminterrato. «Se lo avesse chiesto avrei potuto fornirgli tutto io.»
     «Dice che vuole progettare qualcosa di pionieristico,» Cecilia sperò che la sete di curiosità del gigante si esaurisse presto.
     «L’ho sempre detto che quel tale è sprecato a riparare cani.»
     «Già, è vero.»
     «Potrebbe passare agli umani, a questo punto!» rise l’energumeno. Cecilia si tastò l’addome e lui se ne accorse, ma una voce all’auricolare lo fermò dal fare la prossima domanda. Ascoltò per un istante.
     «Problemi?» indagò lei, guardinga.
     «No. Pare che ci sia un altro ospite mattiniero,» sospirò. «Ehi,» chiamò un collega immobile in fondo alla scalinata, «sali su ad aprire, io devo occuparmi della bambina del dottore.»
     Raggiunsero un ampio slargo: una camera con teche, mobiletti ed espositori di metallo. Luci al neon e faretti alogeni illuminavano la mercanzia meglio di come avrebbe fatto una gioielleria del centro. Il gigante andò dietro il bancone e unì le mani sul legno bruno.
     «Dunque, mia cara: processore, scheda madre e slot esterni?» infilò il braccio sotto il banco e tirò fuori un prezzario cartaceo vecchio quanto lo stabile sotto cui operavano.
     «La scheda la sta riparando: sono saltati solo dei condensatori, non sarà un problema. Per il processore mi ha suggerito un Phantom M3, prima serie, della Reid&Ross
     «È roba grossa,» notò lui, «sono pezzi da smanettoni e hacker.»
     «Sì?» si sorprese Cecilia, «non lo sapevo…»
     «Bimba, non prendermi per il culo!» il proprietario batté il palmo calloso sul banco. In fondo alla scalinata, un secondo cliente fece la sua comparsa.
     Il nuovo arrivato si sfilò il cappuccio, liberando una chioma antracite che esplose di boccoli eleganti e ben curati. Cecilia osservò la ragazza, turbata da tanto splendore: non apparteneva al loro mondo.
     «Buongiorno,» esordì quella educatamente, «in questa chiavetta ho una lista di componenti. Domani tornerò a prenderli.»
     «Non vuoi neppure un preventivo?» ribatté il proprietario.
     «No. Preleva quanto serve da qui: ci sono crediti di varie corporazioni, scegli pure la più gradita. Arrivederci.»
     Nel voltarsi, la ragazza incrociò gli occhi di Cecilia. Le passò accanto e risalì la scalinata, alzando il cappuccio sul capo.

In una settimana di viaggi tra il laboratorio e il negozio, Cecilia incontrò la ragazza ogni singola volta. Pretendeva componenti di alto livello e trattamenti di favore, e visto come il proprietario si prostrava ai suoi piedi, non era difficile immaginare i volumi di crediti di cui disponeva.
     Nevicava appena. I fiocchi bianchi cadevano svogliati tra il pattume e la polvere delle strade. Cecilia rosicchiava con dedizione un panino farcito, seduta a gambe incrociate su una panca ai margini di un parchetto. Fu rapita da due perle chiare.
     «Posso sedermi?» riconobbe la ragazza del negozio. La sogguardò e annuì mentre lei spiava il suo pranzo: «Com’è?»
     «Buono,» rispose.
     «Mi chiamo Sayuri, molto piacere.»
     «Non vedo molte ragazze ricce che abbiano anche gli occhi a mandorla,» sibilò Cecilia, ignorando la mano che l’altra porgeva.
     «Mio padre è giapponese, ma mia madre è greca.»
     «Eurasiatica?»
     «Sì. Lo trovi così singolare?» Sayuri la fissò. Qualcosa nel suo sguardo costrinse Cecilia a chinare il capo. «Tu come ti chiami?»
     «Elisabeth.»
     «Bugia,» portò le mani alla bocca e rise, aggraziata in ogni gesto.
     «Come puoi esserne certa?»
     «Ho chiesto all’uomo del negozio,» confessò con tono neutro. «Perché mi hai mentito? Paura di qualcosa? O qualcuno?»
     «Devo andare, mi aspettano,» Cecilia gettò il resto del panino nel cestino, aggiustò la tracolla sulla spalla e fece per allontanarsi, ma una presa stretta la bloccò per il braccio.
     «Ti è caduto qualcosa,» Sayuri le sventolò una carta di credito davanti agli occhi. «È tua?»
     «No.»
     «Certo che no. Difatti è mia.»
     «Che diavolo vuoi da me?» Cecilia diede sfogo alla propria forza meccanica. I pistoncini dell’avambraccio faticarono, ma non riuscì a svincolarsi. Sayuri non cedette di un passo.
     «Prendila pure, Cecilia, è un regalo.»
     «Non voglio regali,» la spinse. La via le parve improvvisamente troppo lugubre, angusta, e soprattutto vuota. Né auto né persone.
     «Sicura di non volerla? Dentro ci sono tanti bei crediti. Tu e Jayden ne avrete bisogno, no?»
     «Chi ti manda?» Cecilia cercò il taser nella tasca della tracolla.
     «Jayden Reilly dovrebbe fare più attenzione quando naviga su internet, specie se bazzica in certi ambienti del darknet. Alcune persone hanno curiosato un po’ nella vostra rete e si sono accorti di una cosetta,» Sayuri allentò la presa. «Prendi la carta e usala per comprare hardware decente. Tra una settimana esatta ci rivedremo a questa panchina. Non siamo nemici, abbiamo degli interessi in comune. Passa una piacevole serata, amica mia.»
     Cecilia si scoprì tremante. Una goccia di sudore le percorse la tempia e si estinse sulla guancia. Sottrasse la carta di credito alle esili dita di Sayuri e indietreggiò, tenendo gli occhi su di lei. Quando fu abbastanza lontana da sentirsi al sicuro, le diede le spalle e corse verso lo studio di Jayden.

Serie: Cecilia
  • Episodio 1: L’uomo del treno
  • Episodio 2: Neve nera
  • Episodio 3: In fondo al tunnel
  • Episodio 4: La chiave
  • Episodio 5: Conoscenze
  • Episodio 6: Occhi senza vita
  • Episodio 7: L’ultimo tassello
  • Episodio 8: Un pezzo di carta
  • Episodio 9: Paranoia
  • Episodio 10: L’angelo custode
  • Episodio 11: Concessione
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